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Avrete letto che le edizioni Panini – quelle delle figurine – hanno messo sul mercato un’Enciclopedia del calcio, fatta con le riproduzioni degli album che per tanti anni sono stati il…principale libro di testo di generazioni di ragazzi.

Cogliendo l’occasione, vorrei però ricordare un tempo in cui le figurine erano diverse e non costituivano affatto un capolavoro dell’editoria, ma solo un’occasione per sognare…
(Ermanno Geronazzo)

IL DISTRIBUTORE DI SOGNI

La piazza di Fener , in quei primi anni ’60, non era poi così diversa da come si presenta oggi; forse solo il mitico Albergo Marangoni si fa rimpiangere…

Per me, ragazzino degli ultimi anni di elementari, esisteva però un’attrattiva insostituibile, irresistibile, anche se per i più probabilmente irrilevante: all’angolo del bar "da Sisto", accanto a qualche sedia messa lì per gli avventori, faceva bella mostra di sé un distributore di gomme da masticare, piccolo, con tutte le sue palline variopinte che gli donavano un aspetto arlecchinesco.

Io lo consideravo come una specie di sogno, ma non tanto per le gomme quanto per le figurine dei calciatori che distribuiva insieme ad una pallina appiccicaticcia…; introducevi dieci lire, giravi la manopola ed ecco apparire, sotto, la piccola sfera da mettere in bocca e sopra, da una fessura, un pezzetto di figurina da estrarre con gesto deciso, trattenendo il respiro per la sorpresa….

A dire il vero, più che di figurine, si sarebbero dette…"figurone" ! Erano, infatti, piuttosto grandi, stampate su un cartoncino abbastanza consistente, grezzo, nulla a che vedere con quelle sottili e adesive che sarebbero venute qualche anno addietro.

Sul retro riportavano i dati del giocatore, scritti , senza alcuna ricercatezza, su di un grigio malinconico, proprio color cartone…

Ma per la fantasia di un bambino bastava ed avanzava! Così ogni occasione era buona per fare un salto in paese e passare dalla macchinetta.

Ricordo la caccia spasmodica ai pezzi da dieci lire che requisivo accuratamente dal portamonete di casa, qualche volta – francamente non molto spesso – depositando in cambio un cinquanta o un cento lire.

Poi, fatta la scorta, potevo recarmi in piazza con la solita scusa: "vado a prendermi le gomme…!"

In realtà era evidente che l’obiettivo non era quello, bensì quei piccoli cartoncini su cui campeggiava il calciatore, in posa per l’occasione.

A quel tempo non seguivo ancora il calcio che, d’altronde, anche in televisione si vedeva proprio poco (un tempo di una partita alla domenica sera e stop, pensate un po’…), per cui ancora mi domando quale fascino e quale prodigiosa attrazione esercitassero in me quelle immagini. Saranno state le prime foto a colori o forse quei ragazzi così impettiti e fieri da sembrare antichi eroi, fatto sta che quando usciva la figurina era emozionante sbirciare che squadra sarebbe comparsa: vedevi subito le righe dell’Inter o della Juve, intuivi il giallorosso della Roma o la maglia rossoblu "a quarti" del Genoa…

Chissà perché – quante cose di quell’età proprio non si spiegano – ho ancora davanti agli occhi la figurina" di Giacomo Losi, capitano della Roma, ritratto sorridente all’Olimpico in una magnifica giornata di sole. E poi c’era un austriaco, dal nome difficile, attaccante del Padova che pareva volesse perseguitarmi: ce l’avevo triplo o quadruplo…

Sulla strada di a casa, percorsa con esasperante lentezza, mi guardavo uno ad uno i calciatori che erano usciti quel giorno, mentre le palline da masticare mi ballavano in tasca…

E già perché esisteva il grosso problema delle gomme da masticare, autentico pedaggio da pagare per conseguire il lasciapassare verso la gioia delle figurine; ne avevo per ogni dove, qualcuna anzi minacciava di attaccarsi alla tela delle tasche…

Credo che proprio allora diventai un grande mangiatore di gomme. Non tanto per volontà, quanto per esigenze di…smaltimento. Infatti, se volevo continuare a collezionare i miei piccoli sogni, dovevo esaurire le scorte di palline: i miei denti effettivamente ne risentirono, ma tutto passava davvero in secondo piano rispetto all’idea di estrarre dalla macchinetta qualcuno che non avevo.

Naturalmente definirla una collezione era improprio; la faccenda degli album sarebbe venuta solo dopo, quando le figurine – finalmente – si sarebbero affrancate dalla schiavitù della gomma da masticare. Tenevo i miei giocatori insieme con l’elastico, suddivisi per squadra, davanti quelli "buoni", poi i doppioni. Purtroppo questi ultimi erano più dei primi, a riprova che la disponibilità del distributore era limitata ed anche poco…varia.

Ma non aveva importanza: passavo le ore a guardarmi quelle belle foto, quelle facce simpatiche che consideravo miei compagni di gioco.

Ogni tanto qualcuno si affaccia ancora alla mia memoria, come un flash inaspettato…

Gli almanacchi riportano nomi conosciuti e a me sembra di tornare indietro, anche se davanti al bar "da Sisto" quella macchinetta non c’è più. E’ finito ormai il tempo del distributore di sogni. Belli, anche se poveri.