DALLA MILANO MALE

Milano si è giocata uno spazio importante: lo spazio in cui la comunità Rom-Rumena era riuscita a ritagliarsi un luogo da abitare che non fosse un campo nomadi, un campo profughi, un campo di concentramento con tanto di filo spinato come quello che l’amministrazione comunale ha voluto costruire a fianco all’accampamento di via Barzaghi. Via Adda è stata per alcuni, purtroppo troppo pochi, un’esperienza ispiratrice.

La resistenza portata avanti con tenacia e coscienza del fatto che ciò che si difendeva apparteneva agli occupanti, che la casa è di chi l’abita, avrebbe dovuto e potuto dare nuovo impulso e nuovi sbocchi alla lotta per la casa incominciata da alcuni compagni a Milano. Ma lo sgombero è avvenuto in un momento in cui questa lotta era stata accantonata, per vari motivi: dall’urgenza che trascinava verso altre esigenze a dinamiche interne al movimento milanese ormai troppo inquinato dalla politica dei Palazzi, alla situazione repressiva in senso stretto che vede degli ostaggi nelle patrie galere. E non a caso tra questi ostaggi ci sono compagni che all’interno della città, ed in particolare nel quartiere Ticinese, si sono mossi per la questione della casa dando una risposta precisa a questo bisogno: l’occupazione.

Da più parti, e a ragione, si dice che lo sgombero è stata una vera e propria azione militare, un esempio vero e proprio di guerra al “nemico interno”, incominciata, come le guerre moderne, con una campagna mass-mediatica, per sua natura menzognera e criminalizzante. Questa ha preparato fin nei minimi particolari lo spettacolo della deportazione, decine e decine di fotografi e reporter appollaiati come avvoltoi in attesa della sceneggiata. A chi le avrà vissute attraverso il piccolo schermo, queste immagini non avranno detto molto, ma questa non è “L’isola dei famosi”, qui, da quest’altra parte, le cose succedono davvero...

Sono molti quelli che hanno responsabilità precise in questa brutta faccenda, da chi l’ha fortemente voluta e ottenuta a chi l’ha realizzata materialmente. Un’aberrante complicità tra sfruttati e sfruttatori che ha reso possibile lo sgombero: dai Vigili del Fuoco che hanno sfondato la porta per permettere ai servi in divisa di dividere le madri dai propri figli; agli assistenti sociali che non si sono opposti a questi sequestri, che sono stati usati come ricatto per far scendere gli uomini dal tetto; ai lavoratori Atm e all’Azienda, che si sono resi disponibili al trasporto dei deportati, cosa gravissima di per sé, ma tanto più se si pensa che all’epoca della lotta dei lavoratori Atm, la comunità di via Adda si era espressa in varie forme in solidarietà a questi caproni! Poi c’è il Nuir, Nucleo Intervento Rapido della Provincia di Milano, ovvero operai, quasi sempre stranieri (sic!), che effettuano lo sgombero dei mobili ed altro, dalle case che poi sigillano. Particolare responsabilità l’hanno avuta Lega e Forza Nuova che, appoggiati dai commercianti di via Fara, adiacente a via Adda, hanno sfilato con celtiche e striscioni xenofobi. Anche in questo caso, come sempre, Borghezio ed i vecchi amici fascisti alimentano l’odio razziale provocando una guerra tra poveri funzionale alle strategie dei palazzi. Ed è veramente il caso di parlare di palazzi, visto che lo sgombero di via Adda era assolutamente improrogabile per l’inaugurazione di quello scempio urbanistico conosciuto come il Pirellone, da poco ristrutturato. A poco più di due settimane di distanza, esattamente il 18 aprile 2004, è stato inaugurato l’Auditorium interno al Palazzo che ospita la Regione Lombardia, chiuso da più di 20 anni. Qui, fino al 25 aprile, si è tenuta una tavola rotonda su Gio Ponti, l’“artista” che negli anni Cinquanta fece dono all’umanità di questo eco-mostro. Nonostante le tresche e i dissidi interni al “palazzo”, il ciellino Formigoni è riuscito in una battaglia personale, per cui ha speso molte energie collaborando strettamente con i coordinatori dei lavori, dall’architetto Renato Sarno, progettista e coordinatore generale del restauro; al professor De Maio, coordinatore e a Maria Antonietta Crippa (ordinaria di Storia dell’Architettura del Politecnico di Milano), membro del Comitato tecnico-scientifico per il restauro del Palazzo; all’assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Ettore Albertoni. L’iniziativa è stata sponsorizzata dalla Pirelli ed ha visto l’apertura di una terrazza panoramica al trentunesimo piano del Palazzo. È evidente che lo sgombero di via Adda, che non era stato possibile per due anni, vista la resistenza degli occupanti, è strettamente collegato a questa inaugurazione. I signori non avevano tempo da perdere e quindi hanno usato la maniera sbrigativa, un piccolo esercito e via: centocinquanta deportati in Romania, un’ottantina stipati nel campo-carcere di via Barzaghi... ed altri in giro per la città in cerca di un po’ di tranquillità dopo oltre una settimana di inferno. Molti Rom hanno risposto allo sgombero nella maniera più diretta, cioè con nuove occupazioni che per il momento sopravvivono. Il resto della Milano Male come risponderà?