3. Di guerra in guerra

(la Campagna del Sinai-1956; la Guerra dei Sei Giorni-1967; la Guerra del Kippur-1973)

Tuttavia gli anni della costruzione dello Stato furono travagliati da seri problemi legati alla sicurezza. Gli accordi armistiziali del 1949 non riuscirono a spianare la strada di una pace duratura. Infatti, in contrasto con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 1 settembre 1951, venne vietato da parte dell’Egitto a israeliani e a navi battenti bandiera israeliana di attraversare il Canale di Suez e in più i guerriglieri arabi (feddayn) persistevano a condurre incursioni contro i kibbutzim (aziende agricole collettivistiche): la penisola del Sinai fu gradualmente trasformata in un’enorme base militare egiziana. Con la firma di un patto d’alleanza tra Egitto, Siria e Giordania (ottobre 1956) la minaccia all’esistenza d’Israele era intensificata.

Nel frattempo il presidente egiziano Nasser aveva annunciato la nazionalizzazione del Canale di Suez, regalando di fatto a Israele l’alleanza di Francia e Gran Bretagna che, preoccupate per l’importanza strategica di quel canale da cui passavano i due terzi del petrolio destinato all’Europa, volevano impedirla a tutti i costi.

Nel corso di una campagna militare ( detta "Campagna del Sinai") durata otto giorni l’esercito israeliano conquistò la striscia di Gaza e l’intera penisola del Sinai, fermandosi a 16 chilometri ad est del Canale di Suez. Tuttavia l’azione diplomatica americana e la minaccia dell’intervento dell’Unione Sovietica fecero fallire l’impresa (inglesi e francesi accettarono il cessate il fuoco subito dopo aver lanciato i propri paracadutisti su Port Said) e le forze israeliane barattarono i territori conquistati con la libera navigazione nel golfo di Aqaba.

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La politica egiziana puntò allora ad isolare Israele, col dichiarato intento di distruggere il nuovo Stato. La navigazione attraverso il canale di Suez continuò ad essere vietata alle navi israeliane, gli attacchi terroristici arabi lungo i confini egiziano e giordano aumentarono, i bombardamenti dell’artiglieria siriana sugli insediamenti agricoli del nord della Galilea si fecero persistenti.

Nel maggio 1967 gli egiziani decisero di chiudere alla navigazione israeliana anche il golfo di Aqaba, sul quale si affaccia Eilat, e mossero ingenti truppe nel deserto del Sinai: facendo appello al diritto all’autodifesa, Israele lanciò un attacco preventivo (5 giugno 1967) contro l’Egitto a sud, seguito da un contrattacco contro la Giordania ad est e lo sbaraglio delle forze siriane trincerate sulle alture del Golan a nord.

A norma del diritto internazionale la chiusura alla navigazione del Golfo di Aqaba (noto come Stretto di Tiran) costituiva da solo un casus belli. La richiesta di Israele all'ONU (17 maggio) di inviare propri osservatori rimase inascoltata.

L'Egitto chiese perentoriamente alle Nazioni Unite di ritirare le loro forze di interposizione di stanza nel Sinai ed ai confini con la Siria, il Libano e la Giordania (per un totale di 3.533 uomini). Nonostante fosse evidente l'intenzione Egiziana di sferrare un attacco militare a Israele,  l'ONU si ritirò immediatamente senza opporre alcun obiezione.

Il 22 maggio Nasser proclamò come imminente una guerra di sterminio contro Israele; il 30 maggio Egitto e Giordania firmarono un patto militare di alleanza; il 4 giugno un patto militare fu firmato da Egitto ed Iraq.

Due richieste formali dell'ONU per un cessate il fuoco immediato (6-7 giugno) sono respinte dagli stati arabi.

Al termine di sei giorni di combattimento (da qui il nome "Guerra dei Sei Giorni") le precedenti linee armistiziali furono sostituite da altre nuove e la geografia d’Israele mutò nuovamente: Giudea, Samaria, Gaza, la penisola del Sinai e le Alture del Golan passarono sotto il controllo israeliano. Gerusalemme venne riunita sotto l’autorità d’Israele : si iniziò immediatamente a ricostruire il quartiere ebraico della Città Vecchia e le famiglie arabe - che avevano occupato le case degli ebrei espulsi dagli arabi nel 1948 - vennero a loro volta fatte allontanare. Gli ebrei poterono così tornare a pregare al Kotel (il cosiddetto Muro del Pianto, presso cui dal 1948 al 1967, gli Arabi avevano tassativamente proibito non solo agli Israeliani, ma a tutti gli ebrei del mondo di pregare).

In soli sei giorni le Forze di Difesa Israeliane avevano conquistato un’aerea la cui estensione era tre volte e mezzo più ampia dello stesso Stato d’Israele: fu in questo momento di trionfo militare che si fece largo l’idea di restituire terra in cambio di pace. E il 19 giugno, in una riunione di Gabinetto, lo Stato ebraico decise che si sarebbe ritirato dal Sinai e dal Golan in cambio di confini sicuri, ma Il Cairo e Damasco risposero negativamente (Morris, 2001).

I sei anni che corrono tra la guerra dei Sei Giorni e la guerra del Kippur furono infatti segnati da un intensificarsi del terrorismo palestinese. Per non fare che qualche esempio, nel dicembre del 1968 un aereo israeliano venne attaccato all’aeroporto di Atene provocando morti e feriti; nel febbraio del 1969 in un grande mercato di Gerusalemme, il "Supersol", una bomba provocò più di trenta vittime. Un aereo della Swissair in volo verso Israele nel 1970 esplose in volo grazie ad un ordigno a tempo: 47 vittime. Nel giugno del 1970 un commando dell’OLP seminò la morte tra un gruppo di pellegrini turisti in Israele: 26 morti e 80 feriti. Il 5 settembre 1972 a Monaco, nel corso delle Olimpiadi, 11 atleti israeliani vennero trucidati da un commando palestinese (Codovini, 1999).

Il 6 ottobre 1973 (Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico) Egitto e Siria lanciarono un attacco a sorpresa contro Israele. Il Kippur per gli ebrei non è una festa qualsiasi. Già alla vigilia in Israele tutto si ferma e resta fermo fino al tramonto del giorno dopo: uffici, negozi ben che chiusi, radio silenziose, nessun mezzo pubblico sulle strade. Soltanto le sinagoghe sono affollate. La maggior parte degli israeliani digiuna per 24 ore astenendosi sia dal cibo che dalle bevande. Fu nel quadro di questa giornata così particolare che si scatenò la simultanea offensiva siro-egiziana: Israele non fu in grado di prevedere l’attacco.

11 aprile 74, a Kyriat Shmona uccisi 8 donne ed 8 bambini, 3 soldati.

15 maggio 74, a Maalot uccisi 18 ragazzi in gita scolastica, una famiglia sorpresa in casa, 2 donne arabe, 3 uomini, più 87 feriti.

27 giugno 76, sequestro di un aereo che viene dirottato verso Entebbe in Uganda; tra i 106 passeggeri vengono separati quelli di religione ebraica; una anziana signora che viene ricoverata per un malore nell' ospedale di Entebbe viene uccisa in ospedale; ostaggi liberati da un commando israeliano.

Nonostante ciò, nelle successive tre settimane la Forze di Difesa Israeliane capovolsero le sorti della battaglia e respinsero gli attaccanti, attraversando il canale di Suez in Egitto ed avanzando, sull’altro fronte, fino ad arrivare a 32 chilometri dalla capitale siriana, Damasco. Due anni di difficili negoziati tra Israele ed Egitto e tra Israele e Siria produssero come risultato accordi secondo i quali Israele si sarebbe ritirato da parte dei territori conquistati durante la guerra in cambio di pace (Ovendale, 1992).

Il Sinai venne restituito interamente all’Egitto nel 1982 e non fu cosa da poco. Basti pensare al fatto che il petrolio del Sinai avrebbe reso Israele - sotto questo aspetto - totalmente indipendente e che, tra il 1967 e il 1982, Israele aveva edificato nel Sinai piccole città, creato zone turistiche, impiantato strutture per l’irrigazione, coltivato oasi, costruito scuole e centri medici per i beduini.