L’inumanità di chi impiega i bambini nei conflitti

Lettera dell’Ambasciatore Yehuda Lancry, Rappresentante Permanente d’Israele presso le Nazioni Unite, a Carol Bellamy, Direttrice UNICEF



Cara Signora Bellamy,

desidero portare alla sua attenzione un fenomeno profondamente preoccupante che si sta verificando al momento attuale, ossia il fatto che la dirigenza palestinese sta brutalmente e crudelmente impiegando i propri bambini in attività violente contro Israele. Credo che l’UNICEF, in quanto organizzazione il cui mandato è difendere la causa della protezione dei diritti dei bambini, abbia l’obbligo di usare la sua posizione e la sua autorità morale per trasmettere un chiaro messaggio alla dirigenza palestinese affinché metta fine a queste tattiche incivili e per esortarla a proteggere i propri bambini tenendoli lontani da ogni potenziale area di conflitto.

Come Lei ben sa, sia i media internazionali che quelli palestinesi hanno posto l’accento sul tragico fatto che i bambini palestinesi sono stati uccisi o feriti nella recente ondata di violenza che ha sommerso il Medio Oriente. Poca attenzione, se non nessuna, è stata però data alla questione del perché dei bambini siano stati esposti a questo genere di rischi. Nessuno ha pensato di domandarsi perché così spesso i bambini palestinesi si trovano al centro dei conflitti –spesso nei sobborghi delle città palestinesi- invece di trovarsi al sicuro a casa o a scuola?

Il Presidente Yassir Arafat, che sta spietatamente incoraggiando l’impiego dei bambini in attività violente, li chiama “i generali delle pietre”. Vorrebbe far credere al mondo che Israele, con i suoi fucili ed elicotteri, ha ingaggiato una guerra contro bambini di dieci anni con piccole pietre in mano. In realtà i bambini non sono i generali di questo conflitto ma piuttosto sono usati come scudi umani per gli uomini armati, per i lanciatori di bombe e per le masse di linciatori i cui volti sono stati quasi del tutto oscurati e resi invisibili ai media.


Sia che i bambini siano visti come i generali di questo conflitto o semplicemente come carne da macello nella campagna palestinese per discreditare Israele, è chiaro che l’uso deliberato dei bambini in un conflitto armato è totalmente contrario al diritto internazionale. Il diritto pattizio attualmente vigente fissa a 15 anni l’età minima per la partecipazione del bambino nelle ostilità, sia direttamente, prendendo parte allo scontro, sia indirettamente, attraverso una infinità varietà di altri mezzi. Si sostiene da qualche parte che anche la partecipazione volontaria alle ostilità sia proibita, poiché equiparabile al reclutamento di minori impressionabili da parte di adulti consapevoli. Le parti di un conflitto, secondo le disposizioni pattizie, sono vincolate a proibire ai bambini di età inferiore ai 15 anni qualsiasi tipo di partecipazione a conflitti armati non internazionali. Ironicamente, bisogna notare che gli standard sopra menzionati sembrano essere conformi alla legge islamica che proibisce ai minori di 15 anni di partecipare alla Jihad (guerra santa).

 

Posso assicurarle che Israele sta facendo tutto ciò che è in suo potere per evitare danni ai civili palestinesi innocenti, inclusi i bambini, anche se deve confrontarsi con la diffusa ondata di violenza diretta contro Israele e i suoi civili. È arrivato il momento di chiederci perché i palestinesi non stiano facendo sforzi simili per proteggere i loro bambini dal male.

Le sarei grato per il suo sostegno in questa importante questione.

Cordialmente,

Ambasciatore Yehuda Lancry