DA UNA CASA ALL'ALTRA

Sembra che il problema dell’alloggio affligga proprio tutti. Non solo un tale Berlusconi Silvio non riesce a trovare casa a Portofino dopo essere stato sfrattato dal modesto castello che per anni aveva preso a nolo nella cittadina ligure per un canone annuo di appena 450.000 euro, ma anche un ente chiamato Esercito Italiano si trova in difficoltà. A Civitavecchia, le numerose caserme della zona non bastano più. Nel futuro sono previste nuove guerre, quindi sono previsti nuovi soldati, quindi sono necessarie nuove abitazioni. Così, l’esercito ha firmato un protocollo d’intesa con Regione, Comune e Ater (il vecchio istituto case popolari), per la realizzazione o il reperimento di alloggi da affittare ai militari presenti in città.

In Afghanistan, beati loro, hanno risolto il problema. Dopo aver assistito ai bombardamenti del loro paese e alla distruzione delle loro case, gli afgani hanno scoperto di aver fatto un affare. Gli esperti statunitensi hanno fatto sapere che le vecchie case afgane con il tetto di fango, sono insalubri e poco sicure in caso di terremoto. Secondo alcuni ingegneri del MIT, è molto meglio il più stabile polistirolo espanso, soprattutto quello prodotto dalla Dow Chemicals.

Ecco che enormi pannelli di polistirolo sono giunti nel paese asiatico, spediti dalla ditta Thermsave che ne garantisce la stabilità. Il segreto pare risiedere nel modo in cui vengono incollati: se lo si fa bene, i pannelli non si spostano di un millimetro, nemmeno se si verificano acquazzoni della durata di un mese. Gli afgani più scettici hanno potuto ricredersi grazie alla Shelter for Life, associazione statunitense “senza fini di lucro” che ama ricostruire ciò che il proprio governo ha distrutto. In pochi minuti i suoi operai hanno costruito, anzi, bene incollato, venti casette in polistirolo. Nonostante occorra un piccolo impianto per la lavorazione del polistirolo dal costo di 100.000 dollari, una villetta di 226 metri quadri verrà a costare solo 523 dollari contro i 1.000 necessari per una casa delle stesse dimensioni in fango e mattoni.

Nei prossimi due anni, si prevede che il 15% delle abitazioni afgane sarà realizzato in polistirolo. Che, oltre ad essere economico e resistere all’acqua, ha pure il vantaggio di bruciare meglio sotto la pioggia di fuoco dei bombardamenti.

T.D.


Volantino distribuito a Trento prima di una fiaccoalta silenziosa "contro il terrorismo e in ricordo dei bambini dell'Ossezia

SPEGNERE LE FIACCOLE ACCENDERE IL PENSIERO CRITICO

Lacrime e sangue scendono sui volti di ceceni, russi, palestinesi, iracheni…quanto è lunga la lista? Sono tempi bui, in cui un secolo di sterminii perpetrati dagli Stati sta raccogliendo i suoi frutti, a suon di bombe su autobus e treni, e di sequestri di bambini.

Sequestrare dei bambini e circondarli con l’esplosivo è una pratica infame che nessuna disperazione può giustificare. Ma limitarsi a dire questo, senza denunciare ciò che lo Stato russo sta facendo da anni in Cecenia, è un’insopportabile ipocrisia. Quello che i “guerriglieri ceceni” hanno messo in campo è quanto il governo russo ha insegnato loro fin dalla nascita uccidendo i loro figli, stuprando le loro mogli, bruciando interi villaggi con il Napalm. E cosa dimostra lo stesso intervento dei corpi speciali russi? Una strage freddamente compiuta, a due anni di distanza da quella nel teatro di Mosca. In nome della liberazione degli ostaggi, in nome della “guerra al terrorismo”, un massacro di una brutalità quasi burocratica. “Guardate che disprezzo hanno per la vita questi terroristi ceceni...” ci dicono i mass media. Il rispetto per la vita che contraddistingue l’esercito russo, invece, è apparso al mondo intero in tutta la sua potenza. Quando gli ostaggi sono industriali, banchieri e diplomatici (come è successo qualche anno fa in Perù) i corpi speciali fanno tutto per evitare la carneficina. I bambini della povera gente, al contrario, possono crepare come mosche, se la ragione di Stato lo richiede. Chi sono i terroristi? Come altro chiamare il democratico e ben accolto Putin, responsabile dei bombardamenti e delle esecuzioni in Cecenia, zona strategica per le risorse?

Invece di intrupparsi in ipocrite fiaccolate “contro il terrorismo” (quale?), da cui sono banditi tutti i pensieri critici, sarà il caso di chiedersi, ad esempio, perché i familiari delle vittime dell’Ossezia hanno rifiutato i funerali di Stato. Sarà il caso di riflettere sui contesti e sul mondo in cui viviamo.

Quale sforzo deve compiere chi è vissuto con la promessa del genocidio per distinguere fra la vita di un bambino russo e quella di chi governa lo sterminio del suo popolo? Cosa abbiamo fatto noi perché la rabbia degli oppressi non venisse e non venga stritolata dal nazionalismo e dalla violenza indiscriminata?

In Cecenia come in Iraq, in Palestina come in Algeria, questo sistema di dominio non fa che accumulare ghetti e cancrene sociali. L’unica via d’uscita da una situazione che ci vede tutti ostaggi potenziali non è certo appoggiare la violenza legalizzata dello Stato, ben più assassina di tutte le altre, bensì capire chi sono i responsabili diretti dell’odio che cova nella società, della disperazione, della morte. Allora cominceremo a capire qual è la differenza fra sfruttatori e sfruttati, oppressori ed oppressi, terroristi e terrorizzati.

Allora cominceremo a capire qual è l’unica violenza eticamente accettabile (quella che distrugge il potere e non lo riproduce, quella che libera l’infanzia e non l’immola). Allora capiremo che non siamo spettatori di fronte all’orrore del mondo, ma parte in causa.

individui contro lo Stato d'assedio

Per discutere di questi e altri temi ci incontriamo tutti i lunedì sera a partire dale 21.30 nello spazio libertario di via Bezzi 36, Rovereto -- Per contatti: Adesso - C.p. 45 - 38068 Rovereto (TN)


UOMINI DI MMERDA!

Eccoli laggiù quel popò di ragazzotti tutti muscoli, equipaggiamento, pizzetto ed immancabile faccia di cazzo. Li vediamo spesso nelle piazze manganellare gente inerme o torturarla nelle loro caserme. Li ricordate qui a Genova? Che eroi! Ora molti di loro, per amor patrio e per un congruo gruzzolo sono laggiù in Iraq. Sono in buona compagnia: bersaglieri senza bicicletta ma ben armati, marines mascelloni tutti ok no problem e altri allegri compagni di ventura pronti a portare una ventata di pace e democrazia a mitragliate, per tutti... una bella combriccola di pezzi di merda non c’è che dire... Ma ahinoi ce n’eravamo dimenticati c’è qualcuno che mira più in alto nella squallida gerarchia degli uomini di merda, ecco infatti rispuntare una figura mitologica: il mercenario. La differenza tra i sopramenzionati soldatini e un mercenario sta nel fatto che quest’ultimo si vende al miglior offerente senza neanche i già ignobili paraventi di patria e bandiera. La maggior parte di loro sono ex militari assoldati da apposite agenzie che possiedono campi di addestramento e forniscono servizi vari, dai buttafuori alle guardie del corpo, fino ai plotoni di Rambo pronti al combattimento. Ma cosa spinge un tronfio bodyguard ad arruolarsi in una di queste accolite di assassini professionisti? Sicuramente i soldi sono il primo motivo, ma per essere così ci vuole molto di più! Certo tutti quei telefilm e film americani anni 80 devono averli esaltati per bene, il culto del macho e via dicendo... ma in fondo cosa importa? Sono uomini di merda, quindi anche a loro va tutto il nostro disprezzo, con il vivo augurio di saltare in aria, come è successo a certi loro ex colleghi, da qualunque parte essi stiano.....