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PAGINA INIZIALE | ALCUNI RECENTI CASI DI INTOSSICAZIONE A TRENTO

Ad ogni inizio stagione, chi attraverso gli organi di stampa  o chi, come me, attraverso il sistema di pronta reperibilità micologica, viene a conoscenza di  casi più o meno frequenti di problemi legati al consumo di funghi raccolti. Inizialmente si è portati a credere che si tratti dei soliti sprovveduti che raccolgono tutto ciò che trovano al loro passaggio. Devo dire invece che i fatti generalmente si svolgono in modo diverso; personalmente mi capita spesso di parlare con il paziente e scoprire che egli raccoglie i funghi da moltissimi anni e che, quindi, crede di conoscerli. Devo dire che non mi capita mai di incontrare chi raccoglie e consuma i primi funghi che trova per la prima volta nella sua vita. Detto questo mi sorprende come una delle tante raccolte diventi quella sbagliata alle volte con gravi conseguenze; sicuramente i parametri adottati dal singolo raccoglitore hanno pochissimi elementi di valutazione per cui lo scambio con entità molto simili è facile.

Tra i casi più diffusi di intossicazione vorrei citare quella dovuta al consumo di Tricholoma pardinum o tigrinum, responsabile della maggior parte dei casi locali, anche al di fuori del periodo autunnale tipico dei tricholoma  grigi o morette, con le quali sembra venire confuso. Non escludo però uno scambio della sua forma brunastra e più esile, ( T. pardinum var. filamentosum ), avente cappello sulle tinte del marrone, fibrilloso e poco squamato, con funghi del genera Russula a carne mite, considerato il fatto che il pericoloso T. pardinum possiede effettivamente carne di sapore mite!

In un caso recente, trovati nei residui della pulitura, nel piatto erano finite alcune boletaceae ( Tylopilus felleus), curiosamente consumato,  anche se amarissimo e scambiato verosimilmente per boleti della betulla o porcinelli ( Leccinum gruppo scabrum ) responsabile anch' esso, sia pur in modo meno importante di T. pardinum e sue varietà, di sindrome gastroenterica.

Alquanto bizzarra la confusione che si è verificata tra funghi ipogei tipo scleroderma ( simile ad un tubero con carne nerastra e velenosa ) con altri tuberi commestibili a carne bianca con venature sottili, tipo tuber aestivum o brumale volgarmente chiamato tartufo nero. Il raccoglitore inesperto doveva accorgersi del colore nerastro della carne al taglio, come dello spessore e consistenza della parte esterna.

R. MARCHI

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