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MONTEDORO
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Oggi voglio parlarvi di Principesse e doni. Vi potrà capitare di credere che lo scritto sia sconclusionato, ma sarà solo un’impressione iniziale.

Tutto inizia nel settembre 1997, quando una giovane donna inglese, muore in un incidente stradale in Francia. Il mondo si ferma sgomento di stupore e dolore, per la grave perdita. Ricordo ancora. Guardavo i telegiornali ed anche io ero turbata. Il turbamento, nasceva dal fatto che sempre nello stesso mese di settembre di quel 1997, con qualche giorno di distanza dalla donna inglese, moriva una “piccoletta”, una tra le più grandi donne che questa Terra abbia mai avuto l’onore di ospitare. Lo stupore e il fastidio mi ribollivano nel ventre perché la morte della “piccoletta” sembrava niente di fronte al lutto che il modo subiva con la scomparsa di Lady Diana. Ancora oggi si fanno revival di ogni genere per ricordarla, e la gente va nei luoghi dove lei ha vissuto o dove è sepolta in pellegrinaggi celebrativi. Certo Lady D. era il sogno non avverato di molte donne depresse di mezza età, e di ragazzine sognanti. Naturalmente era una donna in gamba che dall’alto delle sue ricchezze donava anche ai poveri, ed era una donna comune che a causa del marito ha tanto patito. L’altra invece, era “solo” Madre Teresa di Calcutta.

Ricordo tante cose di quel settembre 1997. Ricordo che ci fu un grande scompiglio e scandalo in televisione e tra i diplomatici europei e soprattutto Portoghesi. Il Portogallo difatti, insieme alla maggior parte dei politici che allora lo governavano e che probabilmente avevano avvertito al ventre lo stesso fastidio mio, per l’eco spropositato ad una regale morte, si fecero fare un bel calcolo statistico, di quelli fatti di solo numeri sterili, e poi lo pubblicarono e decisero di farlo utilizzando dei grandi cartelli affissi su e giù per le autostrade e strade portoghesi. I cartelli dicevano più o meno così: “Ogni anno sulle nostre strade a causa di incidenti muoiono (Nº -----) principi e principesse… e nessuno li ricorda”. In Portogallo forse! Come anche in Italia ed in tutte le grandi città del mondo, ma non nei piccoli paesi, dove ogni soffio di vita che viene a mancare, lascia il vuoto. I piccoli paesi i suoi morti li ricorda.

Nei piccoli paesi si ci è sempre lamentati dell’invadenza dei pettegolezzi, dell’invidia altrui quando una fortuna improvvisa ci accoglie, delle maldicenze nate dall’ignoranza e dai pregiudizi. Nei piccoli paesi tutto questo è amplificato perché ci si conosce tutti, e tutti credono di conoscere tutto e tutti. Brutto difetto per un piccolo paese.

Ma Montedoro, questo nostro piccolo paese, ha dei pregi che nessuno potrà mai contestargli. Vi assicuro ne ha tanti. Oggi però voglio raccontarvene solo uno. Il dieci novembre 2006, Montedoro è stato travolto e stravolto, ha serrato i pugni contenendo rabbia ed angoscia e poi ha allargato le braccia ed ha stretto forte una famiglia, nel giorno del suo grande dolore. Non è stato un abbraccio per una sofferenza da consolare. Non avrebbe mai potuto misurarsi con lo sconforto dei familiari, ma l’avvilimento Montedoro lo sentiva suo, un soffio di vita se ne era andato e il vuoto rimasto appariva più nero del solito. Lo stringersi insieme, lo stringersi tutti, era necessario, era spontaneo ed inevitabile. Perché questo piccolo Paese, quel giovane fiato l’aveva visto crescere, l’aveva sentito respirare. Qui si sa tutto di tutti, Montedoro sapeva anche di lei, sapeva di chi era sorella e figlia, riconosceva la sua risata quando la sentiva e se da lontano scorgeva dei capelli corvini non si poteva sbagliare, sapeva se erano i suoi.

Ogni anno in Italia muoiono circa 8 mila persone in incidenti stradali.

Montedoro si è vestita a lutto il dieci del mese scorso perché tra i numeri sterili di queste statistiche, ha perso una giovane principessa. la sua Principessa, che ha donato il bene più prezioso, il giorno in cui se ne andata, donando i suoi organi ha partorito vita.

Oggi non ci resta che ricordare con affetto e rispetto Noela Carlotta e la sua famiglia, per averci dimostrato che anche le morti assurde possono donare dignità e speranza di vita.

Grazie.