Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

PIAZZA, BELLA PIAZZA

di Nella Botto Tadozzi

Subito dopo la Ricostruzione era un vasto spiazzo rettangolare sterrato, dove si fermavano le giostre.

Più avanti, negli anni 50, diventò un giardino pubblico, delimitato come ora da Via Nazionale, Via Dante e Via XXXI Ottobre. C'era anche una quarta strada dal lato del Municipio, ma questa era inglobata nella sua numerazione.

Per quei tempi era una piazza bellissima.

Il suo perimetro, circoscritto da alberi rigogliosi e da siepi di conifere che si interrompevano a precisi intervalli come porte invisibili per permetterci di entrare, era percorso da viali spaziosi lungo i quali si incontravano comode panchine di ferro verniciato. Dai quattro angoli perimetrali partivano verso la parte centrale vialetti bianchi e ghiaiosi, delimitati da siepi di bosso, che formavano spazi verdi e geometrici abitati da conifere e grossi cespugli fioriti.

Al centro c'era la fontana, che sorgeva su uno spiazzo di cemento sul quale delle scanalature disegnavano finte pietre. Attorno ad essa, quattro panche di pietra e aiuole di rose rosse rendevano ancor più gradevole la sua vista. Di forma ottagonale, in pietrisco grigio, aveva uno zampillo alto e sempre allegro che talvolta, sospinto dal nostro vento, dispettoso spruzzava i distratti che lo incontravano. Nel suo piccolo bacino alloggiavano pesci rossi che talvolta misteriosamente cambiavano dimora; ma quando ad intervalli trimestrali la vasca veniva ripulita, ecco che nuovi inquilini guizzanti tornavano ad animarla.

Per noi bambini che abitavamo là intorno assistere alla pulizia della fontana era assai interessante e se qualcuno mancava, gli altri andavano a chiamarlo. A volte, quando l'acqua era pulita e ancora bassa e il vigile col pizzo non si vedeva in giro, Menico ci permetteva di entrare per bagnarci i piedi. Erano momenti esaltanti, di grande contentezza che duravano sempre troppo poco.

Infatti, sul più bello, ecco che arrivava il vigile (il quale probabilmente era stato a guardarci sorridendo di nascosto fino a quel momento), che con cipiglio severo e ad alta voce, ci minacciava di un'improbabile multa.

Schizzavamo fuori tutti; solo il più temerario, un bambino vispo dal cuore gentile, si attardava per assaporare ancora un attimo quel piacere. Allora il vigile faceva alcuni passi verso di lui battendo rumorosamente i piedi ed ecco che anche il nostro eroe se la dava a gambe.

Piazza Marconi viveva il suo grande momento in agosto. A quei tempi molti villeggianti trovavano ospitalità nel nostro paese e l'amministrazione comunale faceva del suo meglio per festeggiare essi e i nostri emigranti che tornavano a casa. Così la piazza era illuminata da luci colorate, animata da musiche e persone.

Un anno, credo nel '64, diede spettacolo anche un fachiro-prestigiatore-ipnotizzatore, che ovviamente coinvolse il pubblico ottenendo grande successo. Ve lo ricordate?

A Ferragosto, di buon'ora, Jacopét disponeva delle transenne di corda attorno alla fontana. Poi estraeva da enormi gabbie fatte con rami di salice grasse anatre che trovavano ospitalità nel provvisorio laghetto zampillante.

A metà mattina, quando ormai il pubblico era abbastanza numeroso, si apriva la gara.

Per pochi soldi si ottenevano in cambio cinque cerchi di vimini che, lanciati secondo regole opportune, dovevano centrare il collo delle anatre. Qualcuno ci riusciva e tornava allegro verso casa con l'anatra starnazzante sotto il braccio, scambiando commenti e battute con chi incontrava.

I giardini di Piazza Marconi erano tenuti sempre ordinati e le siepi venivano potate ad intervalli regolari. In quegli anni non esisteva la strada statale che c'è adesso né la "Sinistra-Piave", così chi andava verso Belluno e oltre, doveva per forza passare per il nostro paese. Ecco che una sosta ristoratrice agli accoglienti giardini di Quero, specie dopo la salita della Calnova, era quasi d'obbligo. Gli autisti e i rappresentanti andavano al bar, ma altri viaggiatori o le poche famigliole che avevano l'automobile acquistavano il pane fresco e poi confezionavano panini che si mangiavano seduti sulle panchine.

All'inizio di un'estate accadde un evento straordinario. Stormi di uccelli avevano deciso di dimorare fra i rami degli alberi della piazza, sporcando panchine e persone, così i cacciatori del paese vennero convocati. Verso sera, quando arrivarono gli storni, la popolazione fu invitata a chiudersi in casa. Poco dopo si sentirono gli spari.

Quei pochi uccelli che rimasero vivi non tornarono più e la piazza continuò la solita vita.