Indice:
01 Editoriale
Attualità
02 Settimana di preghiera
03 Jürg Kleemann: Marco 7, 31 - 37. Fa sentire i sordi e fa parlare i muti
04 Ecumenismo
05 Messaggio del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano
Informazioni basilari
06 Il protestantesimo
Pensiero del mese
07 Rudolf Bultmann: la vita autentica
Il nuovo anno comincia con una buona notizia: bollutnet ha registrato quasi
100 iscrizioni, e con un avvenimento sul quale è indirizzata l'attenzione
di questo bollut: l'annuale "Settimana di preghiera per l'unità dei
cristiani". Ringrazio il Pastore Jürg Kleemann che ci ha messo a
disposizione una sua esegesi del testo centrale di questa settimana. Auguro
a tutti un buon anno 2007 che come spero sarà dedicato soprattutto allo
studio della teologia secondo la massima biblica: cercate per primo il regno
di Dio e tutto il resto vi sarà sopraggiunto.
Vostro Dieter Kampen (DK)
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02 Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani
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Come ogni anno, dal 18 al 25 gennaio si svolge la settimana di preghiera per
l'unità dei cristiani. È una settimana in cui si prega insieme per l'unità
e si promuovono incontri di vario tipo.
Esiste dal 1968 ed è un'iniziativa del Consiglio Ecumenico delle Chiese e
del Pontificio Consiglio per la Promozione dei Cristiani.

Il
Consiglio Ecumenico delle Chiese (sigla: CEC; il nome inglese è World
Council of Churches, letteralmente: Consiglio Mondiale delle Chiese
http://wcc-coe.org)
nato nel 1948, riunisce attualmente 348 chiese membri e raggruppa in
un'unica, vasta comunione quasi tutta la cristianità mondiale, tranne la
Chiesa cattolica romana, che partecipa come "osservatrice". Essa
è però membro della commissione del CEC "Fede e costituzione",
la quale è responsabile per la Settimana di Preghiera.
Ogni anno la settimana si articola intorno ad un testo biblico, quest'anno
Marco 7,31-37, sul quale il Pastore Jürg Kleemann ci mette a disposizione
una riflessione che ci dovrebbe preparare agli incontri che come spero
frequenterete con assiduità. (DK)
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03 Jürg Kleemann: Fa sentire i sordi e fa parlare i muti
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Jürg Kleemann
APPUNTI DELLA TEOLOGIA DI MARCO
FA SENTIRE I SORDI E FA PARLARE I MUTI
Vangelo di Marco cap.7, 31 - 37
(Studi Ecumenici, Anno XXIV,3, S.Bernardino Venezia 2002, Settimana
di Preghiera 2007)
1) Retorica per la città babilonica.
Perché non sperimentare, per una volta, a leggere, ascoltare e comprendere
un racconto miracoloso con attenzione al linguaggio onirico e figurato, al
linguaggio delle immagini? Si intende così non trascurare la dimensione
dell' immagine a solo vantaggio della tradizione della parola. Si segue in
ciò un autore considerato un classico della storia della forma, Martin
Dibelius, che annoverò i racconti del genere del sordomuto tra le novelle.
[1]
Così facendo, egli caratterizzava un genere letterario che non vuole o non
vuole più annunciare ma raccontare. Proprio il genere di testo che si confà
alla cultura ellenistica della
decapòlis, questo aldiquà pagano
in contrapposizione alla Galilea ebraica. Il racconto miracoloso sostituisce
il mito degli dèi e dei loro interventi; Gesù giunge a far concorrenza ad
altri dèi ed ai loro rituali di guarigione. Si noterà che lo sguardo si
volge alla cultura cittadina; l'indicazione del luogo della
decapòlis
è preceduta dai nomi delle città di Tiro e Sidone. Se con ciò
l'itinerario di viaggio di Gesù si fà più disagevole, l'ascoltatore
dell'epoca però comprende subito che si tratta della prosecuzione di un
cammino che porta attraverso l'estero, in culture pagane e per giunta
urbane. Questa lega di città della
decapòlis è tutta all'opposto
della Galilea rurale del nordest, delimitata dal Lago Tiberiade. Presso le
sue rive si trova un'altra città della lega, Gadara chiamata altrove
Cerasa : essa sarà teatro di un'incontro di Gesù con dèmoni (Marco cap.5)
che si impossessano di un branco di maiali. Il loro autodefinirsi come
"Legione" (
legio in latino) rinvia alle truppe di
occupazione romane ed al fatto che la
decapòlis si trovasse sotto
dominio straniero. Presenze demoniache sono quindi collegate in questo
caso alla dominazione straniera, l'occupazione si esprime anche nella
"possessione" di singole persone da parte, appunto, di uno spirito
"esterno".
L'intera area delle dieci città nella sua costituzione politica e
dipendenza da Roma si trova in una situazione etnica e culturale che ne fa
il luogo ideale per un racconto che presenta Gesù come uomo che compie
miracoli adoperando tecniche dai poteri quasi magici. Questo potrebbe aver
giovato allora alla propaganda preparatoria per il vero annuncio classico
dell'annuncio del Vangelo. Inteso così il racconto della guarigione del
sordomuto ed altre narrazioni evangeliche di Gesù ricorderà ad un lettore
contemporaneo come possano essere necessarie in una Italia delle religioni e
della cultura urbana l'utilizzo di modelli retorici e rappresentazioni
figurate che non si allontanano molto dalle forme similari dei
Vangeli. Ma questi racconti non parteciperebbero della centralità del vero
messaggio evangelico. Non solo Dibelius e anche Bultmann sono a favore di
questa concezione, che si ritrova piuttosto diffusa negli studi esegetici.
[2]
Un
certo imbarazzo nella maggior parte dei commenti al testo incoraggia il
tentativo di leggere il racconto del sordomuto come espressione di un
linguaggio che non segue la logica descrittiva. Si tratterebbe quindi di una
corrispondenza tra linguaggio e fatti dove la lingua non funziona come una
carta topografica, non ha bisogno di illustrare un terreno o di fotografare
un'accadimento per essere veritiera.
[3]
Sebbene orientata in questa direzione, la severa coscienza scientifica del
teologo deve spazientirsi alla lettura della guarigione del sordomuto, deve
disconoscere ogni possibilità d'essere reale alla dimensione miracolosa di
questi racconti biblici, censurarli addirittura tacciandoli d'essere
"primitivi".
[4]
L'esegeta, il predicatore come guaritore - magari chirurgo?- tratta
così il testo ed i suoi vari narratori come pazienti più o meno
neurotici: essi, nel ripetere continuo dei loro racconti onirici, si
rivelano essere prigionieri di una illusione. La elaborazione omiletica ed
esegetica di essi punta quindi ad una sorta di terapia: essa libera e lascia
posto al vero, latente nocciolo che si cela negli strani ed onirici
avvenimenti - ad esempio il "Kerygma".
Perché non lasciare il teologo in questo ruolo di terapeuta all'ascolto del
testo scritto? Non tanto come chirurgo ma piuttosto con l'aspettativa che
egli faccia attenzione ad altre possibilità dell'utilizzo del linguaggio
nel racconto del sordomuto! Si palesa l'arte dell'ascolto comprensivo e
paziente, senza peraltro sminuire le parole del testo ne gli altri metodi
della sua interpretazione.
[5]
Un'atteggiamento terapeutico, questo, che un maestro della disciplina,
Sigmund Freud, applicava ai racconti dei suoi pazienti.
2) Sogni per la città
Il racconto ha fretta; la guarigione si svolge "subito" o
"d'un tratto"! Perchè in città ci si sposta più velocemente che
in campagna, specialmente su strade costruite sul modello romano, con angoli
retti e ben diritte. La vita tuttavia si fa anche più anonima, casi
desolanti come un povero, un malato ed appunto anche un sordomuto non
destano più grande attenzione. Si cammina, si passa velocemente l'uno
accanto all'altro. Non c'è più lo scorrere lento e circolare del tempo, il
ripetersi ciclico nella natura, con periodi prefissati tra raccolto e
semina, tutto procede adesso con sbalzi al ritmo degli avvenimenti
della vita cittadina. Processi si addensano, si cristallizzano sino a
diventare "eventi" (detto in termini contemporanei): d'un tratto
si erge qua un sordomuto guarito. Gli occhi di tutti, allenati dalla
geometria della città, si portano subito su questo nuovo evento. Ed
esso ci deve essere raccontato per sorprendere, da scoop, in modo
immaginoso, onirico, da cose non ancora viste. Si ascolta e si sogna ad
occhi aperti: questo guarito illumina come un lampo: uno scenario che
sbalordisce, un mondo migliore nel quale tutto è possibile.
Le cose che promettono i taumaturghi e medici miracolosi, i maghi venuti
dall'oriente, ed i templi di Aesculapio - dove proprio nel sogno si rivelava
la ricetta di guarigione! -, eccole realizzate! E altri miracoli si
realizzeranno ancora. Non si chiede nemmeno a chi ascolta di credere, non
viene presentato nessun conto in controparte. Nella comunità dei seguaci di
Gesù si svelano momenti di un mondo fino ad allora solo sognato di vita
guarita, così almeno insistono nei i loro racconti.
3) Il mago Gesù Cristo
L'attenzione si volge verso la mano di Gesù. Essa si erge, ben visibile,
imponente, molto vicina; una vicinanza, quella tra Gesù ed il
"paziente", che dà nell'occhio. Quali sono le regole alle quali
essa ubbidisce? Alcune mosse si susseguono veloci con una sicura leggerezza
quasi magica. Il linguaggio della mano non segue in questo la lingua e
l'ordine delle parole nella loro successione lineare visibile e dominante
nella scrittura. Proprio lo scriba è una figura tipica della cultura
cittadina, mentre altre attività manuali in città sono piuttosto proprie
delle classi più basse o del lavoro degli schiavi. Gli artigiani come il
ceramista o il fabbro ci ricordano tuttavia che nell'evoluzione dell'uomo si
svilupparono attraverso la mano altre possibilità di comunicazione,
specialmente con i gesti particolari delle arti figurative. Gli artigiani
sono accanto ai guerrieri, agli scribi ed ai sacerdoti maestri di pratiche
manuali autonome. Nel ambito del nostro racconto, la mano guaritrice ha un
proprio potere, e segue dei ritmi che ha appreso da sé. Essa potrebbe anche
eseguire tecniche esorciste, per esempio nella lotta contro spiriti maligni.
Questo potere esorcistico della mano si pone di fronte al sordomuto: con la
vista può comprendere, la mano parla a modo proprio una sua parola averbale
che egli può capire. Un linguaggio simbolico, che anche il
lettore/ascoltatore riesce ad immaginare malgrado l'impoverimento della sua
capacità espressiva attraverso l'abitudine della scrittura come unica
espressione del linguaggio.
[6]
Ma quando il mutismo del sordomuto, espresso come "legaccio alla
lingua" viene sciolto, tutta la sua miseria è interpretabile
come prigionia, sotto l'influsso di potenze demoniache. "I corpi sono
le superficie eloquenti in cui si iscrive il potere."
[7]
Nella stessa zona geografica questi fenomeni si erano ripetuti, palpabili ,
visibili agli occhi di tutti, come si constata negli episodi precedenti
della guarigione dell'indemoniato e della donna schizofrenica. Persino il
comando "
Ephatà" appartiene a questo ambito di gesti
esorcisti. Alla mano che guarisce si aggiunge ora la parola magica,
pronunciata in una sorta di lingua straniera: l'orientale era, nella cultura
romana ed ellenistica un richiamo a forze misteriose. In ogni caso la forza
performativa dell'imperativo, in questa funzione arcaica, fa sì che si
compi qualche azione. A questa dimensione dell'ingiunzione verbale si
aggiunge l'espressione del corpo, in questo caso un sospirare , collegato
allo sguardo rivolto al cielo. Si intravede quasi in un baleno un
mondo interamente contrapposto: esso è visibile, palpabile, tangibile. Si
apre il paradiso precluso, si alza un cancello: il sordomuto si rivela
essere un' anima, viva, insufflata da divina e creatrice potenza.
Eccolo d'un tratto capace di risposta quale creatura che respira, così come
la descrive la Torà nella Genesi. "Dio il Signore formò l'uomo dalla
polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e
l'uomo divenne un'anima vivente."(2.7). La narrazione traduce l'essere
in presenza di Gesù come un ritorno alla condizione paradisiaca originaria
della buona creazione - "egli ha fatto tutto per il meglio"! In
questo "meglio" si cristallizza oniricamente tutto un universo,
tempo e spazio si fondono nel balenare di un'istante - logica del sogno: la
magia di un mondo nuovamente creato e così sanato si compie nel
bel mezzo di una cultura estranea e pagana. Ad essa si fa incontro per un
momento il Dio creatore della Genesi, per il quale essa non dedica nè
tempio nè strada: "...già nuovo cielo e nuova terra in piccolo".
[8]
Mano liberatrice, parola liberatrice, ascolto e parlare liberato; non
saranno, questi dei sogni ad occhi aperti in cui le illusioni infantili si
creano una realtà propria?
4) Paese dei balocchi dell'infanzia e Regno dei cieli
Coloro che fino a questo punto hanno tentato pazientemente di ascoltare e
vedere ciò che il racconto vuol mostrare, sono però adesso invogliati ad
interrogarlo criticamente da terapeuti: Sono desideri infantili che usano
questo linguaggio? Lingua dei sogni, lingua dei desideri, ritorno al mondo
infantile, al paese dei balocchi dove non c'è limite al potere
dell'immaginazione... Una moneta della fantasia che fa cenno ad un guadagno
illusorio, non reale. Visto che Sigmund Freud è gia stato nominato quale
maestro nell'arte di ascoltare, è bene ricordarlo adesso anche come
terapeuta che promette guarigione ai raccontatori di miracoli; egli vuole
liberare da regressioni che ci rituffano nel fango primigenio del mondo dei
prodigi e dell'infanzia; ci invita fuori attraverso l'aria aspra per
giungere sul terreno solido della realtà. Così si potrebbe anche
descrivere lo sforzo chiarificatore dell'esegeta: da una fede infantile alla
fede adulta e ragionata.
Ma ci si potrebbe tuttavia chiedere se invece un'affidarsi così infantile -
fides qua! - ed il desiderio di narrazioni prodigiose non siano proprio
nella linea del vangelo di Gesù: "se non diventate come i
bambini." . Forse Freud, come già Agostino, ha del mondo del bambino
è un' idea accentuatamente pessimista e quindi per lui la regressione nel
sogno ed nei desideri sono una ricaduta fatale (una caduta nel peccato! ).
Ma si potrebbe vederla invece nella logica dei vangeli come una progressione
[9]
: ciò che non è ancora mai esistito diventa palpabile e visibile, si può
mettere un piede nel regno di Dio; esso si trova presso il nostro prossimo,
all'indirizzo del sordomuto, della donna syrofenicia, e con loro presso una
comunità che supera le frontiere tra le culture. La chiesa che riunisce
ebrei e pagani, schiavi e liberi, sani e malati balena già per un attimo
nel racconto come fosse una realtà
[10].
Crolla in questo modo non solo la frontiera etnica e culturale tra le
persone, ma anche quella tra chi è "normale" e chi è
stigmatizzato.
Ancora una volta si alza la voce critica del teologo: ma l'ideale sarebbe
allora di fantasticare con i vangeli? Di avere in un certo senso
"allucinazioni evangeliche"? In realtà è il contrario: L'Io
bambino di chi racconta ed il suo immaginario onirico di un mondo illeso
incontra una forte resistenza in noi lettori/ascoltatori. La misera realtà,
il mutismo e la sordità, forzano ad abbandonare le illusioni. Ma
proprio in questo conflitto, l'Io infantile non si vuole arrendere, si
proietta nel sordomuto con anima e corpo, si affida al potere che può far
sentire i sordi e parlare i muti. Una aspettativa il cui effetto si
tradusse, dai tempi delle prime comunità cristiane, nello sforzo continuo
delle chiese e dei movimenti cristiani di fornire assistenza ed ospitalità
(si veda la storia degli ospeda!i), e che fu efficace per il bene delle
persone, che la società del tempo destinava, nel migliore dei casi, ad una
esistenza vegetativa.
5) Acclamazione
Il racconto in un primo momento vuole aprire l'orecchio e la bocca al
lettore/ascoltatore. Quest'ultimo è lui stesso il sordomuto; diventa
cosciente del suo potere di sognare, e più ancora, può cercare per i suoi
sogni e desideri una pratica esistenziale.
Provando a dirlo altrimenti: le immagini del racconto mostrano un mondo già
agli esordi, che nel vangelo viene annunciato come regno di Dio e si rende
visibile. Il lettore/ascoltatore si può chiedere, di fronte a queste
immagini, se era sotto l'influsso di un brutto incubo. Uno di quegli incubi
nei quali non si riesce ad aprire bene la bocca, non si trova la parola
giusta, nè parlando nè ascoltando. Si è rinchiusi in una paralisi dalla
quale ci si risveglia madidi di sudore per constatarsi sollevati, o meglio,
liberati, che il mondo è tutt'altra cosa, che parlando ed ascoltando vi si
può prendere parte. E questo è un motivo più che sufficiente per
esplodere in un grido di giubilo e stupore - acclamazione come elemento
delle storie prodigiose - che appartiene alle intenzioni della
narrazione: "egli ha rimesso tutto a posto!". Ecco che si
svegliano i sognatori, così salutano l'albeggiare del Regno che verrà,
ecco il suono del loro Amen alla favola prodigiosa...
Già tutto a posto, ma non ancora proprio tutto a posto... Ma allora è
necessario impegnare tutte le energie per il miglioramento di ciò che è
buono, per un vero ascolto ed un vero parlare. Sogni paradisiaci? Sì.
Perché "egli ha rimesso tutto a posto!"- che per orecchie
ebraiche è un rimando alla Torà, al "ki tov" del Creatore
(Gen.1.31).
In terreno pagano, per gli "increduli" il Verbo del Creatore deve
farsi visibile: sentire il vangelo, rispondere ad esso con il credo
"egli ha rimesso tutto a posto", per questo l'uomo ha orecchie e
bocca. E se ciò volesse dire poi che l'uomo cittadino e pagano (qualcosa di
diverso da "secolarizzato"?) va trattato come il sordomuto, che
per guarirlo è necessario rivolgersi ad esso con un linguaggio di immagini
e di sogni quasi audiovisivi?
La cosa che risulta vistosa è che l'acclamazione rivolta al taumaturgo Gesù,
era riservata nelle città romane al solo imperatore, che sempre più doveva
anch'egli dimostrarsi capace di compiere prodigi.
L'intenzione della composizione del vangelo di Marco diventa qui tracciabile
come segreto che impone la legge del silenzio. Nella decapòlis, in
mezzo all' impero romano, Gesù viene già acclamato quanto Kyrios, e lo sarà
poi pubblicamente alla fine, sotto la croce - con le mani inchiodate!- con
il riconoscimento del centurione: "veramente quest'uomo era figlio di
Dio".
Jürg Kleemann
Testo già pubblicato in: Studi Ecumenici, Anno XXIV,3, S.Bernardino Venezia
2002, Settimana di Preghiera 2007
[1] M.
Dibelius riprende con "Novelle" una differenziazione dalla
tradizione ebraica tra Aggrada (materiale storico) e Halakka (Regole
di culto e morali).
Die Formgeschichte des Evangeliums, Mohr,
Tubinga 1961, pp 26 ss. pp.75 ss.
[2] Due
esegeti diversissimi quali Clévenot e Theissen concordano nella loro
critica ad una interpretazione che vuole attribuire un significato
marginale alle narrazioni miracolose nell'annuncio evangelico di Gesù.
Sulla "relativizzazione delle storie miracolose" si veda:
G.Theissen,
Urchristliche Wundergeschichten, Chr.Kaiser, Gütersloh
1974, pp. 287 - 295. M. Clévenot,
So kennen wir die Bibel nicht (Approches
matérialistes de la Bible), Chr.Kaiser, München 1978 , p. 138 :
"Il vangelo di Marco è in primo luogo la testimonianza di una
forza vitale che nemmeno la morte non riesce a distruggere. Non c'è
quindi da stupirsi se la buona reputazione della pratica di Gesù riposa
(1.28) sul fatto che egli costringa corpi abbattuti dalla febbre, dalla
malattia e dalla morte a ridestarsi."
[3]
N.Frye ha sostenuto che l'uso della lingua nel mondo moderno a partire
dall'Illuminismo si configura come rappresentazione e descrizione del
mondo oggettivo: "l'uso moderno del linguaggio è stato quindi sempre
più condotto a definire la realtà oggettiva del mondo in base al
presupposto che oggettivo significhi reale..." .
Il grande codice, la Bibbia e la letteratura, Einaudi,Torino,
1986, pp.33-37.
[4] Fu
sopratutto Drewermann che, sulle orme dell'interpretazione dei sogni
psicoanalitica insistette perché si iniziasse dal sogno e non dalla
parola; si veda a tal proposito la sua interpretazione del
vangelo di
Marco, Walter, Freiburg 1989, 4.ed.
[5]
Francoise Dolto, un autore classico nella lettura psicoanalitica dei
Vangeli pone l'accento sui limiti di questa ed ogni altra interpretazione:
" ...le parole devono restare le stesse in un testo, é questo il
punto di riferimento, la pietra di paragone. Ciascuno, leggendole, vive le
sensazioni che ne trae, ma se, dopo aver letto uno scritto, ciascuno ogni
volta ne modificasse il testo, esso diverrebbe come gomma da masticare.
Non ci sarebbe più nessun testo. Al contrario, questo testo dei vangeli
è in grado di destare in ognuno un immaginario diverso.ciascuno si
accosta ai testi biblici con la propria cultura, con il proprio capitale
di esperienze..e poiché lo Spirito attraversa questo testo, in ciascuno
può risvegliarsi qualcosa di nuovo." in:
Psicanalisi del vangelo,
Rizzoli, Milano 1978, p.78.
[6]
L'antropologo A. Leroi - Gourhan ha contribuito in modo decisivo alla
comprensione dello sviluppo del legame tra mano e parola; qui interessa la
sua distinzione che aiuta la comprensione del linguaggio figurato del
racconto: "Negli Antropini primitivi, la mano e la faccia in un certo
senso divorziano e le vediamo porsi in concorrenza per cercare un nuovo
equilibrio, la prima per mezzo dell'utensile e la gesticolazione,
l'altra della fonazione.nella fase del grafismo lineare che caratterizza
la scrittura, il rapporto trai due settori subisce una nuova evoluzione:
fonetizzato e lineare nello spazio, il linguaggio scritto si subordina in
modo totale al linguaggio verbale fonetico e lineare nel tempo.la
scrittura tende quindi a una concentrazione delle immagini, una rigorosa
linearizzazione dei simboli.un'impoverimento dei mezzi di espressione
irrazionale."
Il gesto e la parola, vol.II, Einaudi,Torino
1977, p.246 ss.
[7]
S.Natoli,
La verità in gioco, Feltrinelli
, Milano
2005,p.68,vale come riferimento agli scritti di M.Foucault. La sua analisi
del nesso corpo-potere offre una traccia per l'interpretazione del
sordomuto che andrebbe ben oltre i tentativi esegetici consueti perché
apre l'orizzonte della storia del corpo.
[8] Così
la stupefacente interpretazione che E.Bloch ha dato delle storie dei
prodigi di Gesù come di "salti" e "lampi" ; al
nunc
stans dei mistici presso Gesù: "la tradizione popolare è
tornata, e con essa il folclore del prodigio...non era solo la sfera
primitiva della magia, che si è diffusa nel nuovo testamento a traverso
contadini e pescatori. Si tratta anche di determinazioni del tutto
nuove...Gesù come messia, Gesù come il regno dei cieli venuto vicino
agli uomini. Entrambi sono prodigi profondi... Il prodigio come rottura
con la normalità prende con Gesù la sua espressione più
radicale...vuole certamente essere nuovo cielo e nuova terra in
piccolo..."
Das Prinzip Hoffnung, Suhrkamp, Frankfurt1967,
p. 1544.
[9]
E.Bloch ha elaborato questa energia volta al futuro del sogno in modo
particolare dove sottolinea la distinzione basilare tra sogno diurni e
sogni notturni (
Das Prinzip Hoffnun, pp.128).
[10]
"ll vangelo di Marco è leggibile come il racconto base di una nuova
comunità religiosa anche da un altro punto di vista. Si mostra già,
nella vita di Gesù, intorno alla sua persona, la futura nascita di una
comunità di ebrei e pagani. La predicazione di Gesù giunge dalla Galilea
fino nei territori pagani confinanti. L'evangelista Marco mostra le
difficoltà da superare lungo tale cammino." G.Theissen,
La
religione dei primi cristiani, Claudiana,, pp. 223 -228.
Ogni domenica professiamo la nostra fede nell'unica chiesa. È chiaro che ci
può essere solo una chiesa perché Cristo è uno solo. Però è una chiesa
creduta. Sotto gli occhi invece abbiamo una moltitudine di chiese antiche e
giovani che sono divise tra di loro. Così come non possiamo accettare un
mondo con povertà, con ingiustizie e con discriminazioni, tutte cose
contrarie alla nostra fede, così non possiamo accettare che la chiesa sia
divisa. L'ecumene è dunque parte integrante dell'essere cristiani.
Il dialogo è inoltre importante per la pace e la convivenza costruttiva in
un mondo globalizzato. In Italia il numero dei cristiani ortodossi e
evangelici cresce continuamente a causa dell'immigrazione.
Questo però non significa ecumene ad ogni prezzo. Il dialogo deve sempre
tendere verso la verità che è Cristo. Il dialogo anticipa nella preghiera
in modo spirituale l'unità creduta e serve per scoprire se le diversità
sono espressioni legittime della fede in Cristo, per mettere le proprie
verità in questione, per crescere insieme verso l'unico centro e per
arricchire la propria visione con altri aspetti della verità.
Se pensiamo a 30 anni indietro - o anche solo a 20 o addirittura a 10 -
vedremmo quali grandissimi passi in avanti sono stati fatti. Naturalmente la
situazione può essere da città a città molto diversa, ma in generale i
progressi non sono negabili. Innegabile è però anche una certa stanchezza
che in alcune comunità si mostra. Molte aspettative sono state deluse. Gli
anni novanta hanno terminato con l'importante Dichiarazione congiunta sulla
dottrina della giustificazione tra luterani e cattolici (1999, nel 2006
firmata anche dalla Chiesa metodista) che afferma un consenso basilare su
quella questione che stava al centro della Riforma. Da questa firma ci si
aspettava un salto in avanti nel dialogo. Invece finora il documento è
rimasto senza conseguenze concrete. L'infelice riproposta delle indulgenze a
un anno dalla firma, atteggiamenti non cambiati come p.es. l'esclusione dei
divorziati dall'eucaristia o anche eventi casuali come p.es. il recente
rifiuto del funerale a Piergiorgio Welby mostrano che nella sua espressione
ufficiale la Chiesa cattolica romana non ha ancora recepito il "per
sola grazia". Nel 2000 l'enciclica "Dominus Jesus" e la
"Nota sull'espressione 'chiese sorelle'" che nega alle chiese
della Riforma lo stato di chiesa è stato un duro colpo per l'ecumenismo. In
seguito altri documenti e dichiarazioni hanno confermato una linea di
conservazione e di delimitazione.
Naturalmente non poteva mancare una reazione da parte evangelica. Nel 2001
la Chiesa evangelica tedesca (EKD) ha pubblicato un documento sulla
comunione ecclesiale in cui la Concordia di Leuenberg (1973), base della
comunione tra luterani e riformati (e altri), è stata presa come modello da
seguire. Secondo questo modello è sufficiente per la piena comunione che
sia raggiunto un consenso su ciò che siano l'Evangelo e i sacramenti. Ciò
è logico, perché, secondo la posizione luterana, parola e sacramenti
suscitano la fede e perciò stanno alla base della chiesa che è l'assemblea
dei fedeli. Però è anche chiaro che questo concetto non è accettabile per
la chiesa cattolica e le chiese ortodosse in quanto per loro la chiesa come
istituzione e con i suoi ministeri ha un ruolo chiave per la salvezza. Da
questo punto di vista un consenso sulla chiesa e sui ministeri dovrebbe
aggiungersi a quello sull'Evangelo e i sacramenti. Recentemente (2004/2006)
la Chiesa evangelica in Germania ha inoltre pubblicato un documento
sull'ordinazione che dalla Chiesa cattolica è stato appreso con delusione.
Perciò momentaneamente nessuno si aspetta grandi progressi immediati. Tanto
c'è molto lavoro da fare nel dialogo con le altre chiese evangeliche e le
chiese ortodosse e qui le cose sono in movimento. Importante è che anche lì
dove la situazione sembra difficile si mantenga l'impegno ecumenico, perché
dove i grandi fiumi conducono poco acqua è importante che i piccoli
ruscelli portino acqua alla terra affinché non si trasformi in deserto, ma
continui a portare frutti. (DK)
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05 Messaggio del Consiglio delle Chiese Cristiane di
Milano
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Messaggio del
Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano
Settimana di
preghiera per l'Unità dei Cristiani 2007
Care sorelle e cari fratelli
nel Signore,
il nuovo anno è appena iniziato e a nome di tutti i componenti il
Consiglio delle Chiese di Milano, desideriamo farvi giungere gli auguri più
sinceri di serenità e di pace.
In questa occasione vogliamo ricordarvi alcuni importanti appuntamenti
ecumenici che avranno luogo prossimamente.
Iniziamo dunque con il richiamare alla vostra attenzione la Settimana di
Preghiera per l'Unità dei cristiani che, come di consueto, si svolgerà
dal 18 al 25 Gennaio. Vi rammentiamo che i
testi e le liturgie vengono ogni anno scelti da gruppi ecumenici di base
di paesi diversi. Il materiale di quest'anno proviene da un gruppo di
cristiani di una zona del Sudafrica in cui circa il 50% della popolazione
è colpita dall'AIDS. Ciò che rende più difficile un aiuto concreto è
il muro di silenzio che avvolge tale situazione e che impedisce alle
vittime di parlare e a noi di udire il loro grido.
L'Evangelo scelto per la Settimana di Preghiera ci invita a rompere questo
silenzio, a far sentire il grido degli emarginati. Siamo chiamati a
pregare insieme e a lasciarci illuminare dalla testimonianza di credenti
lontani ma vicini in Cristo, anzi parti di un unico corpo (1 Cor.
12,19-26).
Pregare insieme fra credenti di diverse confessioni diviene così un farsi
carico delle sofferenze altrui rompendo il silenzio e accogliendo la
testimonianza di fratelli uniti a noi dalla stessa fede.
La strada dell'ecumenismo è quella di convertirsi tutti a Gesù Cristo
perché avvicinandoci a lui ci avviciniamo fra di noi: un processo
spirituale che ci porta a trovare una strada per avanzare sotto la guida
dello Spirito. Un grande avvenimento ci attende nel settembre 2007: a
Sibiu, in Romania, dal 4 al 9 settembre si terrà la terza Assemblea
Ecumenica Europea. Dopo gli appuntamenti di Basilea (1989) e di Graz
(1997) questo terzo incontro si propone di rinnovare e rafforzare il modo
di intendere e vivere il rapporto fra le Chiese.
Le sfide di oggi non sono infatti rivolte alle singole chiese ma sono
sfide al cristianesimo. Ad esse possiamo solo rispondere insieme in un
atteggiamento autenticamente evangelico. In questo spirito ci rivolgiamo a
tutte le chiese cristiane di Milano alla vigilia della Settimana per
l'Unita dei Cristiani in cui le chiese cristiane, consapevoli della
propria responsabilità, la assumono e ricercano vie concrete per mettere
in atto azioni che hanno origine da un essere tutti figli di uno stesso
Padre.
La Charta Oecumenica già sottoscritta il 22 aprile 2001 a Strasburgo
dalla Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e dal Consiglio delle
Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE), ci impegna a annunciare insieme in
modo credibile il messaggio del Vangelo per contribuire insieme come
Chiese alla riconciliazione dei popoli e delle culture.
Al termine di ogni capitolo della Charta Oecumenica viene ripetuto
"noi ci impegniamo" indicando così tutte quelle persone che si
riconoscono unite nella Fede dell'Unico Signore Gesù Cristo e che
percorrono un cammino irreversibile di dialogo a al tempo stesso
comprendendo anche le chiese che, almeno ufficialmente si sono impegnate a
lavorare in tale senso.
Noi ci impegniamo esprime anche la consapevolezza che l'impegno delle
Chiese deve diventare visibile. La conclusione di questo processo sarà la
celebrazione ufficiale della firma della Charta Oecumenica da parte delle
chiese cristiane della città in occasione della seconda assemblea di
Osare la Pace per Fede (organizzata da giovani cristiani di varie chiese)
che si terrà a Milano nell'aprile di quest'anno. In questo contesto la
firma della Charta Oecumenica, prevista per il prossimo 14 aprile,
rappresenterà una testimonianza di dialogo fraterno compiuto e un impegno
per il futuro del cammino ecumenico.
Nell'anno appena iniziato ci aspettano dunque momenti di incontro e di
dialogo di grande rilievo e il CCCM augura a ognuno di voi la gioia di uno
scambio reciproco di doni e l'entusiasmo di unire i propri passi a quelli
di tante sorelle e di tanti fratelli cristiani. nella nostra città e nel
mondo.
Per il Consiglio delle Chiese
Cristiane di Milano
Padre Traian Valdman, presidente
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06 Evangelici e protestanti: chi sono?
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Un mezzo fondamentale e indispensabile dell'ecumene è aumentare la
conoscenza reciproca per superare pregiudizi e per scoprire vie comuni.
Cominciamo dunque da noi stessi.
Il nome "evangelico" viene dal greco e significa "buon
messaggio". Inteso è certamente il messaggio biblico di Gesù Cristo
per cui in un certo senso tutte le chiese sono evangeliche. Il termine
"protestante" deriva da un evento storico: durante la seconda
Dieta Imperiale di Spira nel 1529 furono revocate le decisioni della prima
dieta di Spira che aveva concesso una certa tolleranza verso gli evangelici.
In reazione a questa revoca i rappresentanti evangelici scrissero una
protesta da cui deriva la denominazione "protestanti". Questa
denominazione, inizialmente data dagli avversari, più tardi fu usata anche
dagli evangelici stessi, in quanto nel linguaggio del XVI sec. "protestare",
"testare-pro, a favore" significava anche attestare
solennemente davanti a tutti, impegnarsi in una pubblica testimonianza pro
qualcosa o qualcuno. Con "Protestantesimo" si indica anche un
fenomeno di una pietas liberale nel mondo evangelico soprattutto
dell'ottocento. Però in Italia si usa il termine anche come sinonimo di
"evangelici", cosa che però non è del tutto corretta.
Come evangeliche si definiscono generalmente le chiese della Riforma e tutte
le chiese o movimenti che nell'arco dei secoli sono sorte basandosi sui
principi fondamentali della Riforma. Questo però non significa che le
teologie delle chiese evangeliche sono tutte compatibili tra di loro. Tra
alcune chiese c'è un pieno riconoscimento, tra altre non c'è niente.
Come ragioni per la Riforma e la nascita successiva di altre chiese
evangeliche si sono date le più diverse spiegazioni: irrigidimento o
decadenza della chiesa, ragioni politiche e di potere, persone carismatiche
ecc. Tutte queste spiegazioni rappresentano un pezzo di verità, ma non
possono spiegare il problema a fondo.
Ogni teologia è legata ad una cultura che a sua volta si basa su un insieme
di idee fondamentali, che Thomas Kuhn ha definito come paradigma. Se il
paradigma cambia, cambia tutta la cultura, il suo modo di pensare e anche la
sua teologia. Perché nel 1054 ci fu il scisma tra la chiesa d'oriente e
quella d'occidente? Perché la chiesa d'oriente era basata sulla cultura
greca e quella d'occidente sulla cultura romana. Quindi c'erano due
paradigmata diversi, due modi di pensare diversi, due modi di concepire la
realtà, la storia, Dio, l'uomo e il rapporto tra loro. La loro teologia e
spiritualità erano profondamente diverse anche se i "dogmi" erano
gli stessi. Fin dall'inizio si erano verificati divergenze e fraintendimenti
e la data 1054 è solo una data per caso per una divergenza che prima o dopo
doveva essere ufficializzata.
Intorno al 1500 finisce un'epoca e comincia un'altra. La visione del mondo
(Colombo, Copernico), dell' uomo (rinascimento, umanesimo) e della cultura
(stampa) cambia profondamente. Si verifica un cambio di paradigma e tutto
sommato la Riforma è l'espressione di questo cambio di paradigma:
l'istituzione cede il posto all'individuo, la fede personale diventa più
importante rispetto alla chiesa. La visione statica del mondo e della società
cede il posto a una visione sempre più dinamica. Il pensare in categorie di
sostanza viene sempre più sostituito da un pensare in relazioni.
Con il passare del tempo si verificano altri cambiamenti di paradigma. Per
questa ragione nelle scuole la storia viene spesso insegnata in blocchi
(epoche) ed e anche la ragione, per cui si può distinguere gli evangelici
con una certa coerenza in gruppi secondo la data di nascita.
Si dovrebbe però distinguere tra cambiamenti parziali di paradigma e
cambiamenti fondamentali. I cambiamenti piccoli possono spesso essere
integrati nella cultura e nella teologia senza comportare una rottura. Così
l'affermarsi del pensare scientifico al tempo dell'illuminismo rappresenta
sicuramente un cambiamento di paradigma, che però era solo parziale.
Infatti sono nate chiese nuove, ma questo non rappresenta un fenomeno di
massa. Mi sembra però che i cambiamenti degli ultimi 100 anni in tutti i
campi della scienza, della società e della cultura abbiano causato un
cambiamento fondamentale di paradigma. Infatti sono nati i movimenti
pentecostali e carismatici che già oggi contano un mezzo miliardo di
persone e che fra una generazione potrebbero diventare la maggioranza tra i
cristiani.
Però con il cambio del paradigma le chiese legate ai paradigmata delle
epoche precedenti non spariscono semplicemente. Rappresentano pur sempre una
visione completa e coerente del mondo che riesce sempre ad condurre il
fedele a Dio, a condizione che accetti le basi del sistema. Un altro fattore
per la sopravvivenza delle chiese storiche è il fatto che si evolvono,
integrando parti del nuovo paradigma nei loro sistemi.
Vorrei in seguito riportare uno schema di sottodivisione delle chiese
evangeliche avvertendo però che un tale schema non fa giustizia a tutti i
movimenti e chiese, che ognuna per se hanno una propria storia individuale,
che inoltre può divergere notevolmente all'interno della stessa
denominazione, secondo la nazione in cui si trova.
1. Le chiese della Riforma
La Riforma si sviluppò soprattutto in due rami: quello luterano (Lutero: i
Luterani) e quello riformato (Calvino: i Riformati, i Calvinisti, i
Presbiteriani e in Italia i Valdesi, che nati a partire dal 1180 aderirono
nel 1532 alla riforma svizzera). A questi si aggiunge la Chiesa anglicana
che ha integrato elementi di ambedue le chiese e mantiene anche elementi
della tradizione cattolica. Tra queste chiese storiche ci sono larghe intese
e tra luterani e riformati un pieno riconoscimento.
2 Chiese del risveglio (17-19esimo secolo)
Soprattutto nel '700 e '800 aveva luogo un risveglio che sottolineava il
rapporto personale con Dio, lo studio della Bibbia, la santificazione della
propria vita e la diaconia. Spesso questo risveglio si verificava
all'interno delle chiese, ma conduceva anche alla formazione di nuove:
Fratelli Moravi, Metodismo (e da questo nel '900 l'Esercito della salvezza),
Battismo (le origini del Battismo vengono spiegate in modi divergenti).
Generalmente oggi queste chiese tendono al dialogo con le chiese della
Riforma e formano insieme a loro il gruppo delle chiese storiche.
3. Le chiese fondamentaliste (19esimo secolo)
Il pensiero scientifico e dinamico-evolutivo cambia il mondo nel '800. Nasce
il fondamentalismo e i movimenti apocalittici. A loro appartengono gli
Avventisti, le Assemblee dei fratelli, le Chiese di Cristo ed anche gruppi
che non sono da raggruppare insieme agli evangelici, in quanto non
riconoscono il principio fondamentale della Sola Scrittura, come i testimoni
di Geova e i Mormoni.
Tra le chiese nominate gli Avventisti sono in dialogo con le chiese
storiche, mentre gli altri hanno poco contatto con esse.
4. Le chiese pentecostali e carismatiche (20-21esimo secolo)
Come inizio del movimento pentecostale viene riconosciuto il 1906. Nascono
un'infinità di comunità e movimenti che spesso sono indipendenti oppure
uniti in federazioni e crescono a un ritmo molto veloce. Anche all'interno
delle chiese storiche esistono movimenti pentecostali (p.es. nella chiesa
cattolica il movimento "Rinnovamento dello Spirito"). Questi
movimenti mettono al centro l'esperienza diretta dello Spirito.
Generalmente le chiese pentecostali si vedono come eredi della Riforma, ma
sono anche molto coscienti delle differenze rispetto alle chiese storiche.
Infatti l'esperienza diretta dello Spirito con le conseguenti rivelazioni e
profezie mette in questione il principio protestante della "sola
scrittura" ed è una ragione per la varietà teologica ed espressiva
del pentecostalismo. A questa varietà corrisponde il fatto che alcuni
movimenti si sentono più vicini alle chiese evangeliche storiche, altri
invece meno. Questo carattere del pentecostalismo cambia anche il modo di
fare ecumene. È difficile fare un dialogo su un livello di vertice, perché
anche se si trova un organismo rappresentativo (p.es. federazione) non si sa
se i risultati verranno recepiti e quanto durevoli potranno essere. Invece
il dialogo si svolge primariamente alla base e qui non sono tanto decisive
le convinzioni teologiche, ma è decisivo quanto singole persone e comunità
riescano a convincere in qualità di veri cristiani nella vita di ogni
giorno. (DK)
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07 Rudolf Bultmann: la vita autentica
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Naturalmente ciò (la indisponibilità della vera vita) è escluso
dalla filosofia, la quale ritiene invece che l'autenticità debba esser
sempre raggiunta decidendosi per essa: anzi è addirittura del parere che
per l'uomo conoscere la propria autenticità equivalga ad esserne già
padrone. (.)
Invece secondo il Nuovo Testamento l'uomo ha perduto la possibilità di
fatto (di raggiunger la vera vita), e quindi anche la conoscenza
dell'essere che gli è proprio ne risulta falsata, essendo legata
all'illusione di padroneggiare quell'essere medesimo.
Perché mai, piombando nel suo decadimento, l'uomo ha perduto l'effettiva
possibilità di diventar padrone del suo proprio autentico vivere? Perché
nello stato di decadimento ogni atto dell'uomo è un atto dell'uomo
decaduto. (.)
Se la vita autentica è quella vissuta nell'abbandono, fallisce la vita
autentica non solo l'uomo che vive, invece che nell'abbandono, di quel che
è a sua portata di mano, ma anche quello che intende l'abbandono come una
meta a sua portata di mano e non vede che la sua autentica vita può essere
esclusivamente dono.
Rudolf Bultmann: Neues Testament und Mythologie, 1941
Citato da: Rudolf Bultmann: Nuovo Testamento e mitologia. Il
manifesto della demitizzazione, gdt 41, Queriniana, Brescia 72005,
pag. 150s
SITO
ECUMENICO INTERRELIGIOSO TRIESTE FVG
Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace - WCRP-FVG
"...non ci sia tra voi nessun altro debito
se non quello
dell'Amore scambievole perchè chi ama il prossimo suo
ha adempiuto a tutta la Legge..."