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Il discorso di Mario Durighello, direttore editoriale, in occasione della cena del ventennale, tenutasi il 4 dicembre all'Hotel Tegorzo di Fener

Cari amici, buonasera.

Innanzitutto vi ringrazio per aver partecipato così numerosi a questo simposio. La vostra presenza è la diretta testimonianza dell’interesse che il Tornado suscita nella nostra conca, è la dimostrazione che il nostro giornale è entrato di diritto nel patrimonio comune della nostra società. Dieci anni fa, nell’analoga occasione del decennale, in questa stessa sala stracolma di simpatizzanti, lessi con molta emozione e con giovanile baldanza il discorsetto di rito. Questa sera, per il ventennale, mi appresto a fare altrettanto, ma con qualche capello di meno ed un accessorio in più: gli occhiali. Segno evidente che gli anni passano inesorabili per me, come per tutti. Ma non per il Tornado, il quale, invece, dimostra di non essere mai stato così bene come adesso, eterno giovanotto che ha scoperto l’elisir di lunga vita. Ma quale sarà la formula magica di questo elisir? Vediamo di trovarla. Nato come giornaletto sportivo al seguito della vecchia Tegorzo in seconda categoria, inizialmente parlò di solo calcio per le poche decine di tifosi al seguito della squadra. Ma ben presto gli spalti del Valcalcino si dimostrarono troppo angusti per il neonato, il quale cominciò a parlare anche altre lingue ed a battere altri sentieri. In quegli anni, nella nostra conca, si stava consolidando quel boom industriale che avrebbe portato poi ai rivolgimenti socio-economici che tutti noi ben conosciamo. Ebbene, il Tornado si buttò a capofitto in questo filone; con i suoi articoli e con le sue cronache accompagnò passo dopo passo il cambiamento epocale. Trovarono spazio l’attività dei consigli comunali, delle giunte, delle varie associazioni, le cronache spicciole, le lettere dei lettori, le istanze dei cittadini, i lavori pubblici, le grandi scelte dei piani regolatori, le elezioni, i grandi e piccoli avvenimenti. Non tralasciò (e non tralascia) le grandi battaglie su cave e miniere, sui punti neri della viabilità pubblica, sulla sanità, trovando spesso solidarietà ed anche qualche querela. Infine, cultura, poesie e satira furono (e sono) il corollario di tutto questo. La gente apprezzò l’impegno del giornale. Il numero di abbonamenti, specchio fedele del suo gradimento, toccò, senza pause, vertici sempre più alti, impensabili date le dimensioni demografiche nell’area in cui opera: un centinaio nel primo anno di vita, oltre 500 per il decennale. Resse tranquillamente anche l’uscita della concorrenza: 600, 700 abbonamenti, 1000 (dato storico) nel gennaio 1998, 1056 alla data attuale. Numeri che confermano un incontestabile successo e che si accompagnano a quelli economici, altrettanto positivi e confortanti, con buoni attivi annuali grazie all’oculata gestione delle risorse e, soprattutto, al lavoro gratuito di tanti collaboratori che pubblicamente ringrazio. Grazie al loro impegno, il giornale è autosufficiente economicamente e libero da vincoli e da condizionamenti che, viceversa, limiterebbero la sua azione e la sua libertà. Tutto bene, dunque. Ma, festeggiando il ventennale del Tornado, è giusto e doveroso chiedersi anche quale sarà il futuro. Ce lo traccia il direttore Mauro Mazzocco, il quale, trovandoci lavoro anche per i prossimi vent’anni, intende proporre un prodotto giornalistico sempre più al passo con i tempi, lasciando spazio all’approfondimento ed al ragionamento su tematiche di particolare rilevanza sociale. "Il ventennale - sono parole sue - dovrà essere occasione per il rilancio di questa funzione del periodico, connotandolo sempre più come laboratorio di discussione e sempre meno come semplice bacheca, scadenziario degli avvenimenti locali". O, aggiungo io, trovando spazio per entrambe le cose. Ad ogni modo, la Pro Loco di Fener farà la sua parte come sempre ha fatto e così pure, penso, tutta la redazione. A questo punto, incombono i ringraziamenti, doverosi e veramente sentiti da parte mia, poiché conosco perfettamente quanta fatica costa l’uscita di ogni numero del nostro periodico. Un ricordo particolare al gruppo storico che fondò il giornale: Ermanno, Dario, Silvio, Soave. La loro intuizione ci ha introdotto in un’avventura che dura da vent’anni e che ancora ci promette lunga vita. Un ricordo anche per i collaboratori che via via ci hanno dato una mano e che ora, per i vari impegni di vita, non lo possono più fare, pur rimanendoci vicini e solidali. E poi, un caldo ringraziamento per tutti i collaboratori attuali. Non faccio nomi perché, fatalmente, ne dimenticherei qualcuno. Preferisco, perciò, farlo globalmente, citando i vari gruppi di lavoro: la redazione, la Pro Loco di Fener, i corrispondenti, gli etichettatori, gli addetti ai recapiti, le Poste ed i postini, la segreteria e la tipografia. Infine, triste momento, un ricordo per coloro che non ci sono più, ma che hanno avuto una parte fondamentale nella vita del nostro giornale: Nino Cela, le sue poesie, i suoi racconti, le sue chine; Renato D’Orlando D’Orè, le sue "striscie" e i suoi disegni; Armando Forcellini, la storia locale e la vita d’un tempo; Cristiano Codemo, la storia con la S maiuscola e la bufera della Grande Guerra nei nostri paesi; Renzo Mattei, il nostro primo, impavido e disponibilissimo direttore, colui che ha consentito al Tornado di esistere. A tutti costoro vada la nostra deferente riconoscenza. Concludo con lo scontato ringraziamento a tutti i nostri lettori: grazie per averci sopportato per vent’anni, spero che lo facciate anche per i prossimi venti! E concludo, inoltre, con una precisazione. Questa sera non ci siamo riuniti per autocelebrarci, ma solo per avere l’opportunità di esprimere il nostro immenso orgoglio nell’aver dato vita a questa meravigliosa avventura che si chiama "Tornado".

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