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La Locanda

di Nella Botto Tadozzi

Nei primissimi anni 60 a Quero esistevano molti negozietti, diversi bar ed osterie, un piccolo laboratorio farmaceutico ed alcune pensioncine. Queste ultime avevano un discreto giro di ospiti specialmente nel periodo estivo; la maggior parte di esse funzionava anche come trattoria e tutte avevano accluso il bar.

Ce n’era una appena entrati in paese.

La Locanda Monte Cornella, dipinta di un bel rosso mattone simile alla roccia del rilievo cui era dedicata, aveva davanti a sé uno spiazzo riparato da un muretto, che consentiva ai clienti seduti all’ombra degli ombrelloni di guardare tranquillamente i mezzi che passavano (a quei tempi questo poteva essere considerato uno svago!).

Di fronte, dall’altra parte della strada, c’era un cartello che indicava il nome del paese, la sua altitudine e che invitava a rallentare.

Forse era un po’ la fortuna della locanda, poiché chi transitava, in un senso o nell’altro, trovava in quella segnalazione quasi un invito a soffermarsi ed a guardarsi attorno. Sul retro del cartello, per chi usciva da Quero, c’erano un ringraziamento e un augurio di buon viaggio che lasciavano al viaggiatore una gradevole impressione.

Qualche volta mia nonna mi recava con sé per una visita alla proprietaria, con la quale aveva un rapporto di stima reciproca. Ci accomodavamo sul retro dell’edificio, nel cortile che guardava un gran prato, fra lenzuola e tovaglie svolazzanti stese al sole ad asciugare. Mentre loro discorrevano tranquillamente, io scorgevo in quel luogo il nostro Tricolore rappresentato dalle tinte della locanda, del prato e delle lenzuola.

Alla locanda si soggiornava bene. Le stanze erano linde, il servizio accurato; inoltre la proprietaria era un’ottima cuoca e la sua cucina godeva così buona fama da farmi supporre che il soprannome che la distingueva, "cana", fosse un riferimento al famoso banchetto di nozze del Vangelo.

Non so quando la locanda cessò di essere tale: forse fu quando il traffico incrementante deviò sulla nuova statale oppure perché l’anziana titolare si ritirò dagli affari. Rimase il bar e per alcuni anni lo spiazzo davanti ad esso ospitò, specie nella pausa di pranzo, i giovani operai delle fabbriche e i loro motorini.

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