Storia della Chiesa a Roma

Storia delle religioni

 

 

 

Home

 

 

IL TIBET A LECCO
Tour europeo dei monaci tibetani del monastero di Gaden Jang Tse (dal 17 al 23 luglio 2005)


LECCO 20/07/2005
Conferenza interreligiosa: Pace e tolleranza
[Prof. CIVIERO TIZIANO
Prof. BRUNI GIANCARLO
Monaco Ghesce Lobsang Sherab]


Interventi:
- Ghesce Lobsang [detto anche: Ghesce Là]
- Bruni Giancarlo
- Civiero Tiziano (Conclusioni)


…..

Concludendo questo nostro interessante incontro, vorrei proporre tre riflessioni: una che ci viene dalla storia, le altre due sono un po’ il nocciolo degli interventi che mi hanno preceduto.

1. I Romani: si vis pacem, para bellum.

2. Gesche là: se vuoi la pace, calma il tuo spirito, il tuo io. Cioè, sinteticamente, la pace la fai anche tu, perché: se tu sei in pace con te stesso, allora sei in pace anche con gli altri; se sei in guerra con te stesso, allora sei in guerra anche con gli altri, e gli farai la guerra.

3. Bruni: la compassione che porta ognuno ad amare anche, e soprattutto, chi non vorremmo, chi non penseremo di amare: il così detto nemico!!
Insomma, il nemico non esiste, per lo meno non per l’uomo veramente religioso.
[Bruni: è facile dire Dio, tutto lo dicono, anche chi ammazza in nome suo; ma io ho imparato a chiedere a quale Dio uno crede, poiché ognuno sembra concepirlo a modo suo!!]
Tre modi di intendere la pace e, quindi, la convivenza tra gli uomini. Il primo è la così detta pace armata, fondata sulla deterrenza, cioè sulla paura dell’altro e della sua capacità globale di fare e farmi male. In questo tipo di pace non c’è
posto per l’attenzione all’altro, al cum-sistere, allo stare insieme con lui: le due realtà sono, e devono rimanere, completamente separate.
Il secondo e il terzo, invece, sono l’opposto del primo: in questi due, soprattutto nel terzo, ciò che unisce è ciò che fa essere e stare insieme realtà diversificate come sono l’io e gli altri. In questi due prevale non l’allontanamento, ma l’avvicinarsi gli uni gli altri. In una parola, prevale l’umanità.

4. Nel mio corso di Introduzione alle Culture extraeuropee ho scritto che: “legato al concetto di religione c’è quello di tolleranza…”. Pensavo di avere fatto un’affermazione vera, ma strana, dati i tempi che stiamo vivendo. Gli interventi di questa sera confermano, in qualche modo, la mia affermazione, per cui mi sento anche un po’ più confortato.

Due sono i significati della parola tolleranza:
a) attivo
b) passivo.

Il primo, a), vuol dire compresenza, accettazione positiva, ricerca di convivenza con l’altro, con il diverso.
Il secondo, b), invece, significa sopportazione, perché non c’è altra via. Il primo cerca i lati positivi, il secondo vede solo lo stato di necessità.

5. La tolleranza non è un problema nuovo in sé: è solo il contesto storico che è nuovo. Ed è nuovo, perché l’Occidente, per la prima volta dalle guerre di religione (1555-1648), interne al Cristianesimo, deve applicare l’idea di tolleranza agli altri, alle altre Religioni, ammettendone di fatto la dignità. E ciò, per molti, non solo è intollerabile, ma è anche frustrante. E, si sa, dalla frustrazione generale possono derivare cattive cose all’umanità.
La vostra presenza, questa sera, è incoraggiante a credere che la pace e la tolleranza non sono solo concetti accademici, ma concrete aspirazioni di ogni uomo.
….