Nel recensire questa produzione
dei Vìator bisogna per forza di cose partire dalla qualità
della registrazione. Tutta l'incisione è stata oggetto di un
pesante lavoro di compressione, tanto da risultare digitale in ogni
suo respiro, poco "vera" nel risultato. Basta ascoltare
la batteria di "Unsaid" oppure le chitarre di Livin' a lie"
per farsi un'idea concreta di ciò che intendo. Questa situazione
non è sicuramente ascrivibile ai musicisti, ma comunque da
rilevare.
E' un cd che comunque potrà piacere molto agli appassionati
del genere, ma che a mio parere rivela che c'è ancora molto
da lavorare, soprattutto a livello di pre-produzione. Alcune scelte
sono abbastanza incomprensibili (ad esempio il passaggio tra il bridge
e l'ultimo ritornello di "Dirty Day" o il controcanto del
ritornello di "Livin' a lie", per citarne un paio), condizionando
la qualità totale del lavoro.
Dal punto di vista artistico, i Vìator buttano giù una
miscela di vari toni musicali, passando dal rock tendente all'hard
("Dirty Day", "Livin' a lie"), a melodie più
orecchiabili ("Unsaid", "Flames Follow"). Di sicuro
non hanno la pretesa di inventare nulla e quello che fanno comunque
lo fanno sufficientemente bene, ma si sentono pesantemente gli echi
di gruppi come i Guns'n Roses (e discendenti) che fanno apparire l'intera
produzione molto datata. Questo problema è riconoscibile soprattutto
nelle chitarre (le distorsioni sono di plastica e tutte uguali, fate
qualcosa!), che sono la base portante dell'intera incisione. La sezione
ritmica, poco appariscente come da copione, si limita a seguire ed
accompagnare le suite chitarristiche, cercando quasi di non "disturbare"
troppo. Non fa eccezione la voce, calante in molte occasioni, massacrata
da un mixaggio che tende a metterla in secondo piano rispetto al resto.
I Vìator hanno comunque la possibilità di migliorare
notevolmente; sarà importante lavorare su una maggiore ricerca
a livello di suoni e cercare di scrollarsi di dosso l'eredità
sonora dei gruppi che tanto li influenzano.
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