L'eredità del Fascismo
Con la proclamazione della Repubblica Italiana, si ebbe una notevole innovazione rispetto al passato, ma le leggi, l'ordinamento giuridico e l'apparato burocratico rimasero sostanzialmente invariati. Nel 1946 nacque il Movimento Sociale Italiano (MSI), che aggirava il divieto di ricostituzione del Partito Fascista imposto dalla XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione. Il cosiddetto "Neofascismo" ha conosciuto varie fasi: dalle prime prove in contesto democratico, alla funzione anticomunista durante la Guerra Fredda, e all'appoggio dei governi democristiani. Negli Anni Settanta ci furono attentati e tentativi golpisti, con successiva frammentazione dei movimenti di destra esterni al MSI. Si trattava della cosiddetta "strategia della tensione". L'MSI è stato trasformato in "Alleanza Nazionale" al Congresso di Fiuggi nel 1995, da parte di Gianfranco Fini.
L'immediato dopoguerra: il processo di epurazione
L'epurazione fu già avviata nel 1944 dal governo Bonomi, con l'Alto
Commissariato per le sanzioni contro il fascismo. I suoi obiettivi furono
processare i capi fascisti che avevano voluto la guerra (compresi i militari),
processare i membri del Partito Nazionale Fascista e della Milizia colpevoli di
crimini politici, processare i collaborazionisti e i capi della Repubblica di
Salò. L'epurazione coinvolse solo i piccoli funzionari, perchè i principali
protagonisti del Fascismo erano spesso riusciti a fuggire all'estero, in genere
in Svizzera o in Sudamerica.
L'epurazione era un atto puramente politico; fu affidata alla magistratura
ordinaria e fu piuttosto blanda: solo 403 alti funzionari furono sospesi dal
servizio, e meno di 3.000 tra impiegati e dipendenti statali furono licenziati;
molti di loro furono reintegrati dopo poco tempo.
Le forze alleate presenti in Italia si opposero a provvedimenti che frenassero
la ricostruzione dell'Italia: ad esempio, le sentenze che colpirono i grandi
industriali imponevano la confisca dei loro beni, ma non furono mai attuate. Il
governo Bonomi entrò in crisi per l'opposizione della DC all'epurazione, e lo
stesso avvenne al governo Parri nel novembre 1945. Il segretario del Partito
Comunista, Palmiro Togliatti, concesse nel 1946 l'amnistia generale che graziò
molti fascisti. Molti funzionari fascisti rimasero al loro posto nelle
prefetture, nelle questure, nel personale diplomatico, nei ministeri
"tecnici", nel Tribunale speciale, perchè erano gli unici ad avere le
competenze riguardanti lo svolgimento delle loro mansioni. La legislatura rimase
quasi invariata (a parte le leggi di discriminazione razziale e politica), tanto
che l'attuale Codice Civile è quello entrato in vigore con Regio Decreto del 16
marzo 1942, n.262, firmato dal Re Vittorio Emanuele, dal Capo del Governo Benito
Mussolini e dal Guardasigilli Dino Grandi.
Costituzione e nascita del MSI
La ricostituzione del Partito Nazionale Fascista era resa impossibile dalla
XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione Repubblicana, che
inoltre inibiva per 5 anni il diritto di voto e l'eleggibilità degli ex capi
fascisti. Già nel dicembre 1946 era stato fondato il Movimento Sociale Italiano
ad opera dell'ex vice-federale romano Arturo Michelini e alla presenza dell'ex
capo di gabinetto del Ministero per la Cultura Popolare Giorgio Almirante,
destinato ad assumere il ruolo di degretario generale; il movimento era
sostenuto da ex gerarchi fascisti, tra cui De Vecchi e Graziani.
Nel 1948 entrarono in Parlamento i primi sei deputati missini. Nel MSI
prevalevano due correnti: una legata alla tradizione mussoliniana (centro-sud),
l'altra legata alle idee movimentiste del segretario Almirante (nord). Il
progressivo aumento di importanza del MSI, e il conseguente inserimento nella
vita politica italiana, avvenne con l'appoggio ai democristiani, contribuendo
all'elezione dei Presidenti della Repubblica Segni e Gronchi, votando l'adesione
dell'Italia alla NATO e divenendo il punto di riferimento per la lotta al
comunismo.
Gli Anni '70
Nel 1968 la frammentazione dei movimenti di estrema destra fece diminuire il
consenso verso il MSI, che toccò il fondo con il 4,5%. Nel 1969 Almirante
avviò un radicale processo di accentramento dei poteri: egli assunse maggiori
poteri nei confronti dei segretari provinciali, e riunendo le associazioni
giovanili nel Fronte della Gioventù. La destra fu in sostanza ammodernata, e
dopo i due attentati di Milano e Roma assunse la dizione "Movimento
Sociale Italiano - Destra Nazionale" (MSI-DN). Nel 1970 l'ex comandante
della X MAS, il principe Junio Valerio Borghese tentò un colpo di stato con la
complicità dei servizi segreti e di alcuni corpi "deviati dello
stato". Anche le stragi organizzate dai neofascisti negli anni '70 (le
stragi di Piazza della Loggia a Brescia e del treno Italicus presso San
Benedetto Val di Sambro, entrambe nel '74) erano preparate con la complicità
dei servizi segreti. Alle elezioni politiche del 1971 il MSI-DN raggiunse il suo
massimo storico, con l'8,7% dei voti.
Dal MSI-DN ad Alleanza Nazionale
Nel 1987 alla direzione del partito ad Almirante subentrò Gianfranco Fini,
che dopo una parentesi con la direzione Rauti (1990-1991), rimase alla guida del
partito fino ai giorni nostri. Nel 1993 Fini propose la nascita di Alleanza
Nazionale, un partito che non aveva differenze sostanziali rispetto al MSI, ma
che divenne il centro di riferimento dopo il crollo del sistema tradizionale dei
partiti. Grazie all'appoggio di Berlusconi, che inserì AN nelle liste
del"Buongoverno", il MSI ottenne alle elezioni del 1994 un 13,5% dei
voti, portando al governo la coalizione del Polo delle Libertà.
La definitiva trasformazione della Destra Italiana è avvenuta nel 1995 con il
Congresso di Fiuggi, durante il quale Fini trasformò definitivamente il MSI in
Alleanza Nazionale. L'estrema destra nazionale si riconosce invece nel partito
di Pino Rauti (MS-Fiamma Tricolore) che continua ad avere il suo punto di
riferimento nel regime fascista.
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