Tribù
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LA SUGGESTIONE DEI VILLAGGI GIRYAMA E MAASAI
La tribù Maasai è di certo la più celebre del Kenya ma molto spesso chi visita le località balneari di questo paese finisce col conoscere soprattutto dei giryama (l'etnia più diffusa lungo la cosa): abbiamo quindi deciso di approfondire le caratteristiche culturali della tradizione di questi due gruppi etnici.
La visita ai villaggi Maasai è inoltre una consuetudine per ogni turista e da qualche tempo anche quella alle comunità Giryama che sotto il profilo culturale hanno aspetti ed elementi decisamente interessanti.
Le principali tribù del Kenya
capanna Giryama
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Bantu
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Ovest
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Luhya, Kisii, Kuria, Gusii
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Centro
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Kikuyu, Kamba, Meru, Embu, Tharaka, Mbere
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Costa
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Mijikenda, Taveta, Pokomo, Taita, Digo, Giryama (alcune notizie di seguito), Duruma
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Niloti - Paraniloti
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Niloti
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Luo
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Teso
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Iteso, Turkana
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Maasai
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Maasai (alcune notizie di seguito), Samburu, Njemps
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Kalenjin
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Nandi, Kipsigis, Elgeyo, Sabaot, Marakwet, Tugen, Terik, Pokot
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Cushiti
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Somali, Rendille, Galla, Borana, Gabbra, Orma, Sakuye
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Swahili
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Bajun, Pate, Mvita, Vumba, Ozi, Fundi, Siyu, Shela, Amu
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Boni, Dahalo, El-Molo, Ndorobo, Sanye
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GIRYAMA
Tradizioni di un tempo
Diversamente da molti altri gruppi etnici nei quali la stregoneria era riservata alle donne, nei Giryama è gestita principalmente da uomini anziani. I Giryama inoltre credono che ogni persona nella società sia una strega o stregone potenziale.
Per questa ragione i membri della tribù cercarono protezione da quattro cose; dagli incantesimi delle streghe, da accuse di stregoneria, dalla paura e infine dal divenire essi stessi stregoni. Fascino, medicine, bando degli stregoni e la cerimonia del lavaggio, erano i metodi comuni di protezione. Tecniche di caccia alle streghe, punizioni e lavaggi, toglievano il potere alle persone che praticavano la stregoneria.
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L’interpretazione del male ed i mezzi per uscire da questa situazione, erano inoltre ostacolati dalla situazione politica dei Giryama . Per esempio con i tradizionali sistemi, molte volte si rischiava di lasciar prosperare la stregoneria. Alcuni mezzi per combatterla erano asce o rocce roventi messi sulle palme delle mani, aghi roventi infilati nel labbro superiore, papaya spalmata sul viso e sulla bocca per provocare sudore, e pane trattato in modo particolare da bloccarsi nella gola del colpevole.
La minaccia di sottoporre a queste prove, spesso provocava la confessione, dopo la quale veniva somministrata una medicina di ‘lavaggio’. Durante un periodo della loro storia, quando i Giryama erano lontani dalla terra natia, acquisirono dagli Swahili, Kamba e Mijikenda metodi per cacciare la stregoneria. Con l’introduzione di leggi esterne, colonialismo e indipendenza, molti dei loro metodi tradizionali e acquisiti, vennero banditi.
La pulizia della società tutta, attraverso cerimonie divenne la più comune forma per combattere la stregoneria. I Giryama vissero in foreste chiamate ‘kaya’, guidati da consigli di anziani (‘kambi’) che avevano il potere sul benessere della tribù. Il ‘kambi’, stregoneria controllata somministrando ‘bagni’, bastonature, sentenze di morte e bando dal ‘kaya’ per quelli sospetti, potevano forzare le confessioni dei testimoni con le loro potenti medicine e giuramenti. Il più conosciuto, potente e letale meccanismo di controllo della stregoneria tra i Giryama era la prova del veleno.
Tre delle loro quattro società segrete avevano medicine e giuramenti tenuti dagli ‘aganga’, che avevano sviluppato l’abilità nel somministrarli. Il più significante di questi era il veleno-giuramento ‘Vaya’. Gli ‘aganga’ di questa società segreta, erano chiamati ‘fisi’ (iene) e la loro medicina, ‘mbare’, era conosciuta per uccidere con rapidità. Il giuramento ‘fisi’ veniva usato come prova tra accusato e accusatore in una prova diretta o anche come appello finale della giustizia quando altre prove non erano state soddisfacenti. Considerato che poteva uccidere, il giuramento veniva considerato con estrema serietà.
Durante il periodo della loro lontananza dalla terra natia, i Giryama furono esposti anche alla tradizione e cultura Musulmana. Una fonte di malvagità, ‘mapepo’, gli spiriti, venivano considerati quasi esclusivamente come spiriti Musulmani. Spiriti ancestrali, ‘koma’, divennero meno importanti nella vita spirituale Giryama . I ‘mapepo’ si affermava possedessero certe persone, dando loro un potere più grande dei comuni mortali. I ‘mapepo’, potevano essere facilmente esorcizzati da un comune uomo della medicina, dopo ciò si credeva che la persona posseduta avesse l’abilità di richiamare il ‘pepo’, predire il futuro e identificare le streghe. Fu considerato una fortuna essere posseduti dal ‘pepo’. C’è un interessante periodo nella storia Giryama , quando un insolito numero di donne furono possedute dal ‘pepo’, facendo cose che in normali condizioni, non sarebbero state in grado di fare.
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M A A S A I
Ad una donna Maasai è permesso avere relazioni sessuali prima del matrimonio e mantenerli con i suoi innamorati perfino dopo.
Questo avviene perché ad un guerriero (moran), è permesso avere molte ragazze tra quelle non ancora circoncise, d'età compresa tra i nove e i 13 anni che non hanno ancora avuto il ciclo mestruale. Dato che molte delle ragazze sono troppo giovani per avere relazioni sessuali, i guerrieri hanno intimità con loro in altri modi.
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Tradizionalmente, ad una ragazza Maasai è permesso avere tre amanti tra i morans, uno spasimante, al quale lei prepara il latte, un sostituto, che occupa il posto del primo quando non è disponibile, ed un terzo che sostituisce gli altri due quando non sono presenti.
Le ragazze sono normalmente iniziate alla prima mestruazione, e lasciano i loro guerrieri per sposare uomini che hanno di solito il doppio della loro età. Il matrimonio di una ragazza è organizzato dal padre perfino prima che lei nasca, gli uomini sposano quando sono nell'età matura, all'incirca quando sono vicini alla trentina o anche più grandi, quando hanno passato il loro periodo di moran, perché devono crearsi un benessere prima di sposarsi e questo solitamente richiede anni.
La ragazza che lascia la casa paterna per quella dello sposo, è benedetta dal padre, il quale sputa un sorso di latte sotto il suo collare e l'avverte di non guardare indietro o altrimenti diventerà di pietra. Lo sposo va avanti per assicurarsi che il cammino sia sicuro e senza ostacoli. All'entrata della proprietà del marito è accolta dalle sue parenti strette, che la accoglieranno tirandole dello sterco di vacca e insultandola, in genere per la sua altezza, che è un punto d'orgoglio per i Maasai. Il motivo di ciò è mettere alla prova la sua perseveranza di fronte alle avversità della vita.
Durante l'iniziazione (eunoto), il cerimoniale 'osing(h)ira' è officiato da 49 madri dei più valorosi morans. Nessun moran, che abbia dormito con una donna circoncisa può entrare nella capanna.
Il culmine del cerimoniale di quattro giorni si raggiunge nel terzo, con la corsa intorno l'osing(h)ira da parte dei morans che corrono alle 'manyattas' insieme con le loro madri e fidanzate. Durante la corsa intorno alle manyattas il loro eccitamento si innalza ad ogni giro, fino a che cadono a terra in uno stato chiamato 'emboshona', schiumando dalla bocca e perdendo il controllo delle loro azioni. Non appena l'iniziato si è ripreso, va a cacciare piccoli uccelli con arco e frecce, rimuove le viscere di ognuno e li riempie con cenere ed erba secca per farne un copricapo.
Soltanto quelli che hanno sopportato stoicamente il dolore della circoncisione, hanno il diritto di portare questo copricapo. Quelli che hanno ucciso un leone hanno un copricapo fatto con la sua criniera. L'iniziato rincorre le giovani ragazze e le colpisce con piccoli colpi di freccia, ogni volta che una ragazza è colpita, deve dargli un anello di perline che lui porterà al suo dito o in un cerchietto posto sulla testa. Più anelli accumulano e maggiormente saranno ammirati dal loro gruppo d'età.
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APPROFONDIMENTO
LA MISTERIOSA TRIBU' DEI MASAI
I Masai o Maasai , un popolo pittoresco di pastori, vivono negli spazi aperti della Great Rift Valley dell'Africa orientale. Fanno parte di quelle tribù semi-nomadi. Stanziati nel Kenya e nel nord della Tanzania, sono sopravvissuti a un'epoca passata e vivono più o meno come vivevano i loro antenati secoli fa. Essi mettono come fondamento della propria vita il Ciclo Solare -Alba/Tramonto- e il mutare delle stagioni. I Masai appartengono alla famiglia di gruppi tribali dei Niloti. Si pensa che siano migrati dalla valle del Nilo in Sudan in qualche momento storico successivamente al 1500 a.C., portando con sé il bestiame. Da allora non hanno mai abbandonato lo stile di vita semi-nomade e l'allevamento come principale fonte di sostentamento. L'abilità dei masai sta nel saper sopravvivere nell'ambiente aspro e nel paesaggio accidentato della Rift Valley. Hanno la fama di valorosi guerrieri ed un portamento fiero e nobile. Vivono nelle preterie del Kenya e della Tanzania. Sono circa 350 mila pastori semi-nomadi, allevano soprattutto bovini e di conseguenza la loro vita è molto condizionata dalla presenza di acqua e pascoli per gli animali. Per i masai la terra è sacra al punto che non può essere profanata per coltivare o per scavare pozzi. E neppure per seppellire i defunti: i pastori preferiscono abbandonare i corpi dei morti in pasto agli animali della savana. La terra appartiene esclusivamente al dio Enkai. Per esigenze pratiche può essere divisa, ma nessuno individuo può diventarne padrone. I masai sono circa 350 mila. I maschi di questa tribù sono organizzati in rigide classi di età (ragazzi, guerrieri e anziani). Attualmente, provati dalle conseguenze della colonizzazione europea, vivono confinati in zone delimitate del territorio keniota. Noti per la loro audacia e il loro coraggio, comunemente i masai non si vedono mai senza la loro lancia ben affilata.
FISIONOMIA e COSTUMI: Alti belli e slanciati, i masai hanno un ottimo aspetto. Il loro abbigliamento è estremamente pittoresco. Si avvolgono intorno al corpo snello drappi sgargianti rossi e blu. Le donne di solito si adornano con larghi collari piatti ornati di perline e fermacapelli multicolori. Attorno a braccia e caviglie portano massiccie spirali di rame. Uomini e donne spesso si allungano i lobi degli orecchi modellandoli con pesanti orecchini e ornamenti di perline. L'ocra, minerale rossiccio ridotto in polvere, viene spesso mischiato con grasso bovino e spalmato sul corpo a regola d'arte. Per loro il rituale della Danza è propiziatorio e spesso esse si svolgono la sera illuminate dalla luce del fuoco. In piedi in cerchio, si muovono ritmicamente. Man mano che la velocità dellla danza aumenta, i pesanti collari battono ritmicamente su e giù sulle spalle delle ragazze. Poi ad uno ad uno, i guerrieri masai entrano a turno al centro del cerchio, dove eseguono una serie di spettacolari salti verticali, lanciandosi in alto nell'aria. La danza continua finchè tutti non sono esausti.
FEDE: Essi credono che il Dio della pioggia Ngai abbia donato a loro tutto il bestiame della terra, per cui chiunque altro ne possegga, lo deve aver rubato a loro. Questa credenza è stata all'origine di diversi scontri anche gravi con altre tribù della regione. Essa deriva dalla leggenda che nel principio Dio aveva tre figli, ai quali diede un dono ciascuno. Il primo figlio ricevette una freccia per cacciare, il secondo una zappa per coltivare e il terzo un bastone per radunare il bestiame. Quest'ultimo figlio sarebbe il padre dei Masai. In alcuni dei loro riti sacri si beve sangue di mucca.Ci sono numerose altre tradizioni e cerimonie ancora conservate dalla cultura Masai. Una delle più note è la danza "saltante" dei giovani guerrieri (o morani), che saltano da in piedi (senza piegare le ginocchia) per dimostrare la propria forza e agilità. Fino a poco tempo fa, un moran (giovane maschio Masai) poteva prendere moglie solo dopo aver ucciso un leone; come si può immaginare, oggi questa pratica è vietata ed è stata ufficialmente abbandonata, sebbene ci siano motivi di ritenere che essa sia ancora praticata in alcune remote regioni del Kenya. Si sta anche perdendo (per mancanza di terra) la tradizione secondo cui gruppi di giovani venivano mandati a fondare un nuovo villaggio, con l'obbligo di abitarvi a lungo (spesso per anni interi) come parte dei riti di iniziazione all'età adulta.
FAMIGLIA: Le donne hanno un notevole potere nella società Masai. Hanno la testa completamente rasata, abiti di colori vivaci con tipiche perline colorate, e viene loro tolto uno dei denti inferiori (questo avviene per entrambi i sessi). Gli anziani inoltre hanno un ruolo significativo nella società masai: l'educazione dei bambini. Essa infatti è un'mpresa comune e chiunque persona anziana, può disciplinare e castigare un bambino disubbidiente. Ai bambini è insegnato il rispetto degli anziani e della tradizione. In questo modo i babini imparano il rispetto e il modo di vivere della famiglia. I primi anni sono spensierati, ma appena sono più grandicelle, le bambine imparano le faccende domestiche, mentre i bambini ad accudire il bestiame. I genitori tramandano ai figli la conoscenza delle medicine tradizionali e insegnano loro riti e tradizioni masai che riguardano ogni aspetto di vita.
CERIMONIE DI INIZIAZIONE: Man mano che crescono i giovani imparano le usanze e le cerimonie che segnano il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Alcuni dei rituali imparati hanno a che fare con le malattie, la sfortuna, il mattrimonio e la morte. I Masai ritengono che se non osservano queste cerimonie, saranno maledetti. I genitori possono decidere il matrimonio di una figlia quando è ancora bambina. La ragazza è contrattata con capi di bestiame. Tra i passaggi di crescita, vi è la circoncisione, che viene applicata agli adolescenti di entrambi i sessi; gli anziani circoncidono i ragazzi (ai quali, durante la cerimonia, viene vietato di emettere alcun suono) e le donne anziane circoncidono le ragazze (a cui è permesso piangere). Il governo kenyota ha tentato invano di far cessare questa attività, difesa soprattutto dalle donne Masai. I ragazzi, quando crescono si uniscono ai loro coetani, con i quali devono stringere una forte amicizia. Insieme da ragazzi inesperti diventeranno guerrieri, Come tali si assumeranno la responsabilità di proteggere l'insediamento, mantenere le fonti d'acqua per la comunità e difendere il bestiame. A trent'anni diventano adulti e gli è permesso sposarsi.
BESTIAME: per i masai è simbolo di potere. Nelle loro comunità, la grandezza della mandria e il numero dei figli determinanano la posizione e l'importanza di un uomo. Chi ha meno di 50 capi di bestiame è considerato povero. Ogni animale ha una voce e un temperamento particolare. Il bestiame viene spesso marchiato e contrassegnato da lunghe linee curve e disegni complicati destinati ad accrescerne la bellezza. Raramente i masai uccidono il bestiame grosso per sfamarsi; dii solito tengono a questo scopo alcune pecore o capre. Ma quando si uccide un capo di bestiame, se ne utilizza ogni parte. Le corna servono come recipienti; con gli zoccoli e le ossa si fanno ornamenti e la pelle viene conciata per fare calzature, indumenti, coperte e funi.
ABITAZIONI: Le capanne dei Masai sono costruite con feci essiccate di bestiame. Generalmente sono costruite dalle donne con rami e erba intrecciati e poi rivestite di letame. Hanno forma ovoidale e sono disposte in un grande cerchio che serve per proteggere il "Kraal" interno, dove il bestiame dorme la notte. L'intero perimetro è recintato con rami aguzzi e spinosi che proteggono sia i masai che il bestiame da iene, leopardi e leoni predatori.
LINGUA: La lingua Masai appartiene alla famiglia delle lingue nilotiche orientali. È molto vicina alla lingua Samburu (o Sampur) parlata dai Samburu del Kenya centrale e alla lingua Camus parlata a sud e sudest del lago Baringo (la lingua Camus viene talvolta classificata come dialetto della lingua Samburu). I Masai, i Samburu e i Camus hanno una storia comune e tutti chiamano la propria lingua l Maa, sebbene siano consapevoli delle differenze culturali ed economiche esistenti fra i tre gruppi. I Maasai parlano anche lo Swahili, la lingua franca dell'Africa orientaleI masai, uno dei più famosi popoli africani, sono sul piede di guerra: una guerra d'orgoglio e di sopravvivenza che sta insanguinando le verdi praterie del Kenya e della Tanzania.
TERRITORIO: Un tempo la maggioranza delle fascinose terre kenyote appartenevano ai celebri pastori della savana: nel corso del XIX secolo i guerrieri masai avevano conquistato i migliori pascoli della regione sottomettendo le altre tribù. Il declino della loro egemonia cominciò nel 1890 con la diffusione della peste bovina, una febbre infettiva forse veicolata dai colonizzatori europei, che decimò il bestiame provocando una carestia. Seguì una terribile epidemia di vaiolo che uccise migliaia di persone. A tutto questo si aggiunse la fame di terre dei coloni: le zone più fertili abitate dai masai furono dichiarate "terre senza proprietario" e sequestrate dagli europei. Oggi i masai rivendicano il diritto di riacquisire i loro territori ancestrali, dove un tempo pascolavano liberamente le loro mandrie e dove riposano gli spiriti dei loro antenati. Per fare valere questo diritto, in Kenya non hanno esitato ad usare la forza, sfidando le autorità e occupando i campi che ora appartengono ai contadini dell'etnia kikuyu: le violenze hanno già provocato una cinquantina di morti e più di quattrocento feriti.
STORIA: La controversia territoriale in Kenya ha radici storiche profonde e intricate: durante l'occupazione coloniale, i masai si rifiutarono di collaborare con gli inglesi, esponendosi alle ritorsioni e alle violenze del loro esercito. Alla fine, sotto la minaccia delle armi, dovettero cedere. I capitribù masai furono costretti a firmare nel 1904 un trattato (poi ratificato nel 1911), che assegnava gratuitamente ? per novantanove anni - ampi appezzamenti dei loro territori ai coloni. Questo accordo è scaduto il 15 agosto 2003: motivo per cui i masai invocano la restituzione dei territori tribali. Il problema comunque non è di facile soluzione: il trattato era stato sottoscritto coi coloni britannici, ma oggi i farmers bianchi in Kenya e Tanzania sono pochi (quasi tutti lasciarono l'Africa con la fine dell'occupazione coloniale) mentre la gran parte dei territori è in mano ad africani che li hanno legittimamente acquistati o presi in affitto. Una strada percorribile per accontentare i masai potrebbe essere quella del risarcimento.
MATRIMONI: Tra i masai la poligamia non ha limiti: gli uomini possono avere quante mogli desiderano, purché dispongano di bovini sufficienti per acquistarle dalle famiglie di origine. Alle ragazze di età compresa tra i nove e i tredici anni è permesso avere rapporti sessuali prima del matrimonio. Per tradizione esse possono avere fino a tre amanti contemporaneamente. La stessa libertà viene concessa ai giovani guerrieri, i morana. Le ragazze sono normalmente iniziate alla prima mestruazione, e lasciano i loro guerriglieri per sposare uomini che hanno di solito il doppio della loro età. Gli uomini si sposano in genere dopo i trent'anni, perché devono avere il tempo per accumulare la ricchezza richiesta per contrarre il matrimonio. Quando una ragazza masai lascia la casa materna per quella dello sposo, è benedetta dal padre, il quale sputa un sorso di latte sotto il suo collare e l'avverte di non guardare indietro, altrimenti diventerà di pietra. All'entrata della proprietà del marito, la giovane donna viene ricevuta dalle sue nuove parenti, che la accoglieranno tirandole dello sterco di vacca e insultandola, in genere per la statura, che è un punto di orgoglio per i masai. Questo è un rituale che punta a mettere alla prova le giovani spose di fronte alle avversità della vita.
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