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GIUSEPPE NIERO

L'artista Giuseppe Niero vive nei suoi quadri e questi sono la migliore definizione della sua personalità artistica, meglio delle tante parole che si potrebbero adoperare per raccontare la sua originale maniera di dipingere. Le parole sono più utili a raccontare la sua storia, le origini del suo amore per la pittura e lo sviluppo che il suo modo di esprimersi ha avuto col passare degli anni. Come nel periodo del Rinascimento egli si avvicina al mondo dell'arte quale ragazzo di bottega. Le sue prime esperienze avvengono al seguito dell'equipe tecnica del professor Gianni Patuzzi, esperto restauratore di ville venete. Partecipando ai lavori di restauro affidati allo staff di Patuzzi, Niero comincia a conoscere i segreti del dipingere e ad amare la pittura come mezzo d’espressione. I primi timidi tentativi come autore risentono di quest’approccio pragmatista e diversi sono i modi espressivi che il giovane artista sperimenta per cercare una propria via all'arte dell'espressione pittorica. É un periodo di giovanile entusiasmo e chi ha potuto ammirare le opere prodotte in questi anni ha trovato un mondo magmatico, ancora indefinito, dominato da tinte tenui, avvolte in un mare di nebbia che testimoniavano il tentativo di Niero di raggiungere una propria originale dimensione. Anche l'uso di tecniche composite, che vedono la pittura abbinata ai più svariati tipi di collages, sono segno di un fermento interiore che cerca in ogni modo di trovare una propria personale maniera di esprimersi. Grazie a questa propensione giovanile alla sperimentazione, Niero costruisce una sua particolarissima maniera di dipingere e la affina sempre più, rendendola un tratto distintivo della sua arte. Al lato tecnico si affianca una sempre maggiore padronanza dei colori e la scelta di un tema: il fiume Piave, che lo porterà ad essere conosciuto come "il pittore del Piave". Non assistiamo ad una noiosa ripetizione monotematica, ma ad un’interpretazione multiforme di uno stesso soggetto ambientale, che il pittore assume, quasi assorbendolo in sé, come luogo ideale del suo sentire, come metafora del suo mondo interiore, restituendolo sotto forma di quadro. Le diverse prospettive del Piave, delle sue rive, si arricchiscono delle mille voci suggerite dalle sfumature di colore che l'artista Niero sapientemente evoca sulla tela, giocando con la luce a creare un caleidoscopio di cromatismi. Macchie informi di colore si trasformano sotto i colpi di pennellessa, quello strumento che conosciamo in uso agli imbianchini, che Niero converte alla sua originale tecnica per creare paesaggi ogni volta differenti, intrisi d’atmosfere a volte malinconiche, a volte gioiose, e in ogni caso godibili da qualsiasi osservatore, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, cultura o conoscenza. Anche questo è un pregio dell’artista, che non richiede al proprio interlocutore di compiere ardite elucubrazioni, ma lo invita, piuttosto, a partecipare della sua visione del mondo. Una sorta di comunione, libera da giochi o pose intellettuali e che gratificano lo spettatore per il clima rassicurante offerto dallo spettacolo di tanto colore. La maturità del colore è un’altro dei temi che si potrebbero affrontare per dare conto dell’opera di Niero: il bianco delle nuvole a contrastare il blu del cielo, gli specchi d’acqua dai cangianti riflessi, le mille foglie dalle innumerevoli sfumature sono un universo parallelo all’interno dell’evidenza del quadro e che si scopre a poco a poco, non appena passato lo stupore per l'insieme dell’opera. Non solo, dunque, un rapido sguardo, ma ripetute visite alla e nella pittura di Niero riescono a dare completo risalto alla sua capacità espressiva. Suoi estimatori si trovano anche in Francia, Germania, Svizzera, Brasile, a testimoniare l’universalità della pittura come mezzo espressivo e di quella sua in modo particolare.

(Mauro Mazzocco)