Lettera n. 95 Roma, 30 giugno 2006
via Pio VIII 38-D-2 tel. 06-636884
Un
Simposio Buddista-Cristiano ad Osaka e sul monte Hiei,
organizzato
dalla Scuola Tendai e dalla Rissho Kosei-kai
in
collaborazione con il Movimento dei Focolari
LA PROPOSTA DI UNA “GIORNATA DELLE RELIGIONI” a Scuola
LA
SPEZIA: È NATA LA CONSULTA DELLE RELIGIONI
notizie dai gruppi locali
La città di Trento ha ospitato, su invito della
commissione ecumenica dell’archidiocesi, l’incontro del Comitato esecutivo
europeo di Religioni per la Pace, che si è tenuto dal 15 al 18 giugno u.s. In
questo modo Trento ha continuato una tradizione di generosa ospitalità, di cui
si era fatto promotore don Silvio Franch, e che, anche col contributo
dell’Opera Campana dei Caduti, si era espressa nell’ospitalità offerta per
l’Assemblea europea a Rovereto nel 1987, per il comitato internazionale nel
1991, e soprattutto per la sesta Conferenza Mondiale delle Religioni per la
Pace, che si è svolta a Riva del Garda del 1994. Una volta di più desideriamo
esprimere la nostra riconoscenza a chi è così generoso nell’accogliere, in
un modo di cui personalmente non conosco l’eguale.
Nel corso dell’incontro, il comitato esecutivo
europeo ha avuto agio di affrontare tematiche importanti per il futuro della
nostra organizzazione. Oltre ai progetti per il 2008, dichiarato dalla Comunità
europea anno del dialogo interculturale, e allo sviluppo delle diverse sezioni
nazionali e del parallelo Consiglio Europeo di Leader religiosi (ECRL), può
essere ricordata la prospettiva di una sede permanente per il segretariato
europeo in Oslo, grazie all’impegno del vescovo luterano di Oslo e al
contributo dello stesso governo norvegese che da tempo si avvale della
mediazione della WCRP per intervenire in conflitti locali nei quali siano
presenti anche componenti interreligiose.
A Trento si è trattato a lungo anche della prossima
assemblea di Kyoto e delle sue prospettive, ma di essa potranno offrirci un
resoconto preciso i nostri delegati dopo il suo svolgimento nella nostra lettera
di settembre.
L’incontro di Trento si è concluso con un vibrante
appello a un intervento umanitario delle Nazioni Unite nel Darfur per porre
termine all’attuale situazione che può essere definita di autentico
genocidio. L’appello, che sintetizziamo in altra parte della lettera, è
rivelatore dell’orientamento che sin dagli inizi caratterizza Religioni per la
Pace. Se qualsiasi forma di intervento unilaterale è condannabile e deve essere
in tutti i modi evitato, diversa è la valutazione per quello che riguarda la
necessità di una vigorosa difesa dei diritti umani, ovunque siano conculcati, e
la legittimità di un intervento per una efficace tutela di tali diritti da
parte della comunità internazionale, che si esprime soprattutto attraverso
l’Organizzazione delle Nazioni Unite. La WCRP ne appoggia da decenni
l’azione e conferma che solo un intervento, che potremmo definire di polizia
internazionale, deciso e guidato dalle stesse Nazioni Unite, può essere
considerato moralmente e giuridicamente legittimo nel momento presente, come
dimostrano le numerose missioni di pace patrocinate dall’ONU, in molte delle
quali anche l’Italia è attualmente impegnata in diversi paesi del mondo.
Con ogni più cordiale augurio di una buona estate
Giovanni
Cereti
Appello
a Kofi Annan per il Darfur del Comitato Esecutivo Europeo di Religioni per
la Pace
Il
Comitato Esecutivo Europeo di Religioni
per la Pace, riunitosi a Trento per l’incontro primaverile, ha rivolto un
solenne appello al Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan perché venga fatto
tutto il possibile per fermare la violenza nel Darfur dove circa cinquecento
persone vengono uccise ogni giorno da oltre due anni con la tolleranza del
governo sudanese.
L’offensiva
che dal 2003 stanno portando avanti i Janjaweed, tacitamente o apertamente
appoggiata dal governo sudanese, accompagnata da violazioni dei diritti umani ad
opera di fazioni di ribelli, provoca la morte o la fuga di tutti gli abitanti
della regione. Nonostante il fatto che il sotto-segretario dell’ONU per gli
Affari Umanitari abbia denunciato questa crisi come la più grave del mondo
intero, gli sforzi per fermare la violenza e proteggere i civili dagli attacchi
sono risultati inefficaci, a causa del numero
modesto delle truppe dell’Unione Africana presenti sul territorio, dei
limiti del loro mandato e del loro budget, e dell’inaccessibilità di molti
villaggi. Ma la causa principale è la mancanza di effettiva volontà politica
di fermare i massacri e le deportazioni.
Nell’Appello
si richiede che le Nazioni Unite mettano in campo un numero adeguato di truppe
per proteggere i civili innocenti, uomini, donne e bambini, e che si adoperino
per:
-
un mandato più ampio per la missione dell’Unione Africana;
-
un forte contributo economico per incrementare le truppe dell’Unione
Africana nel Darfur;
-
un supporto per gli interventi aerei;
-
un allargamento e un maggiore controllo delle zone vietate ai voli;
-
l’invio di esperti nella protezione dei civili per assistere i comandi
dell’Unione Africana;
-
l’assistenza ai rifugiati e ai profughi per un ritorno in sicurezza
nelle loro case;
-
la protezione dei campi dei rifugiati;
-
provvedimenti per prevenire la violenza sessuale e assisterne le vittime;
-
accrescere il numero dei controllori sul rispetto dei diritti umani;
-
stabilire un ambiente sicuro per provvedere agli aiuti umanitari;
-
richiedere alle autorità sudanesi di collaborare per perseguire gli
accusati di violazione delle leggi umanitarie internazionali e dei diritti
umani.
L’Appello è stato firmato dal Presidente Jehangir
Sarosh, zoroastriano inglese, e da tutti i membri del Comitato esecutivo europeo
(Guenther Gebhardt e Franz Brendle
cristiani tedeschi, Lisa Palmieri-Billig, ebrea italiana, Wite Carp musulmano
sufi olandese, Bernard Reber, cristiano francese, Imam Abduljalil Sajid,
musulmano inglese e Msgr. Mato Zovkic, cristiano bosniaco).
Un
Simposio Buddista-Cristiano ad Osaka e sul monte Hiei,
organizzato dalla Scuola Tendai e dalla Rissho
Kosei-kai
in collaborazione con il Movimento dei Focolari
Il
2° simposio buddista-cristiano si è svolto a Osaka sul tema "Dharma e compassione buddista - Agape cristiana". Vi hanno
partecipato 90 persone. Erano rappresentate le antiche scuole tradizionali del
buddismo giapponese e le giovani organizzazioni laicali; per il buddismo
Theravada, monaci e laici provenienti dalla Thailandia. Il Movimento dei
Focolari era rappresentato da un gruppo del Centro per il dialogo interreligioso
e del Centro Studi, insieme a membri provenienti dalla Thailandia, Corea,
Filippine, Stati Uniti e Giappone.
L’incontro,
ospitato al centro della Rissho Kosei-kai, è iniziato in un clima fraterno ed
è stato un crescendo durante tutto il suo svolgimento. In
questo clima sono state presentate relazioni su specifici temi come
“l’interazione tra l’individuo e la società”, “la rinascita
morale”, ed esperienze di vita, seguite da dialoghi molto partecipati, che
hanno permesso una più profonda conoscenza delle rispettive tradizioni
religiose.
Diceva
il dott. Tomonobu Shinozaki (rettore del seminario, Rissho Kosei-kai): "Tra
buddismo e cristianesimo c’è un bel fossato. Nonostante ciò, come buddista
della tradizione Mahayana ho potuto capire molti aspetti del significato
profondo del dolore di Gesù crocefisso. C’è una convergenza sul piano
esistenziale tra l’esperienza buddista della compassione e quella cristiana
dell’amore."
E’
stata impressionante la cura amorevole e la dedizione che i membri della Rissho
Kosei-kai hanno mostrato nel preparare l’incontro e nella squisita accoglienza
che hanno riservato a tutti i partecipanti.
Per
la conclusione del simposio si è lasciata Osaka per immergersi nel suggestivo
paesaggio del Monte Hiei, monte madre del buddismo giapponese. I partecipanti
sono stati accolti con grande cortesia dai monaci della Tendai-shu. Dopo aver
partecipato all’alba alla loro preghiera del mattino, hanno visitato la tomba
del loro fondatore Saicho, dove hanno
appreso un suo insegnamento: "L’apice
della compassione è dimenticare se stessi e servire gli altri."
Nel
tempio principale del monte Hiei, dove è conservata da 1200 anni la fiamma
sacra della Tendai-shu, si è tenuta una cerimonia di preghiera per la pace. Era
presente anche il loro Patriarca 96enne Ven. Eshin Watanabe.
La
cerimonia conclusiva ha visto il susseguirsi dei discorsi di saluto da parte dei
rappresentanti dei vari gruppi. Hanno espresso un forte invito a proseguire sul
cammino di dialogo intrapreso.
Uno dei frutti emersi dal simposio è stato il fiorire di un dialogo
infra-buddista, tra monaci e laici delle varie scuole buddiste. Phramaha
Boonchuay, Rettore dell’Università buddista Chulalonkorn di Chiang Mai (in
Thailandia) diceva: "Abbiamo fatto un
nuovo passo avanti in tutti i sensi. Sono stato colpito anche dal fatto che il
buddismo in Giappone ha tanti servizi concreti promossi dai templi o dai
monasteri, cosa che possiamo imparare da loro". Il Rev. Masamichi
Kamiya ha affermato che la Rissho Kosei-kai desiderava trovare un rapporto di
dialogo con i buddisti del Theravada e ha potuto realizzarlo, grazie a
quest’incontro.
Abbiamo
avvertito un forte impulso dello Spirito
ad andare avanti verso una fraternità più profonda. E’ risaltato in modo
particolare quanto l’amore vissuto fra tutti fosse il miglior terreno per
sviluppare una conoscenza reciproca ed un autentico dialogo.
Christina Lee
A Palermo, nel terzo convegno ecclesiale del '95,
erano già visibili le avvisaglie di un processo che negli anni seguenti avrebbe
registrato un'accelerazione straordinaria quanto attesa. Nell'occasione,
infatti, si scelse di riservare uno spazio significativo alle esigenze
dell'ecumenismo e al dialogo interreligioso, nella preghiera e nelle meditazioni
mattutine, con inviti mirati e simbolici a rappresentanti delle chiese
evangeliche ed ortodosse, dell'ebraismo e dell'islam. E' diventato persino un
luogo comune il fatto che, da allora, il protagonismo di chiese e religioni altre
sia esponenzialmente aumentato sotto il cielo del Belpaese, in maniera tale
da non poter essere più sottovalutato: i talk
show discutono della rivincita di Dio,
l'11 settembre è stato letto come un'epifania delle patologie connesse al
discorso religioso, e i sociologi fotografano l'avvento di una società postsecolare… occorre continuare? Da una parte, appare
evidente che non possiamo non fare i conti col pluralismo religioso e con le
contaminazioni fra i diversi sentieri del divino, e che tutte le culture e le
religioni hanno bisogno le une delle altre per restare fedeli alla parte
migliore di se stesse; dall'altra, però, tale situazione, ancora largamente in
progress, non sta producendo, salvo eccezioni a confermare la regola, un kairòs
nella consapevolezza di cosa significhi testimoniare il vangelo in una società
in cui perdura la secolarizzazione ma affiorano confusamente ansie mistiche e
bisogni spirituali. In una reale assunzione di responsabilità sul tema cruciale
del dialogo, ecumenico, interreligioso e interculturale. In un investimento, nel
vissuto quotidiano, sull'educazione all'alterità: un'alterità che non ci sta
solo di fronte o di fianco, col musulmano o il sikh della porta accanto, ma che
ci abita, attraversando le nostre stesse comunità, sempre più plurali,
diversificate e affaticate nella ricerca di un linguaggio comune per dire Dio.
E' questo lo scenario complesso in cui ci stiamo
preparando al convegno di Verona del prossimo ottobre, chiamato a ridisegnare
con coraggio e profezia le strategie di una chiesa profondamente mutata dai
tempi di Palermo.
Non sarà facile, per svariate ragioni. Fra le quali
il fatto che dialogo è un termine
indispensabile che però oggi rischia, purtroppo, di non comunicare più alcunché
per l'estenuazione del suo uso. Per la facilità eccessiva con cui vi si
ricorre, senza elaborarlo appieno. Si noti: paradossalmente, perché al dialogo,
in realtà - come ci hanno insegnato il Concilio e Paolo VI, la pedagogia
dei gesti di Giovanni Paolo II e lo stesso Benedetto XVI - non esiste
alternativa. La questione, semmai, dovrebbe riguardare le modalità pratiche per
tracciare adeguati cammini di educazione a
dialogare, a partire dalle chiese locali. E' viva, in effetti, la sensazione
che ci sia nell'aria un diffuso bisogno di dialogo, umano e concreto, che non
sempre le istituzioni ecclesiali riescono ad intercettare. Di un incontro
interreligioso che andrebbe finalmente considerato come segnale, sia pur
contraddittorio, di speranza per il domani: perché sarebbe fuorviante se il
pesante clima politico-culturale odierno e l'intransigenza generalizzata quanto
pervasiva ci impedissero di cogliere che tra cristiani e gli altri
non si danno solo diffidenze o scontri, ma pure esperienze d'apertura e fiducia
reciproca… Alcune buone pratiche in
tal senso, fortunatamente, non mancano! Già oggi si stanno narrando storie di
fraternità che si ripetono con una certa frequenza, i cui protagonisti sono
gruppi, movimenti e parrocchie. Penso, ad esempio, alle tante realtà che, in
meno di un lustro, hanno concorso alla creazione di una piccola tradizione
nazionale, celebrando la Giornata
ecumenica del dialogo cristianoislamico l'ultimo venerdì di Ramadan. Che
hanno colto come sia vitale il passaggio dal dialogo delle buone maniere e dei salamelecchi al dialogo
nella verità e nella franchezza,
anche se le loro esperienze risultano spesso, si usa dire,
poco notiziabili… E’ importante raccontare
il positivo esistente, che rischia di annegare nell’informazione
allarmistica e tutta urlata per slogan cui siamo ormai rassegnati: anche perché
il dialogo fornisce ai credenti un'opportunità per esaminare assieme
l'universale tendenza umana all'esclusivismo, allo sciovinismo, alla violenza
che possono infettare il comportamento e l'identità religiosa.
Sì, mi pare davvero doveroso domandarci: favorirà
l'appuntamento veronese quel salto di qualità che porterebbe a leggere il
dialogo non più come una sfumatura marginale nel paesaggio dell'essere chiesa,
ma piuttosto il caso serio del
cristianesimo odierno, segno dei tempi e ancoraggio reale al vangelo, contro
ogni ricorrente predicazione di sventura? Per Louis Massignon, l'ospitalità
è la strada della verità. Qui, verosimilmente, risiede la scommessa su
cui si sta giocando buona parte della credibilità di una chiesa capace di
futuro, che metta al cuore della propria pastorale la virtù bambina della speranza.
CEM Mondialità, rivista e movimento dei missionari
saveriani, appoggia con sincero entusiasmo la proposta di Paola Bignardi di
scegliere il 27 ottobre, in memoria dell'incontro di Assisi del 1986, per una
giornata dell'incontro fra le religioni a scuola. Il mondo della scuola e della
formazione incontra grandi difficoltà in un tempo di così notevoli cambiamenti
in ambito culturale e religioso: riteniamo perciò che oggi più che mai sia
necessario a partire dalle scuole e dalle istituzioni educative operare in
positivo per fermare le sirene dei fondamentalismi, delle chiusure identitarie e
dei presunti scontri di civiltà, tenendo ferma la barra sulla via maestra del
dialogo, del confronto, della riflessione critica sulla realtà.
Pubblichiamo la
relazione tenuta da Gabriella Lavorgna ad Assisi il 27 maggio u.s. in occasione
del convegno sui “sentieri francescani” promosso da Assisi for Peace Tv in
collaborazione con l'ass. no profit “il Mandir della pace".
Partecipo a questo convegno in qualità di fondatore
di un movimento di volontariato "Il Mandir della Pace" che promuove
servizi culturali, sociali e umanitari per lo sviluppo e la diffusione di una
cultura di Pace.
In particolare qui ad Assisi siamo i promotori di un
meeting annuale "L'oriente incontra l'Occidente insieme per la pace” ed
uno analogo in Rishikesh (Hymalaya), "da San Francesco a Gandhi sul
principio della non violenza."
Al fine di attuare una politica indiana a largo
spettro, il 23-29 settembre 1935 (XIII) si tenne a Roma, sotto l´alto patronato
di Vittorio Emanuele III, il Congresso internazionale degli Orientalisti e il
Presidente del Congresso, l'eccellente indologo e buddhologo Carlo Formichi
scrisse così nel suo discorso inaugurale:
” «East is East and West is West, newer the twain shall meet», ergente una
barriera fra Oriente e Occidente, sconfortante, desolata, che equivale alla
scoperta d´un gas asfissiante. A che pro le conquiste scientifiche ci avranno
permesso di raggiungere l´India, la Cina, il Giappone in uno spazio di tempo
miracolosamente breve, se poi la distanza risorgerà, e nella sua forma
peggiore, la spirituale, tra noi e gli abitanti di quelle remote contrade? Finché
crederemo diverso da noi l´Orientale perché invece che il cappello duro o a
cenzio porta il turbante o il fez, e invece della bouillabaisse mangia il curry,
allora sì, East is East and West is West nella consumazione dei secoli. Ma se
avvicinando l´Oriente scopriremo che onora il padre e la madre, ha orrore del
furto, non insidia la donna d´altri, aborrisce la menzogna, serve con fedeltà
il suo paese, è pronto a far getto della vita per la salvezza della sua patria
e adora con abbandono sincero il suo Dio, allora cadranno come per incanto le
barriere fra Oriente ed Occidente e, magari, ci sentiremo più fratelli di molti
Orientali remotissimi da noi che non di molti Occidentali vicinissimi a noi. A
che serve indagare le differenze formali quando le qualità fondamentali umane
risultano le medesime? E più si studia l´Oriente e più si scoprono queste
qualità fondamentali umane.”
Le differenze fra Oriente e Occidente ci sono, per
fortuna, ma queste non dovrebbero impedire il dialogo e l'amore e, comunque, la
collaborazione e la coesistenza pacifica: “L’Unità nella diversità”. Le
differenze non dividono ma arricchiscono!
Il progresso verso la pace inizia, insomma con il far
emergere dalle coscienze quel bisogno di unità e di solidarietà che porta a
vivere meglio con gli altri e con lo stesso ambiente intorno a noi:
dall’equilibrio umano a quello ecologico queste le premesse necessarie alla
realizzazione di un’autentica situazione “pacifica”.
Un altro gradino da salire è costituito dal non
accostarsi a concezioni di vita e di cultura diverse dalle nostre attraverso
ottiche di esotismi intellettuali o di pura erudizione.
Una strada più percorribile sarebbe quella
dell’apprezzamento dei valori e dell’ essenza dei contenuti, secondo una
ricerca dei messaggi a carattere universale che essi contengono, senza rifiutare
possibili coinvolgimenti.
Attraverso il gioco delle diversità reali o
apparenti potrebbe rivelarsi una via che conduce all’unità.
Questi differenti e pur univoci atteggiamenti mentali
e modi di agire sembrano dimostrare chiaramente un fatto: bisogna essere in pace
con se stessi per costruire la pace.
E’ importante a tal punto sottolineare e definire
quella gamma di significati ed attinenze con cui si dispiega questa parola così
breve e così immensa, la cui concreta realizzazione determinerebbe una svolta
epocale.
Qual è la
causa che determina i contrasti e le differenze irriducibili , e quindi
l’incomunicabilità, nonostante tanta diffusa tecnologia, in particolare tra i
due emisferi come l’Oriente e Occidente?
Il Prof. Vittorio Marchi, docente di fisica
dell’Università La Sapienza di Roma, interpellato in merito, ha risposto:
“Non c’è dubbio che queste sofisticate tecnologie abbiano contribuito ad
elevare il patrimonio cognitivo del genere umano ma questa “sindrome di non
comunicazione “pone comunque l’interrogativo di quali siano i fini delle
stesse.
E’ possibile che l’impegno per sviluppare al
massimo le potenzialità tecnologiche abbia fatto trascurare alle grandi
potenze, implicate nella gestione del denaro pubblico, la necessità di
costruire in parallelo delle coordinate di pensiero trasmissibile, a livello
scientifico, culturale, etico-sociale, di comprensione universale. Esiste quindi
una possibilità perché nella storia delle Comunicazioni e delle relazioni tra
gli uomini si rovesci questo tipo di rapporto per far sì che si espanda una
coscienza di massa che conduca ad un livello di società spirituale in cui
si comprenda il concetto che “Tutto è
interconnesso”.
Gli uomini devono tornare a ri-membrare, cioè
tornare a ricordare di essere membri di un unico sistema , e che quindi il
presunto insieme è già interamente collegato. “Ut
unum sint, ricordando il messaggio cristiano….
Tra i grandi dell’Occidente, l’unico santo
cristiano che psicologicamente e spiritualmente realizzi “un ponte tra
l’Europa Cristiana ed il mondo indo-buddista” è certamente San Francesco.
La vita e gli ideali del santo di Assisi sono talmente prossimi alla psicologia
e alla filosofia orientale che Dante, parlando di lui e della sua città natale
così si esprime: “Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi che
direbbe corto, ma Oriente se proprio dir vuole”(Par.C IX-52). I valori
religiosi sono in stato di decadenza in Occidente e lo sbandamento generale cui
noi assistiamo non sono altro che le doglie del parto di una rinascita
spirituale nella storia dell’Umanità. “Vidi un nuovo cielo ed una nuova
terra” disse nella sua visione apocalittica San Giovanni. In questo nuovo
ordine di “cieli nuovi e nuova terra” ci chiediamo quale sia il contributo,
che oltrepassa i confini della chiesa occidentale e cattolica per giungere ad un
cattolicesimo globale, talmente universale che nell’unico amore di Dio
abbracci tutto il mondo. A questo ideale di cattolicità, che trascenda ed
oltrepassi i confini del cristianesimo storico dell’occidente, il misticismo
di Francesco può offrire un contributo grande e positivo.
Francesco, yoghi dell’Amore divino Universale, ha
trovato posto nel cuore degli Indù e dei buddisti ed il Mahatma Gandhi lo ha
così definito: “La vita di San Francesco è la copia simile a quella di
Cristo. Se S. Francesco è l’essenza del Cristianesimo allora io sono
cristiano. Egli non fu un esclusivista come molti missionari, ma un ricercatore
di Dio nelle Creature e delle Creature nel Creatore. Quale serafico amore scaturì
dal cuore di Francesco d’Assisi! Se i cristiani fossero come Cristo, o come S.
Francesco, la terra sarebbe un Paradiso.”
Spinti dall’impegno di creare nuovi ponti tra le
religioni d’Oriente e d’Occidente, superando le muraglie che le religioni
esclusiviste hanno costruito, comprendiamo le parole di papa Giovanni XXIII:
“Ricerchiamo quello che ci unisce, dimentichiamo ciò che ci divide,
aiutiamoci a creare un unico mondo, con un unico Dio Padre, un'unica
cittadinanza religiosa e civile, unendoci in un unico Amore universale: il regno
di Dio sulla terra.
Gabriella Lavorgna
Presidente del Mandir della Pace
Atti del
convegno europeo
Genova 9-12
settembre 2004
Gli Atti del Convegno svoltosi a Genova a cura della
sezione locale di Religioni per la Pace nel settembre 2004 (nell’anno in cui
Genova era città europea della cultura), spaziano sia pure nella convergenza
tematica dell'argomento “media e religioni in Europa” in un concerto di
istanze, di denunce, di speranze provenienti da esperienze culturali e religiose
diverse e molteplici. Gli interventi si distinguono tutti per gli aspetti
propositivi derivanti da esperienze di città o stati europei, di organizzazioni
religiose, sovranazionali, anche ecumeniche, e dal ricordo di incontri tra
culture e religioni anche storicamente lontane (vedi Islam in Sicilia).
Emergono le testimonianze da parte di operatori del
mondo dell'informazione che denunciano linguaggi spesso inesatti dal momento che
"il vocabolario interreligioso propone una prospettiva di cambiamento...
produce una pedagogia interreligiosa della differenza che oggi ancora non c'è"
(B. Salvarani).
Tutte le relazioni hanno la caratteristica del
vissuto personale e si leggono con grande interesse. L’intervento del teologo
J. Dupuis (uno degli ultimi della sua esistenza terrena) che gli Atti riportano
nella sua interezza, costituisce un decalogo per la costruzione di quello che
per l'autore è forse rimasto sogno profetico, quello di una formulazione di una
teologia cristiana del pluralismo religioso visto come una ricchezza del mondo
globalizzato. "Lo scopo del dialogo non è la conversione eventuale
dell'altro, è invece la conversione più profonda di ambedue le parti verso
Dio".
Nel testo sono anche riportate le preghiere delle
diverse religioni e fedi che hanno
scandito le giornate dell'incontro. Dalla lettura degli atti del convegno si
alimenta la certezza della validità del cammino di pace e di fiducia che la
WCRP propone da sempre.
Gli atti possono essere richiesti al Gruppo di Genova
della WCRP – Galleria Mazzini 7/5/a, 16121 Genova, e-mail virgilio.canepa@fastwebnet.it
- italamaria.ricaldone@fastwebnet.it.
DI RELIGIONI
PER LA PACE ITALIA
Con questa
lettera rinnoviamo l’avviso di convocazione dell’assemblea della sezione
italiana della World Conference of Religions for Peace per i giorni di sabato 4
e domenica 5 novembre p.v. a Roma, nella sede di via Pio VIII 38, con inizio
alle 9 del sabato. All’ordine del giorno, dopo un resoconto sull’Assemblea
di Kyoto e una panoramica sull’attuale situazione internazionale, è una
relazione intorno all’attività della nostra sezione nel corso degli ultimi
due anni, e la programmazione per il futuro. Nel pomeriggio del sabato e nella
mattinata di domenica avranno luogo anche le elezioni del nuovo comitato che
guiderà la nostra sezione per i successivi due anni. Tutti i soci hanno diritto
di elettorato attivo e passivo purché iscritti almeno trenta giorni prima
dell’assemblea. Nel pomeriggio di
domenica 5 è previsto un momento di preghiera multireligiosa.
LA
SPEZIA: È NATA LA CONSULTA DELLE RELIGIONI
E' nata lo scorso 25 maggio a La
Spezia la "Consulta delle religioni" con la sottoscrizione del
protocollo di intesa che ne sancisce la costituzione da parte del sindaco
Giorgio Pagano e dei rappresentanti di 11 comunità
religiose presenti in città. "La nascita della Consulta è il risultato di
un
positivo ed articolato lavoro di confronto e approfondimento avviato lo
scorso novembre con il forum delle religioni, costituito presso l'assessorato al
welfare municipale" si legge in un comunicato diramato dal
comune. Hanno risposto alla proposta del consiglio comunale di La Spezia la
chiesa battista, la chiesa metodista, la chiesa cattolica, la chiesa
cristiana avventista del settimo giorno, la chiesa cristiana evangelica dei
Fratelli, la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, la chiesa
ortodossa rumena, la chiesa del Vangelo quadrangolare, la comunità ebraica,
la comunità islamica e l'istituto buddista italiano Soka Gakkai. Dialogo,
rispetto delle differenze e tutela delle minoranze sono i principi cardine
espressi nel protocollo.
Obiettivo della Consulta è quello di favorire la collaborazione tra
amministrazione comunale e comunità religiose al fine di realizzare, tra le
altre cose, degli spazi pubblici non confessionali: uno spazio verde in
città; una sala di preghiera e raccoglimento all'ospedale; una sala laica
per il commiato al cimitero cittadino. L'idea è di coinvolgere i cittadini
nella
partecipazione a eventi pubblici al fine di promuovere il dialogo, la
cultura della pace e il rispetto dei diritti e delle libertà individuali.
"Per esempio, nel gennaio scorso, abbiamo già organizzato con un cerchio
di
persone delle diverse comunità un'ora di silenzio nel centro cittadino per
dire no a ogni violenza contro le donne, questo a seguito di un episodio di
violenza avvenuto in città" ha precisato la pastora Letizia Tomassone. Una
Consulta delle Religioni è già stata costituita a Genova (vedi lettera n. 94)
mentre a Roma esiste già dal 2002.
Notizie dai gruppi locali
Anche quest’anno si è tenuta
a Padova, domenica 21 maggio, nella
bella cornice della centrale Piazza dei Signori, la preghiera interreligiosa “Insieme
siamo comunità ” alla quale hanno partecipato
credenti delle diverse religioni presenti in città (cristiani cattolici,
ortodossi e metodisti; musulmani e sufi; ebrei; buddisti; baha’i).
Quest’anno la
preghiera è giunta alla sua 16a edizione
ed è stata, come sempre, promossa
dai missionari Comboniani e
preparata e partecipata dai membri di Religioni per la Pace di Padova;
ha avuto per la prima volta il contributo e la presenza del pastore
metodista Vito Gardiol e del gruppo sufi di Padova (Associazione “Camminare
Insieme”). Si è trattato di un segno di testimonianza di dialogo
interreligioso ed ecumenico nella fraternità per la nostra città nell’ambito
della Festa dei Popoli.
Organizzata dall’American
Jewish Committee, dalla rivista Confronti,
dal Gruppo di Roma di Religioni per la
Pace e dall’associazione Mandir
della Pace, il 21 giugno si è tenuta presso
la Sala dei Genovesi in Trastevere, una tavola rotonda sul tema “la
Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948:
piattaforma condivisa o occasione di scontro?” Ha introdotto i lavori Lisa Palmieri-Billig e Paolo
Naso, valdese, direttore di Confronti, ha moderato gli oratori: Giorgio Israel,
ebreo, Moustafa' el Ayoubi,
musulmano, e Antonino Galloni,
cattolico.
Gli intervenuti dovevano rispondere
alla domanda se i diritti umani, quali formulati in questa dichiarazione, sono
veramente "universali". Dopo avere ricordato il contesto storico in
cui la Dichiarazione è nata, e dopo che sono stati richiamati i suoi punti
essenziali, sono stati esaminati i riconoscimenti e le critiche che
essa ha ricevuto dalla sua promulgazione ad oggi. In conclusione pur con
accentuazioni diverse di alcuni aspetti, tutti si sono ritrovati sostanzialmente
d’accordo sull’importanza attuale della Carta dei Diritti Umani del 1948 e
sul fatto che essa è ben lungi dall’essere rispettata ancora oggi in molti
paesi del mondo.
Si prevede, nel prossimo
autunno, di dar seguito a questo incontro con altri di approfondimento delle
varie problematiche relative ai diritti umani.
Roma
“Un solo Mediterraneo: l’architettura come linguaggio di pace” è stato il tema del convegno internazionale organizzato dalla “Casa dell’Architettura” in collaborazione con il Comune di Roma – politiche della multietnicità e con la nostra sezione di Religioni per la Pace e che si è svolto all’Acquario Romano dal 22 al 24 giugno u.s. “Lo spazio del sacro, dell’accoglienza e della condivisione” è stato l’oggetto della riflessione della giornata del 22, dedicata a ‘La casa di Abramo’. Benedetto Carucci Viterbi, Abdellah Redouane e Giovanni Cereti hanno parlato de “lo spazio del sacro nel pensiero religioso e nell’architettura contemporanea”.
Il secondo Meeting Euro- Mediterraneo, promosso a Cosenza dalla Fondazione Europa-Mezzogiorno-Mediterraneo in collaborazione con l’università e gli enti locali nei giorni 23 e 24 giugno u.s., ha affrontato il tema “Laicità e dialogo fra le religioni nel Mediterraneo” . Fra i molti interventi, ricordiamo quelli di Mario Scialoja, Paolo Ricca e Giovanni Cereti che hanno parlato di “Un mare, tre fedi, i libri e la pace”. Il Meeting si è concluso con la presentazione di un Manifesto per le alleanze fra le civiltà.
Un incontro interreligioso di fraternità, con la esecuzione di inni delle varie tradizioni religiose, eseguiti dal Coro interreligioso di Trieste diretto dal maestro Fabio Nossal, e con la lettura di testi sacri delle varie religioni, si è svolto a Aquileia domenica 25 giugno e si è concluso con la condivisione del cibo delle varie tradizioni religiose.
Pubblicati
sulla Rivista “Mosaico di Pace” gli Atti del Convegno “Il Cammino di
liberazione delle fedi del Mediterraneo”.
Gli atti del Convegno su “il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo”, promosso a
Bari da Pax Christi, pubblicati dalla rivista Mosaico di pace, offrono diversi spunti meritevoli di riflessione.
Comincio dal saluto del presidente della regione
Puglie, Nichi Vendola, che dice: “C’è un Dio dell’accoglienza e un Dio
della discriminazione. Sono temi su cui voi potete dire parole importanti che
noi tutti stiamo cercando, intorno a un’identità non intesa come patrimonio
chiuso e autoreferenziale, che crea catenacci e saracinesche serrate sul
mondo”.
A lui risponde Marcello Barros, monaco benedettino
brasiliano e teologo della liberazione. “Un nuovo spirito ci porta oggi a
considerare il pluralismo come positivo e tutte le religioni come vere e
importanti. Questo cambiamento sostanziale di atteggiamento di fronte al
pluralismo ci dà la possibilità di un’apertura universale, una nuova capacità
di riconoscere la presenza universale del Dio più grande in tutte le tradizioni
spirituali dell’umanità”.
E con riferimento alla Bibbia, il biblista Giuseppe
Barbaglio riconosce che “la vera sfida è far uscire la Bibbia dall’ambiguità,
toglierla dalle mani dei lettori violenti e metterla nelle mani dei lettori
nonviolenti. Siamo noi a doverci educare per poter fare della Bibbia un libro
che educhi alla nonviolenza e alla pace”.
Nella stessa ottica, il musulmano Adnane Mokhrani
aggiunge: “si può dire che Dio ha creato l’uomo a sua immagine, ma anche,
allo stesso tempo, che l’uomo crea Dio a sua immagine. Si può dire che la
religione santifica l’uomo, ma anche che l’uomo santifica la religione”.
Vale peraltro, a tutti questi riguardi, il richiamo
al realismo, proveniente non a caso da una voce femminile, quella di Barbara
Aiello, ebrea italo-americana e oggi prima donna rabbino in Italia. “Ciò che
abbiamo fatto è annunciare ai nostri fratelli e sorelle ebrei e al mondo il
vero fondamento della legge ebraica. Ma come sappiamo tutti, anche quando i
seminari hanno cambiato le norme sui requisiti per l’accesso e hanno permesso
alle donne di studiare, è stato un cambiamento sulla carta: cambiare un cuore
è qualcosa di molto più difficile”.
Un’osservazione come questa si applica anche a noi,
come rileva, nelle sue conclusioni, il promotore del convegno, Tonio
Dell’Olio: “il fatto che ci sia stato, di fronte ad alcune espressioni,
quasi lo sconcerto, la sorpresa, mostra la ragione per cui almeno per la mia
chiesa, il dialogo viene visto con tanta diffidenza e rischia di
interrompersi”.