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L'IDENTITA' CULTURALE DI CHI STRAPAZZA DANTE

di Piero Piccolotto

Chiedo ospitalità al Tornado non per confutare le opinabili opinioni del signor Lio in materia di razzismo (le vie per Auschwitz sono infinite!) ma per un doveroso riguardo nei confronti di padre Dante, tirato in ballo in maniera tanto disinvolta e assolutamente a sproposito. (Vedi articoli precedenti sull'immigrazione)

Cominciamo dal titolo, dove si afferma che "Dante scrisse: "...dover sostenere lo puzzo degli immigrati rapaci...". Ebbene in nessuna delle tre Cantiche Dante parla mai di "immigrati rapaci". Quanto al "puzzo", l'Alighieri dice testualmente: "Oh quanto fora meglio esser vicine quelle genti ch'io dico (...) che averle dentro e sostener lo puzzo del villan d'Anguglion...", dove Anguglione altro non è che un castello in Val di Pesa, a pochi chilometri da Firenze.

Che questa maldestra citazione sia una licenza poetica del signor Lio? Parrebbe di sì, visto che di licenze se ne prende ancora. Afferma infatti che il verso da lui citato si trova nel XV/XVI (?) Canto dell'Inferno, mentre, casomai, è nel XVI Canto del Paradiso! É il famoso Canto di Cacciaguida, il bisavolo di Dante, che incontrato il nipote, gli ricorda i bei tempi di quando Firenze era ancora una piccola città non ancora soggetta all'inurbamento conseguente alla conquista di nuovi territori. Fenomeno, questo, risalente alla fine del XIII secolo e non al X, come afferma il signor Lio (mi vien quasi da pensare che egli trovi qualche difficoltà con i numeri "romani"; mi auguro che non gli succeda altrettanto con quelli "arabi"!).

Ma torniamo a Dante, per ricordare che l'Alighieri, oltre che grandissimo poeta era anche un grandissimo attaccabrighe, al punto che fu bandito da Firenze e condannato al rogo in contumacia. E così toccò proprio a lui di assaporare la gioia dell'esilio emigrando a Ravenna dove, nonostante "lo puzzo", trovò ospitalità e rifugio. É proprio il bisavolo Cacciaguida a predirgli questa dolorosa esperienza: "Tu lascerai ogni cosa diletta - più caramente; e questo è quello strale - che l'arco de lo esilio pria saetta. - Tu proverai si come sa di sale - lo pane altrui, e come è duro calle - lo scendere e 'l salir per l'altrui scale." (Paradiso, canto XVII).