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CAPITOLO TERZO L'AMARA
REALTA' Ritorniamo
a casa un po' sollevati anche se percepiamo che qualche
problema esista anche se non riusciamo a focalizzarlo. Un amico
ci consiglia un luminare della neuropsichiatria dove a
pagamento ci ripete le medesime cose detteci in Ospedale
aggiungendo un sospetto che il bambino potesse avere
problemi di udito. Proviamo
a effettuare delle prove per verificare la normalità
dell'udito di Roby, ma queste ci danno risultati
contrastanti, le sue risposte ci sono, ma non molto
sicure. Sara
riprende a lavorare scaduto il permesso di maternità e
Roby viene inserito all'Asilo Nido di Volpiano dove viene
subito accolto con amore e competenza da parte delle
educatrici. Patrizia
mi fa notare dopo una settimana che le risposte del bimbo
rispetto agli altri erano diverse; il bambino non reagiva
ai giochi sonori come gli altri e mi fa conoscere una
logopedista che consiglia una visita audiometrica
all'Ospedale Molinette di Torino. Chiedo un
permesso al lavoro, così fa anche Sara ed assieme alla
logopedista andiamo ad effettuare questa visita. Candina
un educatrice quando sono passato a prendere il bimbo mi
fa un incoraggiamento dicendomi: "speriamo in
bene" ma la sua voce lasciò trasparire una nota di
pessimismo. In
ospedale cerchiamo il reparto di audiologia e lo troviamo
nel sotterraneo, ci fanno accomodare in un corridoio
mentre la logopedista parla con il personale e dopo una
ventina di minuti ci fanno entrare in una stanza dove si
trovano 3 persone con i camici bianchi. Dopo una
serie di domande generali sullo stato di salute di Roby
inizia la visita. Su indicazione del dottore una
infermiera prende un pesante coperchio da una teca in
vetro e mettendosi alle spalle di Sara che stava seduta
con il bambino in braccio. Lasciò
cadere a terra il coperchio facendo sobbalzare tutti i
presenti tranne uno, il piccolo Roby, ripeté
l'operazione mentre un grande freddo mi penetrava nelle
ossa. Non sentii più il rumore del coperchio cadere,
guardai con le lacrime agli occhi il mio piccolino che si
stringeva a sua madre pallida, sconvolta. Avevamo capito
finalmente, Roberto era sordo. La visita
continuò, ci spostammo in una saletta per fare un esame
audiometrico che non diede nessun risultato perché il
bambino era stanco e non voleva collaborare. Una
dottoressa ci disse che bisognava fare
un'elettrococleografia e che per farla bisognava andare a
Ferrara. Ritorniamo
a casa, in macchina non diciamo una parola, Robertino
dorme incurante dei sobbalzi della Panda sulla strada in
riparazione. Lo sguardo di Sara si perde nelle campagne
che costeggiano la statale, non riesco a trovare le
parole per rompere quel maledetto silenzio. Fermo
l'auto davanti al cancelletto, e mentre spengo il motore
si affaccia Mariuccia la nostra vicina di casa che chiede
notizie, riesco a dire qualche mezza parola ed entro
subito in casa con il bimbo lasciando Sara a raccontare
quello ci avevano detto. Venne anche Maria Pia la figlia,
una nostra cara amica ad informarsi e questo non ci diede
fastidio perché con la famiglia Boninsegna si era
instaurato un rapporto bellissimo che dura ancora adesso. Sara
disse che doveva passare in ufficio a terminare un lavoro
e così rimasi solo con Roberto. Lo guardai mentre
dormiva sereno nella sua culla, dai miei pensieri veniva
fuori una sola parola sordo, sordo, sordo diedi un pugno
contro la parete, ma non sentii il minimo dolore mi
buttai sul letto e rimasi per un tempo indefinito a
guardare il soffitto ripetendo come una litania, non é
giusto. Il giorno
dopo andai al lavoro dovevo finire una lavorazione di un
particolare che bisognava consegnare con la massima
urgenza, il telefono squillava in continuazione
impedendomi di pensare a quello che mi struggeva. Arriva
Sergio il titolare e chiede come era andata la visita, in
poche parole lo metto al corrente, mi dice << se
vuoi andare a casa fai pure, capisco quello che
provi>>, rispondo che preferisco rimanere
perché mi fa paura rimanere da solo con i miei
pensieri. Questi
ricordi sono rimasti impressi indelebilmente nella mia
memoria. La logopedista che seguiva Roby dopo qualche
mese andò in maternità. Ne venne un'altra più giovane
e con molta voglia di lavorare che riusci ad interessare
il bimbo con il linguaggio dei segni togliendolo da una
pericolosa situazione di isolamento che esisteva
perché non reagiva agli stimoli sonori. Per Roby
scoprire che poteva comunicare rappresentò una grande
conquista lo rivedo tutto contento che insegnava a me ed
a sua madre i colori con il linguaggio dei segni. Visto
che non esistevano dei manuali sul linguaggio dei segni
assieme alla logopedista Carla pensammo di farne uno con
delle foto per permettere al personale dell'asilo nido di
comunicare con Roberto. Ma il
lavoro che era così ben avviato si interrompe
bruscamente, la logopedista viene trasferita e ne viene
un'altra che non ha l'esperienza necessaria e quindi
ricomincia il balletto. Mi accorgo che il bambino pativa
di tutti questi cambiamenti. Un mio
cugino sacerdote viene a trovarmi e mi chiede se posso
accompagnarlo a Cuneo in un convento. Lo accompagno e
delle Suore mi parlano della Scuola Specializzata per
sordi Andrea Fiora e mi danno la possibilità di poterla
visitare. Mi
ricordo ancora oggi la scena, Roby che prende per mano la
suora e tutti e due si allontano come due vecchi amici
complici lasciandomi con un palmo di naso. Quando
ritornano la suora mi dice " Sono trent'anni che
vedo bambini sordi e suo figlio se seguito da persone
competenti riuscirà ad integrarsi perfettamente
nella vita". Mi parla
della scuola specializzata Lorenzo Prinotti di Torino che
praticamente ha il loro stesso metodo e si meraviglia del
fatto che io non la conosca. Lascio Cuneo con una
speranza in più. Parlo di
questa scoperta con le persone che seguivano Roby e
queste mi dipingono questa Scuola a tinte molto fosche:
maltrattamenti, isolamento e tante altre cose che
tralascio. Incontrai
una Logopedista che molto correttamente mi disse quello
che pensava delle scuole Speciali e mi mise in
contatto con un Professoressa che aveva mandato suo
figlio alla Scuola Prinotti. Ci
ricevette a casa sua, ci fece conoscere suo figlio, ci
fece vedere i suoi quaderni e ci fece parlare con lui. La
Prof. mi disse che per lei era assurdo inserire un
ragazzino sordo profondo in una classe con 20 coetanei
udenti senza un sostegno adeguato. L'inserimento
lei lo fece nelle scuole medie quando il ragazzo aveva
ormai raggiunto una buona competenza del linguaggio
scritto e parlato. Il risultato lo avevamo davanti ai
nostri occhi: un ragazzo sereno e preparato non il
ragazzo frustrato e maltrattato che altri evidentemente
in malafede ci evocavano quando sentivano parlare di
Scuola Specializzata. Decidemmo
di portare il bambino al Prinotti e questo diede molto
fastidio alle persone che lo seguivano logopediste in
testa. Per impedire che io lo portassi a quella Scuola
erano disposti a fornirmi un autista ed un accompagnatore
che lo portasse a fare logopedia da loro, rifiutai
chiedendogli perché mi avevano per due anni fatto
andare da Volpiano a Torino (circa 25 KM) per 4 volte
alla settimana causandomi grossi disagi con il mio lavoro
e dal punto di vista economico. Andiamo a
vedere la scuola e decidiamo subito di iscrivere il Bimbo
alla Materna del Prinotti in una classe composta da tre
bambini sordi seguita da una insegnate specializzata che
li segue con competenza a volte in gruppo, a volte
individualmente. In questa
scuola materna vi erano anche delle classi con bambini
udenti con i quali potevano avere un proficuo scambio
lavorando nella stessa struttura e condividendo momenti
comuni. A
Volpiano intanto Roby riesce con ad instaurare un
rapporto bellissimo con Paola una bambina fantastica che
abita nell'appartamento sopra di noi. Passano
tre anni di favola con il bambino che fa dei passi da
gigante migliorando in tutti i campi, ma burocrati
illuminati decidono contro la nostra volontà di chiudere
il Prinotti. Scrivo
una lettera alla STAMPA di Torino al direttore Paolo
Mieli spiegando la situazione in cui si trova la mia
famiglia ed in particolare modo il problema delle scuole
per sordi.
La STAMPA
si occupa di Roberto con un articolo di Gianni Ranieri
dopo pochi giorni ricevo una telefonata dalla redazione
del MAURIZIO COSTANZO SHOW e il 21 Settembre del 1990
(giorno del mio compleanno) lo passo a parlare in
Televisione di Roberto e della Scuola per i sordi. Successivamente
mi chiamarono in altre trasmissioni televisive, ma è
molto difficile riuscire ad invertire una tendenza
consolidata, sono riuscito a farmi capire dalla gente
semplice, da operatori sensibili, insegnanti di classe e
di sostegno. Roberto riesce a fare al Lorenzo Prinotti
la prima e la seconda elementare, riesco a sapere solo 10 giorni prima
dell'inizio dell'anno scolastico 92-93 che non potrà frequentare la
terza insieme ai suoi amici. Lo
iscrivo alla Scuola elementare di Volpiano dove trova per
sua fortuna delle insegnanti sensibili che lo inseriscono
in una classe di 12 bambini udenti. Dopo i primi
inevitabili disagi portati dall'inizio dell'anno
scolastico alle maestre vengono affiancate due giovani e
preparate insegnanti di sostegno e Roberto riprende la
sua odissea, il lunedì ed il giovedì devo portarlo a
Settimo a fare Logopedia. Trovo
ingiusta e scorretta la mistificazione che è stata fatta
ai danni delle scuole per sordi e nello stesso tempo
condanno chi vede nella scuola pubblica solo persone
incompetenti, questa battaglia fra opposte fazioni
provoca solo dei danni alle persone che entrambi gli
schieramenti si propongono di aiutare. Sono
passati quattro mesi e dal punto di vista della
socializzazione Roby non sembra avere problemi, per il
suo apprendimento è troppo presto per poter dare dei
giudizi. Roberto non ha perso i contatti con i suoi amici
e rimane un ragazzino sereno spero che la scuola e la
società mi aiutino a farlo divenire un uomo sereno. |
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