Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

LA LATTERIA


di Nella Botto-Tadozzi

In Via Nazionale, più o meno all'altezza del n° 76, c'era la Latteria.

Non era rinomata, probabilmente in quegli anni ce n'era una in ogni paese, ma per me era davvero speciale.

Era situata nel lato a mezzogiorno di un palazzetto che nell'800 era di discreto pregio architettonico.

Si entrava dal cortile, dal quale si poteva ammirare un enorme albero (c'è ancora) che durante la calura estiva diffondeva un brioso cinguettio mentre la sera, dalle sue fronde, si alzavano oscuri pipistrelli.

Salendo i pochi gradini un riconoscibilissimo odore preannunciava il culto cui quel luogo era destinato.

All'interno tutto era lindo. C'erano due locali ariosi e comunicanti fra essi: uno era destinato alla vendita e l'altro alla produzione. In quest'ultimo grossi recipienti di metallo, alcuni colmi di latte, riflettevano la luce che li illuminava. Pavimenti e pareti erano rivestiti di mattonelle sempre pulite.

Tutto intorno indicava operosità.

Nella Latteria lavoravano persone che io consideravo elette e fortunate, giacché i loro compiti erano per me assai misteriosi. Infatti, quando ci era concesso di entrare, essi avevano ormai terminato il loro lavoro e li vedevo già intenti a ripulire gli attrezzi e a lavare con forti getti d'acqua il pavimento, aiutati da scope di saggina.

Attraverso lo sportello esploravo con lo sguardo quella che io chiamavo la Sala dei Recipienti; qualche volta, arrivando presto, intravedevo un operaio occupato a mescolare il candido liquido con un lungo bastone. Speravo allora che tutti fossero impegnati e che nessuno potesse vendermi il latte: in questo modo avrei appagato la mia curiosità. Desideravo conoscere, per esempio, come era prodotto e confezionato il buonissimo burro ricavato in panetti di varie dimensioni decorati da rilievi che rappresentavano fiori dei campi.

Macché! Premuroso e sorridente ecco comparire colui che consideravo il Primo Ministro di quel Territorio Arcano. Anche se intimamente ero seccata per non poter curiosare oltre, era impossibile prendersela con lui. Ispirava simpatia alla prima occhiata. Aveva due occhietti mobilissimi e lucenti, simili a quelli degli scoiattoli quando avvistano le noci, portava baffi sempre ben curati alla "Nazzari" che gli davano un'aria birichina. Si esprimeva con brevi battute; qualche volta mi faceva l'occhiolino in modo così simpatico che me lo ricordo ancora.

Non ricordo quando la Latteria fu chiusa definitivamente e il caseggiato che la ospitava fu venduto e modificato. Per qualche tempo ci fu un negozio che vendeva formaggi e che in qualche modo ce la ricordava, poi più nulla.