Viaggio interiore

Viaggio interiore

Angela

Autostima

Il recupero dell'autostima tramite l'ascolto di ciò che proviene da te stesso. Accettarsi come si è: "Io valgo per ciò che valgo!".

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Recuperare l'ascolto

RICORDA:
"la certezza è solo in me stessa e non nascosta o ricercata nel sorriso, nel gesto, nell'approvazione di chi mi sta accanto in quel momento!".

- Riponevo tutte le mie certezze e quindi la stima in me nel lavoro perché per un certo periodo in quell'ambiente sono stata lodata e confermata nelle mie capacità "questa è la chiara dimostrazione che io dipendo fortemente dagli altri, dal loro giudizio". Difatti mi sono buttata nel lavoro: lo consideravo addirittura la mia casa, ne ero fortemente innamorata (quando mai ci si innamora del proprio lavoro?). Tutto ruotava attorno ad esso: era anche spesso e volentieri tema di conversazione sia in casa, con parenti che amici. Anche la mia immagine era curata, non tanto per me stessa, ma sempre in funzione dell'esterno o per confronto con la realtà femminile da cui ero circondata! Quando è subentrata l'abitudinarietà, si sono presentati nuovi ostacoli, allora il tutto è crollato!

- Ecco perché è necessario, quindi, in questo periodo di ricostruzione lo sviluppo di nuovi interessi, l'attenzione anche agli avvenimenti che hanno luogo nel mondo: comunque "è necessaria la ripresa graduale di interessi, che non ruotino necessariamente attorno al mondo del mio lavoro = letture spirituali, libri, internet, materie umanistiche, attenzione ai desideri della famiglia, ecc."

- Non devo privarmi, quindi, del gusto di fare cose o azioni che mi piacciono o che desidero perché mi sento in colpa, in quanto non lavoro e chissà che cosa gli altri diranno di me se faccio questo, e cosa diranno di me se faccio altro! "Sto uscendo pian piano da una certa condizione e agli altri non devo rendere conto delle mie azioni, ma solo a me stessa: è come chiedere ad una persona che sta effettuando la riabilitazione ad un arto di cominciare a correre".

Di conseguenza non mi devo vergognare nemmeno quando vengo chiamata dottoressa per il fatto che al momento non lavoro, perché il titolo comunque rimane e non l'ho rubato! Allora cosa dovrebbero dire i baroni o i principi?

- Coltivando altri interessi posso in questo periodo parlare con i miei amici di quello che sto scoprendo al momento, ad esempio di psicologia, del computer, ecc.

"Gli altri non sono sempre lì pronti a giudicarmi per quello che dico o che faccio o tirarne di conseguenza le somme: è solo la mia mente che mette in atto questi meccanismi di ragionamento perché schiava delle sue fissazioni!!".

"Bisogna soltanto sapere imparare delle COSE: cioè, a forza di toccare con mano (Provare per credere), di fare esperienza di ciò che arriva da te stesso (anche a livello spirituale,) come desiderio, allora lo si può discernere da quello che invece proviene dall'esterno ed è solo influenza su di te!".
Ecco perché dal mio maestro mi viene consigliato di fare ciò che mi piace, perché in quel momento mi metto in ascolto di ciò che proviene realmente da me stessa! In tutte le cose è così, ma facendo ciò che mi piace io ascolto veramente quella che è la mia esigenza.

"devo considerare questo tempo che mi è concesso, come tempo di grazia, per una mia ricostruzione". Non devo sentirmi in colpa perché non vado a lavorare, prendere questo tempo per ascoltare ciò che mi piace fare!
Mi renderò conto che poi non è così difficile fare ciò che mi piace. Ognuno trova piacere a fare ciò che desidera: non costa nulla ciò che piace e stimola sempre di più a migliorare la propria capacità di sapere al riguardo e di avanzare".

Lo studio è barboso o è visto come un peso quando non interessa = diventa di conseguenza una fatica. Non si è appassionati. Lo si fa perché si deve senza entusiasmo.
Ecco perché dopo il mio "risveglio" da subito mi è stato amorevolmente consigliato di fare ciò che mi piace: solo così possiamo entusiasmarci di quello che si sta facendo. Ad esempio gli appunti che si costruiscono al computer si possono pubblicare su internet: un lavoro utile a qualcuno è molto esaltante. È ancora più esaltante se il lavoro serve a molti, a tante persone. Ad esempio descrivere una situazione interiore.
" Prima o poi così facendo verranno alla luce dei desideri sconosciuti, dal punto di vista creativo: scrivere, mettere a confronto delle idee, così facendo mi cimento però in qualcosa di nuovo".
"Il fare porta alla realizzazione di me stessa": allora mi rendo conto che non sono una "scema", e scatta in me l'autostima.
"Anche se un campo qualsiasi non lo conosco, la conoscenza, però, impiegata per arrivare a gestirlo è un fascino".

Se una cosa mi piace, quindi, la devo fare e posso in qualsiasi momento interrompere ciò che sto facendo se ad es. sento forte l'esigenza di pregare.
* NB: "quando svolgo un lavoro, questo non deve assorbire tutto!".
"Devo utilizzare solo ciò che serve ai fini di quel lavoro. Io invece qualsiasi cosa faccia, la voglio comprendere nei minimi particolari, passarla ai raggi X".
"Scoprire che sono in grado di svolgere, autonomamente e di mia volontà, mentre faccio ciò che desidero e che mi piace, aumenta in me progressivamente l'autostima e soprattutto la certezza che si possono fare le cose semplicemente, senza problemi, senza drammi!

Le cose comuni si possono cioè affrontare con estrema tranquillità, senza credere di svolgere ogni volta una impresa! "Se si tratta per me di novità, mi adeguo di conseguenza, accetto: poi, con l'esercizio diventerà di conseguenza un esercizio automatico, un riflesso condizionato, in quanto subentra l'automatismo (diventano cose acquisite, una volta ripetute): ciò vale per tutte le persone normali".
"Se ciò non scatta vuol dire che, nel mio caso, sono stata condizionata dalla paura di sbagliare, di non ammettere un eventuale sbaglio, di fallire.
Ciò fa sì che si crei una tensione tale che non mi permette di fissare, per cui tutto il mio lavoro è sprecato, non è redditizio e non ho acquisito mai nulla! la mia mente, cioè, prende questo stato, questo meccanismo come normale e lo mette in atto sistematicamente, con grande spreco di energie!".

* Prendere ogni cosa da svolgere come perfetta tanto per il gusto di operare così, per soddisfazione propria, non è corretto: bisogna " saper dare l'esatto e ponderato valore" ad ognuna di esse, impiegando per ciascuna le energie adeguate, richieste e non di più!

In questo periodo posso sforzarmi a:

  1. continuare ad alternarmi nel fare ciò che desidero come un comportamento comune, normale, senza esigere la perfezione. Una volta che ci ho messo l'impegno è sufficiente.
  2. Non disperarmi per il domani, ma concentrarmi sull'OGGI e su una cosa per volta.
  3. Continuare a coltivare gli interessi ( è ciò che desidero, che mi piace fare) scoperti in questo lasso di tempo: letture spirituali e di altro genere, computer, cucina, casa, ecc.
  4. Ricordarmi sempre che la speranza è alimentata dalla fede. "L'anima è altro, ti fa volare da terra".
  5. "Dare il giusto peso alle cose". "Non ci si comporta allo stesso modo con tutte le persone, cioè la bravura e la furbizia consiste nell'adattare il tipo di discorso in base alla persona che si ha di fronte. In tale modo si orientano positivamente e con profitto le proprie energie e conoscenze".
  6. "Alcuni eventi si devono accettare così come sono, non ci si può disperare per essi (variabilità del tempo, collega o persona che si accetta con fatica, terremoti, malattie - quelle vere, non create da se stessi -, la morte stessa). Qui entra in campo la fede. l'uomo non può avere la presunzione di controllare tutto, di porsi sopra Dio. è legato alla nostra natura umana!".

"C'è una nuova Angela che sta nascendo, desidera qualcosa di nuovo, ha già realizzato cose che non aveva mai affrontato prima (leggere un libro spirituale, cimentarsi in cucina, nelle strade, ecc.)".

"Il fiore sta sbocciando".
- Poi verrà successivamente il tempo di mettere ordine in ciò che faccio!
"Ora è importante recepire, ascoltare quello che viene dal mio profondo! Poi lo organizzerò, non più come prima, ma in funzione di qualcosa di più alto; non più in balia degli eventi, ma unicamente in funzione di quello che più profondamente desidero!".
"Prima vivevo sì di emozioni (ancora ora), ma non di emozioni vere, del sentire, ma epidermiche e in base a quelle seguivo delle Diritture! Ero una canna sbattuta dal vento: ma, noi uomini non siamo destinati al caos!
Altra cosa è ascoltare veramente ciò che ti dice il cuore, quella che è la tua essenza! Il surrogato, invece, ti fa credere che quello sia ciò che veramente proviene dal tuo cuore.
- Si tratta solo di distinguere quelle pochissime cose da ciò che può essere la vera direttrice.
- La Vera Maestra è la nostra coscienza, però bisogna avere la vera capacità di sentirla, bisogna imparare ad ascoltarla: una cosa è possedere la capacità, un altro conto è non sapere usarla (v.d. intelligenza)".