Prosegue nella Chiesa Serbo ortodossa di S.Spiridione e termina nella Chiesa cattolica di S.Antonio Taumaturgo.
Tutti sono invitai all' agape che segue la celebrazione.
Sabato 22 maggio 1999. Ore 20.30
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Primo incontro dei giovani delle chiese cristiane di Trieste.
I giovani delle Chiese : avventista, cattolica, elvetico-valdese, greco e serbo ortodossa, luterana, metodista, spinti dal desiderio di vivere un'esperienza comunitaria, hanno preparato un incontro di preghiera al quale tutti, nessuno escluso, sono invitati.
Domenica 21 giugno 98, alle ore 17 presso la sala parrocchiale della Chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione (via Genova, 12) dopo una breve testimonianza di fede resa da ognuno dei giovani delle varie confessioni che hanno preparato, pregheremo insieme e ascolteremo la Parola di Dio scelta per questa occasione. Le letture sono tratte dagli Atti degli Apostoli ( At 2,1-13) e dalla prima lettera di Paolo ai Corinti (1Cor12,1-11;13,1-13).
Metteremo in comune la gioia che abbiamo provato nel preparare insieme la riflessione alla Parola di Dio. Ci saranno le preghiere spontanee e poi il Padre Nostro che sarà recitato nelle varie lingue.
Termineremo lincontro con una cena fraterna durante la quale condivideremo quello che ognuno di noi avrà portato.
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PROPOSTO DAL SETTORE GIOVANI E DALLE ALTRE CHIESE CRISTIANE DI TRIESTELaddove ciò che unisce è più forte
Domenica 21 un incontro ecumenico di preghiera e fraternità Quella che ci apprestiamo a vivere, domenica 21 giugno, è senza dubbio un'occasione speciale di incontro fra giovani cristiani che desiderano conoscersi per annunziare insieme "le grandi opere di Dio" (At 2,11). È una consapevolezza, questa, che ci deriva dall'avere già sperimentato, da alcuni mesi a questa parte, nella preparazione forse a volte faticosa ma certo sempre arricchente per tutti, la presenza viva ed efficace dello Spirito di unità che ci ha già riempiti di doni. Innanzitutto del dono della scoperta di tanti fratelli, giovani come noi, che, seppur in modi diversi, con noi condividono il fondamento stesso dell'essere Chiesa: la fede in Gesù Cristo morto e risorto. Abbiamo così potuto toccare con mano che non è una frase fatta, o una sciocca illusione consolatoria, sostenere che sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono, o meglio, che le cose che ci uniscono sono di gran lunga più importanti di quelle che ci dividono.L'appuntamento del 21 giugno, allora, potrà essere a suo modo un evento storico, un segno forte da lanciare alla città ed alla nostra stessa comunità cristiana, per testimoniare senza tentennamenti che il dialogo fra le Chiese non è un'utopia fuori dalla storia, ma che l'ecumenismo è una realtà concreta anche nella nostra diocesi, tra i giovani della nostra diocesi. Ci prepariamo quindi a questa festa come ad un dono dello Spirito Santo, che ci farà scoprire la ricchezza delle nostre Chiese sorelle e, soprattutto, delle persone che ad esse appartengono e che, già negli incontri di preparazione, abbiamo imparato a riconoscere come fratelli in Cristo.
Il programma della giornata è presentato da un volantino che recita: "Nello Spirito di Dio siamo invitati all'incontro ecumenico di preghiera e comunione fraterna preparato dai giovani delle Chiese avventista, cattolica, elvetico-valdese, greco e serbo ortodossa, luterana e metodista di Trieste". Prenderà avvio alle ore 16.45 presso la sala parrocchiale, da poco ristrutturata, della chiesa serbo ortodossa di San Spiridione in via Genova 12. Ci sarà una presentazione delle singole comunità cristiane che hanno aderito all'iniziativa proposta dai giovani di Azione Cattolica, ma che ha trovato subito gioiosa accoglienza dai giovani delle altre comunità cristiane e dai rispettivi pastori. Si passerà poi in chiesa, dove - attraverso l'ascolto della Parola di Dio, una breve meditazione preparata assieme dalle varie comunità, alcuni istanti di riflessione e il canto di alcuni salmi - si svolgerà il momento comune di preghiera e d'invocazione dello Spirito Santo.
Terminerà l'incontro ecumenico una cena fraterna durante la quale verrà condiviso ciò che ognuno avrà voluto portare.
Sul valore dell'incontro è Vladimir Soso della comunità serbo-ortodossa di Trieste a riferirci la sua esperienza di ecumenismo e come si sta preparando insieme agli altri giovani a questo evento: "L'ecumenismo, credo l'abbiamo praticato noi, il nostro gruppo che si è incontrato più volte, in questi mesi in preparazione della serata di fine giugno. Tra noi giovani, laici cristiani delle diverse comunità, delle diverse Chiese di Cristo, c'era questa disponibilità di mente e di cuore l'uno verso l'altro. C'era la convinzione, la volontà e la fiducia di poter fare insieme questo momento di preghiera e di comunione fraterna".
"Quello che ci può unire - conclude Vladimir - si è rivelato molto più forte delle differenze storiche e dogmatiche. Questa testimonianza, vogliamo portarla a tutti, sperando di riviverla ancor più pienamente nell'incontro del 21 giugno".
Ecumenismo: "Che cosa vuol dire? Che cosa ne pensiamo? Non è facile parlare di ecumenismo e non è neppure facile attuarlo - sottolinea Pierdavide Coisson che parla a nome delle comunità elvetico-valdese e metodista di Trieste -. Sovente sembrano tante parole al vento. Forse è più facile fare ecumenismo in pratica, lavorando insieme su qualcosa di concreto, piuttosto che addentrarsi nei problemi teologici. Cose da fare non mancano: ad esempio aiuti umanitari, volontariato... Lavorare per un fine concreto comune può anche portare ad un cammino insieme su un piano teologico, che rimane sempre un terreno molto difficile da percorrere senza scannarsi a vicenda. Un incontro come quello del 21 giugno può essere un buon inizio per stabilire un primo contatto e imparare a confrontarci".
"Ma riusciremo ad andare avanti o questo incontro sarà qualcosa che finirà nel nulla?", si domanda ancora Pierdavide. E conclude il suo intervento donando a tutti una buona regola da seguire per un dialogo ecumenico costruttivo e solido:
- conoscersi;
- ascoltare e riflettere prima di parlare;
- non fare proselitismo;
- non aggredire.
"Questi sono solo alcuni spunti disordinati - asseriscono infine i giovani metodisti e valdesi - che testimoniano quanto sia delicato per noi un discorso con altre confessioni religiose; è una sfida che abbiamo voglia di accogliere. Cominciamo col conoscerci e poi...".
È Linda, direttore della gioventù avventista di Trieste, a mandarci questo intervento quale contributo a comprendere meglio gli orizzonti che ci accomunano nel cammino ecumenico: "Pur non aderendo ufficialmente al Cec (Consiglio ecumenico delle Chiese) la Chiesa avventista segue con estremo interesse gli sviluppi del Movimento ecumenico. Il suo impegno non si limita però ad una valutazione "distaccata" del fenomeno. Da un lato vive al suo interno confronti di opinioni diverse e dall'altro si apre all'esterno verso rapporti sempre più positivi e produttivi di collaborazione con le altre comunità cristiane. Nel crescente clima di dialogo si respira un'aria nuova che facilita notevolmente una migliore conoscenza dell'altro e maggiori legami, più stabili perché più genuini, di sincera amicizia e fraternità. La vera unione di tutti i credenti cristiani non può però limitarsi alla sottoscrizione di un documento di dichiarazione di fede sulla base di un credo minimo accettabile da tutti. Essa è invece l'obiettivo di un percorso molto più complesso e impegnativo, che non può solo attenuare le divergenze dottrinali tra le Chiese, ma vuole puntare piuttosto alla loro composizione per riaffermare i principi fondamentali della dottrina cristiana dalle origini. È importante che l'ultima parola sia comunque sempre quella di Dio. Per percorrere insieme questa strada occorre necessariamente vivere l'incontro senza scontro, usare il dialogo senza contrapposizione, applicare la "teologia" dell'ascolto attivo e forse anche accettare la possibilità del mettersi in discussione. Strada facendo si potranno così registrare reciproci arricchimenti, nella condivisione delle proprie esperienze spirituali, con la piena libertà di valutazione dei loro contenuti e la disponibilità a valorizzare i significati".
(dal settimanale cattolico "Vita Nuova") di venerdì 12 giugno 1998, a cura di Paolo Salich)
INTRODUZIONE DELLINCONTRO di domenica 21 giugno 98.
La gioia di ospitare dei fratelli Saluto di accoglienza e presentazione del pomeriggio da parte di Vladimir Soso della Comunità serbo-ortodossa di Trieste Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,vi rivolgo amorevoli saluti e un caldo benvenuto all'inizio di questo incontro ecumenico voluto e preparato dai giovani delle Chiese cristiane della nostra città. Su iniziativa dell'Azione Cattolica ci siamo radunati avventisti, cattolici, elvetico-valdesi, metodisti e ortodossi, greci e serbi. Per motivi tecnici manca la Chiesa luterana, che è quindi spiritualmente con noi. Il saluto è da parte di questo piccolo gruppo i cui partecipanti sono di tutte queste comunità , che riunendosi più volte ha preparato questa serata di comune preghiera, di migliore reciproca conoscenza e dello stare insieme. Altrettanto esprimo un caldissimo benvenuto da parte della Comunità serbo ortodossa, alla quale appartengo, che è gioiosa di potervi ospitare nella propria parrocchia e, per la preghiera, nel tempio di San Spiridione Taumaturgo.
Vi dico, in breve, come si articola questo incontro. Sarà composto da tre parti:
- la prima, da svolgersi qui, in questa sala, è dedicata alla PRESENTAZIONE di ogni Chiesa e Comunità. Vuol dire, in un tempo contenuto, raccontare un po' l'insieme delle ragioni storiche, culturali, poi di culto, sociali in genere, che ognuno riconosce tra le più importanti e interessanti della propria Comunità o Chiesa. Siamo d'accordo che, a discrezione di ognuno, ne possa far parte un'eventuale testimonianza di fede, oppure dei canti, il che sembra prestarsi bene a questi scopi. Alla fine di ogni presentazione come anche alla fine di tutte quante, sono ben accette eventuali domande.
- La seconda parte dell'incontro è una PREGHIERA ecumenica, che sì svolgerà nella chiesa di San Spiridione. È stata composta, per quello che potevano essere le conoscenze liturgiche, e ancor più importante, la buona volontà e la voglia di pregare insieme, dal nostro gruppo di cui vi ho detto. La scelta delle letture e dei canti è stata ispirata proprio da questo nostro incontro. All'ingresso della chiesa troverete i fogli con i testi e le spiegazioni per poter prender parte attivamente alla preghiera, cosa che vi invito caldamente a fare. Un'informazione per rispettare le usanze dì chi vi ospita, nella chiesa non ci sono le sedie e si sta tutti in piedi, durante la celebrazione. La simbologia rispecchia il credo che tutti non siamo che pellegrini in questa terra, non siamo che di passaggio e altrettanto non ci sono posti riservati nella chiesa per nessuno, ognuno può avere l'accesso a qualsiasi posto.
- la terza e conclusiva parte è l'AGAPE, la cena fraterna per la quale torneremo in questa sala e condivideremo quello che ognuno di noi ha voluto portare e continueremo il nostro incontro in modo meno formale e programmato. Prima di passare a sentire le presentazioni, vorrei soffermarmi ancora un attimo sul perché di questo incontro cristiano ecumenico. La parola ecumenico, in origine, vuol dire universale, cosmico. Si dice oggi cristiano ecumenico per indicare che ci sono presenti più Chiese cristiane, per dire che i presenti sono universalmente cristiani. Noi sappiamo che Gesù Cristo, per il quale tutti ci chiamiamo così e che ha aperto a tutti la strada della redenzione, era ed è uno, come una ed unica era la Chiesa da Lui fondata. Ora, è fatto storico e umano che la Chiesa ha perso la propria unicità, la propria integrità, essendoci state nel corso dei secoli delle separazioni tra i cristiani ed essendoci oggi più organizzazioni non più nell'unica gerarchia che portano il nome Chiesa e che ritengono, ognuna, di professare nel modo giusto la fede in Cristo. Sforzandoci di considerare, se possibile un poco sopra le parti, questo fatto, vi si riconosce nient'altro che il nostro peccato umano. Quello stesso che diventò il segno della nostra specie, che spinse Adamo a voler essere alla pari di Dio. Quello stesso che ci fa pretendere di essere gli unici a possedere la verità vera e di essere, a fronte dell'altro, dalla parte della ragione. Questo fatto è piuttosto grave. Il nostro peccato ci ha fatto cacciare via dall'Eden, il nostro peccato non ha mancato di intaccare anche la Chiesa, che si è frantumata. Possiamo noi cancellare il nostro peccato? Possiamo noi riunificare la Chiesa? Possiamo tornare nell'Eden? C'è qualcosa che si può fare? Noi stiamo insieme qui cristiani di varie comunità, di varie Chiese di Cristo. Nonostante tutte le nostre Chiese non siano più un unico corpo in terra, noi stiamo insieme e preghiamo insieme. Nonostante ciascuna delle nostre Chiese insegni di essere quella giusta, noi ci riconosciamo tutti assieme cristiani e vogliamo conoscerci meglio, avendo la netta sensazione che quello che ci può unire è più importante e forte delle differenze. Anzi, consci di questo, non siamo più impauriti nell'incontrarci, ma affascinati e arricchiti dalle nostre differenze. Questo non vuol dire essere bravi maneggiatori e riuscire a girare tutto a proprio favore. Questo vuol dire che chi è umile e riconosce il proprio peccato riesce ad accogliere l'altro, gli può essere aperta la strada dell'amore tracciata dal nostro Signore. Vuol dire anche liberarsi dalla presunzione di dover stabilire il giusto in una questione così grossa com'è la Chiesa separata.Liberarsi per l'amore che apre al dialogo, che è la conoscenza, che già inizia a togliere i miti e le paure.
È per questo che abbiamo voluto fare questo incontro ed è questo che ci dà gioia e ci rende emozionati. Con questo spirito vi saluto e vi invito a prender parte a tutto quello che vogliamo fare questa sera. Cedo la parola a Claudio Caramia che ci ha aiutato molto nella preparazione di questo incontro, cosa di cui lo ringrazio vivamente.
In continuità con GrazIntervento di Claudio Caramia, del Gruppo ecumenico di Trieste
Desidero ricordarvi che è passato un anno da quando a Graz, in Austria, si è verificato un evento importantissimo. La città è stata testimone del fatto che quando le Chiese si lasciano rievangelizzare dal messaggio della riconciliazione avvenimento di cui Dio stesso prende liniziativa e che si compie nella Pasqua di Cristo , quando si sperimenta la preghiera in comune e il dialogo fraterno, proprio allora lecumenismo ritrova il suo significato più profondo.Esso risponde anzitutto alla vocazione dei cristiani delle differenti Chiese: nessuno dei battezzati può ormai pensare che la sua missione, la sua testimonianza, può essere vissuta indipendentemente dagli altri credenti.
Nessuna Chiesa può pensare di seguire, solitaria, i sentieri della propria fede, né di imporre la sua fedeltà come un modello per le altre.
Lecumenismo diventa così il modo nuovo dei battezzati di essere presenti nella società europea del Terzo Millennio. Solo dei cristiani che si sentono in cammino sulla strada della riconciliazione possono entrare con una parola nuova in una società dove tutto è concorrenza e lotta. lotta.
Così tutti noi che abbiamo avuto la grazia di essere lì presenti, abbiamo vissuto in prima persona questa "forza trascinante", che ci ha attirato verso lunità. E se anche cè stata qualche piccola nube, al vertice, noi dalla base abbiamo sperimentato leffetto di questa FORZA dello SPIRITO che tutto unisce.
La Settimana di preghiera per lUnità dei cristiani, questanno è stata caratterizzata da un versetto tratto dalla lettera di Paolo ai Romani ( Rm 8,14-27). ). Questa lettera inizia così: "Coloro che si lasciano guidare dallo Spirito di Dio, quelli sono figli di Dio " (nella versione interconfessionale). Ora cosa vuol dire "lasciarsi guidare dallo Spirito" se non che basta assecondare ciò che lo Spirito suscita?
Ecco perché noi oggi siamo qui a rendere lode a Dio per aver ispirato il desiderio di fare unAssemblea europea a Graz e di avere pure suscitato in noi il desiderio di ritrovarci qui oggi, attorno alla Parola, a rivivere qui oggi, la stessa esperienza di Graz.
Non si tratta quindi di ricordare, di commemorare se volete un fatto verificatosi un anno addietro, ma si tratta, invece, di dare lode a Dio perché ci fa sperimentare di nuovo la gioia del suo Spirito.
Noi oggi abbiamo la possibilità di fare unesperienza di unità nella complementarità; ci sono, lo sappiamo tutti, differenze teologiche e punti di vista diversi a riguardo di molte questioni importanti; questo fatto però non deve impedirci di sperimentare lunità nella preghiera che oggi il Signore ci dona di vivere insieme. Quando poi Lui lo vorrà, saranno risolti anche gli altri problemi.
Seguono le presentazioni delle chiese di appartenenza da parte dei partecipanti all'incontro.
La Parola che unisceINCONTRO DI PREGHIERA.
- Dagli Atti degli Apostoli (2,1-13)
- Dalla 1a lettera di Paolo ai Corinzi (12,1-11;13,1-10.13)
(I testi biblici sono stati letti nella versione nuova riveduta de "La Sacra Bibbia" delle Chiese evangeliche riformate Società biblica di Ginevra, 1994).
Commento alle letture, frutto della preghiera e della comunione, nella preparazione, da parte di tutte le Comunità cristiane.
I testi del Nuovo Testamento sono stati scelti da alcuni rappresentanti di ciascuna Chiesa che insieme hanno preparato questo incontro. Anche questa breve riflessione sui brani letti è frutto di alcuni spunti elaborati prima da ciascuna Chiesa separatamente e poi integrati, nel confronto e nel dialogo, tra i rappresentanti che si sono fatti portavoce del lavoro di ciascuna Comunità.
Abbiamo pensato di organizzare questa riflessione a partire da alcuni versetti dei brani letti.
"IL GIORNO DELLA PENTECOSTE" (At 2,1):
tante persone si trovano a Gerusalemme perché ricorre la festa della Pentecoste, che si celebra cinquanta giorni dopo la Pasqua e in cui si fa memoria dellelezione del Popolo santo sul Sinai con il dono della Torà (Torà significa Legge, intesa come Parola di Dio e si riferisce al Pentateuco che è costituito dai primi cinque libri della Bibbia). È durante questa festa ebraica che scende lo Spirito Santo sugli apostoli. Questa sottolineatura ci pareva importante perché ci fa sentire uniti anche con i nostri fratelli ebrei.
"TUTTI ERANO INSIEME NELLO STESSO LUOGO" (At 2,1):
gli apostoli erano riuniti per pregare, forse stavano insieme anche per farsi coraggio, per vincere lo sbigottimento, ma il motivo più forte che veramente li univa era di aver incontrato Gesù di Nazareth, che aveva cambiato la loro vita. Forse non tutti avevano capito completamente la sua vicenda, un uomo che aveva operato guarigioni, annunciato il regno di Dio, spiegato la Sacra Scrittura, che era stato poi ingiustamente condannato e aveva accettato di morire senza ribellarsi e che poi era risorto e riapparso a loro. La sua storia era difficile da inquadrare, ma tutti coloro che erano riuniti lì avevano intuito che Gesù di Nazareth era legato al senso vero della loro stessa vita. Anche noi siamo riuniti tutti insieme in uno stesso luogo. Le nostre provenienze sono diverse, ma anche noi siamo accomunati dalla fede in Gesù Cristo, morto e risorto. Noi, che ci poniamo dopo la Pentecoste, riconosciamo che il desiderio di essere qui insieme è stato suscitato dallo Spirito Santo che ci ha convocati e desidera farci fare unesperienza della sua presenza.Lecumenismo, infatti, si può definire come una necessità di avvicinamento, suscitata dallo Spirito Santo, fra le diverse Chiese allontanate dai conflitti storici e dalle separazioni tra i Cristiani. Le diverse Chiese sono sempre alla ricerca dellunità nel Corpo di Cristo.
"LI UDIAMO PARLARE DELLE GRANDI COSE DI DIO NELLE NOSTRE LINGUE" (At 2,11):
la possibilità di farsi capire da tutti è data agli Apostoli per annunciare le grandi opere di Dio. La predicazione ha senso perché ha senso proclamare le opere meravigliose che Dio ha compiuto nella nostra vita personale e nella storia.Lincontro con Gesù Cristo, la nostra personale esperienza di Dio ci accomuna e ci unisce nel desiderio di annunciarlo a tutti. La lingua universale che ci permette questo è lamore di Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza. E siamo certi che è lo Spirito Santo a sostenerci nellannuncio.
"ORA VI È DIVERSITÀ DI DONI, MA VI È UN MEDESIMO SPIRITO. VI È DIVERSITÀ DI MINISTERI, MA NON VI È CHE UN MEDESIMO SIGNORE; VI E VARIETÀ' DI OPERAZIONI, MA NON VI È CHE UN MEDESIMO DIO, IL QUALE OPERA TUTTE LE COSE IN TUTTI" (1Cor 12,4-6):
Paolo, nella lettera ai Corinzi, afferma con chiarezza che la diversità è una ricchezza quando è vissuta nellunità. I carismi particolari che lo Spirito ha donato a ciascuno di noi personalmente, ad ogni Comunità e ad ogni Chiesa devono essere vissuti nella complementarità e non nella divisione, per diventare espressione della creatività del medesimo Spirito, del medesimo Signore, del medesimo Dio. I motivi storici, linguistici, le differenze dogmatiche e liturgiche delle nostre confessioni non devono spaventarci perché più forte di queste è il Signore che ci unisce.
Lunità è una chiamata. Lunità è un dono di Dio alla sua Chiesa che noi stiamo vivendo in questo momento.
"LA PIÙ GRANDE DI ESSE È LAMORE" (1Cor 13,13):
lamore che Paolo descrive nellinno alla carità non è solo lelemosina che possiamo fare a chi mendica per strada o il bene che umanamente possiamo offrire a chi ci sta intorno, ma è lamore stesso che Dio nutre per ciascuno di noi e per ogni uomo, un amore che è capace di arrivare fino a morire per noi e questa è una realtà che ci mette tutti sullo stesso piano.Questo amore è lesperienza più significativa della nostra vita e Paolo, descrivendo un crescendo di esperienze umane, ci fa capire quanto sia superiore a tutto il resto.Davanti a questamore, però, luomo è libero.
Solo nella misura in cui lo accogliamo diventeremo capaci di instaurare rapporti di vero amore, nelle relazioni interpersonali, nel rapporto tra le nostre diverse Chiese e nel rapporto con il mondo.
CONDIVISIONE DELLA CENA FRATERNA: Una fraternità che si fa largo