C'era una volta, dunque, a Cilladon, graziosa località montana distante qualche
chilometro da Quero, il capoluogo, una numerosa comunità che viveva dedicandosi
all'agricoltura. Chi curava il bosco, chi falciava l'erba dei prati e chi, infine, si
occupava degli alberi da frutto. Proprio in cima, dove finiva la borgata di Cilladon, si
potevano notare i resti di una casupola, diroccata dal tempo, e fra i suoi miseri muri
caduti trovavano rifugio i contadini, quando, stanchi di lavorare, volevano farsi un
riposino. Al suo interno buttavano foglie, resti vegetali e quant'altro poteva servire per
fare un comodo giaciglio. Fra tutto questo c'erano anche i resti di castagno, un albero
che cresceva rigoglioso nella località e proprio da questi attecchì una piccola pianta,
germoglio di una castagna gettata nel mucchio. Gli anni passarono e il germoglio si fece
piantina, e la piantina divenne albero e, alla fine, prese forma un bel esemplare di
castagno. Una pianta molto bella e rigogliosa, che non mancò di attirare l'attenzione
degli abitanti di Cilladon, tanto era bella e maestosa. Le sue radici erano così
cresciute che avevano avvolto i resti delle vecchie mura. Qualcuno pensò anche di
sfruttare un albero così rigoglioso e tentò un innesto con la varietà di castagna a
precoce maturazione, detta della Madonna. Il castagno ebbe così doppia possibilità di
fruttificare: da una parte la castagna selvatica, dall'altra quella della Madonna. E
intanto gli anni scorrevano e il castagno continuava a crescere. Il suo tronco divenne
sempre più grande, fino a raggiungere gli undici metri di circonferenza. Bisognava
mettersi in molti per abbracciarlo tutto. A Cilladon la vita proseguiva tranquilla, fino a
che uno spirito burlone cominciò a fare dispetti alla gente. Che fosse uno spirito non
era proprio sicuro, perchè nessuno potè mai incontrarlo da vicino; fatto sta che un
essere biricchino si divertiva a portare scompiglio fra le coltivazioni della gente.
Doveva essere un tipo strano, ma strano davvero se non trovarono di meglio che definirlo
un "Balech". E dai una volta, e dai due e dai tre, la gente si stufò e
cominciò ad arrabbiarsi. Si arrabbiarono così tanto che giunsero a un comune accordo: si
sarebbero uniti per cercare di fermare l'autore degli scherzi ormai troppo
frequenti.Montati di guardia aspettarono pazientemente e all'alba di un giorno estivo i
contadini intravvidero un'ombra aggirarsi fra le coltivazioni. Era lui. Cominciarono a
gridare e a rincorrerlo, cercando di farlo prigioniero, ma lo spiritello corse via veloce,
dirigendosi verso la cima di Cilladon. Inseguito da vicino non sapeva più dove andare;
d'un tratto si diresse verso il grande albero, il castagno, e si infilò fra le sue
grandi, verdi chiome. Si mimetizzò così bene in mezzo a tutte quelle foglie che i
contadini non riuscirono più a vederlo, nonostante tutti gli sforzi di stanarlo e farlo
scendere dal castagno. Delusi tornarono alle loro case. All'albero, che proteggeva lo
spirito burlone, rimase l'appellativo di: "Castegner del Balech".
(Racconto liberamente ispirato alla testimonianza orale raccolta da Alessandro
Bagatella negli anni 68/70)