Di certo non si può ascoltare
questo cd senza la dovuta attenzione. Non se ne coglierebbero le finezze,
i suoni sottostanti, le dinamiche.
Bisogna viverlo un po', per capirlo.
I Garden Dust hanno in corpo dosi massicce di esperienza e di cultura
musicale: il loro front-man, Swanz, è una di quelle persone
che vivono per l'arte, artisti a tutto tondo, che curano i loro prodotti
in maniera quasi ossessiva, ma con il cuore. Dategli una chitarra,
una sala, un microfono, un' armonica e una sigaretta: si trasformerà
in arte, Swanz, e verrete catturati dalla sua eccentrica teatralità.
Può darsi che lo odierete, ma questo fa parte del gioco: le
mezze misure sono troppo razionali per questo tipo di musica. Nessuna
mezza misura, se si chiudono gli occhi mentre suona la tromba suadente
di Ivan Bert, la sezione ritmica precisa e accattivante di Marco Rossini
e Domenico Mottura e i suoni ricercati di Luca Iorfida, ottimo polistrumentista
(chitarra, pianoforte, vibrafono, rumori). Poi Swanz suona chitarre
ruvide e canta, urla e sussurra testi curati ("Le storie di una
notte sono le migliori che puoi avere: tu non hai abbastanza tempo
per annoiarti delle sue banalità. Lei non ha abbastanza tempo
per tradirti"), e liriche appassionate, "tra il confidenziale
e il declamatorio", alla Tom Waits, Nick Cave, Leonard Cohen,
Calexico, Mark Lanegan, quei cantautori che hanno trasformato in arte
pura ogni loro gesto, parola, suono. Come fa Swanz, come fanno i Garden
Dust. |