di Nella Botto-Tadozzi
Non so se avesse sempre svolto quella professione.
La vedevi camminare lesta lungo le vie del paese a qualsiasi ora del giorno; tra le mani teneva protetto il suo piccolo bagaglio d'alluminio. Ogni tanto veniva fermata da qualche persona, per lo più donne, con le quali s'intratteneva parlando sommessamente per pochi minuti; poi le salutava e riprendeva il suo cammino.
Aveva un sorriso dolce, lo sguardo mansueto e confortante; nell'insieme la sua persona rivelava garbo e riservatezza, quasi volesse ridimensionare quel soprannome che si portava dietro, "Abbondanza", che le aveva tramandato la sua famiglia.
Possedeva il gran dono dell'empatia. Sapeva cogliere le sfumature dei caratteri e dei bisogni quando qualcuno doveva riconciliarsi con una malattia o era tormentato da un susseguirsi di sofferenze. Contemporaneamente la sentivo conscia del delicato compito che si era assunta, ben sapendo che il soffrire e il morire fanno parte del mestiere di vivere.
Inconsapevole vestale, simile ai monaci di molti monasteri che dedicano un po' di tempo ogni giorno alla contemplazione della morte come condizione per imparare a vivere, era meglio di un'amica in cui si poteva trovare sicurezza e conforto, pronta ad occuparsi di chi le veniva affidato per l'ultimo viaggio.
E ancora: c'era un malato da assistere e la famiglia non poteva farlo, qualcuno necessitava di una "cura di punture"... A chi ricorrere? A Emma.
Da bambina avevo avuto bisogno della sua opera, perciò mi ero recata nella sua casetta all'interno di Via Roma. Lei mi aspettava; sul gas, la preziosa scatoletta di alluminio stava già provvedendo al suo compito di sterilizzare la siringa. Emma rispose pazientemente alle mie domande, non ultima quella inerente al mio sconosciuto grado di sopportabilità del dolore.
A quei tempi gli aghi non erano taglienti come quelli odierni, erano riutilizzati molte volte finché era possibile sagomare la loro punta; le siringhe, di vetro, dovevano bollire a lungo, altrimenti i dolorosi ascessi erano assicurati.
Per fare le iniezioni era quindi necessario seguire alcune norme igieniche diverse da adesso, che c'è tutto pronto e da usarsi una sola volta; soprattutto bisognava avere la "mano leggera" per avvertire appena la puntura dell'ago.
E' quindi superfluo dire che in un attimo l'iniezione era fatta. E senza sentire nulla!
Emma era quello che si dice un'autodidatta. Probabilmente aveva appreso ciò che sapeva carpendo con l'intelligenza quello che aveva visto fare da altri, poi si era documentata come aveva potuto.
Anche senza diploma era una bravissima infermiera.
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