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Diventare padre Il
camioncino corre rumorosamente sulla tangenziale Nord di
Torino diretto a Rivoli con il materiale che devo
consegnare urgentemente perché la Signora Giulia
della FDM mi è sembrata molto arrabbiata, ma non
esistono problemi riuscirò ad essere nel cortile della
"sua" Ditta per mezzogiorno. Il sole
splende alto nel cielo e la giornata un po' ventosa ha
spazzato la cappa di smog che in genere grava su Torino e
mi permette di vedere le Alpi in tutta la straordinaria
bellezza ma oggi anche se ci fosse stato il diluvio
universale lo avrei trovato stupendo infatti cosa mi
diceva la Signora Giulia con quella voce così stridula a
proposito del ritardo nella consegna del materiale? Non
me lo ricordo ed è meglio così. Oggi
nessuno riuscirà a rovinarmi la giornata domani scadono
i giorni che il ginecologo ha dato per il parto di mio
figlio di Roberto, si, si chiamerà Roberto lo trovo
giusto per lui anche se è Sara che lo ha proposto. Vorrei
gridarlo al mondo intero sarò padre e invece non mi
accorgo che sto gridando come un cretino dentro la cabina
di un camioncino che corre alla folle velocità di 50
Km/h. Mentre mi sorpassa un camionista francese mi guarda
con un aria tra l'incredulo e lo stupito e io penso
sicuramente dirà " ils sont fous ces
italiens". Finita
questa consegna dovrò tornare in ditta e spero che venga
presto l'orario di uscita perché domani sarà il
grande giorno dovrò andare a casa a dare una mano
a Sara a preparare la valigia, che scemo come se non
sapessi che Lei non aspetta certo me per fare la valigia
e, se non sbaglio, è già pronta da due mesi. Sara si
è preparata con molto scrupolo infatti il corso di
training autogeno fatto in Ospedale ci servirà; sono
calmissimo dovrò bere un ettolitro di camomilla questa
notte per riuscire a dormire e meno male che sono venuti
i miei genitori dalla Calabria con loro mi sento più
sicuro. Domenica
13 Maggio 1984 il grande giorno è arrivato, Sara mi dice
che sono cominciate le contrazioni, cerco di stare calmo
ma non riesco a trovare le chiavi dell'auto che avevo in
mano e mi comporto come un attore delle vecchie comiche
che esorta alla calma gli altri che sono tranquilli. Arriviamo
in Ospedale dove avevamo seguito un corso di preparazione
al parto. Vedere delle facce conosciute mi rilassa un
po'. Incontriamo un'altra coppia che aveva fatto il corso
con noi ed anche loro come noi erano in attesa del primo
figlio. Mentre
Sara viene portata in sale travaglio io rimango sotto con
mia madre che cerca di placare le mie ansie, le mie paure
ed in quel momento mi sono accorto di quanto mi sia
vicina anche se lei abita in un paesino
di montagna in Calabria, nascerà sano non
preoccuparti mi diceva e comunque gli vorrai bene. Dopo un
po' scende un dottore e mi dice che c'è ancora tempo e
posso andare a casa per un paio di ore, ma rifiuto mi
sono preparato per assistere al parto e non voglio
mancare quando Roberto arriverà. Alle tre
del pomeriggio mi dicono che posso salire in sala
travaglio. Mentre indosso il camice bianco e la cuffietta
penso chissà le risate che si farà Roby quando appena
nato vedrà suo padre conciato così. Sara è
su un lettino, gli occhi chiusi, geme si lamenta mi
avvicino piano le prendo la mano gli do un bacio sulla
fronte madida di sudore, apre gli occhi e mi sorride
dicendomi " Era ora che arrivassi, pensavo che non
volevi assistere ". Cerco di
confortarla ma i dolori si fanno sempre più forti, mi
sento impotente e ridicolo penso a mia madre a tutte le
donne di questo mondo ed alla frase biblica"
partorirai con dolore" non è giusto ma la
sofferenza aiuta l'Uomo e lo migliora mi accorgo che da
oggi guarderò con un'altra ottica la vita. Verso le
16 viene portata in sala parto e dopo un po' di concitate
manovre del personale medico vedo Roberto. Dio ti
ringrazio! Sono padre non riesco a ricacciare indietro le
lacrime di gioia, Sara sorride guardando con tenerezza
quel piccolo esserino piangente che la cerca. Scendo di
sotto di corsa per comunicarlo a mia madre ma nella
fretta non mi ero tolto la cuffietta e tutto
l'abbigliamento sterile suscitando l'ilarità delle
persone che erano in sala di attesa. Aspetto
una mezzoretta che mi sembra un secolo e finalmente
scende l'infermiera con Roby e me lo da tenere ed io
impacciato come uno pinguino che non riesco a tenerlo per
paura di fargli male, mia madre mi toglie il problema
prendendolo fra le sue braccia. Spero che
dimettano presto Sara e Roby perché mi da fastidio
tutta questa confusione che cè in Ospedale
la culla e la carrozzina sono pronte, pronta anche
la sua cameretta con la tappezzeria con gli orsetti e le
nuvolette. Il primo
mese passa come un sogno, gli amici che telefonano,
auguri, tutine, regali e la sensazione bellissima di
essere in tre, anche se Sara mi trascura per Roberto non
sono geloso. Domani
devo accompagnare Roberto dal pediatra per un controllo,
il bimbo cresce bene, mangia, reagisce bene agli stimoli
esterni. " Non ci sono problemi, il bimbo
sano e cresce bene " mi dice il pediatra. Tiro un
sospiro di sollievo dicendo a Sara " Vedi
tutto suo Padre, per fortuna di te non ha preso
niente". Un
calcio negli stinchi quello che riesco a rimediare
con questa infelice battuta che era un tentativo di
punzecchiarla perché la vedo un po' preoccupata,
ma penso che sarà la stanchezza perché ieri notte
il bimbo non ha dormito e lei ha dovuto passeggiarlo per
tutta la notte, con me non voleva stare. Gli
racconto quella freddura che ho sentito per radio
stamattina mentre andavo a lavorare." Adesso va di
moda chiamare i ciechi videolesi, i sordi audiolesi, sai
dirmi chi sono i tirolesi?" Un sorriso amaro si
dipinge sul suo volto. " Non riesco a capire come si
possa essere così idioti per fare simili battute,
scommetto che li pagano anche." |
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