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CAPITOLO SECONDO

LE PRIME PAURE

L'estate si trascina pigra, il caldo e l'afa non li posso soffrire, mi fanno star male la mancanza d'aria e il sudore che non riesco a staccarmi di dosso. Questo pomeriggio non ‚ cominciato affatto bene ho uno strano presentimento mentre guardo il pediatra che visita Roby noto, che diventa scuro volto, mi rendo conto che sta succedendo qualcosa di grave, un brivido mi fa raggelare, ma non é freddo nello studio ci saranno trenta gradi centigradi.

Guardo Sara speriamo che non abbia ricevuto la mia stessa impressione ma colgo nel suo sguardo una disperata richiesta d'aiuto anche lei spera di essersi di essersi sbagliata.

Leo così si chiama il pediatra mentre Sara riveste il bimbo mi dice che Roby ha una leggera forma di ipotonia mi spiega grosso modo cosa vuole dire" scarso tono muscolare" perché‚ il bimbo non tiene bene su il capo.

Comincia il dramma, ma allora non sospettavo minimamente quello che la sorte mi aveva spietatamente regalato.

Comincio a leggere libri ed enciclopedie ma tutto questo invece di fugare i miei dubbi li aumenta a dismisura. Leggendo una pubblicazione medica scopro che l'ipotonia poteva essere causata da un tumore al cervello, ma escludo automaticamente questa ipotesi.

Veniamo invitati a portare il bambino a periodiche sedute di fisioterapia ed incominciano i problemi sul posto di lavoro di entrambi perché‚ dovevamo alternarci per portare il bimbo presso un asilo nido qui a Volpiano ed a volte a Settimo Torinese.

A Settimo Torinese mi imbatto in una caricatura di Dottore uno specialista in neuropsichiatria infantile che dopo avere visitato Roby per 10 minuti si metteva dietro la scrivania e scriveva non so cosa per mezzora ed alle nostre richieste di sapere la diagnosi si limitava a dire che "andava tutto bene" in netto contrasto con tutti i suoi strani atteggiamenti.

La seconda volta che quel "Dottore" visitò Roby non riuscii a resistere, la rabbia repressa vinse sull'amarezza, e sulla rassegnazione, non potendo più accettare le umiliazioni che quel dottore ci dava, trattandoci come deficienti.

Messo alle strette disse, bontà sua, che Roberto aveva una grossa lesione al cervello oppure un tumore, non ricordo bene cosa altro disse, ma propose un immediato ricovero all'Ospedale Infantile di Torino. Immaginate lo stato d'animo di quei momenti.

Con una valigia in mano ed il morale sottoterra ci rechiamo in ospedale, in quei momenti l'amore tra me e Sara é stato fondamentale, ed abbracciati, con il bimbo in braccio varchiamo la soglia dell'Ospedale infantile.

Una capo sala dai modi cordiali ci riceve e ci assegna il letto, nella camera con tre lettini troviamo altri bambini già ricoverati ed anche alla vista di un profano gli altri due erano molto gravi; il più piccolino aveva 6 mesi e nel suo lettino agitava la testa continuamente mentre vicino al letto la madre un po' spettinata piangeva in continuazione.

L'altro vicino di letto di Roberto era una bambina di tre anni che aveva una disfunzione  non cresceva ed era assistita dalla nonna.

Non avevamo ancora disfatto la valigia e veniamo invitati ad uscire dalla stanza perché‚ passavano i dottori per le visite veniamo chiamati dalla Dott. Peluso responsabile del reparto che ci chiede come mai avevamo portato Roby nel reparto di Neuropsichiatria Infantile perché‚ secondo lei il bambino era perfettamente a posto dal punto di vista neurologico.

Sara mi guarda raggiante mentre io non riesco a trattenermi ed esprimere il mio parere sull'operato dell'esimio dottore che ci aveva fatto passare giorni di ansia e sofferenze. La Dott. Peluso scrisse un lettera, a quel... diciamo dottore, dove praticamente gli dava dell'asino patentato.

 

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