Certamente un progetto non raffazzonato,
questo The Dust, perchè è curato nei dettagli, abbastanza
ben registrato e ben prodotto, forse anche troppo. Non è mia
intenzione portare fiero la bandiera del minimalismo, dei nuovi suoni
(o meglio, delle nuove citazioni dei vecchi suoni), dell'attuale scena
indie alternativa (che a furia di essere alternativa non è
più alternativa...), ma azzardo che questo bel lavoro mi sembra
un po' fuori dal tempo, e che un recensore, indipendentemente dal
suo gusto, debba segnalarlo.
Sembra un'opera rock, con echi del monumentale Tommy degli Who, forse
dei Pink Floyd di Barret e del primo Waters, addirittura qualche scorribanda
tra i Fab Four, e sicuramente uno pseudo-glam, con assolini urlanti
modello May, eccessivamente spinto, per essere nel 2006. Ma soprattutto,
e questo tengo a sottolinearlo, per una buona mezz'ora di disco mi
immagino schiere di trombettisti e coristi che cantano a squarciagola
e ballano insieme vestiti di bianco, e a certe tracce associo colonne
sonore dei film di Bud Spencer e Terence Hill. E c'è del reggae,
del soul, una carrellata revival tra anni 60 e 80: troppa carne al
fuoco e poca personalità.
Il proprio gusto, dicevo... difficile scrivere senza tenerne conto...
però mi sforzo di dire che questo è un bel disco, ci
sono delle idee interessanti, ma per farvelo piacere dovrete entrare
in una dimensione di world music (?) che io stento a capire, almeno
a tratti. Confesso che dopo averlo ascoltato dieci volte per scrivere
questa recensione, non lo ascolterò più, e mi terrò
il ricordo di qualche interessante svarione psichedelico, con l'umile
consiglio ai The Dust di continuare pure così, ma magari di
rivolgersi ad un mercato più specializzato (o acculturato?
Nostalgico?) per farsi produrre questo cd.
Se permettete, io passo, titubante.
|