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Il dì di festa

di Nella Botto Tadozzi

Le campane svegliavano chi voleva andare a "messa prima" molto presto, anche nei giorni di festa.

Quando d’inverno chiamavano a raccolta i fedeli più mattinieri e sui vetri delle finestre gli arabeschi disegnati dal gelo non mi permettevano di sbirciare fuori, meditavo sulla mia scarsa attitudine a sacrificarmi per la preghiera mentre mia nonna, che dormiva con me, azionando da sotto la pesante "imbottita" la manopola della radio per sentire le ultime notizie, mi spronava a ficcarmi sotto le coperte. Così me ne tornavo a letto aspettando l’ora per la "messa del fanciullo".

Qualche anno più tardi era la mia sorellina mattiniera che badava a svegliarmi, desiderosa di venire a messa con me. Dopo la funzione ci trovavamo con altre bambine dalle suore che avevano organizzato un piccolo oratorio. Le più presenti a queste allegre riunioni erano alcune sorelle che appartenevano a una famiglia piuttosto numerosa, nate in successione a pochissimo tempo una dall’altra, vivacissime.

Ricordo in particolare un incontro dopo-messa nella festa della Pentecoste.

La Superiora, usando l’origami, aveva confezionato piccole colombe di carta che rappresentavano lo Spirito Santo. Tutte ne ricevemmo una. Muovendo leggermente una piega della carta potevamo leggere il dono che ci era stato destinato; io avrei desiderato trovare la Sapienza, invece lo Spirito Santo mi deluse destinandomi il Timor di Dio, che trovavo più difficile da interpretare e che mi fece riflettere non poco.

Le riunioni di Azione Cattolica ci dividevano in gruppi secondo l’età: le Beniamine (alle quali appartenevo), le Giovanissime e le Giovani, guidate da zelanti delegate. La nostra, di alcuni anni maggiore di noi, aveva lo sguardo vivace e simpatico e riusciva sempre ad entusiasmarci.

Il primo pomeriggio era dedicato al Catechismo e al Vespro.

In quel periodo era sorto, su un terreno di proprietà della parrocchia, un moderno cinema.

Monsignor Maddalon, l’intelligente-intraprendente-intransigente parroco di allora, era molto attento affinché il suo gregge provvedesse prioritariamente alle esigenze dello spirito e aveva anticipato il Vespro in modo che le proiezioni dei film iniziassero quando la funzione era terminata. Se egli si accorgeva che qualche giovanissimo mancava, al termine si presentava come un mentore fuori del cinema per un sermone alla pecorella smarrita.

Quindi sia per dovere, ma anche per timore, le funzioni pomeridiane erano piuttosto frequentate con viva soddisfazione del parroco e noi, guidate da Suor Maurilia che si prodigava invano affinché emettessimo voci celestiali, cantavamo i salmi a squarciagola con l’entusiasmo che aumentava man mano che il tempo passava.

Dopo il sacro potevamo dedicarci al profano, così andavamo al cinema.

L’entrata del cinema Prealpi era spaziosa e luminosa. Di fronte alla porta d’ingresso c’era la cassa. Sulla parete dietro ad essa una scatola luminosa annunciava il primo o il secondo tempo e "orario continuato" mentre alle colonne erano attaccati i manifesti pubblicitari del film di quel giorno e di quello della prossima domenica. Chi sceglieva la galleria girava a sinistra, chi andava in platea girava a destra. A sinistra dell’entrata si poteva ammirare un’esposizione permanente di lavatrici e frigoriferi; a destra si trovava il bar, dove io e mia sorella acquistavamo caramelle alla liquirizia da cinque lire cadauna avvolte in una cartina trasparente.

In platea ci dividevamo; lei stava nelle prime file con le sue coetanee, io sedevo accanto alle mie amiche a metà e dietro c’era la fila delle ragazze più grandi.

Ovviamente le pellicole proiettate al Cinema Prealpi erano destinate ad un pubblico eterogeneo ed erano le stesse che si potevano vedere nelle città. I film, polizieschi, di spionaggio e western erano di buona qualità, anche se erano quelli storici e musicali a riscuotere maggior successo nel nostro gruppetto; ovviamente non erano vietati, anche se ricordo una scena che aveva messo in crisi la mia coscienza di Beniamina in cui James Bond baciava appassionatamente una spia interpretata da Ursula Andress.

Durante la proiezione parteggiavamo per questo o quell’attore e non mancavano i commenti ad alta voce di qualche ragazzo che faceva lo spiritoso coperto dal buio della sala. Siccome riconoscevamo la voce scoppiavamo a ridere immaginando anche il suo viso ma subito eravamo zittiti da qualche adulto capitato per caso al primo spettacolo.

Quando uscivamo si discuteva animatamente su come avremmo potuto cambiare parte della storia, specie se il finale non ci era piaciuto, ma subito i nostri pensieri erano catturati dalle locandine del film che avremmo visto la domenica seguente e con quest’idea ce ne tornavamo a casa.

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