14-11-2007
Kenya, trovata mandibola di 10 milioni di anni. Forse appartiene al famoso "anello mancante"
Rinvenuta in Kenya, nella regione del Nakali, area vulcanica a nord del Paese, una mandibola databile a 10 milioni di anni fa, che sembra appartenere a una specie di grandi scimmie non ancora conosciuta e chiamata Nakalipithecus Nakayamai. Il frammento osseo potrebbe appartenere ad una specie che potrebbe far riferimento al famoso "anello mancante" nell' evoluzione tra gorilla e scimpanzè verso l'essere umano.
Chicago | 8 agosto 2007
L'homo erectus non e' l'antenato del homo habilis
 Cranio homo erectus
La teoria dell'evoluzione dell'uomo conosciuta fino ad oggi, secondo cui l"homo erectus' si e' evoluto a partire dal suo precedessore 'homo habilis' è sbagliata.
E' quanto afferma una ricerca pubblicata sulla rivista 'Nature' da nove scienziati che, analizzando dei fossili trovati nel 2000, ha dimostrato che l'homo habilis ed erectus erano contemporanei ed anche vicini di casa.
"C'e' stata una teoria secondo cui habilis si è lentamente evoluto in erectus", ha spiegato Susan Anton, professore di antropologia alla New York Univeristy e coautrice dello studio, "ora troviamo che i due coabitavano".
A provare la nuova tesi ci sono i resti di un cranio e della parte superiore di una mandibola. Entrambi i fossili sono stati trovati in Kenya, ad est del lago Turkana, a poca distanza l'uno dall'altro, e rivelano che le due specie hanno
condiviso lo stesso habitat per almeno 500.000 anni.
La mandibola infatti, è attribuita all'homo habilis e risale a 1,44 milioni di anni fa, mentre il cranio, con le caratteristiche dell'homo erectus, e' di 1,55 milioni di anni fa.
"La loro coesistenza - ha affermato il paleontologo Meave Leakey, coautore della ricerca - rende improbabile che l'homo erectus si sia evoluto dall'homo abilis". Si tratterebe quindi, concludono gli scienziati, di due "specie sorelle, che hanno vissuto a lungo nello stesso periodo".
L'origine dell'uomo
la scienza odierna fa risalire la comparsa dei primi ominidi a circa quattro milioni d'anni fa, in Africa centrale, dove una specie di primati, abituati sino ad allora ad abitare fra alberi e foresta, avrebbe sentito, in un non meglio precisato momento storico della loro esistenza, il bisogno di lasciare il confortevole e, per certi versi, molto più sicuro ambiente della foresta, per addentrarsi nella savana; la necessità di guardare oltre le erbe alte della savana e di rifuggire dai predatori avrebbe innescato il processo evolutivo che portò questi primi ominidi a passare dalla naturale andatura a quattro zampe all'andatura eretta, andandosi a perfezionare sempre più sino ad arrivare alla nostra attuale condizione. Dall'Africa l'uomo si sarebbe poi espanso in tutta l'area europea e asiatica.
Il ritrovamento, nel 1974, del famoso ominide, cui venne assegnato il nome di Lucy, risalente a circa 3,5 milioni d'anni fa, è stato accolto dalla scienza come la prova dell'esistenza del cosiddetto anello di congiunzione fra un essere avente caratteristiche fisiche prettamente relative ad un habitat arboricolo e il primo elemento evoluzionistico che avrebbe portato alla nostra specie.
L'immaginario albero genealogico dell'uomo
1. Australopithecinae (forma plurale di Australopithecus)
2. Homo habilis
3. Homo erectus
4. Homo sapiens
Gli evoluzionisti designano il cosiddetto primo antenato comune degli uomini e delle scimmie "Australopithecus", che significa "scimmia sudafricana". L'Australopithecus, nient'altro che un'antica specie di scimmia estinta, presenta varie tipologie, tra cui alcune di buona complessione, altre di struttura più piccola e gracile
Gli evoluzionisti classificano la fase successiva dell'evoluzione umana come "homo", cioè uomo. Gli esseri viventi appartenenti a tale serie sarebbero più sviluppati dell'Australopithecus e non molto diversi dall'uomo attuale. Quest'ultimo, ovvero l'Homo sapiens, si dice che si sia formato all'ultimo stadio dell'evoluzione di questa specie.
Il genere Homo
Intorno ai 1.8 milioni di anni si incominciò a diffondere in alcune zone dell'Africa centro-meridionale una nuova specie, fisicamente abbastanza simile alle precedenti ma con un cervello più grande, gli homo habilis. Successivamente a questa prima specie, se ne aggiunsero almeno altre due, gli homo ergaster e gli homo erectus, ingrado di maneggiare il fuoco, di costriure dei bellissimi strumenti di pietra e di cacciare.
Homo habilis
Le prime scoperte su questa specie vennero fatte dai coniugi Leakeys nei primi anni '60 nella Gola Di Olduvai in Tanzania. In questo luogo si è rilevato particolarmente importante per il numero di frammenti ossei rinvenuti negli anni, appartenenti a molte specie diverse. Tra queste vi sono le traccie di alcuni ominidi che già due milioni di anni fa dimostravano di avere capacità "umane". Vicino ai loro resti sono stati trovati moltissimi manufatti di pietra dalla fattura elementare. Per questo motivo si sono meritati l'appellativo di "habilis"
KNM-ER 1470 o Homo rudolfensis
Scoperto da Bernard Ngeneo nel 1972 a Koobi fora in Kenia (Leakey 1973). La sua età stimata è di 1.9 milioni di anni. Il ritrovamento costituisce il più completo scheletro di homo habilis conosciuto. Il volume del cranio è di 750 cc, molto grande per un homo habilis. Originariamente venne datato a 3 milioni di anni, cosa che causò molta confusione perchè era più vecchio di molti Australophitecus conosciuti, da ciò si dedusse che fosse un antenato dell'homo habilis. Il teschio è eccezionalmente moderno in molti aspetti. La scatola cranica è molto larga e meno robusta come nessun teschio di Australopithecus, non ha neanche la fronte larga tipica degli Homo erectus. Essa è comunque veramente larga e robusta rispetto alla faccia. Il numero delle ossa delle gambe ritrovato all'interno di un area di un paio di chilometri, con molta probabilità appartengono a molte specie diverse.
KNM-ER 1470 o Homo rudolfensis
FONTI :
http://digilander.libero.it/ponticellig/_PARTE%20II/_PARAGROFO%20I/LE_FONTI_DELLA_PALEOANTROPOLOGIA_II.htm
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