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La nostra storia

Sulla banda di Revò è passato il vortice dell'emigrazione, il segnale amaro di una svolta cui il paese si rassegna a meta' degli anni Cinquanta. La cronaca del tempo ricorda una vigilia del Carmine, grande festa di paese con il selciato pulito, i cortili spazzati a nuovo, il vestito della domenica e l'aria di una cultura che raccoglie le tensioni della "Terza Sponda". La banda è la grande protagonista, ma quel 16 luglio 1955 cade ogni illusione. Il giorno prima una quindicina di bandisti erano partiti per il Nord America ed è l'ultima massiccia ondata di emigrati che colpisce come una desolazione la borgata. Per la banda vuole dire la fine. Un altro pezzo di storia si chiude e bisognera' aspettare il 1973 per risentire la musica.
Chi parte per gli Stati Uniti o per il Canada si porta dietro anche l'infanzia di paese, insieme trasmigrano ricordi e speranze, i terrazzi verdi sulla Val di Non come simbolo di una vocazione alla campagna ed una nobilta' intellettuale che trasmette nel tempo i nomi di Martino e Carlo Antonio Martini, l'uno giurista e l'altro esploratore, dell'illustre naturalista Giovanni Canestrini, dello storico Maffei, scavando un solco di pensiero nel quale la banda ritrova sè stessa alimentando costume e passioni, ciò che oggi è testimoniato da una scuola di banda che dal 1984 porta frutti notevoli alla crescita strumentale, anche attraverso corsi estivi che ogni anno mobilitano la vita della Terza Sponda quasi fosse un'universita' estiva della musica.
Un manoscritto di costituzione porta una decina di firme sotto una serie di punti che formano un primo protocollo di regolamento. L'origine appare in tutta la sua semplicita': viene costituita la banda sociale di Revò " allo scopo di suonare l'istrumento che ad ogni musicista verra' assegnato dal maestro" (art. 1, 25 novembre 1923). Le fonti locali non rivelano altro, né pare che ci siano precedenti musicali nell'Ottocento: l'archivio della banda non conserva molto della prima biografia, mentre memorie non scritte sembrano appartenere a quella parte di anima che è emigrata. Il primo maestro si chiama Antoniazzi, certamente non è di Revò, forse è di Rovereto. Finita la prova dorme in paese e riparte in corriera il giorno dopo. Un anno dopo la banda suona per la prima volta in pubblico alla sagra del Carmine. Suona in divisa, semplicemente un "berretto portante il monogramma della banda".
Da quel poco che si ricorda in paese la banda va avanti fino al 1940, poi si ferma e riprende nel 1948 sotto la spinta di Stefano Iori, un socio fondatore che riprende oltre vent'anni dopo la vecchia idea. Con lo stesso Iori e con Aldo Rossi, in periodi non definiti, la banda suona fino al 1955. Nuovo silenzio; poi, nel 1973, la rifondazione. Si riparte il 23 dicembre con una riunione, nella casa sociale di Revò, di vecchi bandisti e di nuovi, in tutto 48 sotto la spinta di Giovanni Marchese, maestro del paese. Dopo un inverno di prove e di programmi organizzativi il 21 aprile del '74 la banda si da' una veste definitiva con un'assestamento di incarichi che porta alla presidenza Givanni Cora', mentre alla direzione c'è Vito D'Arcangelo.Il Presidente ha però problemi di incompatibilita' e lascia subito la carica ad Aldo Rossi al quale subentreranno poi Giovanni Flaim, Giovanni Zadra e, dal 1984, Giovanni Flor. Abbastanza movimentata anche la vita dei maestri con D'Arcangelo, Pompeo de Concini sulla fine degli anni settanta, Igino Ferrari dal '78 al 1981 e Mauro Flaim dal 1981. E' proprio Ferrari (docente al conservatorio "C.Monteverdi" di Bolzano) che da' il tono musicale alla banda, la fa crescere di qualita', la fa sentire matura. Negli anni della sua direzione Revò promuove iniziative di crescita, organizza corsi per maestri, ha una scuola allievi tra le piu' frequentate.
E' ancora dalle soglie del 1980 che Revò tenta la strada di una cultura di zona promuovendo l'unificazione con la banda di Brez. Una prima riunione fra le due direzioni si ha il 12 gennaio 1978: la banda, nata cinque anni prima come "Corpo bandistico Revò" cambia il nome in "Corpo bandistico Terza sponda Revò-Brez" (Presidente Giovanni Flaim); due mesi dopo il nuovo direttivo discute il problema della divisa, ma è solo nel 1988 che la banda riesce a dotarsi di un costume definitivo con richiami storici all'abbigliamento di valle del 1700 ricavato da uno studio di stampe e disegni dell'epoca e ricerche di biblioteca: pantaloni alla zuava, calze leggere, tessuto di qualita'. Il salto dal cappello e guanti del 1930 è notevole ed esprime il convincimento che la banda è anche storia, è cammino di generazioni, è recupero di identita'.
Anche la musica riflette questo sforzo continuo di aggiornamento.

Con un diploma in clarinetto, Mauro Flaim muove un organico di oltre 50 giovani bandisti (ragazzi e ragazze, eta' media 24 anni con punte di 12 anni e una sessantina di allievi che guardano al futuro della banda) lungo repertori moderni con risvolti sul dixie, sulle colonne sonore, su trascrizioni operistiche, sui temi popolari.

La banda suona oggi una musica che punta in avanti e ricrea, attraverso la forza giovanile, un clima di paese fresco e convinto, quasi volesse sdebitarsi con il tempo per le vecchie, non dimenticate migrazioni.