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Guido Bergoglio Home Page

 

Viaggi, Montagna, News e un po' di fatti miei
PASSAGGIO IN INDIA

 

Tra non molto (una volta risolti alcuni problemi tecnici) saranno disponibili su questa pagina le foto scattate durante il mio recente viaggio in India.
Sì proprio l'India, una terra fantastica che ho visitato nel Marzo 1999 e di cui porto dentro un ricordo vivissimo che voglio condividere con chiunque sia affascinato dall'Oriente.
Sono partito da Torino il 10/3/99 con il mio bravo zaino e tanta paura. Non ho trovato nessun'altro disposto ad accompagnarmi in quel periodo dell'anno e così ho dovuto partire tutto solo. Questo non lo consiglio a nessuno che voglia andare in India: è un posto stupendo ma l'impatto iniziale è un po' forte ed io avrei tanto voluto avere qualcuno a cui appoggiarmi almeno nei primi giorni. Quindi prima di partire andate a caccia di qualche altro pazzo (un po' bisogna esserlo) che venga con voi.
Dico questo non perchè l'India sia un posto pericoloso, ma perchè come ho detto l'impatto iniziale è scioccante e una persona di appoggio può essere di grande aiuto. Naturalmente se siete già dei viaggiatori esperti o se il fatto di andare dall'altra parte del mondo in totale solitudine vi acchiappa, fregatevene di quello che ho detto, partite da soli e buona fortuna!

L'arrivo a New Delhi e l'affitto di un taxi L'alba sul Gange Il traffico di Jaipur
Jaipur dalla cima del palazzo dei venti Anwar: l'autista che mi ha scarrozzato per qualche giorno Punti di ristoro sulla strada per Agra
Un giro in barca sul Gange all'alba I Ghat di Varanasi I fedeli pregano lavandosi nel Gange
Un bagno nel fiume sacro Servizio di lavanderia Strani incontri sulla strada di Jaipur
Il Taj Mahal si specchia nel canale Uno scorcio di un quartiere popolare... Il Red Fort di Agra
     

 

Diario di Viaggio

10/3/99

Sono partito da Torino Caselle alle 6.00 di mattina per Francoforte dove avrei cambiato per Delhi.
La partenza è stata un po' triste: la mia ragazza piangeva, io piangevo, faceva freddo ed io avevo circa 39° di febbre! Una volta in volo l'idea di essere da solo e diretto dall'altra parte del mondo, che prima mi esaltava un casino, ha iniziato a rivelarsi in tutta la sua realtà. Un "leggerissimo" senso di smarrimento si è impossessato di me e in quel momento per la prima (e non ultima) volta ho desiderato intensamente di ritornare a casa, ed ero partito da appena mezz'ora... Il senso di onnipotenza che avevo provato quando avevo comprato il biglietto si era tramutato in un senso di impotenza e una domanda mi girava nella testa: PERCHE'???
Una volta in volo lo spettacolo dal finestrino mi ha distratto quel tanto che basta per far tornare l'allegria. Lo scalo a Francoforte benchè lungo passa in un baleno e in men che non si dica mi ritrovo sul Jumbo che mi porterà in India, l'emozione sale sempre di più. Non fosse per la febbre sarei più contento. Butto giù qualche pillola e dormo per gran parte del viaggio

 

11/3/99

Arrivo a Delhi all'1.30 di mattina.
La prima cosa che noto scendendo dall'aereo è una strana puzza come di cesso. Mi guardo intorno per vedere se ci sono dei gabinetti ma non ne vedo. A quel punto capisco: questo è l'odore dell'India.
So che detto così può sembrare esagerato, ma quell'odore (di latrina intasata) è proprio quello tipico dell'India, dopo un po' ci si fa l'abitudine.
Una volta espletate le formalità burocratiche mi trovo al banco informazioni e chiedo di prenotare una stanza per la notte. Una volta fatto mi dirigo verso l'uscita e verso il primo contatto con l'India.
La cosa che colpisce prima di tutto è il caldo, in Italia è quasi ancora inverno mentre qui ci saranno 20 gradi (in piena notte).
All'uscita vengo assalito da una folla di taxisti che mi tirano dalla loro parte invitandomi a salire sul loro taxi. Non capisco più nulla, pago la corsa in anticipo (al triplo del prezzo normale), indico l'indirizzo agli autisti e inizio a pregare la mia stella che non salti loro in testa di rapinarmi.
A questo punto mi rendo conto della enorme differenza tra l'indiano e l'europeo: in Italia uno straniero solo e spaventato sarebbe come minimo lasciato in mutande, in India, benchè sappiano benissimo che sei pieno di soldi (per loro) non ti succederà mai nulla. Gli indiani sono il popolo più mite che abbia mai incontrato.
Arrivo all'albergo e mi misuro la temperatura. 39 e mezzo, andiamo bene...se continua così mi passo tutto il tempo in camera da letto. Meglio non pensarci, ancora un po' di medicine assortite e buona notte!
Mi sveglio la mattina alle 8.00 con la sensazione di non essere esattamente a casa mia, ora ricordo, sono in un albergo a New Delhi. Scendo, cambio un po' di soldi e inizio a cercare un posto da dove affittare una macchina che mi porti dove ho intenzione di andare.

12/3/99

A Jaipur visito il palazzo dei venti, il forte del Maharaja ed il Water Fort (un forte costruito in mezzo a un lago.
Lo Hawa Mahal, o "Palazzo dei Venti", rappresenta una delle immagini più conosciute di Jaipur. Costruito nel 1799 dal Maharaja Sawaj Pratap Singh, affinchà le donne della casa reale disponessero di un punto da cui osservare lo svolgimento delle processioni e della vita quotidiana nelle strade, è un bellissimo esempio di arte rajput. E' un edificio a cinque piani che dà sulla via principale della città vecchia. Dalla terrazza sul tetto si gode una magnifica vista su tutta la città.
Ma la cosa più interessante, a parte i monumenti, è la vita della città. C'è una confusione indicibile: un sacco di gente, un sacco di traffico, colori e odori sconosciuti. Mi trovo seduto in mezzo a una piazza nella via principale della città vecchia verso le 17.00. La temperatura è picevole e c'è anche un bel venticello a rinfrescare l'aria. Attorno a me la bolgia è allucinante: da tutte le parti macchine, autobus, motociclette, bici, risciò, tuctuc (motorisciò), pedoni si mischiano in quella che sembra una danza collettiva a cui tutti sono abituati, ma che per uno straniero sembra qualcosa di assolutamente folle. Mi chiedo come facciano a non uccidersi a vicenda. A un certo punto sono costretto a smettere di scrivere sul mio quadernino perchè mi trovo improvvisamente accerchiato da una piccola folla di bambini sporchi e cenciosissimi che sembrano divertirsi un sacco a guardarmi. Non mi sembra di avere un comportamento o un aspetto troppo buffo. Capisco che per loro deve essere molto strana l'immagine che hanno davanti agli occhi: uno straniero coi capelli lunghi, vestito in modo strano e intento a scrivere chissà cosa su un foglio in una lingua incomprensibile. Sembrano molto attratti dalle mia penna come se non ne avessero mai vista una prima. Questo la dice lunga sul loro livello di istruzione!
Non sono i primi che mi chiedono di regalargli la penna (che tra l'altro è una normalissima Bic un po' masticata e mezza scarica) e lo farei volentieri se non sapessi che qui le penne non sono facili da trovare.

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