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Quero, confine di idee

Cronaca del consiglio comunale di martedì 30 novembre

di Marco Bollotto

Avevo lasciato un consiglio comunale deserto e ora vi riscontro un’adesione che mi sembra un po’ artificiosa, per non dire artificiale. Della passata amministrazione certo non mi aveva colpito la capacità di fare proseliti, di questa mi meraviglia la capacità di persuasione su una buona fetta dei suoi elettori che, mi dicono e non stento a crederlo, seguono tutte le riunioni consiliari. É il 30 novembre, martedì. Scopro che questi concittadini hanno una tenacia di ferro, che non si smorza neanche quando le mani si alzano sul viso a mascherare sbadigli che si fanno sempre più frequenti man mano che la serata si dispiega nella discussione. Luogo deputato alla riunione del consiglio la sala delle associazioni. Loro si sforzano di tenere desta l’attenzione sugli argomenti, ma per alcuni il caminetto dell’omonimo circolo Auser è un invito suadente e diventa inevitabile non appoggiarvisi. Il sonno sta per cogliere anche me, ma le parti migliori della discussione sono riservate al finale e decido di lottare. In sala sono presenti gli Alpini, che tramite una convenzione con il Comune si sono impegnati alla gestione dell’area di San Valentino tornata, dopo un’abile operazione di maquillage, ad antichi splendori. Non si può non sottolineare l’importante contributo dato anche in questa occasione, a puro titolo di volontariato, dall’associazione. Tolto il doveroso inciso veniamo al punto che più mi ha appassionato: la proposta di istituzione della provincia di Bassano del Grappa ed eventuale adesione ad essa del Comune di Quero. La contrapposizione tra maggioranza e opposizione su questo tema è netta fino ad un certo punto. Corroborato da reminiscenze storiche ricordate dall’ex sindaco Mauro Miuzzi proprio sulle pagine di questo giornale l’atteggiamento della minoranza è di valutazione prudente e moderatamente possibilista; supportato con passione ancor più che con ragione e con l’analisi delle vicende dell’ultimo secolo è quello della maggioranza.

Un sentimento di commozione generale invade la sala mentre il Sindaco perora la causa della permanenza del Comune di Quero nell’attuale provincia infarcendo il sentimento con considerazioni di opportunità economica e similitudine territoriale. I consiglieri di maggioranza si stringono in un ideale abbraccio con il primo cittadino chiedendo a turno la parola e si infervorano rivendicando la loro "bellunesità". I consiglieri di minoranza subiscono il clima da "lacrime napulitane" e mai vorrebbero far intendere di non sentirsi bellunesi (questa sera rischierebbero l’ammutinamento come quelli del Bounty"), ché quello non era il loro scopo, ma chiedono una pubblica discussione sull’argomento, a parer loro troppo ampio per rimanere ristretto al consiglio. Parliamo di consultazione popolare, di referendum? L’articolo in merito di Romina Mazzocco per "Il Gazzettino", pubblicato il 13.12.1999, parrebbe avere di per sé valenza universale, capace com’è di sviscerare a tal punto la vera identità popolare da rappresentare la pietra tombale di questo argomento! Forse mi sbaglio. Il Sindaco si ricompone e recuperando una posizione istituzionale che non era apparsa impeccabile (ma si sa, anche le istituzioni sono fatte di uomini), ammette che le sue esternazioni in merito sono personali opinioni e che si renderà necessario proprio un confronto con la gente. Resta da dire dell’argomento riguardante la gestione in forma associata dei servizi. Ritenete che il campanilismo italico sia talmente poco radicato da farvi credere che tre o quattro Comuni possano veramente pensare di fare qualcosa insieme senza litigare? Dicono che forse su questi temi siamo ad una svolta; io finché non vedo non credo.