FRANCESCO GUERRA
È un compito piuttosto complesso
cercare di riassumere in poche righe una vita intera dedicata allarte con la
passione, la costanza e la pazienza di ricercare giorno per giorno nuovi stimoli e nuove
implicazioni; forse non è neppure possibile, ma partendo dalla conoscenza del soggetto
lanalisi può risultare più facile. Avvicinandosi
a Francesco Guerra si ha subito limpressione di un uomo semplice, timido e riservato
che esprime le sue conoscenze e il suo ricco mondo interiore attraverso la produzione
artistica, in poche parole potremmo dire che sono le opere a parlare per lui.
Approfondendo la conoscenza si scopre invece un uomo paziente che ama raccontare la sua
esperienza e spiegare il suo lavoro, come un maestro che trasmette agli allievi un
bagaglio di nozioni apprese nel corso di lunghi anni di applicazione. Questi brevi tratti
sintetizzano il modo in cui è necessario accostarsi alle opere di Francesco Guerra, ossia
con la curiosità di chi vuole conoscere per imparare. Lartista, nel corso della sua
ricerca, ha voluto sperimentare diverse tecniche e tematiche stilisticamente molto
differenti, passando gradualmente dal figurativo allastratto in un processo di
conoscenza che parte dalloggetto e giunge allessenza. Nella sua produzione si notano chiari riferimenti alla tradizione
pittorica delle avanguardie storiche che servono come punto di partenza per uno sviluppo
personale delle tematiche; emergono la lezione cezanniana e cubista, gli studi
dellespressionismo, di Klee, di Mondrian e un uso del colore calibrato ed armonico,
frutto di attento controllo dei toni e delle cromie. Nelle prime opere degli anni
cinquanta e nelle successive degli anni sessanta prevale laspetto figurativo, lo
studio del vero accostato alla ricerca visiva delleffetto cromatico, con una
preponderanza di tinte calde e accostate a segni neri, incisivi. La materia pittorica è
data per larghe e pastose pennellate con accensioni luminose che evidenziano volumi e
forme, spazi e sfondi. Nature morte,
paesaggi, figure femminili, tutto è trattato secondo le leggi della essenzializzazione
della forma: il soggetto è riconoscibile, ma di esso si vedono le nitide geometrie che
derivano da unanalisi che va al di là della pura apparenza e coglie lessenza.
La visione è un insieme di percezione
visiva ed intellettiva, una relazione di rapporti spaziali e cromatici che cercano di
trasmettere lunione di impressioni tattili e prospettiche, di emozione e di ragione.
Allora troviamo paesaggi e nature morte giocate sui verdi, sui marroni, sui gialli, con
una tendenza che sembra quasi monocromatica verso i colori terrosi, mentre, in realtà, è
basata su un attento e calcolato studio dei rapporti tonali. Lo spirito analitico di
Francesco Guerra è il filo conduttore che lega tutta la sua produzione, i vari cicli e
periodi di ricerca contengono la volontà di affermare lesistenza di archetipi che
sono sottesi allapparenza del visibile. Questa esigenza di conoscere linterno
della realtà ha portato lartista a sviluppare e sviscerare i concetti sino a giungere, quasi naturalmente,
allabbandono del figurativo, per concentrarsi soltanto sullentità
fondamentale di essa. Il passaggio è avvenuto in modo graduale, senza bruschi
cambiamenti, anzi ancor oggi si può vedere, ogni tanto, un "ritorno
allordine", un ritorno, seppur momentaneo, al figurativo, quasi
unesigenza di confronto che il pittore sente il bisogno di compiere per verificare
il punto di partenza e trovare così conferma della validità del suo operare.
(critica tratta dalla presentazione al catalogo delle opere edito da "Il
candelaio Edizioni Firenze" e realizzata da Antonella Alban Anno 1995)
I Quadri dall'alto in basso e da sinistra a destra: Marina, 1975 -
tempera; Natura morta, 1972 - olio; Cavalli, 1984 -
tempera; Composizione con sole rosso, 1994 - legno policromo; Astrazione,
1980 - tempera; Ovale con motivi musicali, 1993 - legno policromo.

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