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 Lettera n. 95 Roma, 30 giugno 2006                              

 via Pio VIII 38-D-2 tel. 06-636884

                                                                                           

Da Trento a Kyoto, e oltre

RELIGIONI PER LA PACE INTERNAZIONALE

Appello a Kofi Annan per il Darfur del Comitato Esecutivo

Un Simposio Buddista-Cristiano ad Osaka e sul monte Hiei,

organizzato dalla Scuola Tendai e dalla Rissho Kosei-kai

in collaborazione con il Movimento dei Focolari

 

AL CONVEGNO DELLA CHIESA ITALIANA A VERONA

LA PROPOSTA DI UNA “GIORNATA DELLE RELIGIONI” a Scuola

ORIENTE E OCCIDENTE: QUALE DIALOGO?

"I MEDIA E LE RELIGIONI IN EUROPA"

CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA

LA SPEZIA: È NATA LA CONSULTA DELLE RELIGIONI

notizie dai gruppi locali

Padova

Roma

Un solo Mediterraneo: l’architettura come linguaggio di pace

Cosenza

Trieste

 


Da Trento a Kyoto, e oltre

 

La città di Trento ha ospitato, su invito della commissione ecumenica dell’archidiocesi, l’incontro del Comitato esecutivo europeo di Religioni per la Pace, che si è tenuto dal 15 al 18 giugno u.s. In questo modo Trento ha continuato una tradizione di generosa ospitalità, di cui si era fatto promotore don Silvio Franch, e che, anche col contributo dell’Opera Campana dei Caduti, si era espressa nell’ospitalità offerta per l’Assemblea europea a Rovereto nel 1987, per il comitato internazionale nel 1991, e soprattutto per la sesta Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace, che si è svolta a Riva del Garda del 1994. Una volta di più desideriamo esprimere la nostra riconoscenza a chi è così generoso nell’accogliere, in un modo di cui personalmente non conosco l’eguale.

Nel corso dell’incontro, il comitato esecutivo europeo ha avuto agio di affrontare tematiche importanti per il futuro della nostra organizzazione. Oltre ai progetti per il 2008, dichiarato dalla Comunità europea anno del dialogo interculturale, e allo sviluppo delle diverse sezioni nazionali e del parallelo Consiglio Europeo di Leader religiosi (ECRL), può essere ricordata la prospettiva di una sede permanente per il segretariato europeo in Oslo, grazie all’impegno del vescovo luterano di Oslo e al contributo dello stesso governo norvegese che da tempo si avvale della mediazione della WCRP per intervenire in conflitti locali nei quali siano presenti anche componenti interreligiose.

A Trento si è trattato a lungo anche della prossima assemblea di Kyoto e delle sue prospettive, ma di essa potranno offrirci un resoconto preciso i nostri delegati dopo il suo svolgimento nella nostra lettera di settembre.

L’incontro di Trento si è concluso con un vibrante appello a un intervento umanitario delle Nazioni Unite nel Darfur per porre termine all’attuale situazione che può essere definita di autentico genocidio. L’appello, che sintetizziamo in altra parte della lettera, è rivelatore dell’orientamento che sin dagli inizi caratterizza Religioni per la Pace. Se qualsiasi forma di intervento unilaterale è condannabile e deve essere in tutti i modi evitato, diversa è la valutazione per quello che riguarda la necessità di una vigorosa difesa dei diritti umani, ovunque siano conculcati, e la legittimità di un intervento per una efficace tutela di tali diritti da parte della comunità internazionale, che si esprime soprattutto attraverso l’Organizzazione delle Nazioni Unite. La WCRP ne appoggia da decenni l’azione e conferma che solo un intervento, che potremmo definire di polizia internazionale, deciso e guidato dalle stesse Nazioni Unite, può essere considerato moralmente e giuridicamente legittimo nel momento presente, come dimostrano le numerose missioni di pace patrocinate dall’ONU, in molte delle quali anche l’Italia è attualmente impegnata in diversi paesi del mondo.

Con ogni più cordiale augurio di una buona estate

                                                                       Giovanni Cereti

                                                                                         g.cereti@tin.it

 

 

RELIGIONI PER LA PACE INTERNAZIONALE

Incontro di leader religiosi con le autorità dell’Unione Europea

Il 30 Maggio si è tenuto un incontro del Presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso, con  leader religiosi di diverse fedi, tra cui il Dalai Lama e numerosi musulmani. La riunione era stata promossa dal Cancelliere austriaco, Wolfgang Schuessel, come Presidente della UE,  poco dopo le sommosse verificatesi in Francia nella periferia di numerose città ad opera soprattutto di giovani musulmani.  Barroso ha detto che l’Europa deve essere capace di integrare tutte le minoranze, musulmani inclusi, i quali non dovrebbero essere costretti a scegliere tra i valori della propria fede  e quelli europei.

Schuessel ha dichiarato: “Noi abbiamo bisogno di persone che credono nel progetto europeo e pensiamo che sia importante incontrare tutte le parti per rinnovare la fiducia nel progetto dell’Unione Europea. Tutti  i rappresentanti delle comunità islamiche hanno affermato che essi comprendono la preoccupazione degli europei di difendere la loro libertà e i loro diritti”.

Barroso ha invitato gli europei ad agire in modo responsabile nell’esercizio della loro libertà pensando non solo ai singoli ma anche alle diverse comunità, di cui non si possono offendere i sentimenti. Egli ha detto che, nel colloquio con i leader, tutti i partecipanti erano d’accordo che il problema delle vignette  pubblicate dal giornale danese  non “riguardava l’islam” ma piuttosto un equilibrio tra libertà e rispetto di punti di vista diversi.

 

 

Appello a Kofi Annan per il Darfur del Comitato Esecutivo Europeo di Religioni per la Pace

 

Il Comitato Esecutivo Europeo di Religioni per la Pace, riunitosi a Trento per l’incontro primaverile, ha rivolto un solenne appello al Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan perché venga fatto tutto il possibile per fermare la violenza nel Darfur dove circa cinquecento persone vengono uccise ogni giorno da oltre due anni con la tolleranza del governo sudanese.

L’offensiva che dal 2003 stanno portando avanti i Janjaweed, tacitamente o apertamente appoggiata dal governo sudanese, accompagnata da violazioni dei diritti umani ad opera di fazioni di ribelli, provoca la morte o la fuga di tutti gli abitanti della regione. Nonostante il fatto che il sotto-segretario dell’ONU per gli Affari Umanitari abbia denunciato questa crisi come la più grave del mondo intero, gli sforzi per fermare la violenza e proteggere i civili dagli attacchi sono risultati inefficaci, a causa del numero  modesto delle truppe dell’Unione Africana presenti sul territorio, dei limiti del loro mandato e del loro budget, e dell’inaccessibilità di molti villaggi. Ma la causa principale è la mancanza di effettiva volontà politica di fermare i massacri e le deportazioni.

Nell’Appello si richiede che le Nazioni Unite mettano in campo un numero adeguato di truppe per proteggere i civili innocenti, uomini, donne e bambini, e che si adoperino per:

-         un mandato più ampio per la missione dell’Unione Africana;

-         un forte contributo economico per incrementare le truppe dell’Unione Africana nel Darfur;

-         un supporto per gli interventi aerei;

-         un allargamento e un maggiore controllo delle zone vietate ai voli;

-         l’invio di esperti nella protezione dei civili per assistere i comandi dell’Unione Africana;

-         l’assistenza ai rifugiati e ai profughi per un ritorno in sicurezza nelle loro case;

-         la protezione dei campi dei rifugiati;

-         provvedimenti per prevenire la violenza sessuale e assisterne le vittime;

-         accrescere il numero dei controllori sul rispetto dei diritti umani;

-         stabilire un ambiente sicuro per provvedere agli aiuti umanitari;

-         richiedere alle autorità sudanesi di collaborare per perseguire gli accusati di violazione delle leggi umanitarie internazionali e dei diritti umani.

L’Appello è stato firmato dal Presidente Jehangir Sarosh, zoroastriano inglese, e da tutti i membri del Comitato esecutivo europeo (Guenther Gebhardt e  Franz Brendle cristiani tedeschi, Lisa Palmieri-Billig, ebrea italiana, Wite Carp musulmano sufi olandese, Bernard Reber, cristiano francese, Imam Abduljalil Sajid, musulmano inglese e Msgr. Mato Zovkic, cristiano bosniaco).

 

 

 

RIMANERE SE STESSI E CAPIRE L’ALTRO

 

Un Simposio Buddista-Cristiano ad Osaka e sul monte Hiei,

organizzato dalla Scuola Tendai e dalla Rissho Kosei-kai

in collaborazione con il Movimento dei Focolari

 

Il 2° simposio buddista-cristiano si è svolto a Osaka sul tema "Dharma e compassione buddista - Agape cristiana". Vi hanno partecipato 90 persone. Erano rappresentate le antiche scuole tradizionali del buddismo giapponese e le giovani organizzazioni laicali; per il buddismo Theravada, monaci e laici provenienti dalla Thailandia. Il Movimento dei Focolari era rappresentato da un gruppo del Centro per il dialogo interreligioso e del Centro Studi, insieme a membri provenienti dalla Thailandia, Corea, Filippine, Stati Uniti e Giappone.

L’incontro, ospitato al centro della Rissho Kosei-kai, è iniziato in un clima fraterno ed è stato un crescendo durante tutto il suo svolgimento. In questo clima sono state presentate relazioni su specifici temi come “l’interazione tra l’individuo e la società”, “la rinascita morale”, ed esperienze di vita, seguite da dialoghi molto partecipati, che hanno permesso una più profonda conoscenza delle rispettive tradizioni religiose.

Diceva il dott. Tomonobu Shinozaki (rettore del seminario, Rissho Kosei-kai): "Tra buddismo e cristianesimo c’è un bel fossato. Nonostante ciò, come buddista della tradizione Mahayana ho potuto capire molti aspetti del significato profondo del dolore di Gesù crocefisso. C’è una convergenza sul piano esistenziale tra l’esperienza buddista della compassione e quella cristiana dell’amore."

E’ stata impressionante la cura amorevole e la dedizione che i membri della Rissho Kosei-kai hanno mostrato nel preparare l’incontro e nella squisita accoglienza che hanno riservato a tutti i partecipanti.

Per la conclusione del simposio si è lasciata Osaka per immergersi nel suggestivo paesaggio del Monte Hiei, monte madre del buddismo giapponese. I partecipanti sono stati accolti con grande cortesia dai monaci della Tendai-shu. Dopo aver partecipato all’alba alla loro preghiera del mattino, hanno visitato la tomba del loro fondatore Saicho, dove hanno appreso un suo insegnamento: "L’apice della compassione è dimenticare se stessi e servire gli altri."

Nel tempio principale del monte Hiei, dove è conservata da 1200 anni la fiamma sacra della Tendai-shu, si è tenuta una cerimonia di preghiera per la pace. Era presente anche il loro Patriarca 96enne Ven. Eshin Watanabe.

La cerimonia conclusiva ha visto il susseguirsi dei discorsi di saluto da parte dei rappresentanti dei vari gruppi. Hanno espresso un forte invito a proseguire sul cammino di dialogo intrapreso.

Uno dei frutti emersi dal simposio è stato il fiorire di un dialogo infra-buddista, tra monaci e laici delle varie scuole buddiste. Phramaha Boonchuay, Rettore dell’Università buddista Chulalonkorn di Chiang Mai (in Thailandia) diceva: "Abbiamo fatto un nuovo passo avanti in tutti i sensi. Sono stato colpito anche dal fatto che il buddismo in Giappone ha tanti servizi concreti promossi dai templi o dai monasteri, cosa che possiamo imparare da loro". Il Rev. Masamichi Kamiya ha affermato che la Rissho Kosei-kai desiderava trovare un rapporto di dialogo con i buddisti del Theravada e ha potuto realizzarlo, grazie a quest’incontro.

Abbiamo avvertito un forte impulso dello Spirito ad andare avanti verso una fraternità più profonda. E’ risaltato in modo particolare quanto l’amore vissuto fra tutti fosse il miglior terreno per sviluppare una conoscenza reciproca ed un autentico dialogo.

                                                                                     Christina Lee

 

 

UN APPELLO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

AL CONVEGNO DELLA CHIESA ITALIANA A VERONA

 

A Palermo, nel terzo convegno ecclesiale del '95, erano già visibili le avvisaglie di un processo che negli anni seguenti avrebbe registrato un'accelerazione straordinaria quanto attesa. Nell'occasione, infatti, si scelse di riservare uno spazio significativo alle esigenze dell'ecumenismo e al dialogo interreligioso, nella preghiera e nelle meditazioni mattutine, con inviti mirati e simbolici a rappresentanti delle chiese evangeliche ed ortodosse, dell'ebraismo e dell'islam. E' diventato persino un luogo comune il fatto che, da allora, il protagonismo di chiese e religioni altre sia esponenzialmente aumentato sotto il cielo del Belpaese, in maniera tale da non poter essere più sottovalutato: i talk show discutono della rivincita di Dio, l'11 settembre è stato letto come un'epifania delle patologie connesse al discorso religioso, e i sociologi fotografano l'avvento di una società postsecolare… occorre continuare? Da una parte, appare evidente che non possiamo non fare i conti col pluralismo religioso e con le contaminazioni fra i diversi sentieri del divino, e che tutte le culture e le religioni hanno bisogno le une delle altre per restare fedeli alla parte migliore di se stesse; dall'altra, però, tale situazione, ancora largamente in progress, non sta producendo, salvo eccezioni a confermare la regola, un kairòs nella consapevolezza di cosa significhi testimoniare il vangelo in una società in cui perdura la secolarizzazione ma affiorano confusamente ansie mistiche e bisogni spirituali. In una reale assunzione di responsabilità sul tema cruciale del dialogo, ecumenico, interreligioso e interculturale. In un investimento, nel vissuto quotidiano, sull'educazione all'alterità: un'alterità che non ci sta solo di fronte o di fianco, col musulmano o il sikh della porta accanto, ma che ci abita, attraversando le nostre stesse comunità, sempre più plurali, diversificate e affaticate nella ricerca di un linguaggio comune per dire Dio.

E' questo lo scenario complesso in cui ci stiamo preparando al convegno di Verona del prossimo ottobre, chiamato a ridisegnare con coraggio e profezia le strategie di una chiesa profondamente mutata dai tempi di Palermo.

Non sarà facile, per svariate ragioni. Fra le quali il fatto che dialogo è un termine indispensabile che però oggi rischia, purtroppo, di non comunicare più alcunché per l'estenuazione del suo uso. Per la facilità eccessiva con cui vi si ricorre, senza elaborarlo appieno. Si noti: paradossalmente, perché al dialogo, in realtà - come ci hanno insegnato il Concilio e Paolo VI, la pedagogia dei gesti di Giovanni Paolo II e lo stesso Benedetto XVI - non esiste alternativa. La questione, semmai, dovrebbe riguardare le modalità pratiche per tracciare adeguati cammini di educazione a dialogare, a partire dalle chiese locali. E' viva, in effetti, la sensazione che ci sia nell'aria un diffuso bisogno di dialogo, umano e concreto, che non sempre le istituzioni ecclesiali riescono ad intercettare. Di un incontro interreligioso che andrebbe finalmente considerato come segnale, sia pur contraddittorio, di speranza per il domani: perché sarebbe fuorviante se il pesante clima politico-culturale odierno e l'intransigenza generalizzata quanto pervasiva ci impedissero di cogliere che tra cristiani e gli altri non si danno solo diffidenze o scontri, ma pure esperienze d'apertura e fiducia reciproca… Alcune buone pratiche in tal senso, fortunatamente, non mancano! Già oggi si stanno narrando storie di fraternità che si ripetono con una certa frequenza, i cui protagonisti sono gruppi, movimenti e parrocchie. Penso, ad esempio, alle tante realtà che, in meno di un lustro, hanno concorso alla creazione di una piccola tradizione nazionale, celebrando la Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico l'ultimo venerdì di Ramadan. Che hanno colto come sia vitale il passaggio dal dialogo delle buone maniere e dei salamelecchi al dialogo nella verità e nella franchezza, anche se le loro esperienze risultano spesso, si usa dire, poco notiziabili… E’ importante raccontare il positivo esistente, che rischia di annegare nell’informazione allarmistica e tutta urlata per slogan cui siamo ormai rassegnati: anche perché il dialogo fornisce ai credenti un'opportunità per esaminare assieme l'universale tendenza umana all'esclusivismo, allo sciovinismo, alla violenza che possono infettare il comportamento e l'identità religiosa.

Sì, mi pare davvero doveroso domandarci: favorirà l'appuntamento veronese quel salto di qualità che porterebbe a leggere il dialogo non più come una sfumatura marginale nel paesaggio dell'essere chiesa, ma piuttosto il caso serio del cristianesimo odierno, segno dei tempi e ancoraggio reale al vangelo, contro ogni ricorrente predicazione di sventura? Per Louis Massignon, l'ospitalità è la strada della verità. Qui, verosimilmente, risiede la scommessa su cui si sta giocando buona parte della credibilità di una chiesa capace di futuro, che metta al cuore della propria pastorale la virtù bambina della speranza.

 

                                                                             Brunetto Salvarani

  Direttore di CEM Mondialità

 

 
LA PROPOSTA DI UNA “GIORNATA DELLE RELIGIONI” A SCUOLA

 

CEM Mondialità, rivista e movimento dei missionari saveriani, appoggia con sincero entusiasmo la proposta di Paola Bignardi di scegliere il 27 ottobre, in memoria dell'incontro di Assisi del 1986, per una giornata dell'incontro fra le religioni a scuola. Il mondo della scuola e della formazione incontra grandi difficoltà in un tempo di così notevoli cambiamenti in ambito culturale e religioso: riteniamo perciò che oggi più che mai sia necessario a partire dalle scuole e dalle istituzioni educative operare in positivo per fermare le sirene dei fondamentalismi, delle chiusure identitarie e dei presunti scontri di civiltà, tenendo ferma la barra sulla via maestra del dialogo, del confronto, della riflessione critica sulla realtà.

 

 

 

ORIENTE E OCCIDENTE: QUALE DIALOGO?

 

Pubblichiamo la relazione tenuta da Gabriella Lavorgna ad Assisi il 27 maggio u.s. in occasione del convegno sui “sentieri francescani” promosso da Assisi for Peace Tv in collaborazione con l'ass. no profit “il Mandir della pace".

 

Partecipo a questo convegno in qualità di fondatore di un movimento di volontariato "Il Mandir della Pace" che promuove servizi culturali, sociali e umanitari per lo sviluppo e la diffusione di una cultura di Pace.

In particolare qui ad Assisi siamo i promotori di un meeting annuale "L'oriente incontra l'Occidente insieme per la pace” ed uno analogo in Rishikesh (Hymalaya), "da San Francesco a Gandhi sul principio della non violenza."

Al fine di attuare una politica indiana a largo spettro, il 23-29 settembre 1935 (XIII) si tenne a Roma, sotto l´alto patronato di Vittorio Emanuele III, il Congresso internazionale degli Orientalisti e il Presidente del Congresso, l'eccellente indologo e buddhologo Carlo Formichi scrisse così nel suo discorso inaugurale:
” «East is East and West is West, newer the twain shall meet», ergente una barriera fra Oriente e Occidente, sconfortante, desolata, che equivale alla scoperta d´un gas asfissiante. A che pro le conquiste scientifiche ci avranno permesso di raggiungere l´India, la Cina, il Giappone in uno spazio di tempo miracolosamente breve, se poi la distanza risorgerà, e nella sua forma peggiore, la spirituale, tra noi e gli abitanti di quelle remote contrade? Finché crederemo diverso da noi l´Orientale perché invece che il cappello duro o a cenzio porta il turbante o il fez, e invece della bouillabaisse mangia il curry, allora sì, East is East and West is West nella consumazione dei secoli. Ma se avvicinando l´Oriente scopriremo che onora il padre e la madre, ha orrore del furto, non insidia la donna d´altri, aborrisce la menzogna, serve con fedeltà il suo paese, è pronto a far getto della vita per la salvezza della sua patria e adora con abbandono sincero il suo Dio, allora cadranno come per incanto le barriere fra Oriente ed Occidente e, magari, ci sentiremo più fratelli di molti Orientali remotissimi da noi che non di molti Occidentali vicinissimi a noi. A che serve indagare le differenze formali quando le qualità fondamentali umane risultano le medesime? E più si studia l´Oriente e più si scoprono queste qualità fondamentali umane.”

Le differenze fra Oriente e Occidente ci sono, per fortuna, ma queste non dovrebbero impedire il dialogo e l'amore e, comunque, la collaborazione e la coesistenza pacifica: “L’Unità nella diversità”. Le differenze non dividono ma arricchiscono!

Il progresso verso la pace inizia, insomma con il far emergere dalle coscienze quel bisogno di unità e di solidarietà che porta a vivere meglio con gli altri e con lo stesso ambiente intorno a noi: dall’equilibrio umano a quello ecologico queste le premesse necessarie alla realizzazione di un’autentica situazione “pacifica”.

Un altro gradino da salire è costituito dal non accostarsi a concezioni di vita e di cultura diverse dalle nostre attraverso ottiche di esotismi intellettuali o di pura erudizione.

Una strada più percorribile sarebbe quella dell’apprezzamento dei valori e dell’ essenza dei contenuti, secondo una ricerca dei messaggi a carattere universale che essi contengono, senza rifiutare possibili coinvolgimenti.

Attraverso il gioco delle diversità reali o apparenti potrebbe rivelarsi una via che conduce all’unità.

Questi differenti e pur univoci atteggiamenti mentali e modi di agire sembrano dimostrare chiaramente un fatto: bisogna essere in pace con se stessi per costruire la pace.

E’ importante a tal punto sottolineare e definire quella gamma di significati ed attinenze con cui si dispiega questa parola così breve e così immensa, la cui concreta realizzazione determinerebbe una svolta epocale.

Qual è la causa che determina i contrasti e le differenze irriducibili , e quindi l’incomunicabilità, nonostante tanta diffusa tecnologia, in particolare tra i due emisferi come l’Oriente e Occidente?

Il Prof. Vittorio Marchi, docente di fisica dell’Università La Sapienza di Roma, interpellato in merito, ha risposto: “Non c’è dubbio che queste sofisticate tecnologie abbiano contribuito ad elevare il patrimonio cognitivo del genere umano ma questa “sindrome di non comunicazione “pone comunque l’interrogativo di quali siano i fini delle stesse.

E’ possibile che l’impegno per sviluppare al massimo le potenzialità tecnologiche abbia fatto trascurare alle grandi potenze, implicate nella gestione del denaro pubblico, la necessità di costruire in parallelo delle coordinate di pensiero trasmissibile, a livello scientifico, culturale, etico-sociale, di comprensione universale. Esiste quindi una possibilità perché nella storia delle Comunicazioni e delle relazioni tra gli uomini si rovesci questo tipo di rapporto per far sì che si espanda una coscienza di massa che conduca ad un livello di società spirituale in cui si comprenda il concetto che “Tutto è interconnesso”.

Gli uomini devono tornare a ri-membrare, cioè tornare a ricordare di essere membri di un unico sistema , e che quindi il presunto insieme è già interamente collegato. “Ut unum sint, ricordando il messaggio cristiano….

Tra i grandi dell’Occidente, l’unico santo cristiano che psicologicamente e spiritualmente realizzi “un ponte tra l’Europa Cristiana ed il mondo indo-buddista” è certamente San Francesco. La vita e gli ideali del santo di Assisi sono talmente prossimi alla psicologia e alla filosofia orientale che Dante, parlando di lui e della sua città natale così si esprime: “Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi che direbbe corto, ma Oriente se proprio dir vuole”(Par.C IX-52). I valori religiosi sono in stato di decadenza in Occidente e lo sbandamento generale cui noi assistiamo non sono altro che le doglie del parto di una rinascita spirituale nella storia dell’Umanità. “Vidi un nuovo cielo ed una nuova terra” disse nella sua visione apocalittica San Giovanni. In questo nuovo ordine di “cieli nuovi e nuova terra” ci chiediamo quale sia il contributo, che oltrepassa i confini della chiesa occidentale e cattolica per giungere ad un cattolicesimo globale, talmente universale che nell’unico amore di Dio abbracci tutto il mondo. A questo ideale di cattolicità, che trascenda ed oltrepassi i confini del cristianesimo storico dell’occidente, il misticismo di Francesco può offrire un contributo grande e positivo.

Francesco, yoghi dell’Amore divino Universale, ha trovato posto nel cuore degli Indù e dei buddisti ed il Mahatma Gandhi lo ha così definito: “La vita di San Francesco è la copia simile a quella di Cristo. Se S. Francesco è l’essenza del Cristianesimo allora io sono cristiano. Egli non fu un esclusivista come molti missionari, ma un ricercatore di Dio nelle Creature e delle Creature nel Creatore. Quale serafico amore scaturì dal cuore di Francesco d’Assisi! Se i cristiani fossero come Cristo, o come S. Francesco, la terra sarebbe un Paradiso.”

Spinti dall’impegno di creare nuovi ponti tra le religioni d’Oriente e d’Occidente, superando le muraglie che le religioni esclusiviste hanno costruito, comprendiamo le parole di papa Giovanni XXIII: “Ricerchiamo quello che ci unisce, dimentichiamo ciò che ci divide, aiutiamoci a creare un unico mondo, con un unico Dio Padre, un'unica cittadinanza religiosa e civile, unendoci in un unico Amore universale: il regno di Dio sulla terra.

                                                              Gabriella Lavorgna

                                                     Presidente del Mandir della Pace 

 

 

Recensioni

 

Atti del convegno europeo

"I MEDIA E LE RELIGIONI IN EUROPA"

Genova 9-12 settembre 2004

 

Gli Atti del Convegno svoltosi a Genova a cura della sezione locale di Religioni per la Pace nel settembre 2004 (nell’anno in cui Genova era città europea della cultura), spaziano sia pure nella convergenza tematica dell'argomento “media e religioni in Europa” in un concerto di istanze, di denunce, di speranze provenienti da esperienze culturali e religiose diverse e molteplici. Gli interventi si distinguono tutti per gli aspetti propositivi derivanti da esperienze di città o stati europei, di organizzazioni religiose, sovranazionali, anche ecumeniche, e dal ricordo di incontri tra culture e religioni anche storicamente lontane (vedi Islam in Sicilia).

Emergono le testimonianze da parte di operatori del mondo dell'informazione che denunciano linguaggi spesso inesatti dal momento che "il vocabolario interreligioso propone una prospettiva di cambiamento... produce una pedagogia interreligiosa della differenza che oggi ancora non c'è" (B. Salvarani).

Tutte le relazioni hanno la caratteristica del vissuto personale e si leggono con grande interesse. L’intervento del teologo J. Dupuis (uno degli ultimi della sua esistenza terrena) che gli Atti riportano nella sua interezza, costituisce un decalogo per la costruzione di quello che per l'autore è forse rimasto sogno profetico, quello di una formulazione di una teologia cristiana del pluralismo religioso visto come una ricchezza del mondo globalizzato. "Lo scopo del dialogo non è la conversione eventuale dell'altro, è invece la conversione più profonda di ambedue le parti verso Dio".

Nel testo sono anche riportate le preghiere delle diverse religioni  e fedi che hanno scandito le giornate dell'incontro. Dalla lettura degli atti del convegno si alimenta la certezza della validità del cammino di pace e di fiducia che la WCRP propone da sempre.

                                                                            Silviana Lantero

 

Gli atti possono essere richiesti al Gruppo di Genova della WCRP – Galleria Mazzini 7/5/a, 16121 Genova, e-mail virgilio.canepa@fastwebnet.it - italamaria.ricaldone@fastwebnet.it.

 

 

RELIGIONI PER LA PACE ITALIA

 

 

CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA

DI RELIGIONI PER LA PACE ITALIA

Con questa lettera rinnoviamo l’avviso di convocazione dell’assemblea della sezione italiana della World Conference of Religions for Peace per i giorni di sabato 4 e domenica 5 novembre p.v. a Roma, nella sede di via Pio VIII 38, con inizio alle 9 del sabato. All’ordine del giorno, dopo un resoconto sull’Assemblea di Kyoto e una panoramica sull’attuale situazione internazionale, è una relazione intorno all’attività della nostra sezione nel corso degli ultimi due anni, e la programmazione per il futuro. Nel pomeriggio del sabato e nella mattinata di domenica avranno luogo anche le elezioni del nuovo comitato che guiderà la nostra sezione per i successivi due anni. Tutti i soci hanno diritto di elettorato attivo e passivo purché iscritti almeno trenta giorni prima dell’assemblea.  Nel pomeriggio di domenica 5 è previsto un momento di preghiera multireligiosa.

 

 

LA SPEZIA: È NATA LA CONSULTA DELLE RELIGIONI

 E' nata lo scorso 25 maggio a La Spezia la "Consulta delle religioni" con la sottoscrizione del protocollo di intesa che ne sancisce la costituzione da parte del sindaco Giorgio Pagano e dei rappresentanti di 11 comunità
religiose presenti in città. "La nascita della Consulta è il risultato di un
positivo ed articolato lavoro di confronto e approfondimento avviato lo
scorso novembre con il forum delle religioni, costituito presso l'assessorato al welfare municipale" si legge in un comunicato diramato dal
comune. Hanno risposto alla proposta del consiglio comunale di La Spezia la
chiesa battista, la chiesa metodista, la chiesa cattolica, la chiesa
cristiana avventista del settimo giorno, la chiesa cristiana evangelica dei
Fratelli, la chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, la chiesa
ortodossa rumena, la chiesa del Vangelo quadrangolare, la comunità ebraica,
la comunità islamica e l'istituto buddista italiano Soka Gakkai. Dialogo,
rispetto delle differenze e tutela delle minoranze sono i principi cardine
espressi nel protocollo.


Obiettivo della Consulta è quello di favorire la collaborazione tra
amministrazione comunale e comunità religiose al fine di realizzare, tra le
altre cose, degli spazi pubblici non confessionali: uno spazio verde in
città; una sala di preghiera e raccoglimento all'ospedale; una sala laica
per il commiato al cimitero cittadino. L'idea è di coinvolgere i cittadini nella
partecipazione a eventi pubblici al fine di promuovere il dialogo, la
cultura della pace e il rispetto dei diritti e delle libertà individuali.
"Per esempio, nel gennaio scorso, abbiamo già organizzato con un cerchio di
persone delle diverse comunità un'ora di silenzio nel centro cittadino per
dire no a ogni violenza contro le donne, questo a seguito di un episodio di
violenza avvenuto in città" ha precisato la pastora Letizia Tomassone. Una Consulta delle Religioni è già stata costituita a Genova (vedi lettera n. 94) mentre a Roma esiste già dal 2002.

 

Notizie dai gruppi locali

 

Padova

Anche quest’anno si è tenuta  a Padova, domenica 21 maggio,  nella bella cornice della centrale Piazza dei Signori, la preghiera interreligiosa “Insieme siamo comunità ” alla quale hanno partecipato credenti delle diverse religioni presenti in città (cristiani cattolici, ortodossi e metodisti; musulmani e sufi; ebrei; buddisti; baha’i).

Quest’anno la preghiera è giunta alla sua 16a  edizione ed è stata, come sempre,  promossa dai  missionari Comboniani e preparata e partecipata dai membri di Religioni per la Pace di Padova;  ha avuto per la prima volta il contributo e la presenza del pastore metodista Vito Gardiol e del gruppo sufi di Padova (Associazione “Camminare Insieme”). Si è trattato di un segno di testimonianza di dialogo interreligioso ed ecumenico nella fraternità per la nostra città nell’ambito della Festa dei Popoli.

 

Roma

Organizzata dall’American Jewish Committee, dalla rivista Confronti, dal Gruppo di Roma di Religioni per la Pace e dall’associazione Mandir della Pace, il 21 giugno si è tenuta presso  la Sala dei Genovesi in Trastevere, una tavola rotonda sul tema “la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948: piattaforma condivisa o occasione di scontro? Ha introdotto i lavori Lisa Palmieri-Billig e  Paolo Naso, valdese, direttore di Confronti, ha moderato gli oratori: Giorgio Israel, ebreo,  Moustafa' el Ayoubi, musulmano,  e Antonino Galloni, cattolico.

Gli intervenuti dovevano rispondere alla domanda se i diritti umani, quali formulati in questa dichiarazione, sono veramente "universali". Dopo avere ricordato il contesto storico in cui la Dichiarazione è nata, e dopo che sono stati richiamati i suoi punti essenziali, sono stati esaminati i riconoscimenti e le critiche che essa ha ricevuto dalla sua promulgazione ad oggi. In conclusione pur con accentuazioni diverse di alcuni aspetti, tutti si sono ritrovati sostanzialmente d’accordo sull’importanza attuale della Carta dei Diritti Umani del 1948 e sul fatto che essa è ben lungi dall’essere rispettata ancora oggi in molti paesi del mondo.

Si prevede, nel prossimo autunno, di dar seguito a questo incontro con altri di approfondimento delle varie problematiche relative ai diritti umani.

 

Roma

Un solo Mediterraneo: l’architettura come linguaggio di pace è stato il tema del convegno internazionale organizzato dalla “Casa dell’Architettura” in collaborazione con il Comune di Roma – politiche della multietnicità e con la nostra sezione di Religioni per la Pace e che si è svolto all’Acquario Romano dal 22 al 24 giugno u.s.  “Lo spazio del sacro, dell’accoglienza e della condivisione” è stato l’oggetto della riflessione della giornata del 22, dedicata a ‘La casa di Abramo’. Benedetto Carucci Viterbi, Abdellah Redouane e Giovanni Cereti hanno parlato de “lo spazio del sacro nel pensiero religioso e nell’architettura contemporanea”.

 

Cosenza

Il secondo Meeting Euro- Mediterraneo, promosso a Cosenza dalla Fondazione Europa-Mezzogiorno-Mediterraneo in collaborazione con l’università e gli enti locali nei giorni 23 e 24 giugno u.s., ha affrontato il tema “Laicità e dialogo fra le religioni nel Mediterraneo” . Fra i molti interventi, ricordiamo quelli di Mario Scialoja, Paolo Ricca e Giovanni Cereti che hanno parlato di “Un mare, tre fedi, i libri e la pace”. Il Meeting si è concluso con la presentazione di un Manifesto per le alleanze fra le civiltà.

 

Trieste

Un incontro interreligioso di fraternità, con la esecuzione di inni delle varie tradizioni religiose, eseguiti dal Coro interreligioso di Trieste diretto dal maestro Fabio Nossal, e con la lettura di testi sacri delle varie religioni, si è svolto a Aquileia domenica 25 giugno e si è concluso con la condivisione del cibo delle varie tradizioni religiose.

 

Segnalazioni

Pubblicati sulla Rivista “Mosaico di Pace” gli Atti del Convegno “Il Cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo”.

 

Gli atti del Convegno su “il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo”, promosso a Bari da Pax Christi, pubblicati dalla rivista Mosaico di pace, offrono diversi spunti meritevoli di riflessione. 

Comincio dal saluto del presidente della regione Puglie, Nichi Vendola, che dice: “C’è un Dio dell’accoglienza e un Dio della discriminazione. Sono temi su cui voi potete dire parole importanti che noi tutti stiamo cercando, intorno a un’identità non intesa come patrimonio chiuso e autoreferenziale, che crea catenacci e saracinesche serrate sul mondo”.

A lui risponde Marcello Barros, monaco benedettino brasiliano e teologo della liberazione. “Un nuovo spirito ci porta oggi a considerare il pluralismo come positivo e tutte le religioni come vere e importanti. Questo cambiamento sostanziale di atteggiamento di fronte al pluralismo ci dà la possibilità di un’apertura universale, una nuova capacità di riconoscere la presenza universale del Dio più grande in tutte le tradizioni spirituali dell’umanità”.

E con riferimento alla Bibbia, il biblista Giuseppe Barbaglio riconosce che “la vera sfida è far uscire la Bibbia dall’ambiguità, toglierla dalle mani dei lettori violenti e metterla nelle mani dei lettori nonviolenti. Siamo noi a doverci educare per poter fare della Bibbia un libro che educhi alla nonviolenza e alla pace”.

Nella stessa ottica, il musulmano Adnane Mokhrani aggiunge: “si può dire che Dio ha creato l’uomo a sua immagine, ma anche, allo stesso tempo, che l’uomo crea Dio a sua immagine. Si può dire che la religione santifica l’uomo, ma anche che l’uomo santifica la religione”.

Vale peraltro, a tutti questi riguardi, il richiamo al realismo, proveniente non a caso da una voce femminile, quella di Barbara Aiello, ebrea italo-americana e oggi prima donna rabbino in Italia. “Ciò che abbiamo fatto è annunciare ai nostri fratelli e sorelle ebrei e al mondo il vero fondamento della legge ebraica. Ma come sappiamo tutti, anche quando i seminari hanno cambiato le norme sui requisiti per l’accesso e hanno permesso alle donne di studiare, è stato un cambiamento sulla carta: cambiare un cuore è qualcosa di molto più difficile”.

Un’osservazione come questa si applica anche a noi, come rileva, nelle sue conclusioni, il promotore del convegno, Tonio Dell’Olio: “il fatto che ci sia stato, di fronte ad alcune espressioni, quasi lo sconcerto, la sorpresa, mostra la ragione per cui almeno per la mia chiesa, il dialogo viene visto con tanta diffidenza e rischia di interrompersi”.

                                                                       Carlo Meriano

 


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