"Le due fonti della morale e della religione"
 
 
L'ultima opera di Bergson, Le due fonti della morale e della religione (1932), è dedicata al tema della creatività morale e religiosa dell'uomo
Per prima cosa Bergson individua le origini delle norme morali. Esse possono derivare o dalla pressione sociale o da uno slancio d'amore. Nel primo caso le norme sono fornite direttamente dall'intelligenza che, adempiendo a una funzione di difesa della specie, tende a seguire la strada già battuta dai predecessori abituandosi alle regole di questa società ed esaltandone gli ideali.
Questo è il comportamento tipico degli uomini che hanno come caratteristica etica fondamentale quella di contrarre abitudini. 
Questo tipo di morale basato sull'obbligo da origine a una società chiusa e a una religione statica.
Vi è tuttavia un altro tipo di fonte della morale e della religione. Si tratta dello slancio d'amore che da origine a una morale aperta e a una religione dinamica. E tale è la morale del cristianesimo, dei saggi della Grecia e dei profeti di Israele. Tale morale è anche quella degli eroi morali, i quali sono capaci di guardare al di là del gruppo al quale appartengono per avere come riferimento l'uomo in quanto uomo.
Caratteristica della morale aperta è l'innovazione morale, la capacità di rompere tutti gli schemi morali preesistenti delle società chiusa per mettersi al servizio dell'intera umanità attraverso l'amore nei confronti di tutti gli uomini.
La religione statica è basata su miti e favole, tramite i quali rassicura il popolo rafforzando i legami tra l'uomo e i suoi simili e fornisce tra l'altro la speranza dell'immortalità contro la caducità della vita terrena e l'imprevidibilità del futuro. Al contrario la religione dinamica è quella dei mistici. Il mistico è colui che riesce ad avere "una presa di contatto e, di conseguenza, una coincidenza parziale, con lo sforzo creatore, che la vita manifesta. Questo sforzo è di Dio, se non è Dio stesso… Dio è amore ed oggetto di amore : qui è tutto il misticismo". Tuttavia l’esperienza del divino come amore deve poi concretizzarsi in una proposta capace di trasferire lo slancio creativo ai propri simili. Per questo motivo Bergson stabilisce la superiorità del misticismo cristiano rispetto a quello orientale. Mentre il primo è contemplativo e non crede all’efficacia dell’azione, il secondo (quello di San Paolo, S. Francesco, S. Teresa, S. Caterina, S. Giovanna d’Arco ecc.) è un superiore punto di slancio per l’azione del mondo. L’amore di Dio diventa, così, amore per tutta l’umanità. 
Inoltre secondo Bergson l'esperienza mistica rappresenta l'unico modo per dimostrare l'esistenza di Dio: l'accordo tra i mistici delle varie religioni indica l'esistenza di un unico essere con il quale si può entrare in contatto tramite l'estasi mistica.
Il mondo dei suoi tempi secondo Bergson aveva un urgente bisogno di mistici in quanto con l'aumento, tramite la scienza, del potere dell'uomo sul mondo c'era forte necessità di controllo etico.