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Daniele Galeone

I segni nei luoghi della memoria

 

C’è molto interesse per l’espressione artistica di Daniele Galeone; c’è molta curiosità, ma soprattutto c’è molto affetto e ci sono molte attestazioni di stima per un cittadino che ritorna nella sua città di nascita e incontra la sua gente, il suo ambiente, le cose che hanno dato una impronta alla sua formazione umana e professionale.

 

A Leporano, nella galleria del Centro Polivalente per anziani, Galeone ha voluto concentrare i vari momenti significativi della sua produzione artistica. Docente stimano ha aperto agli amici di sempre un capitolo di storia in cui è possibile ritrovarsi  collettivamente. Nella antologia pittorica la sensibilità corre attraverso le varie tappe di un vissuto pregno di sofferenza, ma che lascia chiaramente intravedere i significativi momenti della riflessione, la capacità ricettiva supportata da un immenso amore, nonostante tutto, per la vita, per la gioia di esistere, per la necessità di voler lasciare segni e riferimenti tangibili della propria esistenza. Ecco allora che non si può non soffermarsi su alcune tele che riprendono spicchi di vita sociale e di assolato Sud. Emerge, su tutti, il vecchio lavoratore (quasi una dedica a mio padre) che incarna l’umiltà della fatica, ma anche l’affannosa gioia di essere riferimento certo per la famiglia. Colori eloquenti che interpretano ora la bellezza del territorio, ora il crogiolo delle difficoltà della gente meridionale che si ritrovano negli edifici abbandonati, nelle masserie, nei trulli, nell’isolamento dei vecchi, nell’abbandono, nello smog industriale italsiderino, nel vecchio contadino cieco, nel centro storico abbandonato.

 

L’omaggio alla sua città Galeone lo recupera ancora negli ultimi anni con la rievocazione di un triste evento del passato in cui perse la vita la giocane esistenza di Umberto Fonzeca. La rivisitazione del passato avviene con occhio lucido, sorridente e in grado di rievocarlo con la esperienza e la consapevolezza di chi ha sicuramente saputo interpretare il messaggio della natura.

 

Importante e determinante l’esperienza con l’arte grottagliese, con la ceramica, con la decorazione, con la fotoceramica quasi a voler coniugare la materia con lo spirito; l’esistente col divenire, il singolo con il collettivo in una forte volontà interiore di voler raggiungere il significato superiore del poter essere secondo i principi cristiani di vita. Grottaglie è stata la città che lo ha adottato e mai scelta fu più felice, trattandosi della città della ceramica e dove l’ispirazione artistica è vocazione naturale del territorio.

 

Come aveva teorizzato e mostrato nelle sue fotopietre religiose il non dimenticato Ciro De Vincentis, l’amore è nella tradizione, nel ricostruire il passato, origine del futuro. E Daniele Galeone canta il suo peana di artista in prima linea nella ricerca inesausta  delle radici di questo nostro popolo. Galeone è talmente legato alla sua terra che sembra esserne parte integrante, ma la sua ispirazione ha reso evidente una maestosità naturale che è qui ad illuminarci e a farci riflettere sui valori antichi e sulle attrazioni moderne. Noto per le sue “Finestre sul Mediterraneo”, vive intensamente la passione per il suo ambiente, per il suo Sud a cui è legato in maniera morbosa e dal quale non riesce minimamente a distaccarsi. Ama definirsi ricercatore e le sue ricerche passano attraverso la pittura, ma anche attraverso la ceramica decorata, la fotografia e la serigrafia.

 

I colori per Galeone sono il mezzo migliore per vestire la natura, per amarla, per renderla come la sua passionalità vorrebbe che fosse ed apparisse a tutti. Strenuo difensore di questo Sud martoriato, Galeone punta al riscatto, alla valorizzazione di una civiltà spesso conturbata, crucciata, abbandonata. Ogni sua finestra (ama dividere le tele in quadrati) è un messaggio di gioia, un ricordo, un riferimento a luoghi e persone che hanno segnato la sua esistenza: Cosimo fornaio di lui dice che: “Vive la sua spiritualità in intima armonia con l’arte.” E questo grazie alla sua profonda e immensa umanità che si traduce in amore per l’uomo.