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TORNADO, UN SOGNO…RIUSCITO !

UNA SERA IN GELATERIA: Fener, estate del 1979

E’ dolce la sera in gelateria, passata tra gli amici di sempre a misurare il tempo, a contare le persone che se ne vanno, fintanto che là, sul piccolo giardino, non restiamo che i soliti nottambuli.
La piazzetta è deserta, gli schiamazzi estivi placati, i lampioni si confondono ormai con le stelle, mentre le ore si fanno via via più piccole, protesi ormai verso un nuovo giorno, ma irriducibilmente abbarbicati a quello appena passato, brandello di noi che non vogliamo perdere…
Si inseguono – nelle rade parole – progetti, speranze, sogni ed illusioni, accatastati l’un l’altro, indistinguibili, sovente inesplicabili.
Tra pochi giorni l’estate finirà e con essa queste languide sere. Riprenderà la vita normale, fuori dalla parentesi del sogno.
Ma noi, per non perdere l’abitudine, prolunghiamo il fantasticare oltre la realtà di ogni giorno, cercando evasioni che sappiano dilatare gli orizzonti.
"Presto il Tegorzo comincia il campionato…, il primo in Seconda Categoria…" – ripete Dario, sorseggiando la sua "ombra" – "…la Feltrese al Valcalcino ! Ci pensi ?"
Per noi appassionati di pallone si tratta per davvero di un grande avvenimento, capace di rompere la monotonia del tempo che par scorrere sempre uguale a sé stesso.
E’ un’occasione da non perdere per salire sull’autobus dei sogni, del quale l’amico Dario è costituzionalmente un autista impareggiabile.
"Sarebbe bello fare qualcosa…, tu che ne dici ?"
"Fare qualcosa…, si sta presto a parlare…"; Dario lo conoscevo bene: aveva più idee che capelli, ma io ero più prudente, sapevo bene che poi occorreva anche portarle avanti quelle idee…
"Perché non facciamo la cronaca della partita…, mettiamo su un giornalino…, in fondo cosa ci vuole: il giornalista l’abbiamo…" dice guardandomi sorridente.
Anche lui, infatti, mi conosceva bene e sapeva che quello di scrivere di sport era un po’ il mio desiderio.
Così i suoi progetti gettavano l’amo alle mie segrete aspirazioni…
"Fare un giornale non è poi così facile !" Cerco di difendermi dall’arroganza dei sogni, mettendo davanti tutte le perplessità del reale, ma Dario ha fiutato…la preda e insiste implacabile: "senti tu scrivi, io parlo con la Pro Loco che fa l’editore, poi uno che stampa so già chi può essere !"
Dario era famoso per non arrestarsi davanti a nessuna realtà.
"Dai, penso a tutto io…"
Era proprio quello che mi spaventava, ma il gioco ormai era partito.
E dopo venti anni ancora non si è fermato !!!
La storia è cominciata così: uno che amava la penna e lo sport, uno che le sparava grosse al punto che…ogni tanto una diventava vera, un altro (Duilio) che aveva il pallino della…stampa, nel senso che passava le notti su ad Alano a ciclostilare per la parrocchia.
E poi una "banda" di altri ragazzi che si danno da fare – ognuno fa qualcosa – perché al sogno di un giornalino a Fener spuntino le gambe e possa così camminare.
Sembra davvero impossibile – a vederlo oggi – che il Tornado sia nato così, improvvisato nelle sere d’estate, ipotetico, improbabile, provvisorio.
Poi, un po’ alla volta, molte persone di buona volontà hanno aderito al sogno iniziale, offrendo le loro mani per mantenerlo in alto.

E finora ci sono riusciti.

UN RICORDO

D’ORLANDO, MATTEI, NINO CELA: I DISPONIBILI

Non è proprio possibile ricordare tutti quelli che hanno "fatto" questo giornale nel ventennio che ha visto il Tornado da sogno diventare realtà, ma ci sentiamo di fare una doverosa eccezione per tre personaggi (perché tali erano) che sono stati importanti specialmente nei primissimi tempi e che purtroppo non ci sono più.

Sono stati tre autentici amici del Tornado, al suo fianco fin dagli albori, sempre a disposizione se c’era da riempire una pagina, con uno scritto od un disegno.

A Renato bastava dare il via, poi partiva con la sua penna e la sua fantasia e non lo prendevi davvero più.

Memorabili i suoi disegni che descrivevano (più o meno fedelmente…) le azioni del Tegorzo Calcio, il più delle volte frutto di racconti di…seconda mano, visto che lui proprio non aveva visto la partita !

Argute le sue vignette che centravano sempre con vivacità e colore la realtà della nostra zona, dando un inconfondibile tocco – a volte anche un po’ polemico - al giornale ed avendo, tra l’altro, il grande pregio di "colmare" spazi non altrimenti utilizzabili.

Anche Nino si prestava umilmente da…tappabuchi.

"Questo numero è un po’ scarso…" e lui faceva un racconto.

"Manca mezza facciata…" e lui ti piazzava una delle sue poesie.

"Come facciamo gli auguri di Natale ?…" E lui ci faceva avere il disegno a china da mettere sul cartoncino augurale.

Anche nel suo caso bastava dargli un’idea o comunicargli un’esigenza, per vedersi ritornare indietro piccole gemme di semplicità e di spontaneità che superavano la cronaca, arricchendo il giornale.

Mattei, poi, è un caso a parte.

Avevamo bisogno di un direttore responsabile, altrimenti avremmo dovuto chiudere.

Così, tramite l’amicizia con Mario e l’affetto per tutta Fener, lui si rese disponibile, incurante dei possibili rischi che correva, con …giornalisti improvvisati che avrebbero potuto coinvolgerlo in qualche guaio.

Ma lui era uno che non faceva calcoli; si è fidato e si è buttato in questa avventura, recapitandoci anche – di quando in quando – qualche gradito articolo.

E’ stato il primo direttore. Il Tornado, a quei tempi, deve a lui se è rimasto in vita.

C’è un tratto comune nel ricordo di questi tre nostri amici: l’entusiasmo.

Il Tornado era confezionato e sostenuto praticamente solo con l’entusiasmo che consentiva a tutti coloro che allora collaboravano di passare le nottate a ideare, progettare, scrivere, battere a macchina, stampare, fascicolare, impaginare…

Questo spirito è stato portato attraverso gli anni fino ad oggi, divenendo un tratto distintivo. Il Tornado non ha mai avuto grandi risorse né grandi mezzi, ma sempre è stato fatto da persone che davano il meglio di sé per un’idea.

I tre …pionieri sopra ricordati hanno voluto bene fin dall’inizio al Tornado, lo hanno sentito proprio, prendendolo a braccetto e sostenendolo se c’era bisogno.

Oggi che quest’idea compie venti anni credo faccia piacere anche a loro.

Ermanno Geronazzo