Accordo fra il Re del Hijaz e Khadim
al-Haramayn as-Sharifayn, l'Emiro Feisal Ibn al-Hussein al-Hashemi e il
Presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale Dr. Chaim Weizmann (3 gennaio
1919)
3 gennaio 1919
Sua Altezza Reale l’Emiro Feisal, in nome e per conto del Regno Arabo di
Hedjaz, e il Dr. Chaim Weizmann, in nome e per conto dell’Organizzazione
Sionista, memori dell’affinità razziale e degli antichi legami esistenti fra
gli Arabi ed il Popolo Ebraico, comprendendo che il modo più sicuro di portare
a compimento le loro aspirazioni nazionali passa attraverso una strettissima
collaborazione allo sviluppo dello Stato Arabo e della Palestina, ed essendo
desiderosi di confermare ulteriormente la buona intesa che esiste fra loro, si
sono accordati sui seguenti Articoli:
ARTICOLO I
La più cordiale buona volontà e comprensione regoleranno tutte le relazioni
e gli impegni fra lo Stato Arabo e la Palestina, e a questo fine agenti arabi ed
ebrei debitamente accreditati saranno posti e mantenuti nei rispettivi
territori.
ARTICOLO II
Immediatamente dopo il completamento delle delibere della Conferenza di Pace, i
confini definiti fra lo Stato Arabo e la Palestina saranno determinati da
un’apposita Commissione, gradita ad ambo le parti.
ARTICOLO III
Nello stabilire la Costituzione e l’Amministrazione della Palestina si
adotteranno tutte le misure possibili per garantire l’applicazione della
Dichiarazione del Governo Britannico del 2 novembre 1917.
ARTICOLO IV
Si prenderanno tutte le misure per incoraggiare e stimolare l’immigrazione su
larga scala degli Ebrei in Palestina e per insediare il più presto possibile
gli immigranti ebrei sul territorio, mendiante insediamenti contigui e
coltivazione intensiva della terra. Nel prendere tali misure i diritti dei
contadini e dei proprietari di tenute arabi saranno salvaguardati, ed essi
saranno assistiti nel portare avanti il loro sviluppo economico.
ARTICOLO V
Nessun regolamento né legge proibirà o interferirà in alcun modo con il
libero esercizio della religione; il libero esercizio e godimento della
professione di fede e del culto saranno permessi per sempre. Nessuna prova di
appartenenza confessionale sarà mai richiesta per l’esercizio dei diritti
civili o politici.
ARTICOLO VI
I Luoghi Santi musulmani saranno sotto il controllo dei Musulmani.
ARTICOLO VII
L’Organizzazione Sionista propone di inviare in Palestina una Commissione di
esperti, incaricati di compiere uno studio dettagliato delle possibilità
economiche del paese, e di riferire circa gli strumenti più adeguati al suo
sviluppo. L’Organizzazione Sionista metterà la sopra citata Commissione a
disposizione dello Stato Arabo allo scopo di compiere uno studio dettagliato
delle possibilità dello Stato Arabo, e di riferire circa gli strumenti più
adeguati al suo sviluppo. L’Organizzazione Sionista farà ogni sforzo per
assistere lo Stato Arabo, fornendogli i mezzi per sviluppare le sue risorse
naturali e le sue possibilità economiche.
ARTICOLO VIII
Le parti convengono di agire dinnazi al Congresso di Pace in completo accordo ed
armonia su tutte le materie qui contenute.
ARTICOLO IX
Ogni materia di disputa che possa sorgere fra le parti contraenti sarà portata
davanti al Governo Britannico per un arbitrato.
Firmato a Londra, Inghilterra, il 3 gennaio 1919.
Chaim Weizmann
Feisal Ibn al-Hussein.
Lettera dell’Emiro Feisal a Felix Frankfurter, Presidente
dell’Organizzazione Sionista d’America
DELEGATION HEDJAZIENNE
Parigi, 3 marzo 1919.
CARO SIGNOR FRANKFURTER,
voglio cogliere questa occasione del mio primo contatto con i Sionisti Americani
per dirLe ciò che ho potuto spesso dire al Dr. Weizmann in Arabia e in Europa.
Noi sentiamo che Arabi ed Ebrei sono cugini come razza, che
hanno subito oppressioni simili nelle mani di potenze più forti di loro, e che
per una felice coincidenza sono stati capaci di muovere insieme il primo passo
verso il conseguimento dei loro ideali nazionali.
Gli Arabi, specialmente quelli colti, guardano con la più profonda simpatia al
movimento sionista. La nostra deputazione qui a Parigi è interamente a
conoscenza delle proposte presentate ieri dall’Organizzazione Sionista alla
Conferenza di Pace, e le consideriamo moderate e corrette. Per ciò che ci
riguarda faremo del nostro meglio per sostenerle vogliamo augurare agli Ebrei un
sincerissimo benventornati a casa.
Con i capi del vostro movimento, specialmente con il Dr.
Weizmann, abbiamo avuto e continuiamo ad avere le relazioni più strette. Egli
ha dato molto aiuto alla nostra causa, e io spero che gli Arabi possano presto
essere in condizione di ricompensare in qualche modo gli Ebrei della loro
gentilezza. Stiamo lavorando insieme per Medio Oriente riformato e revitalizzato,
e i nostri due movimenti si completano l’un l’altro. Il movimento ebraico è
nazionale e non imperialista. Il nostro movimento è nazionale e non
imperialista, e in Siria c’è posto per entrambi. Davvero io penso che nessuno
possa essere un vero successo senza l’altro.
Gente meno informata e responsabile dei nostri e dei vostri leader, ignorando la
necessità di collaborazione fra Arabi e Sionisti, ha cercato di approfittare
delle difficoltà locali che necessariamente devono sorgere in Palestina nelle
fasi iniziali dei nostri movimenti. Alcuni di essi, temo, hanno presentato in
cattiva luce i vostri fini ai contadini arabi, e i nostri fini ai contadini
ebrei, con il risultato che le parti interessate hanno potuto sfruttare quelle
che chiamano le nostre differenze.
Vorrei trasmetterLe la mia ferma convinzione che queste differenze non
riguardano questioni di principio, ma dettagli che inevitabilmente si presentano
in ogni contatto fra popoli vicini, risolvibili facilmente mediante una
reciproca buona volontà. Sono certo che quasi tutti scompariranno quando una
migliore reciproca conoscenza verrà raggiunta.
Sono impaziente, e il mio popolo lo è con me, di vedere un futuro in cui noi
aiuteremo voi e voi aiuterete noi, cosicché i paesi a cui siamo mutuamente
interessati possano di nuovo prendere il loro posto nella comunità dei popoli
civili del mondo.
Sinceramente,
Suo Feisal
Risposta di Felix Frankufurter all’Emiro Feisal
5 marzo 1919.
ALTEZZA REALE,
a nome dell’Organizzazione Sionista, mi permetta di ringraziarLa per la Sua
recente lettera, che abbiamo profondamente apprezzato. Quelli di noi che
provengono dagli Stati Uniti sono hanno già apprezzato le amichevoli relazioni
e l'attiva cooperazione tche Lei ha instaurato coi leader sionisti,
particolarmente il Dr. Weizmann. Sapevamo che non poteva essere altrimenti; noi
sapevamo che le aspirazioni dei popoli arabo ebraico erano analoghe, che
ciascuno aspirava ad ottenere la propria nazionalità nella propria patria, a
dare il proprio specifico contributo alla civiltà, cercando entrambi vivere in
pace secondo le proprie consuetudini.
I leader Sionisti ed il popolo ebraico che essi rappresentano avevano
guardato con soddisfazione al vigore spirituale del movimento arabo. Cercando
essi stessi giustizia, erano ansiosi che i giusti obiettivi nazionali del popolo
arabo fossero accolti dalla Conferenza di Pace.
Conoscendo il Suo operato e le Sue precedenti dichiarazioni, sapevamo che il
movimento sionista, cioè gli obiettivi nazionali del popolo ebraico, godevano
del Suo sostegno e di quello del popolo arabo a nome del quale Lei parla. Questi
obiettivi, definiti dall’Organizzazione Sionista, sono ora dinnanzi alla
Conferenza di Pace. Siamo davvero lieti che Lei consideri queste proposte
"moderate e corrette" e del fatto di avere in Lei un convinto fautore
della loro realizzazione.
Di fronte al popolo arabo e a quello ebraico vi sono difficoltà che
potrebbero minare le capacità politiche sia dei leader arabi che di quelli
ebrei. Riedificare due grandi civiltà che hanno sofferto oppressione e
malgoverno per secoli non è un'impresa facile . Abbiamo entrambi le nostre
difficoltà, e cercheremo di superarle da amici, amici che sono animati da
propositi simili e che sperano in un libero e completo sviluppo per i due popoli
vicini. Arabi ed Ebrei sono popoli confinanti, e non possiamo che vivere gli uni
accanto agli altri, da amici.
Con grande rispetto,
Felix Frankfurter
Da un articolo dell'Emiro dei Bani Hashim e custode delle
Sacre Moschee, Sharif al-Hussein Ibn Ali al-Husseini, che Allah ne abbia
misericordia, pubblicato sul quotidiano di Mecca "al-Qiblah" il 23
marzo 1918
Le risorse del paese [Palestina Occidentale] sono terreno ancora vergine, e
saranno sviluppati dai coloni ebrei. Uno dei segni caratteristici del nostro
tempo è che sino a pochi anni orsono il palestinese migrava dal paese, e vagava
per mari in ogni direzione. Il suolo natìo non riusciva a trattenerlo, sebbene
fosse la terra in cui in suoi antenati avevano vissuto per mille anni. Oggi
vediamo invece che gli Ebrei che provengono dall'estero si rifugiano in
Palestina provenendo dalla Russia, dalla Germania, dall'Austria, dalla Spagna e
dall'America. La causa di tutto ciò non può sfuggire a quanti sono dotati di
perspicacia. Essi già sapevano che quella terra spettava ai suoi figli
originari (abna'ihi al-asliyin) e, nonostante le divergenze fra loro, costituiva
per essi tutti una sacra ed amata madrepatria. Il ritorno in patria degli
esiliati (jaliya) rappresenterà una scuola sperimentale sul piano materiale
e spirituale, a beneficio dei loro fratelli che sono con loro sui campi, nelle
fattorie, nel commercio, ed in tutto ciò che concerne il lavoro e il
sostentamento.