VIAGGIO IN COSTA dAVORIO
24 gennaio 9 febbraio 2001
di Raffaele GADDONI
24 gennaio 2001
Un Fokker di Air Burkina ci ha accolti e condotti prima allaeroporto di Accra
e poi a quello di destinazione. Qui abbiamo recuperato velocemente i nostri pochi bagagli
e siamo usciti; ad attenderci abbiamo trovato Sr. Elvira Dottore, la quale ci ha accolti e
fatto giungere velocemente al centro di Abidjan, presso il Centro Accoglienza Missionario,
ove ci attendevano gli altri arrivati la sera precedente. Sono stato contento di
incontrare Capponi e Sr. Ivana ed ascoltare le ultime notizie su Tabagne.
Abbiamo pranzato al CAM, poi io e
Tiziano siamo stati accompagnati allo spiazzo da dove parte lautobus diretto a
Tabagne, che dista circa 400 km. Per raggiungerlo abbiamo percorso le strade che conducono
alla periferia ed infine ci siamo inoltrati in una via con lasfalto dissestato, ai
lati della quale vi sono numerosi negozietti che propongono ogni genere di merce. Qui,
limmondizia è accumulata in più punti, senza che nessuno si preoccupi mai di
asportarla. Ad un certo punto ho visto un giovane incamminarsi verso il centro dello
spiazzo, dove più elevato era il cumulo della immondizia, si è aperto i pantaloni ed ha
urinato sotto gli occhi dei passeggeri che incuranti gli passavano accanto. Evidentemente,
latto che a me sembrava inconsueto, a tutti sembrava normalissimo.
Siccome il pulmino non era ancora
giunto, si è stato consigliato di attenderlo seduti su una panca collocata sotto una
tettoia. Di buon grado ho accettato linvito, anche se avevo notato che lì vicino
due ragazze stavano cucinando e quindi in quellangolo avrei dovuto sopportare nuovi
cattivi odori.
Lorologio marcava le 14,30,
quindi il sole scaldava laria in maniera impressionante. Decine di piccoli autobus
giungevano sullo spiazzo, velocemente caricavano montagne di bagagli ed involucri
contenente ogni genere di cose, poi ripartivano stipati di passeggeri. Evidentemente, i
piccoli commercianti dellinterno utilizzano questi mezzi per venire in capitale a
rifornirsi della merce da rivendere nel loro
villaggio.
Erano già scoccate le 16,00, quando è
giunto il pulmino che ci avrebbe riportato a Tabagne...
Abbiamo cenato ad oltre mezzanotte e
ci siamo coricati. Aveva finalmente termine la nostra lunga giornata, iniziata alle 4,30
del mattino.
25 gennaio, giovedì
La notte è stata fredda, anche perché
la casa in cui abitiamo non è soffittata ed il vento entra nelle stanze. Per copertura
abbiamo solo il lenzuolo ed una leggerissima coperta di lana.
Dopo aver fatto colazione, con Sergio
e Tiziano siamo andati a fare un sopralluogo nel cantiere.
Il compito che ci è riservato è
quello di tracciare la recinzione di tutto il terreno. Purtroppo una fitta vegetazione
cresce su esso e per trovare i confini bisognerà eliminare i rovi, cercando di lasciare
in vita i pochi alberi da frutta e di legno pregiato. Questo lavoro sarà eseguito dai
locali, perché sono maestri nel pulire il terreno utilizzando il macete. Abbiamo quindi
chiesto di essere ricevuti dal Principe di Tabagne, per rendergli omaggio e per chiedergli
la collaborazione del villaggio. Lappuntamento è fissato per domattina alle 10,00,
presso la sua reggia.
Durante il giro di ricognizione nel centro di Tabagne siamo
transitati vicino al locale ove ora Sr. Ivana sta visitando e curando gli ammalati, in
attesa che sia terminata la costruzione in cui sarà ricavata anche una infermeria
attrezzata. In quel locale ho trascorso le mie notti in occasione dei miei ultimi
soggiorni in questo villaggio.
La processione degli ammalati è lunga
e continua. Sr. Ivana entra in quella stanza alle 7,00 del mattino e ne esce quando
mezzogiorno è scoccato da tempo. Cura ferite, piaghe, scottature, infermità di ogni tipo
a chiunque si presenti senza chiedere se è mussulmano, cattolico o pagano. Per tutti ha
una parola di conforto, ma non perde occasione per insegnare, specie alle mamme, come
devono comportarsi con i bambini, al fine di tenerli lontani dai pericoli ed alimentarli
in maniera più adeguata. Molti sono i bambini che le vengono presentati con scottature in
varie parti del corpo. Le mamme accendono il fuoco in mezzo al cortile e non si
preoccupano di sorvegliare i bambini, anche piccolissimi, che si muovono e giocano lì
accanto. In questo periodo poi, quando la temperatura raggiunge i livelli più bassi, i
bambini si raccolgono vicinissimi al fuoco per scaldarsi. Capita spesso che i loro stracci
prendano fuoco e quindi sono inevitabili le scottature in vaste parti del corpo. Abbiamo
fotografato una bambina con una cicatrice che copriva cosce e ventre. Ci hanno raccontato
che stava scaldandosi accanto al fuoco prima di recarsi a scuola. Le fiamme le hanno
incendiato il vestito di un tessuto sintetico e lei non è riuscita a spegnere le fiamme
che in pochi attimi hanno bruciato il vestito ed anche la pelle. Ogni ammalato sarebbe
tenuto a versare un contributo (simbolico) per le medicine, ma molti sono coloro che non
possono dare nulla. In questi casi Sr. Ivana ricorre ad una cassa particolare, riservata
ad aiutare i più poveri, che però si esaurisce. Ed allora ella è costretta a ricorrere
ai suoi amici italiani per rimpinguare il fondo.
Alla sera, prima di cena, abbiamo avuto
un incontro con il capomastro, per definire i tempi di esecuzione dei lavori e soprattutto
per stabilire il preventivo definitivo della spesa ancora da sostenere
26 gennaio, venerdì
Alle 8,00 avevo appuntamento al
cantiere con il capomastro, ma come ero convinto, lho aspettato inutilmente. Egli
abita a Tanda, città distante oltre 50 km e presumibilmente sarà stato trattenuto da
impegni in altri cantieri. Allora ho ispezionato il lavoro dei carpentieri, perché stanno
terminando di montare le lamiere sul tetto ed iniziando la posa in opera del soffitto. Mi
è sembrato che essi stiano lavorando discretamente e che siano persone preparate.
Alle 9,30 sono rientrato dalle suore
e con i compagni di esperienza, Sr. Elvira e Sr. Lourdes siamo andati allincontro
con il Principe.
Egli ci aspettava seduto sul suo trono
(una sedia di legno con borchie di metallo), allombra del mango situato davanti alla
sua reggia. Alcuni dignitari erano seduti ai suoi lati ed un gruppo di cittadini era seduto in terrà davanti a lui. Fra il gruppo
dei notabili ed il popolo, vi erano alcune sedie (di plastica) sulle quali ci è stato
indicato di prendere posto.
Man mano che entravamo nellarea
riservata alludienza il principe ed i dignitari ci porgevano la mano per salutare
ciascuno di noi. Tutti ci siamo seduti, poi il Principe si è alzato, seguito dai suoi
dignitari ed è venuto a ricambiare, a ciascuno, la stretta di mano.
Ci siamo di nuovo seduti ed è iniziato
il colloquio tramite linterprete. Noi abbiamo spiegato il motivo della nostra
visita, rivolgendoci allinterprete, il quale ha tradotto le nostre parole al
dignitario più elevato in grado, il quale lha riferito al principe. Poi è avvenuto
il contrario. Il Principe ha parlato al dignitario che ha riferito a noi il pensiero del
principe.
Abbiamo chiesto lintervento del
principe presso la popolazione, affinché intervenga in massa per tagliare i rovi che sono
cresciuti sul terreno riservato alla costruzione ed attività delle suore. Il principe ha
risposto che non vi erano problemi e che domattina alle 8,30 gli uomini del villaggio
verranno in massa armati di macete.
Il colloquio è continuato ancora per
qualche minuto e poi sono iniziati i saluti. Prima di congedarci abbiamo chiesto il
permesso di scattare alcune foto, cosa che ci è stata accordata con piacere.
Siamo partiti dalludienza e ci
siamo diretti al mercato, per acquistare un poco di frutta e curiosare. Per Tabagne il
giorno di mercato cade di venerdì, quindi gli stalli dei commercianti erano tutti
occupati e molto era il pubblico presente. Ci seguiva un gruppo di bambini due dei quali
mi tenevano per mano ed altri mi toccavano, perché volevano sentire che effetto faceva
toccare la pelle di un bianco. Ad un certo punto si è avvicinata una giovane commerciante
che mi ha indicato un bimbo che mi seguiva e mi ha detto che era suo figlio. Sono rimasto
sorpreso, perché quel bambino aveva forse tre anni e si è unito a noi in una zona
lontana dal mercato.
Sotto una capanna di frasche abbiamo
notato alcune donne intente a cucinare del cibo che poi vendevano a chi frequentava il
mercato. Un bimbo di pochi mesi si muoveva a quattro gambe fra i tegami posati per terra.
Ho fatto osservare alla mamma che per quel bimbo vi erano molti pericoli in quel luogo,
infatti un fuoco ardeva sotto una pentola, posata su tre pietre. Molti sono i bambini
piccoli e grandicelli che Sr. Ivana deve curare da scottature che coprono larghe parti del
loro corpo e che si sono procurate cadendo sulle braci dei fuochi di casa.
In un angolo della stessa capanna,
sdraiato su una stuoia ed avvolto in una coperta, vi era un neonato che dormiva. Tre
pollastri beccavano gli insetti che si posavano sulla stuoia, anche attorno a quel bimbo,
nessuno si preoccupava se quei polli colpivano col il becco il bambino.
Ho pensato che grande sarà il lavoro
educativo delle suore che da pochi anni si sono installate a Tabagne.
Eravamo andati al mercato per
acquistare uno specchio, ma non lo abbiamo trovato. Nemmeno laveva il libanese che
gestisce un negozio lì vicino.
Siamo partiti dal mercato, sempre
seguiti dallo stuolo di ragazzini che volevano tenerci per mano. Durante il tragitto per
raggiungere la casa delle suore abbiamo notato un ristorantino tradizionale che esponeva
un avviso il quale chiariva che alla sera vi era uno spettacolo musicale. Mi sono
avvicinato per chiedere informazioni e per vedere cosa stava cucinando la cuoca. Ho visto
che non avremmo potuto gustare quella pietanza, a causa del modo di cucinare e degli
ingredienti.
Le suore ci avevano preparato un buon
pranzo, al quale è seguita una breve siesta.
Nel pomeriggio Tiziano ha accompagnato
suor Ivana a far acquisti a Bondoukou, in particolare medicine. Io ho passato un paio
dore a scrivere e poi sono andato al cantiere, perché finalmente si era presentato
il capomastro.
27 gennaio, sabato
Alle 8,00 sono andato al cantiere per
vedere se gli uomini stavano eseguendo gli ordini del principe. Un discreto numero di
persone era già presente ed altri stavano sopraggiungendo. Alle 9,00 nel cantiere si
muoveva una vera folla di operai armati di macete. In poco più di due ore quasi tutta la
macchia di rovi era stata tagliata. Io ed i miei compagni siamo dovuti intervenire perché
ho notato che era stata seguita una linea errata. Dopo varie discussioni, sono riuscito a
far comprendere il mio punto di vista a quello che sembrava il più esperto nella lettura
di una piantina. Lui ha convenuto che avevo ragione ed ha spiegato agli altri dove si
doveva ancora intervenire. E ricominciato il taglio dei rovi che alle 12,00 era
quasi concluso. Il resto è rinviato a lunedì, dopo che il fuoco avrà divorato le
sterpaglie seccate dal sole di due giorni.
Ho passato il pomeriggio a scrivere ed
a discutere del progetto e della sua conduzione con Sr Elvira e Sr. Ivana. Dovremo parlare
con i responsabili del villaggio per convincerli ad offrire la loro migliore
collaborazione. So bene quanto sia difficile, ma del resto non esiste altra via per
ottenere significativi risultati. Con questa gente semplice e non abituata a pensare, la
cosa più difficile è convincerli ad investire le loro energie nel cambiamento della
società, in particolare della parte femminile.
28 gennaio, domenica
Oggi P. Finotti celebrerà la S. Messa
nella chiesa di Tabagne, abbiamo deciso di partecipare anche noi e di non andare in un
villaggio. Sappiamo che questo missionario poi sarà a pranzo con noi dalle suore, perché
domani ripartirà per Abidjan e poi per lItalia.
I fedeli hanno cominciato a confluire
nello spiazzo della chiesa ben prima dellorario della s. Messa, tanto che quando
alle 8,30 essa è iniziata la chiesa era strapiena. La funzione è durata circa due ore,
ma non ci siamo stancati in quanto la corale giovanile ci ha allietato con numerosi e bei
canti. I cantori e molti dei fedeli accompagnavano il canto con una leggera danza. Il
suono dei tamburi e di uno strumento metallico segnavano il ritmo. Alla fine della S. Messa i giovani non erano
ancora stanchi, tanto che si sono messi a cantare e ballare sul sagrato della chiesa.
Siamo andati alla casa delle suore ed
abbiamo atteso larrivo di P. Finotti. Ovviamente, il pranzo è risultato ottimo e
ben preparato, ci sono state proposte anche alcune
specialità che Sr. Elvira aveva avuto cura di mettere nella sua valigia.
Dopo una breve siesta siamo partiti per
Tanda (a 30 km da Tabagne), perché volevano andare a salutare la Comunità delle Suore
N.D.A. (Nostra Signora degli Apostoli) Qui giunti, siamo stati ricevuti, ma abbiamo
interrotto un loro incontro, perché era giunta a visitarle una suora della Direzione
Provinciale. Sono stato lieto ci trovarla lì e le ho chiesto di salutarmi Sr. Clodette
che avevo conosciuto a Tangujeta (Benin).
Le suore ci hanno parlato del loro
lavoro e del gravissimo flagello che si sta diffondendo nella zona: lA.I.D.S. Questo flagello colpisce ormai il 50% dei giovani,
è una vera ecatombe. Mentre in altre parti del paese chi diffonde e propaga il contagio
sono i camionisti, in questa parte della Costa dAvorio sono i maestri elementari. Lo
stato invia ad insegnare dei giovani scapoli i quali non si fanno scrupolo di avere
rapporti con le loro allieve. Queste sottostanno alle richieste con la speranza di trovare
una sistemazione, ma soprattutto perché sanno che se si rifiutassero il maestro
assegnerebbe loro dei brutti voti sulla pagella.
Una suora che ha festeggiato il 60°
di vita religiosa ed i 55 anni di missione in Africa, ci ha confidato che ci si accorge che il maestro era affetto da AIDS
quando non viene più a scuola perché ammalato e poi muore. Ormai egli ha contagiato un
bel po di ragazzine, le quali hanno contagiato a loro volta altri ragazzi.
Purtroppo, le autorità non vogliono allarmare la popolazione e non mettono in atto
controlli ed una seria informazione.
Le nonne incitano le nipoti a trovare
un uomo che permetta loro di diventare mamme, perché in questa zona la donna si realizza
solo se fa figli.
I genitori vogliono le loro figlie
sistemate e le spingono a cercare la compagnia dei ragazzi con maggiori mezzi finanziari.
Ci sono anche genitori che spingono le figlie ad avere rapporti con uomini che hanno
soldi, affinché alla famiglia possa giungere un beneficio. In pratica, invitano le figlie
a prostituirsi, non sapendo che le spingono verso il contagio con una malattia terribile.
Ho chiesto a quella suora se non
ritiene opportuno aprire strutture di accoglienza per studentesse. Lei ha risposto che
bisognerebbe non aprirne una sola, bensì centinaia, per dare alle giovani una corretta
informazione e prepararle ad affrontare degnamente la vita.
Siamo poi andati a salutare i Preti della missione che provengono dalla Diocesi di
Bergamo. Essi ci hanno confermato che la relazione della suora è esatta. Ha aggiunto
che non si potrà fare molto se i genitori si rifiutano di aprire gli occhi e se non
mettono da parte il fatalismo che li accompagna sempre. Purtroppo, le sette protestanti
molto attive e con ottima disponibilità economica, stanno impedendo alla gente di aprire
gli occhi, perché diffondono la convinzione che se si è ammalati la colpa è dei propri
peccati ed allora bisogna pregare e pentirsi.
Abbiamo avuto limpressione che
il lavoro da svolgere sia veramente tanto, troppo per un numero così esiguo di
missionari
Siamo giunti a Tabagne proprio mentre
un auto si arrestava davanti alla casa delle suore. Era venuto a trovarci Ignace, uno di
questo villaggio che ha studiato e fatto fortuna, perché ora occupa un posto molto
importante nel Ministero delle Finanze. Era in visita al villaggio e si era fermato da noi
per salutarci e chiederci di coloro che in passato avevano trascorso qui alcuni brevi
periodi. Ci ha salutato, invitandoci a cena a casa sua per domenica prossima.
29 gennaio, lunedì
Questa mattina iniziamo il lavoro di
costruzione della recinzione del terreno in cui sta sorgendo la Casa delle Suore, il Foyer
per le ragazze ed il Dispensario.
Alle 8,00 presentati i primi uomini,
alcuni armati di macete, altri di picconi e pala. Alle nove il terreno brulicava di
volontari.
Difficile è stato accordarsi come
organizzare il
lavoro, perché gli uomini erano suddivisi per squadre, in base al quartiere di
appartenenza. Ciascuna squadra si era presa limpegno di scavare 108 metri di
fondazione e quindi ha preteso che le fosse assegnato il proprio tratto.
Abbiamo dovuto, quindi partire da un
lato e proseguire nelle misurazioni fino a completare tutto il perimetro.
Alle 10,00 il sole comincia a scaldare
e la temperatura sale enormemente. Purtroppo, il momento più caldo della giornata è
coinciso anche con il lavoro più difficile. Si doveva tracciare le fondazioni in un punto
in cui non erano stati tagliati i rovi ed era infestato da noiosissime formiche.
Mi sono intrattenuto a discutere con
alcuni operai per trovare la migliore soluzione e le formiche ne hanno approfittato per
assalirmi e penetrare sotto la maglietta. Meno male che me ne sono accorto in tempo e mi
sono liberato di quelle noiosissime bestiole.
Alla fine della giornata, della
fondazione lunga 630 metri, restavano da scavare poco più di 100 m. Al mattino non avrei
scommesso 100 lire su questo risultato.
Domani inizieremo a gettare il
calcestruzzo per fare il livello di fondo. Capponi sta rivelandosi molto prezioso, perché
il lavoro da eseguire richiede elevate capacità tecniche ed esperienza, che lui possiede.
Abbiamo trovato fra gli abitanti del luogo due elementi che ci sono stati molto utili. Uno
perché aveva fatto da assistente al geometra che aveva tracciato i confini della
lottizzazione di Tabagne e quindi ci ha aiutato a rintracciare i paletti di segnalazione
sepolti fra la vegetazione. Un altro invece aveva lavorato come tecnico agricolo in alcune
piantagioni e quindi sapeva muoversi
facilmente nel terreno accidentato ed individuare le traiettorie da seguire.
30 gennaio, martedì
Puntuali alle 8,00 hanno cominciato ad
arrivare al cantiere gli uomini del quartiere mussulmano, con il loro capo al seguito.
Ieri non erano venuti perché erano impegnati in un funerale. Sono rimasto sorpreso nel
vederli, perché la costruzione alla quale stiamo lavorando servirà ad una comunità di
suore e quindi non pensavamo che i mussulmani accettassero di collaborare. Evidentemente,
anche loro sono coscienti che della presenza delle suore ne beneficerà tutta la
popolazione, indipendentemente dalla religione professata.
Abbiamo dovuto correggere un poco lo
scavo, non perfetto in alcuni punti, segnato il livello con alcuni picchetti piantati sul
fondo dello scavo, abbiamo iniziato a colare il calcestruzzo. Mi è stato riferito che la
betoniera aveva un guasto elettrico, che si aspettava lelettricista per la
riparazione e quindi i nostri collaboratori hanno iniziato a preparare manualmente
limpasto. La ghiaia utilizzata è grossa quanto quella stesa nelle massicciate delle
ferrovie italiane, quindi lavorarla a mano è una fatica immane. Il lavoro procedeva
quindi lentamente ed alle 12,00, momento in cui si fa la pausa per il pranzo, avevamo
coperto solo 20 mt. dello scavo. Pensando al totale di 630 mt mi stavo cominciando a
preoccupare.
Alla ripresa del lavoro ho controllato
il guasto alla betoniera e mi sono accorto che si trattava semplicemente di un filo
staccato, ho potuto quindi fare personalmente la riparazione.
A questo punto il lavoro è potuto
procedere più speditamente ed alle 17,00 il tratto coperto è risultato di circa 70 mt.,
di cui 50 mt. nel solo pomeriggio.
Parlando con gli operai che ci
affiancano dal primo campo di lavoro effettuato a Tabagne, ho scoperto una cosa
interessante. Tre di essi ora hanno iniziato a lavorare in proprio ed uno è presente in
cantiere con due suoi dipendenti. Li ha portati in quanto sa che possono apprendere nuove
tecniche, stando a contatto con i nostri tecnici. E stato bello scoprire che la
nostra fatica è comunque servita ad aprire nuove possibilità a qualche giovane, che non
ha dovuto ricorrere alla emigrazione per trovare il modo di mantenere la famiglia.
Secondo aspetto positivo per il giovane
che non emigra è che diminuisce enormemente il pericolo di contagio con lAIDS,
perché continuerà ad aver rapporti con ragazze conosciute e non prostitute.
Oggi, ovviamente, mi sono messo al
timone della betoniera ed ho anche saggiato la mia schiena prendendo in mano il badile per
introdurre ghiaia e sabbia nel cestello
.
Comunque è bello il rapporto che si è
instaurato con i giovani africani, ne sono felice.
Alla sera, tornando alla casetta che
ci hanno messa a disposizione, passiamo attraverso i cortili di alcune case, per far
prima. Tutti, in particolare i bimbi, ci accolgono con sorrisi e cenni di saluto. Ci
soffermiamo a curiosare accanto ai fuochi accesi per la preparazione della cena, le mamme scoperchiano le pentole per farci vedere cosa
stanno preparando. Tutto con gran semplicità e larghi sorrisi, anche perché le donne non
essendo andate a scuola, non parlano il francese, e quindi
ci capiamo solo a gesti.
I bambini ci chiamano
bianco, nella loro lingua, ci corrono incontro e vogliono accompagnarci fino a
casa, anche portandoci quello che abbiamo nelle mani: la borsa, il cappello, od altro.
Oggi un bimbo di forse due anni ci è corso incontro sorridendo, traballando sulle sue
gambine. Lho guardato negli occhi, gli ho sorriso ed ho pensato ai miei due
nipotini: Niccolò e Jacopo, sento nostalgia di loro.
Questa sera le suore mi hanno chiesto
di scrivere per loro una richiesta di finanziamento per un progetto di alfabetizzazione
per gli adulti, cosa che ho fatto con piacere.
31 gennaio, mercoledì
Alle 4,00 di questa mattina è partita
Sr. Ivana diretta ad Abidjan, ove si reca per acquistare una gran quantità di medicinali,
di latte in polvere che distribuisce ai bambini ammalati. Tornerà domani sera, in
compagnia dei due giovani italiani che trascorreranno qui il mese di febbraio, per dare
una mano ai lavori di costruzione. Matteo, studente di ingegneria, è la prima volta che
viene in Africa, Alessandro, il secondo ha già trascorso un periodo a Tabagne per
lavorare alla costruzione della maternità.
I collaboratori locali, che ci danno
una mano oggi, provengono dal quartiere di Erebo, che si trova sulla pista che porta a
Goumeré. Ho saputo che erano in numero inferiore a quello stabilito, perché il villaggio
partecipava ad un funerale. Questa è una cerimonia alla quale nessuno vuole mancare, sia
per dimostrare la propria partecipazione, ma soprattutto perché il funerale è
unoccasione di incontri, di musica e di bevute e quindi di festa.
Quelli presenti al cantiere erano
stati precettati dal capo villaggio, il quale a mezza mattina gli ha fatto
pervenire una tanica di vino di palma a titolo di consolazione. Ovviamente
avevano la testa al villaggio e per farli lavorare ho dovuto faticare non poco.
Un giovane mi ha però dato molta
soddisfazione. Ho scoperto che è mussulmano ed allora gli ho chiesto se cè armonia
fra i cristiani ed i mussulmani di Tabagne. Lui mi ha detto che vi è molta armonia.
Infatti anche i quartieri mussulmani inviano loro rappresentanti per i lavori comunitari
da eseguire per la costruzione della casa delle suore.
Questa armonia si è formata grazie
al paziente lavoro del missionario italiano P. Luigi Finotti, il quale è vissuto qui
molti anni. Stante le sue precarie condizioni di salute, gli era stato assegnato un
incarico in Italia, ma il forte richiamo per lAfrica lo ha portato ad insistere
presso i suoi superiori affinché gli attribuiscano un incarico sia pur meno gravoso, ma
sempre in Costa dAvorio. Le sue insistenze hanno ottenuto successo, tanto che fra
breve andrà a sostituire per tre mesi il cappellano del lebbrosario di Azopé, preso il
quale operano le suore N.D.A. Successivamente andrà a collaborare con i suoi confratelli
che operano in una città costiera.
Il giovane mussulmano, al quale ho
accennato sopra, ad un certo punto si è complimentato con me, perché pur essendo un
vecchio non disdegno il lavoro. Le sue parole mi hanno fatto piacere, anche se ho dovuto
ricordare a me stesso che hanno evidenziato la mia età non più giovane.
Ho chiesto a questo giovane di
tornare domani, ma ho capito che alcune ragioni a me sconosciute non glielo permettono.
Il cantiere è tutto in fermento. Da un
lato si notano le nostre squadre: una che fa i livelli nello scavo, una seconda che cola e
pareggia il calcestruzzo, una che armeggia attorno alla betoniera ed unaltra che
trasporta il materiale preparato. In altra parte del cantiere vi è un gruppetto di operai
intenti a costruire i blocchi di cemento necessari a realizzare il muro di cinta.
Stamattina si sono presentate in
cantiere anche un centinaio di donne, alcune avevano il figlioletto sostenuto alla schiena
con un drappo. Era stato assegnato loro il compito di pulire una vasta area e di
accatastare i blocchetti di cemento pronti, sistemandoli lungo lo scavo di recinzione. Ho
dovuto faticare non poco per far loro comprendere come dovevano essere accatastati i
blocchetti. Sembra che per queste donne, accatastare significhi porre in ordine sparso.
Alla fine di questa giornata di
lavoro, questa decine e decine di formiche umane avevano compiuto un buon lavoro.
Dopo cena è giunta da Abidjan una
telefonata che ci avvertiva del buon arrivo dei due giovani milanesi: Alessandro e Matteo.
01 febbraio, giovedì
Dopo una veloce colazione siamo andati
in cantiere, perché avevamo dato appuntamento ai nostri collaboratori per le 7,30. Ma ho
scoperto che per loro la puntualità è un fato molto secondario, come del resto avevo
avuto modo di scoprire altre volte in passato.
Quando sono giunti ho chiesto a due di
essi di dar inizio alla formazione del muro di cinta attraverso la posa in opera di
blocchetti di cemento. Ai più capaci fra gli altri ho chiesto di continuare a fare i
livelli della fondazione e colare il calcestruzzo di cui ne curo la formazione coadiuvato
dai volontari inviati dai vari quartieri.
Comincia a scarseggiare la ghiaia ed
allora ho sollecitato il responsabile dellapprovvigionamento dei materiali a farsene
carico. Lui mi ha dato la risposta che mi dà da un paio di giorni: Oggi arriva il
camion. Però questo benedetto camion non arriva mai ed ho paura che dovremo
bloccare la colata, con grave pregiudizio circa la buona riuscita del lavoro.
Nel pomeriggio sono giunti i due
ragazzi milanesi: Alessandro e Matteo. Li abbiamo informati sui lavori al cantiere e sui
vari compiti che penseremo di affidare loro. Alla sera abbiamo familiarizzato e poi ci
siamo ritirati nelle nostre stanze, perché domattina è in programma la visita alla
missione di Nassian presso la quale opera Sr. Lia.
02 febbraio, venerdì
Alle 8,00 siamo partiti con lauto
delle suore, che però non ha più la ruota di scorta in quanto nel viaggio di ritorno da
Abidjan di ieri si è improvvisamente deteriorato uno dei pneumatici posteriori
..
La casa delle suore è in fondo al villaggio, visto che cera il mercato ci
siamo fermati per vedere se riuscivamo a comperare qualcosa da portare alle suore che ci
avrebbero ospitato. Abbiamo trovato solo qualche pomodoro ed un poco di cipolle, di banane
ed arance nemmeno lombra. Sr. Lia ci ha accolti con grande gioia, assieme alle sue
consorelle ed alle novizie.
..
Ci ha poi accompagnato a visitare il
Laboratorio che sta impiantando per la lavorazione della mandorla dellanacardo. A
novembre le sono giunte le macchine acquistate a Fortaleza (Brasile), appunto per la
lavorazione di questo frutto. Una decina di giovani stanno frequentando un corso di
formazione per impratichirsi dei macchinari e per dare inizio ad una vera e propria
cooperativa. Sr. Lia pensa di riuscire a lavorare almeno 50 ql. di mandorle per il primo
anno. In seguito, se tutto andrà bene potrebbe anche prendere in considerazione di
acquistare altre macchine per dar vita ad un altro laboratorio e cooperativa.
Ci ha confidato che la coltivazione
dellanacardo, al presente, è
lunica coltivazione che risulta remunerativa per i contadini, ma che entro due anni
per essi potrebbe crearsi una situazione
molto critica. Fino ad ora è lIndia ad acquistare il 90% della produzione della
Costa dAvorio, sembra però che essa sia riuscita a creare ottime coltivazioni sul
suo territorio e che dopo il 2003 ella non abbia più bisogno di importare la produzione
ivoriana. Sembra che lIndia abbia cercato di favorire la coltivazione
dellanacardo in casa propria per poter certificare il prodotto
dallorigine
La Costa dAvorio ha solamente due
fabbriche in cui viene lavorata questa mandorla, pertanto è quanto mai indispensabile aprire tutta una serie di laboratori familiari e
di cooperative, al fine di parare un poco il duro colpo che nel 2004 si abbatterà sui
coltivatori di questo Paese.
Abbiamo allora discusso
dellidea di aprire un laboratorio a Tabagne, affinché qualche decina di giovani d
questo villaggio rinunci allidea di emigrare.
Sr. Lia si è dichiarata disposta a
collaborare a questa realizzazione anche ospitando una decina di giovani presso di lei per
uno stage di apprendistato, veramente si è dimostrata di una grande sensibilità nei
confronti nostri
.
Sr. Maria di Lourdes che è giunta a
dar manforte alla comunità di Tabagne e che dovrà occuparsi delle ragazze del Foyer, ha
potuto prendere interessanti spunti per il suo futuro lavoro.
3 febbraio, sabato
Abbiamo partecipato alla messa nella chiesa parrocchiale di Nassian, una
costruzione semplice ma di pregio. Abbiamo ammirato le tre porte originali in legno,
realizzate con assi verticali al terreno e separate fra loro in modo che passi
laria. Sulle porte vi sono scolpite delle figure e dei simboli nella lingua
originale.
Mi ha colpito il tetto, molto acuto
senza tiranti trasversali alla navata. Ho notato che le capriate in legno sono state
realizzate a forma appuntita, pertanto il peso viene scaricato su due punti del muro e non
solo sul cornicione.
Le pareti sono coperte da dipinti
realizzati da un missionario italiano di 73 anni che era venuto ad operare qui in quanto
espulso dal Burundi nel momento in cui il governo di quel paese stava preparando
loppressione delletnia in minoranza.
Uno di questi dipinti raffigurava il
demonio con corpo da donna. Sr Lia mi ha detto che si è arrabbiata con il pittore, ma lui
è stato fermo nella sua decisione ed ha affermato che secondo lui il demonio è donna.
Ovviamente, letà del pittore e leducazione ricevuta, daltri tempi, lo
avevano convinto della sua idea.
Alle 10,00 siamo ripartiti per tornare
a Tabagne. Alla guida si è posto Tiziano, perché a me il caldo africano fa prendere
sonnolenza quando sono in auto. Ho preso il comando solo quando siamo giunti nelle
vicinanze di Bondukou, perché sapevamo che cera un posto di blocco della polizia e
lui non ha con se la patente.
Alle 13.30 siamo giunti a casa delle
suore, abbiamo pranzato, fatta una breve siesta e siamo andati al cantiere per dare una
mano ad Alessandro, Matteo e Sergio che erano rimasti per far procedere il lavoro di
costruzione della recinzione.
4 febbraio, domenica
Abbiamo partecipato alla messa nella
chiesa di Tabagne in quanto P. Finotti celebrava
per lultima volta. Partirà domani per Abidjan e poi per lItalia. I
rappresentanti della popolazione lo hanno sensibilmente ringraziato per il bene che ha
fatto a loro. Venerdì e Sabato il villaggio ha fatta una grande festa in suo onore,
durante la quale la fanfara del villaggio ha tenuto un breve concerto.
In questi giorni P. Finotti ha
visitato vari villaggi, in tutti è stato accolto con calore dalla popolazione che gli è
grata per il bene ricevuto. Al suo passaggio tutti agitavano la mano in segno di saluto e
lo chiamavano Finotì, alla francese.
Al pomeriggio siamo andati a far visita
ad una comunità italiana di suore che sta operando nella città di Agnibilekrou, per
prendere qualche idea sulla costruzione della casa.
Questa comunità, che fa parte della
Congregazione delle Poverelle, fondata da un sacerdote di Bergamo, è diretta da una
dinamica suora di origine sarda. Gestisce un Dispensario ed un piccolo ospedale diurno
In questa casa abbiamo incontrato una signora di Varese che aveva in braccio una
bimba nera di circa un anno. Questa bimba è stata portata alle suore da una pattuglia
della polizia che laveva trovata appena nata, ancora dentro la placenta, appesa ad
un albero vicino alla strada. Questo caso ci ha portato a parlare della condizione delle giovani e dei pericoli che devono
affrontare.
Le giovani che desiderano frequentare
la scuola pubblica superiore devono andare ospiti di una famiglia in città. I parenti o
le famiglie, accolgono le ragazzine ed in cambio di vitto e alloggio pretendono
lesecuzione dei servizi domestici. Molto spesso si tratta di ragazzine avvenenti ed
in età fertile, pertanto devono far fronte alle attenzioni dei maschi e, per non essere
allontanate dalla casa, accettano di consumare il rapporto sessuale. Ovviamente, i casi di
ragazze incinte sono numerosi ed anche di quelle contagiate dallAIDS.
La Segretaria Generale della
Prefettura di Tanda, che
alla sera abbiamo incontrato alla cena offerta da Ignace Kossonou Kouassi, originario di
Tabagne e Tesoriere del Dipartimento di Tanda, ci
ha reso edotti dei risultati di una ricerca da lei effettuata nei tre Licei cittadini:
-
nel 1996 9 casi di studentesse incinte
e 4 di esse hanno contratto il virus dellAIDS
-
nel 2000 48 casi di studentesse incinte
e 40 contagiate dallAIDS
E in conseguenza di questa
situazione drammatica che alle varie Comunità di suore operanti in Costa dAvorio
viene chiesto di impegnarsi per la gestione di Foyer per ragazze provenienti dai villaggi.
5 febbraio, lunedì
I collaboratori al cantiere oggi erano
inferiori al previsto e quelli che si presentati sono giunti anche in ritardo, perché
questa mattina la temperatura era più fresca del solito.
Mi sono lamentato con i responsabili
del villaggio ed a quelli presenti ho spiegato che tutti devono prendere coscienza del
fatto che il progetto al quale stiamo lavorando: installazione di una comunità di suore a
Tabagne, anche per la gestione di una Casa di accoglienza per ragazzine studenti, è un
progetto al servizio della popolazione di tutti i villaggi e quindi tutti hanno il dovere
di offrire collaborazione. Sembra che debba essere compiuto un lungo cammino di
sensibilizzazione, per troppo tempo questi villaggi dellinterno sono stati
abbandonati a se stessi.
Le mie lamentele, come prevedevo, sono
giunte allorecchio del Principe il quale mi ha fatto sapere che per domani ha
dichiarato un giorno di riposo per il villaggio, in modo che la popolazione possa venire a
darci una mano, ed anchesso sarebbe stato presente al cantiere per controllare se la
popolazione aveva risposto al suo invito.
6 febbraio, martedì
Al mattino, di buon ora, si sono
presentate varie decine di donne, armate di macete, per pulire il terreno dagli arbusti.
Più tardi si sono presentati anche alcuni uomini ben piantati i quali hanno abbattuto
alcuni alberi situati troppo vicini alla recinzione. Da vari giorni chiedevo
lintervento di alcuni uomini per eliminare altri alberi, per far posto alla piccola
piantagione di alberi da frutta che si intenderà piantare,
ma sono riuscito ad ottenere il taglio solo di qualcuno di essi. Ho rimpianto di non aver
portato con noi qualche strumento da lavoro, perché avremmo potuto eseguire meglio e più
velocemente i vari lavori. Facevamo conto di trovare gli attrezzi lasciati qui lo scorso
anno, ma ci siamo dovuti rendere conto che in questi mesi
si sono persi per varie
strade. Purtroppo, qui la gente ha per strumento solo il macete ed appena può
appropriarsi di un altro strumento non si fa scrupoli a chiederlo in prestito e
dimenticarsi di restituirlo.
Ieri mattina avevo acquistato due
maceti per tagliare un poco di arbusti, mi sono accorto che uno era scomparso già a
mezzogiorno di oggi. Il gruppo di volontari che oggi si sono presentati venivano da un
quartiere mussulmano, pertanto, avrei dovuto aspettarmi
Alle 10,00, come aveva promesso, al
cantiere è venuto a farci visita il Principe di Tabagne, seguito da un dignitario.
Lho salutato, rivolgendomi al dignitario. Sempre al dignitario ho riferito che anche
oggi i volontari sono giunti in numero inferiore al programmato. Ho aggiunto che ci
aspettiamo che nei confronti degli abitanti del villaggio sia fatta opera di
sensibilizzazione, affinché si formi un gruppo il quale si occupi di impiantare (nel
momento più opportuno)un frutteto e un orto che dovrà assicurare il cibo necessario a
sfamare le ragazze ospiti del Foyer. Anche se questo progetto è in corso di
realizzazione, la piantagione va fatta ora, per poter dare i frutti sperati. Verranno
diretti da un volontario di Caserta esperto in agronomia. Il dignitario ha riferito al
Principe, anche se ero convinto che lui avesse già compreso il mio pensiero, ma questa è
la prassi nel costume tradizionale.
Alle 11,00 ci è stato comunicato che
il nuovo Sottoprefetto Sidibé Mamadou poteva
riceverci, ci siamo quindi diretti allappuntamento. Gli abbiamo illustrato il
progetto al quale stiamo lavorando, di cui dovrebbero beneficiare le ragazzine residenti
nei villaggi distanti dal capoluogo. Gli abbiamo chiesto il suo intervento, affinché il
villaggio accompagni lopera delle suore. Lui ci ha promesso che solleciterà la
partecipazione della gente, particolarmente per quest'opera di promozione della donna già
patrocinata dal suo predecessore che ne aveva fatto formale richiesta alla Madre Generale.
Ci ha poi annunciato che nel pomeriggio sarebbe venuto a farci visita al cantiere, cosa
che ha fatto.
Nel pomeriggio è venuto a trovarci
anche Ignace da Tanda. Si è scusato perché la popolazione non ha dimostrato sempre la
stessa disponibilità e ci ha chiesto di avere pazienza, perché il gruppo dirigente
dellAssociazione di promozione del villaggio continuerà ad operare, affinché tutti
prendano coscienza del fatto che se ciascuno fa la sua parte, il villaggio
progredirà.
7 febbraio, mercoledì
Alle 7,30 siamo partiti con lauto
della suore, accompagnati dal sacerdote africano Jean Paul, per raggiungere il villaggio
di Kouadio NGuettia. La distanza da coprire è di 17 km, la pista è pessima,
perché rovinata dai mezzi meccanici utilizzata dalle compagnie che sfruttano il legname
pregiato. Dopo quasi due ore siamo giunti alla meta. Si tratta di un piccolo villaggio,
nato da poco dietro il trasferimento di varie famiglie in una zona nuova, ove il terreno
è più fertile, perché meno sfruttato. Le case sono fatte di terra e coperte di paglia e
tutte raggruppate in poco spazio. Solo ieri sera le famiglie erano state avvertite del
nostro arrivo ed allora non hanno potuto organizzare laccoglienza come avrebbero
voluto. Alcune sedie erano disposte in fila sotto una tettoia di foglie. Ci siamo seduti e
tutta la popolazione si è seduta davanti a noi. Il portavoce ci ha chiesto le notizie del
giorno e poi ci ha riferito quelle delle famiglie. Poi è passato a descriverci il
problema della mancanza di acqua. Le famiglie la attingono da una pozza creata dal
bulldozer che trasporta gli alberi. Si tratta di acqua molto torbida, in cui galleggiano
larve di insetti. Abbiamo promesso di parlare agli amici in Italia, per vedere di aiutarli
a risolvere il loro problema, abbiamo poi chiesto la strada perché eravamo
attesi dal Vescovo di Bondoukou, che non avevamo ancora salutato.
Altra lunga corsa, per una pista
diversa. Lasciati gli amici a Tabagne, fatte salire due suore, sono corso a Bondoukou,
giungendo in tempo allappuntamento. Anche il Vescovo si è dichiarato soddisfatto per quello
che le suore stanno già svolgendo per la popolazione di Tabagne ed è stato contento che
il progetto vada avanti, in particolare quello della costruzione del foyer, anche lui
convinto che occorre far subito qualcosa per proteggere le ragazze dai pericoli morali e
dall'AIDS.
Abbiamo fatto anche una puntata alla
Cattedrale per salutare litaliano P. Giacomo Bardelli SMA al quale abbiamo chiesto
consiglio e collaborazione per la realizzazione del pozzo nel villaggio di Kouadio
NGuettia.
Il viaggio di ritorno è avvenuto sotto
il sole cocente di mezzogiorno, ho faticato non poco alla guida. Dopo il pranzo sono
passato dal cantiere per salutare i presenti e collaborare a segnare le fondazioni della
costruzione del fabbricato che dovrà contenere il garage, il magazzino e le stanze
riservate ai volontari che si spera di trovare per dare una mano alle suore ed allo
sviluppo di Tabagne.
Partiamo da Tabagne io e Tiziano,
domattina alle 4,00, gli altri: Sergio, Matteo ed Alessandro resteranno fino ai primi
giorni di marzo. La loro presenza risulterà sicuramente preziosa. Ma appena ci saranno i fondi torneremo per
impiantare l'orto e per terminare la costruzione della casa dei volontari.
Raffaele
Gaddoni
Presidente Comitato d'Amicizia di Faenza