"Tempo Perso - Alla ricerca di senso nel quotidiano

 




 

"Cattafi e Marchetta? Cosa nostra"

Il collaboratore Melo Bisognano accusa il legale e l'imprenditore


di Michele Schinella

MESSINA. «L'avvocato Saro Cattafi è il capo dei capi della mafia di Barcellona. L'imprenditore ed ex presidente del Consiglio comunale di Barcellona, Maurizio Marchetta, era uno di noi e ci diceva in anticipo quando venivano spiccate le ordinanze di misura cautelare». Melo Bisognano, il boss dei mazzarotiora collaboratore di giustizia, dopo aver raccontato di estorsioni, del cimitero dei morti ammazzati e degli affari che gravitano intorno alla discarica di Mazzarà Sant'Andrea, ha alzato il tiro. Nel corso del processo "Vivaio" in svolgimento dinanzi alla Corte d'assise di Messina sollecitato dalle domande dei sue sostituti della direzione distrettuale antimafia Giuseppe Verzerae FrancescoMassaraè andato oltre quelle che erano gli stessi intendimenti dei due magistrati che sul nome di Cattafi (finito in passato al centro di inchieste da cui fu sempre prosciolto ma che gli costarono 4 anni di carcere), sulle indagini sul conto del legale avevano mantenuto il riserbo, omissando il nome nei verbali depositati prima delle udienze. Ma, se su Saro Cattafi, Melo Bisognano si è mantenuto sul generico, non riuscendo ad indicare sinora a riscontro circostanze precise, su Marchetta è stato invece prodigo di dettagli.

IL CAPO DEI CAPI."A Barcellona c'era un "quadrumvirato" sotto il controllo di Saro Cattafi e del suo compare d'anello Giuseppe Gullotti (condannato in via definitiva quale mandante del giornalista Beppe Alfano, ndr). Subito dopo, in posizione subordinata, c'erano Giovanni Rao, Salvatore Di Salvo detto Sam, Salvatore Ofria, e Filippo Barresi. Prima del mio ultimo arresto  Saro Cattafi  mi aveva convocato perchè doveva recapitarmi un messaggio per conto del nipote del boss Nitto Santapaola, Aldo Ercolano. L'incontro non avvenne solo perchè io fui arrestato", ha precisato Bisognano. Il suo racconto, al vaglio degli inquirenti, potrebbe trovare un riscontro indiretto in atti di indagine confluiti in altre inchieste della Procura, segnatamente nell'inchiesta Torrente. "Alla fine dell'agosto del 2008, dodici giorni prima che Melo Bisognano fosse scarcerato nel corso della detenzione nel Carcere di Cuneo, Pippo Gullotti, ai rigori del 41 bis, approfittando di una fugace stretta di mano aveva consegnato ad Aldo Ercolano un pizzino.Quest'ultimo scoperto dagli agenti penitenziari lo aveva subito ingoiato non consentendo di appurare cosa vi fosse scritto", c'è scritto in una relazione di servizio redatta dalla direzione della casa Circondariale di Cuneo.

IL COMPAGNO DI CROCIERA. Le dichiarazioni di Melo Bisognano sull'ex presidente  del Consiglio comunale della città del Longano segnano lo "scontro" tra un collaboratore di giustizia  e un testiomone di giustizia. E promettono di alzare la tensione tra Fabio Repici, il legale di Bisognano, e Ugo Colonna, il legale di Marchetta: un tempo colleghi di studio, ora divisi da reciproche  denunce al vetriolo."O è attendibile l'uno o é attendibile l'altro:  tertium non datur", osserva in una pausa del processo uno dei legali navigato di processi di mafia, tra la condivisione dei colleghi. Le dichiarazioni di Maurizio Marchetta, infatti, che si è proclamato vittima del pizzo, sono state decisive per l'arresto e la condannaper estorsione din primo grado dello stesso Carmelo Bisognano(7 anni di reclusione); di Carmelo D'amico (10 anni e 8 mesi); e di Pietro Mazzagatti, a 8 anni, altri due personaggi di primo piano della mafia di Barcellona . "Ho conosciuto Maurizio Marchetta alla fine del 1998. Me l'ho presentò Sam Di Salvo (boss di prima grandezza di Barcellona, ndr) Me lo annunciò mentre stavamo facendo i lavori di riqualificazione di fondo padre Nicola a Campogrande di Tripi.  La cosa avvenne di lì a qualche mese. Io mi recai a Barcellona ed incontrai Sam Di Salvo nel piazzale antistante la sede della Co.Ge.Mar. Spa di Maurizio Marchetta", ha detto Bisoganno, che agli inquirenti ha descritto nei dettagli l'ubicazione dell'ufficio di Marchetta: i vicini, gli ambienti, e gli arredi. " Vedi che è un amico nostro e che é la mia stessa persona. Che rimanga cosa riservata ", mi disse Di Salvo.  Per me quella presentazione fu molto significativa. Da quel momento ebbi presente che Marchetta era un personaggio che faceva parte della nostra organizzazione nella sua qualità di imprenditore, non certo da un punto di vista militare", ha specificato il boss ora collaboratore di giustizia. "Grazie alla nostra vicinanza le imprese di Maurizio Marchetta non hanno mai pagato il pizzo. Anzi, io stesso mi sono impeganto per garantire i suoi lavori fuori dalla nostra zona di competenza, per esempio a Catania", ha precistao Bisognano. "Nel 2001 fui contattato da Sam Di Salvo, nel cantiere di Mastroeni o nella villetta di Calderà.Di Salvo mi chiese di procurargli voti per Maurizio Marchetta. "Dobbiamo portare Maurizio in Consiglio.Mi devi dare una mano.Gli portai 15/20 voti di persone che già votavano per Nania sindaco." fa detto ancora. "Nel carcere di l'Aquila nel 2004 ho incontrato l'imprenditore Vincenzo Licata. Questi dopo aver ammesso di esssere un uomo di onore molto amico di Pippo Gullotti mi rivelò che quando aveva bisogno di buste per partecipare a qualche gara d'appalto  pilotata si rivolgeva a Barcellona da Gullotti, ma non c'era bisogno di andare da lui. "Andavo direttamente da Marchetta alla Cogemar", mi disse. Melo Bisognano in un lungo interrogatoio durato 10 ore nella casa Circondariale Bicocca  di Catania  ha indicato specificatamente tutte le gare d'appalto che l'impresa di Maurizio Marchetta si era aggiudicato direttamente o indirettamente grazie ai buoni uffici dell'organizzazione mafiosa. Un giorno mi trovavo dal barbiere, Carmelo D'Amico, mi fece contattare da un altro soggetto  e mi disse: "Melo, chi fai scinni a Barcellona, vedi che è urgente! Lo raggiunsi a Barcellona e lui mi disse:"Mettiti i scappi da tennis e curri". Io senza ulteriori spiegazioni gli chiesi a bruciapelo: "Maurizio ti ha detto qualcosa'" D'Amico rispose affermativamente. In effetti la mattina seguente si presentrarono alla mia abitazione per arrestarmi ma non mi trovarono", ha racconatato Bisognano
--------------------------------------------------------------
La vita spericolata di "Saro"

MESSSINA. La società di famiglia, il terreno di 60mila metri quadri su cui la stessa società, in base ad un piano di massima già approvato, er printa ad iniziare i lavori per costruire il centro commerciale più grande del sud Italia, immobili, autovetture e conti correnti. Il patrimonio riconducibile a Saro Cattafi nel marzo scorso é stato messo sotto chiave. Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, coordinate dal sostituto procuratore Vito Di Giorgio, anche questi beni come quelli del valore di 7 milioni di euro, solo formalmente intesatti a suoi parenti stretti, sono frutto della vicinanza ad organizzazioni mafiose. In passato, l'avvocato Cattafi fu ristretto in carcere in custodia cautelare per 4 anni perchè accustato di traffico di armi e di associazione mafiosa.  Negli anni novanta fu coinvolto dalle accuse di un collaboratore di giustizia nelle indagini sulle stragi di Capaci e di Via D'Amelio.  In cui furono ammazzati i Magistrati Falcone e Borsellino. Nonostante lunghe indagini, alal fine é stato sempre prosciolto... (M.S.)


(Fonte: CENTONOVE - N. 29 - 22 LUGLIO 2011)



 

 Sei interessato a ricevere la nostra newsletter  ma non sei iscritto ?

 
Iscriversi è facile e gratuito.  

               ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

 riceverai la newsletter di "TEMPO  PERSO", ogni settimana, direttamente nella casella di posta elettronica.