UNA FILASTROCCA TIRA L'ALTRA

FILASTROCCHE DELL'AMICIZIA E
DELLA PACE 
Promemoria
(Gianni
Rodari)
Ci
sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
ne’ di giorno ne’ di notte
ne’ per mare ne’ per terra:
per esempio,
Dopo
brilla in cielo l'arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
È bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Pero’ lo si vede – questo e’ il male -
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe piu’ conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa si che sarebbe una festa.
Sarebbe una festa per tutta
fare
Filastrocca
un po' burlona
per divertire qualunque persona:
se
se
se tutte le scale andassero in giu’,
se i fiumi corressero all'insu’,
se tutti i giorni fosse festa,
se fosse zucchero la tempesta,
se sulle piante crescesse il pane,
come le pesche e le banane,
se mi facessero il monumento…
io non sarei ancora contento.
Voglio prima veder sprofondare
tutte le armi in fondo al mare.
"Bella
nave che vai sul mare,
quante cose puoi portare?"
"Posso portare mille persone,
cento sacchi di carbone,
tre scialuppe ed una lancia
e un capitano con
Corro in
dalla Cina a Portorico,
mi fanno il solletico al timone...
Ma se un giorno del malanno
di bombe e cannoni mi caricheranno,
sai che faccio per ripicco?
Colo a picco!"
Dice un proverbio dei tempi andati:
"Meglio soli che male accompagnati".
Io ne so uno piu’ bello assai:
"In compagnia lontano vai".
Dice
un proverbio, chissa’ perche’,
"Chi fa da se’ fa per tre".
Da questo orecchio io non ci sento:
"Chi ha cento amici fa per cento".
Dice
un proverbio con la muffa:
"Chi sta da solo non fa baruffa".
Questa io dico, e’ una bugia:
"Se siamo in tanti, si fa allegria".
di la’ dai monti voglio andare
dove i francesi per dire di si’
dicono "Oui!"
Quando saro’ di la’ dal confine
trovero’ bambini e bambine,
tutte le lingue parleranno:
russo, tedesco e turcomanno.
Diranno: "Buon giorno" (io non capiro’)
e "Buona sera" rispondero’.
Ma poi rideremo insieme felici
e per sempre saremo amici.
Amico sconosciuto
Sappi che qui fra noi sei il benvenuto
Tu vieni da lontano
Ecco la nostra mano
Hai viaggiato e sei stanco
C'e’ posto al nostro fianco
Questa e’ una terra amica
E noi ti aspettavamo, e siamo pronti
Abbiamo pane per la tua fatica
Abbiamo orecchie per i tuoi racconti
e' questo il patto che noi giuriamo
Nei
giorni belli, negli anni brutti
Tutte
le foglie da un unico ramo
E
tutti i fiumi in un solo mare
Tutte
le forze in un solo braccio
E
questo braccio ce
Voi
ce
Perche’
non resti piu’ indietro nessuno:
Uno
per tutti, tutti per uno.
Vieni
in un posto che e’ pieno di fate?
Vuoi una merenda di latte e risate?
Fai una partita con me senza fine?
Scambi le doppie delle figurine?
Io sono sola seduta sul letto,
ti sto chiamando e ora ti aspetto.
Ho anche un segreto nascosto per te.
Vieni a giocare con me?
Ma se venite ci stiamo anche in tre
C'e’ solo un tavolo, c'e’ solo un letto
Pero’ se venite vi aspetto
Scende
un bacio sulla fronte
come un falco sopra il monte!
Salta un bacio sul tuo occhio
come il grillo di Pinocchio!
Cade un bacio sul tuo naso
come una goccia nel vaso!
Ti do’ un bacio sulla guancia
col sapore dell'arancia!
Ti do’ un bacio sulla bocca,
col sapore di albicocca!
Ma
tu non sarai mica come Rita,
che invece della gomma si mastica le dita?
Ma tu non sarai mica come Carlo,
che gioca con l’orsetto invece di mangiarlo?
Ma tu non sarai mica come Gianni,
che mastica il suo ciuccio a diciassette anni?
Ma tu non sarai mica come Nico,
che ad ogni compleanno si mastica un amico?
Ma tu non sarai mica cosi’ sciocca
che ascolti fino in fondo anche questa filastrocca!
e
Vedi, questa e’ la mia mano:
Il mio naso e’ questo qui:
il tuo e’ lungo cosi’!
I miei occhi sono belli:
i tuoi sono rapanelli!
Ti
prendo, ti stringo, ti tengo,
ti graffio, ti strappo, ti gratto,
ti picchio, ti rompo, ti stendo,
ti spacco, ti storto, ti batto.
Ma dopo facciamo la pace,
ti dono la mia caramella:
perche’ fare lotta mi piace
pero’
Voce
di aria, parole di vento,
quello che dici io non lo sento
e se lo sento, io non lo vedo
e se lo vedo, io non ci credo.
Le tue parole scorrono via,
come di acqua, come di sabbia,
non me
Non mi fai rabbia!
Otto
bambini si tengono per mano;
saltano, giocano, fanno baccano;
corrono in fila stretti in catena,
volano insieme sulla catena;
nessuno
appiccicati son con
se cade uno, cadon di sotto
tutti quanto fino a otto,
ma sempre uno rimane sano
porta fortuna tenersi per mano.
Filastrocca
per tutti i bambini,
per gli italiani e per gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi,
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone,
per quelli gialli che stanno in Cina
dove e’ sera se qui e’ mattina.
Per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci,
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa.
Per quelli che stanno di qua o di la’,
in campagna od in citta’,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani...
Un
lungo viaggio voglio fare,
i bimbi del mondo andro’ a trovare.
Ad uno ad uno li voglio vedere,
per sapere
come stanno, che fanno,
se vanno a scuola o non ci vanno,
se una mamma ce l'hanno
se hanno un papa’ che va a lavorare
e almeno una sorellina per giocare.
Voglio sapere chi rimbocca
le coperte dei loro lettini,
chi li sgrida se i ditini
si mettono in bocca,
se c'e’ chi pettina i loro capelli
con il pettine bagnato
e se e’ stato rattoppato
lo strappo nei calzoncini belli.
Voglio essere sicuro
che nessuno abbia paura quand'e’ scuro
che abbiano tutti vicino al cuscino
un bel sogno da sognare,
e una nonna che li tiene per mano
e l'Uomo Nero fa stare lontano.
E diro’ loro: "Buongiorno, bambini,
bianchi, gialli, morettini,
bimbi di Roma e di Santa Fe’,
color di latte o del caffe’,
Bimbi ridenti di Mosca e Pechino,
o poveri fiori falciati
nel Paese del Fresco Mattino
bimbi dal ciuffo nero o biondo
buongiorno a tutti i bambini del mondo".

NELLA
STALLA
(Giorgia
Pollastri)
Nella
stalla della nonna
c'E’ una mucca con
c'E
ed un toro col mantello.
Nel pollaio di zia Lietta
tre galline in bicicletta
e poi un'oca col tacchino
che si allenano un pochino,
mentre attorno a casa mia
c'E’ soltanto fantasia
per cantare piU’ felici
per giocare con gli amici.
Sta
nello stagno sta
nel
e
sta
cosI’ pure
nella
e nel nido l'uccellino
Ci son case di ogni specie
ed ognuno ne E’ felice
l’uccellino
quieto quieto
dorme
sopra un bel tappeto;
russa
sodo cane fido
a ciambella dentro il nido
mentre
il gatto baffolana
se
se
n’E’ andato a letto presto
il
leprotto dentro il cesto!
ma
che dici? E’ tutto sbagliato!
il
proprio letto a ognuno va dato:
l’uccellino
nel suo nido,
dentro
il cesto cane fido,
sul
tappeto baffolana
e
il leprotto nella tana!
Sole
sui fiori, aria alle foglie,
ali per l’ape che vola e raccoglie.
Goccia di sole nelle corolle,
diventa nettare tiepido e molle,
diventa pane per l’ape che vola,
diventa miele che cola!
Apriti
sesamo, apriti uovo,
scatola magica, scrigno rotondo.
Apriti e libera un essere nuovo,
che voleRA’ per i cieli del mondo.
un
chicco di frumento vi trovO’.
-
chi vuole seminarlo? – domandO’
a
un maiale, a una gatta e a un topolino.
-
io no, io no, io no… - le rispose quel bel trio.
-
va bene, - disse lei – lo farO’ io.
-
chi
-
io no, io no, io no… - le rispose quel bel trio.
-
va bene, - disse lei – lo farO’ io.
-
chi vuole macinarla? – domandO’
-
io no, io no, io no… - le rispose quel bel trio.
-
va bene, - disse lei – lo farO’ io.
-
chi vuole biscottarla? – domandO’
-
io no, io no, io no… - le rispose quel bel trio.
-
va bene, - disse lei – lo farO’ io.
-
chi lo vuole mangiare? – domandO’
-
io, io, io… - le rispose quel bel trio.
-
eh no, - concluse lei – lo farO’ io.
Mi
piacerebbe
un giorno
poter parlare
con tutti gli animali
Che ve ne pare?
ChissA’ che discorsi geniali
sanno fare i cavalli;
che storie divertenti
conoscono i pappagalli,
i coccodrilli, i serpenti...
Una semplice gallina
che fa l'uovo ogni mattina
che lo taglia a metA’.
chissA’ cosa ci vuol dire
con il suo coccodE’...
E l'elefante, cosI’ grande e grosso,
piU’ della sua proboscide.
Ma chi lo capisce
quando barrisce?
Nemmeno il gatto
puO’ dirci niente.
Domandagli come sta:
Non ti risponde affatto.
O - al massimo - fa «miao»
che forse vuol «ciao»
C'era
una volta
un cane
che non sapeva abbaiare.
andO’ da un lupo a farselo spiegare,
ma il lupo gli rispose
con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato.
AndO’ da un gatto, andO’ da un cavallo,
e - mi vergogno a dirlo -
perfino da un pappagallo.
ImparO’ dalle rane a gracidare,
dal bove a muggire,
dall'asino a ragliare,
dal topo a squittire,
dalla pecora a fare «
bE’ bE’»,
dalle galline a fare coccodE’.
ImparO’ tante cose,
perO’ non era affatto soddisfatto
e sempre si domandava
(magari con un «
qua qua »...):
- Che cos'E’ che non va?
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto?
O forse non sapeva
scegliere il maestro adatto?
IL
BRUCO
(Roberto
Piumini)
un
bruco
in
un buco
diceva:
“avrei voglia
di
fare come
come
gli uccelli in cielo,
volare”
e
lo ascoltava un melo.
il
melo disse: “bruco,
dormi
nel buco
e
sogna di volare,
quando
bisogna ti verrO’ a svegliare”.
il
bruco, nel buco,
per
meglio sognare
si
avvolse
in
un materasso
soffice
come il pane.
si
addormentO’ di sasso
e
poi sognO’ per venti settimane.
un
mattino d’aprile, disse il melo:
“bruco
esci
dal materasso,
esci
dal buco,
vattene
a spasso in cielo”.
il
bruco si svegliO’.
sentI’
fuori del buco
un
odore di fiori
e
si mise a volare
nell’aria
molle e fresca
verso
i fiori del pesco.
non
era piU’ un bruco
chiuso
nel buco
ma
una farfalla
libera
e gialla
con
due pallini uguali
nel
centro delle ali.
Un
galletto superbione,
canzonava una gallina
e ridendo
"Pitocchina, pitocchina".
Ma
"sei vestito come un re
ma non sai neppur far l'uovo,
sei pitocco piU’ di me!"
Nella
sua casetta nera
quando viene primavera,
mastro grillo sapientone
agli insetti fa lezione.
La farfalla E’ svogliatina,
disattenta, birichina,
fa dispetti al moscon d’oro
tutto intento al suo lavoro.
Poi ci sono tre sorelle
Che si chiaman coccinelle,
hanno gli occhi birichini
e il vestito a puntolini.
Lucciolina a luce spenta
Piano piano si addormenta,
ma c’E’ il bruco pien di voglia
che ricama
Tre formiche e un maggiolino
Tutti intenti alla lezione
Di quel grillo sapientone!
L'anatra
dice:
qua qua qua
presto tuffatevi nel fosso qua.
Ma gli anatroccoli hanno paura
stan sulla riva, ch'E’ piU’ sicura.
Treman tutti – pio pio pio
è fredda l'acqua non vengo io.
E allora l'anatra – qua qua qua
Tutti ci credon la vedon giA’
tutti si tuffano
pio pio qua qua.

I
colori
(Lina
Schwarz)
Noi
siamo il rosso e il giallo,
facciamo insieme un ballo,
e per combinazione
vien fuori l'arancione.
Noi siam l'azzurro e il rosso,
giriamo a piu’ non posso,
uniti con affetto
formiamo il violetto.
Noi siamo il giallo e il blu,
ci rincorriam su e giu’:
ciascun dei due si perde,
e salta fuori il verde.
sette
colori
(Elio
Giacone)
C’era
una volta un paese lontano
dove
i colori si davan
tra
tutti il rosso era il piu’ piccolino
e
l’arancione gli stava vicino.
Rideva
forte il giallo brillante
e
il verde li’ accanto parlava alle piante.
Alti
nel cielo l’azzurro ed il blu
guardavan
Piu’
grande e piu’ scuro degli altri era il viola,
ma
i sette sembravano una cosa sola
e
chi li vedeva nel cielo sereno
diceva:
“Guardate, c’e’
l’arcobaleno!”
Dopo
sette cascate fa l’arcobaleno:
rosso di guance di rossi folletti,
arancio di sole negli occhi stretti,
giallo di luce del mezzogiorno,
verde tappeto che brulica intorno,
azzurro del cielo con cielo sopra,
indaco il buio che tutto ricopra,
violetto odore di vento vecchio.
Che colore rimane nel secchio?

cinque fratellini
(Bruno
Tognolini)
Un
brutto giorno su una bella piazza
ci svolazzava una farfalla pazza.
Pinotto Pollice, che era un mangione,
voleva farsela per colazione.
Rebecca Indice, sempre arrabbiata,
voleva darle una bella sgridata.
Sandrone Medio, un po’ tardivo,
voleva prenderla senza motivo.
Jonny Anulare, vanitoso e bello,
voleva metterla sopra il suo anello.
Ma Mignolino, che era un bambino,
ed era l’ultimo della poesia,
batte le mani: farfalla scappa via!
Questo
Pollice e’ chiamato,
dito basso e un po’ sgraziato.
Prende, stringe, forte, piano,
è il padrone della mano.
Questo Indice vien detto,
è saccente ma e’ perfetto.
Segna, suona e d e’ lezioni,
fa disegni e operazioni.
Questo e’ Medio, strano dito,
alto, alto e un po’ stordito.
Lui fra tutti e’ il numero tre
ma della mano si sente il re.
Questo serio e’ l’Anulare,
proprio un dito da sposare.
Suona bene il pianoforte,
e poi si lecca mangiando le torte.
E il numero cinque lo sai chi e’ ?
È un dito piccolo, somiglia a te.
Mignolo, coda di tutta la mano,
ringrazia e saluta da lontano.
Disse
il pollice....non c'e’ piu’ pane
disse l'indice......come faremo?
disse il medio.....lo compreremo
disse l'anulare.....ce n'e’ un pezzettino
disse il mignolo...datelo a me che sono il piu’ piccino.
POLLICE
E' CADUTO NEL POZZO
l’indice
l’ha tirato su,
il
medio l’ha asciugato ben bene,
l’anulare
ha preparato una torta
e
il mignolino l’ha mangiata tutta!
Le
dita della mano
Il piccolo mignolo
cosi’ per giocare
monto’ sopra il dorso
del buon anulare.
E questi dal medio
pian piano, bel bello
si fece portare
con l'altro fratello.
II medio ch'e’ forte
ma un po' fannullone
del povero indice
balzo’ sul groppone.
Ma il pollice furbo
si mise a fuggire
e l'indice, svelto,
lo volle inseguire.
E ancora l'insegue
coi tre sulla groppa.
Intanto
galoppa
IL
MIO POLLICE
(Corinne
Albaut)
dieci
dita per giocare,
disegnare
e colorare,
per
toccare e per contare,
per
mostrare e modellare.
dieci
dita fino a quando,
sonnecchiando
e sbadigliando,
poggio
il capo sul cuscino
e
mi succhio il pollicino.
non
c’e’ dubbio: questo dito
per
la notte e’ il preferito!

Diritto
alla famiglia
Se
foste uccelli, amerei le vostre ali
Se foste cervi coi musi giocherei
Dite che gli uomini non sono tutti uguali
È proprio vero, perche’ voi siete i miei
E non m’importa se siete dieci o tre
Se siete ricchi o furbi o neri o strani
Quello che conta e’ che siete qui per me
E che svegliandomi, vi trovo anche domani
FILASTROCCA
DEL DIRITTO A IMPARARE
(Bruno
Tognolini)
Leone
grande, ora insegnami a cacciare
Orso grande, dimmi dove trovi il miele
Corvo grande, come faccio per volare?
Ragno grande, come faccio le mie tele?
Genitori che mi avete messo al mondo
Donna grande, dimmi cosa posso farci
Uomo grande, io ti chiedo e ti domando
Di insegnarmi cio’ che serve per restarci
PRIMA
DI NASCERE
(G. Mantegazza)
"Prima
di nascere, mamma, dov'ero?".
"Tu eri gia’ dentro ogni mio pensiero,
dentro i miei sogni di felicita’,
nei pensieri di mamma e papa’!".
"Dai mamma, adesso
non mi imbrogliare
lo sai di che cosa volevo parlare!
Prima di nascere stavo benone,
sicuro e comodo nel tuo pancione!".
Dentro il pancione sono al sicuro,
non ho paura anche se e’ scuro,
Nuoto nell'acqua senza rumore
Ascolto il dolce tum tum del tuo cuore.
Mi ciuccio il dito per un momento
Se sono stanco cosi’ mi addormento.
Che gran giorno, che emozione:
sono uscito dal pancione!
Proprio adesso sono nato,
mi ha tenuto stretto stretto
al calduccio sul suo petto.
Non so ancora come sia:
so che lei e’
le
puoi contare le gocce del mare?
tutte
le cose che si sono rotte,
tutta
li
puoi contare i respiri, gli uccelli?
o
quanti sono nel mondo i capelli?
non
entra in un foglio…
Perche’ non sai
quanto
bene ti voglio.
Due
braccia che m'abbracciano,
due labbra che mi baciano,
due occhi che mi guardano,
e mani che accarezzano
e sento un buon odore
e sento un bel sapore:
e molto altro ancora:
Per
(Lina
Schwarz)
Ho
pregato un poeta di farmi una poesia
con tanti auguri per te, mammina mia;
ma il poeta ha risposto che il verso non gli viene;
cosi’ ti dico solo:
Ti voglio tanto bene!
A
scuola ho imparato tantissime cose,
alcune
fantastiche altre curiose.
Ma l'amore e
a
li puoi insegnare soltanto tu,
MAMMA!
Con
due sillabe soltanto
posso avere il mondo in mano
quando e’ sera e mi racconti
una fiaba sul divano
e se al mattino tu mi risvegli
con un bacio dalla nanna
tutto e’ piu’ dolce con te mamma
C'e’
un uomo grande:
gli faccio le domande.
C'e’ un uomo grosso:
gli salto addosso.
C'e’ un uomo attento:
gli soffio il vento.
C'e’ un uomo quieto:
gli dico il mio segreto.
C'e’ un uomo in casa mia
che mi fa compagnia.
Chi e’? Chissa’?
E' il mio papa’!
Che
bello giocare con le costruzioni
e poi quando e’ sera guardare i cartoni;
che gioia dipingere con i pennarelli
e mettere assieme i puzzle piu’ belli.
Ma il momento magico anche oggi sara’
quando ritorni tu: Papa’!
Arriva
un Principe
con un cavallo bianco:
viene da lontano
e sembra molto stanco.
Al posto della spada
c'e’ l'ombrello
e c'e’ il cappotto
al posto del mantello;
pero’ a guardarci bene
il cavallo non ce l'ha,
io gli corro incontro
e gli dico: "Ciao papa’!"
Apri
gli occhi
che il sole e’ arrivato,
apri
che
apri le orecchie
che c'e’ un bisbiglio,
apri le braccia
che ci sono io!
Osservo
la mamma preoccupata
Sotto il vestito cosa nasconde?
Un nuovo bimbo, mi si risponde.
Vedo
vedo
Ora mi sento molto orgogliosa
perche’
Ci
sono delle cose
che solo i nonni sanno,
son storie piu’ lontane
di quelle di quest’anno.
Ci sono delle coccole
che solo i nonni fanno,
per loro tutti i giorni
sono il tuo compleanno.
Ci sono nonni e nonne
che fretta mai non hanno:
nonni e nipoti piano
nel tempo insieme stanno.
FILASTROCCA
PER
(Bruno
Tognolini)
Caro nonno, son passati tanti giorni
Ho aspettato e ho capito che non torni
Ti hanno messo come un seme in un bell'orto
Ho guardato e ho capito che sei morto
Vorrei farti ritornare, ma non posso
Nel mio cuore il dolore ha fatto un fosso
In quel fosso come un seme ti ho sepolto
E per innaffiarti bene ho pianto molto
È venuta primavera e sei fiorito
Quando il pianto dei miei occhi era finito
Ora e’ maggio e oramai non piango piu’
Nel giardino son fioriti i gigli blu
E io ancora non ti vedo, pero’ ora so perche’
Non ti vedo perche’ sei dentro di me

Babbo
Natale di tutti i colori
Babbo
Natale vestito di bianco
porta i tuoi doni a chi E’ forte a chi E’ stanco,
porta i tuoi doni a grandi e piccini,
Babbo Natale che ami i bambini.
Babbo Natale vestito di blu
porta i tuoi doni a chi vuoi tu,
porta i tuoi doni che son sempre veri
Babbo Natale di oggi e di ieri.
Babbo Natale vestito di rosso
porta i tuoi doni con un cesto grosso,
porta i tuoi doni a tutti gli amici
Babbo Natale che rendi felici.
Babbo Natale vestito di giallo
Porta i tuoi doni a chi E’ brutto e a chi E’ bello,
porta i tuoi doni di ogni colore
Babbo Natale che inviti all’amore
Babbo Natale vestito di verde
Porta i tuoi doni a chi vince e a chi perde,
porta i tuoi doni per mare e per terra,
Babbo Natale che non vuoi
Babbo Natale
porta i tuoi doni a chi E’ dentro e a chi E’ fuori,
porta i tuoi doni a chi parla e a chi tace,
Babbo Natale che doni
Augu
mamme, paPA’, nonni e parenti;
tanti auguri con un girotondo,
tanti auguri a tutto il mondo.
S'io
fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualitA’,
che chiudono gli occhi
e chiamano papA’,
camminano da sole,
ballano il rock an'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con
Continuiamo la
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrA’ un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterA’ un altro
dello stesso modello
o anche piU’ bello.
Per i grandi invece ci sarA’
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
PerO’ non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
Il
pellerossa con le piume in testa
e con l'ascia di guerra in pugno stretta,
come E’ finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l'asinello, e i maghi sul cammelo,
e le stelle ben disposte,
e
Non E’ il tuo posto, via, Toro seduto:
torna presto di dove sei venuto.
Ma l'indiano non sente. O fa l'indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darA’ noia agli angeli di gesso?
Forse E’ venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio,
perchE’ ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontA’.
Se
comandasse lo zampognaro
che scende per il viale,
sai che cosa direbbe
il giorno di Natale?
«Voglio
che in ogni casa
spunti dal pavimento
un albero fiorito
di stelle d'oro e d'argento».
Se comandasse il passero
che sulla neve zampetta
sai che cosa direbbe
con
«Voglio
che i bimbi trovino,
quando il lume sarA’ acceso,
tutti i doni sognati,
piU’ uno, per buon peso».
Se comandasse il pastore
dal presepe di cartone
sai che legge farebbe
firmandola col lungo bastone?
«Voglio
che oggi non pianga
nel mondo un solo bambino,
che abbiano lo stesso sorriso
il bianco, il moro, il giallino».
Sapete che cosa vi dico
io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
accadranno facilmente;
se ci diamo
i
e il giorno di Natale
durerA’ tutto l'anno.
Dove
sono i bambini che non hanno
L’albero di Natale
Con
E i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
Nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.
Che strano, beato pianeta...
Qui E’ Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l’ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d’argento
che si dondola al vento.
In piazza c’E’ il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l’inchino e dice: "Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarA’ un onore..."
Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s’intende,
cosI’ ciascuno prende
quello che piU’ gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perchE’
Un bel pianeta davvero
Anche se qualcuno insiste
a dire che non esiste...
Ebbene, se non esiste esisterA’:
che differenza fa?
Filastrocca
di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l'anno:
voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.
"Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l'anno nuovo come sarA’?
Bello, brutto o metA’ e metA’?"
"Trovo stampato nei miei libroni
che avrA’ di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedI’
sarA’ sempre un martedI’.
Di piU’ per ora scritto non trovo
nel destino dell'anno nuovo!".
va all'antica, senza fretta.
Non prende mica l'aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina,
della sua scopa di saggina:
è cosI’ che poi succede
che
Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!
Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perchE’ arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto...
Un po' di progresso e di velocitA’
per
dare a tutti
arlecchino,
poverino,
non
aveva vestitino.
OGNI BIMBO GLI HA PORTATO
un
pezzetto colorato
E LA MAMMA GLI HA CUCITO
un
fantastico vestito.
e' di tanti bei colori,
come
tanti sono i cuori
CHE HAN DONATO LA LETIZIA
con
un gesto d’amicizia.
Il
vestito di Arlecchino
(Gianni
Rodari)
Per
fare un
vestito ad arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un'altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucI’
fece un vestito stretto cosI’.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone :
'Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrA’ bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l'altro bolletta!".
Se
comandasse
Arlecchino
il cielo sai
come lo vuole?
A toppe di
cento colori
cucite con un
raggio di sole.
Se Gianduia
diventasse
ministro dello
Stato,
farebbe le case
di zucchero
con le porte di
cioccolato.
Se comandasse
Pulcinella
a chi ha brutti
pensieri
sia data una nuova testa.
Balanzone
gran dottore,
Pantalone gran signore,
Arlecchino e poi Brighella, ecco
arriva Pulcinella.
Furbe, vispe e biricchine...
benvenute mascherine!!
Arlecchino
ti presento
tutte toppe ma contento.
e Brighella suo compare,
cosa pensa di brigare?
Scaramuccia faccia buffa
sempre pronto a far baruffa.
E Tartaglia che non sbaglia,
quando canta non tartaglia.
Meneghino che, pian piano,
va a passeggio per Milano
e Pierrot vediamo qui
che E’ venuto da Paris.
Vuoi sapere chi E’ costui?
Peppe Nappa, proprio lui
Pulcinella saggio e arguto
che da Napoli E’ venuto.
E Gianduia piemontese
che di tutti E’ il piU’ cortese.
Da Bologna ecco che avanza
Balanzon dalla gran panza.
Tutti insieme fan colazione
e chi paga E’ Pantalone!
ogni scherzo vale.
Mi metterO’ una maschera
da Pulcinella
e dirO’ che ho inventato
Mi metterO
da Pantalone,
dirO’ che ogni mio sternuto
vale un milione.
Mi metterO’ una maschera
da pagliaccio,
per far credere a tutti
che il sole E’ di ghiaccio.
Mi metterO’ una maschera
da imperatore,
avrO’ un impero
per un paio d'ore:
per volere mio dovranno
levarsi
quelli
ogni
E sarA’ il Carnevale
piU’ divertente
veder la faccia vera
di tanta gente.
Signore
e signori, fatevi avanti
piU’ gente entra, piU’ siete in tanti!
Correte a vedere la grande attrazione,
No
per vendere il fumo affumicato.
Non sono venuto a questa fiera
per vendere i buchi del gruviera.
Il mio nome E’ Pulcinella
ed ho inventato
Da questa parte, signori e signore
son Pulcinella il grande inventore!
Per consolare i poveretti
ho inventato gli spaghetti.
Per rallegrare a tutti
creai
Olio, farina, pomodoro
nulla vale questo tesoro.
Ad ascoltarlo corre la gente,
si diverte... e non compra niente!!
Dall'uovo
di Pasqua
E’
uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di LA’
attraversando
paesi e cittA’
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso
Ecco
oggi
tutti presenti,
di star con te siamo contenti.
Musica, dolci,
panna montata
per festeggiare questa giornata.
Tamburi, pifferi.
campanelli
per augurarti gli anni piU’ belli.
Dallo
scorso compleanno
E’
passato solo un anno,
ma in dodici mesi sono cresciuto
piU’ di quanto avrei creduto.
Nei vecchi vestiti
non ci sto piU’:
ora mi serve
una taglia in piU’!
Nati
in estate
(Corinne
Albaut)
nati in estate,
in classe le feste
non ci son state.
Quando
li
i giorni di scuola
eran finiti.
Ma in gran segreto
ci siam riuniti
e a loro gli auguri
abbiamo spediti.
Anche se siamo
tutti in vacanza,
possiamo farci
gli auguri a distanza.

hansel
e gretel
un
ragazzino di nome hansel
insieme
a gretel, la sua sorellina,
sente
per caso che la matrigna
dice
a suo padre, una sera, in cucina:
“non
c’E’ piu’ un soldo e per i tuoi figli
non
c’E’ che un tozzo di pane a testa.
per
non vederli morire di fame
abbandoniamoli
nella foresta…”
il
giorno dopo, padre e matrigna
vanno
nel bosco coi due figlioli,
poi
s’allontanano senza dir nulla
e
i due bambini rimangono soli.
ma
i sassolini, fatti cadere
dal
furbo hansel lungo il cammino,
fanno
tornare ben presto a casa,
col
chiar di luna, bimba e bambino.
passano
i giorni, la fame resta,
e
son di nuovo lA’ abbandonati,
non
trovan piu’ del pane i pezzetti,
giA’
gli uccellini li hanno mangiati!
gretel
singhiozza: “ho tanta paura!”
hansel
le dice: “con me sei al sicuro!”
le
dA’
intanto
il bosco E’ sempre piu’ scuro!
a
un tratto hansel, che scruta nel buio,
grida:
“laggiu’ c’E’ una luce!
E’ vicina!”
i
bimbi corrono tutti felici
e
cosi’ arrivano ad una casina.
che
strana casa di zucchero e panna,
di
cioccolato, biscotti e canditi!
i
bimbi assaggiano… hanno una fame!
e
chi resiste a quei dolci squisiti?
tutto
ad un tratto la porta si apre
e
una vecchina li invita ad entrare…
pero’
E’ una strega che mangia i bambini!
hansel
e gretel si fanno acchiappare!
lei
chiude hansel dentro una gabbia,
poi
dice a gretel:
”tu invece mi aiuti!
accendi
il forno che voglio arrostire
quel
ragazzino tra dieci minuti!”
povera
gretel, non sa cosa fare!
poi
ha un’idea e, con aria innocente,
dice
alla vecchia: “non sono capace
di
controllare se il forno E’ bollente!”
la
strega infila la testa nel forno,
ma
gretel, pronta accanto al portello,
la
spinge dentro con tutte le forze
e
chiude il forno con il chiavistello!
poi,
finalmente, spalanca la gabbia
e
abbraccia stretto il suo fratellino.
intorno
a loro c’E’ un vero tesoro:
“possiamo
prenderne almeno un pochino!”
e
cosi’ i bimbi, con oro e gioielli,
tornano
a casa dal loro papA’.
lui
li credeva perduti per sempre
e
adesso piange di felicitA’!
Chiedo
scusa alla favola antica,
se non mi piace l'avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il piu’ bel canto non vende, regala.
C'era
il gigante Straspilungone
che sul cappello aveva un omone
che sulla fronte aveva un ometto
che sulla testa aveva un nanetto
che fra i capelli aveva un bambino
che si chiamava Gianpiccolino:
pero’ il bambino, stando lassu’,
di tutti quanti era alto di piu’.
Settecuscini
(Guido
Quarzo)
A
Settecuscini c'E’ una bottega
che vende scope e cappelli da strega,
vende incantesimi e attrezzi per maghi
l'azzurro dei principi e il rosso dei draghi.
Ci trovi i sogni che fanno i bambini
nella bottega di Settecuscini.
L'ALBERO
DELLE FIABE
(Rita
Rosa)
son
passati proprio qua,
forse
andavan per di lA’,
tre
porcelli col codino,
un
bel principe azzurrino,
due
fatine, tre streghette,
molti
nani, forse sette.
m’inciampo’
nella radice
un
ranocchio un po’ infelice,
prima
d’esser tramutato
in
un principe onorato.
e
quel ramo che han tagliato
giA’
geppetto ha trasformato
nel
famoso burattino
che
conosce ogni bambino.
vuoi
una fiaba? chiedila a me:
ho
tante storie tutte per te!
C'era
una volta
un
povero lupacchiotto
che
portava alla nonna
la
cena in un fagotto.
E
in mezzo al bosco
dov'E’
piu’ fosco
incappo’
nel terribile
Cappuccetto
Rosso,
armato
di trombone
come
il brigante Gasparone...,
Quel che successe poi,
indovinatelo voi.
Qualche volta le favole
succedono all'incontrario
e
allora E’ un disastro:
Biancaneve bastona sulla testa
i
nani della foresta,
la Bella Addormentata non si addormenta,
il
Principe sposa
una
brutta sorellastra,
la
matrigna tutta contenta,
e
la povera Cenerentola
resta zitella
e
fa la guardia alla pentola.
Le
favole dove stanno?
Ce n'E’ una in ogni cosa:
nel legno del tavolino,
nel bicchiere, nella rosa.
La favola sta li’ dentro
da tanto tempo, e non parla:
E’ una bella addormentata
e bisogna risvegliarla.
Ma se un principe, o un poeta,
a baciarla non verrA’,
un bimbo la sua favola
invano aspetterA’.
Signori
e signore
venite a visitare
lo zoo delle favole
con le bestie rare.
Ammirate in questa gabbia
il gatto con gli stivali
mentre con crema e spazzola
si lucida i gambali.
Al grillo parlante
qui rivolgete l'occhio:
E’ zoppo da tre zampe
per colpa di Pinocchio.
Il pesciolino d'oro
nuota in questo laghetto:
E’ il suo piatto prediletto.
Il coniglio di Alice
abita qui vicino:
ha un orologio svizzero
in ogni taschino.
Vedete da questa parte
il corvo poco saggio
che apre il becco a cantare
e perde il suo formaggio:
non ha ancora imparato
l'antica lezione:
ci costa ogni mattina
tre etti di provolone.
C'erano
sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei andavano a piedi
perchE’ non avevano fretta,
il settimo invece perchE’
non aveva
Arrivarono a
che aveva sette finestre:
sei erano spalancate,
ma
Sette belle principesse
insieme si affacciavano:
sei piangevano, piangevano,
ma la settima singhiozzava.
"PerchE’ piangete, sei principesse
e voi settima perchE’ singhiozzate?"
"Ah, se sapeste, quei giovani...
quanto siamo sfortunate:
di sette fidanzati
che ci misero l'anello al dito,
sei sono scappati,
il settimo invece E’ fuggito".
"Sposateci noi altri,
sarA’ la vostra fortuna,
perchE’ noi siamo in sette
e voi, invece, sei piu’ una"
Dunque
se state buoni
oggi vi spiego
Capostipite e fondatore
fu re Poltrone Primo,
detto il Dormitore,
che regno’ su Poltronia
vent'anni e un palmo.
Dopo di lui, nell'ordine,
regnarono:
Poltrone Secondo,
detto il Calmo;
Poltrone Terzo,
detto il Cuscinetto;
Poltrone Quarto,
inventore dello scaldaletto;
Poltrone Quinto,
detto lo Spinto,
perchE’ se non lo spingevano
sul trono
s'addormentava sui gradini;
Poltrone Sesto,
loSchiacciapiumini;
Poltrone Settimo,
ilRiposato;
Poltrone Ottavo, detto il Nono
per isbaglio;
Poltrone Decimo,
detto Accidenti-alla-sveglia
(sposo’ la regina Sbadiglia
ed ebbero per figli
diciassette sbadigli).
Infine
corono
di
detto il Medesimo,
perchE’ per lui tutto
faceva lo stesso:
il bello, il brutto,
il cielo, la terra,
Con lui

(Lina
Schwarz)
"Ho
da scegliermi un mestiere",
pensa Piero tutto il giorno.
"Se facessi il panettiere?
Oh, ma scotta troppo il forno!...
Se facessi il muratore?
Ma il mestiere e’ tanto duro!
Forse forse il minatore...
Ma star sempre giU’ all'oscuro!
Potrei fare l'imbianchino...
E se piglio il torcicollo?
Mi farO’ spazzacamino!
E se il tetto mi dA’ un crollo?
Ho da fare il macellaio?
Be’! quel sangue mi fa orror!
O se andassi marinaio?
Ma del mare ho un tal terror!..."
CosI’ Piero tutto il giorno,
per cercar la professione,
se ne va girando intorno
sfaccendato e bighellone.
Cerca cerca, il tempo passa...
nulla importa e nulla sa,
e se in ozio ora s'ingrassa,
come
Io
so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s'alzan prima degli uccelli
e han
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gl'imbianchini;
gli operai dell'officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso;
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito
ma il loro mestiere non e’ pulito.
Io
so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d'olio la tuta dell'operaio,
di farina il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c'e’ un buon odore.
I fannulloni, strano perO’
non sanno di nulla e puzzano un po'
Pescatore
che vai sul mare,
Quanti pesci puoi pescare?
Posso pescarne una barca piena
Con un tonno e una balena,
Ma quel ch' io cerco nella rete
Forse voi non lo sapete:
Cerco le scarpe del mio bambino
Che va scalzo, poverino.
Proprio oggi ne ho viste un paio
Nella vetrina del calzolaio:
Ma ce ne vogliono di sardine
Per fare un paio di scarpine.....
Poi con due calamaretti
Gli faremo i legaccetti.
Filastrocca
a voce bassa,
chi e’ di notte che passa e ripassa?
E' il principe Fine e non puO’ dormire
perche’ a sentito una foglia stormire?
O forse e’ l'omino dei sogni che porta
i numeri del lotto di porta in porta?
E' un signore col mal di denti
in compagnia di mille tormenti?
L'ho visto: e’ il vigile notturno
che fa la ronda taciturno:
i ladri scantonano per la paura,
Chi
e’ piU’ forte del vigile urbano?
Ferma i tram con una mano.
Con
un dito, calmo e sereno,
tiene indietro un autotreno:
cento
motori scalpitanti
li mette a cuccia alzando i guanti.
Sempre
in croce in mezzo al baccano:
chi e’ piU’ paziente del vigile urbano?
Il
pane
(Gianni
Rodari)
S'io
facessi il fornaio
vorrei cuocere un pane
cosI’ grande da sfamare
tutta, tutta
Un pane
dorato, profumato
come le viole.
Un pane cosI’
verrebbero a mangiarlo
dall'India e dal ChilI’
i poveri, i bambini,
i vecchietti e gli uccellini.
SarA’ una data
da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il piU’ bel giorno di tutta
Filastrocca
di sotto in su
per l'omino della gru.
Sotto terra va il minatore,
dov'e’ buio a tutte l'ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l'elettricista
gode giA’ un bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti...
ma piU’ in alto, lassU’ lassU’
c'e’ l'omino della gru:
cielo a sinistra, cielo a destra,
e non gli gira

FILASTROCCHE DEI NUMERI E
DELL'ALFABETO
NUMERI
(Roberto
Piumini)
Uno
era a digiuno,
Due si mangio’ un bue.
Tre e’ un grande re,
Quattro porta lo scettro.
Cinque sa molte lingue,
Sei sa i fatti miei.
Sette porta le ghette,
Otto porta il cappotto.
Nove e’ a far le prove,
Dieci son pochi ceci.
All'una
vien
Alle
Alle tre cavallo c'e’
Alle quattro cane e gatto
Alle cinque vien
Alle
Alle sette due caprette
Alle otto conigliotto
Alle nove tutti a casa perche’ piove
Alle dieci pasta e ceci
che
cose strambe!
l’a
con due gambe,
l’e
con tre braccia,
l’o
tondo in faccia,
curioso
e’ l’u
che
guarda in su,
ma
il piu’ carino
e’
l’i col puntino.
A
e’ l'anatroccolo che non sa volare
B e’
C e’
D e’ il desiderio che nasce in fondo al cuore
E e’ l'emozione per un bel regalo
F e’
G e’ il gelato al gusto di vaniglia
H non so dirti proprio a chi assomiglia
I e’ l'isolotto sperduto in mezzo al mare
L e’ il libro che ti vuoi comprare
M e’ il momento in cui ti son vicino
N mi ricorda il naso di un bambino
O e’ l'orsacchiotto per giocarci insieme
P e’
Q e’ il quadrifoglio trovato per
R
S e’ il sogno che ti piace fare
T e’ il tesoro che ognuno vuol trovare
U e’ l'ulivo colore dell'argento
V che cos'e’ cos'e’ se non il vento
Ne rimane una ultima tra tante
forse tra tutte quella piu’ importante
Z come zucchero per il bimbo mio
Zucchero e’ il bene che ti voglio iO

FILASTROCCHE DELLE PIANTE E
DELLA NATURA
il
castagno
(Gianni
Rodari)
un
tempo ero un castagno,
fermo
nella tempesta:
tra
i miei rami fiorivano
i
nidi sempre in festa.
vennero
i boscaioli,
io
caddi senza un grido.
ora
sono il tuo letto:
non
sono sempre un nido?
c’e
l’albero del pane,
l’albero
delle banane,
c’e’
e
quella della gomma,
c’e’
quasi tutto, insomma,
ma
non c’e’
-
udite udite! –
l’albero
delle matite.
sarebbe
stato bello
adesso
che vien primavera
vederlo
mettere i fiori,
su
ogni rametto un pastello
di
differenti colori.
ognuno
avrebbe potuto,
seminando
un mozzicone,
allevarsi
l’alberello
in
un vaso sul balcone.
l’albero
cartolaio:
una
festa per il salvadanaio…
e
poi, giacche’ c’era,
anche
invece
ha fatto quella del tabacco,
che
fa spendere un sacco
di
quattrini, fa tossire
e
fa tanti altri danni da non dire.
Chiccolino
dove stai?
Sotto terra, non lo sai?
E la’ sotto non fai nulla?
Dormo dentro
Dorm
Voglio crescer come te!
E se tanto crescerai
Chiccolino che farai?
Tanti chicchi ti daro’
fresco pane diverro’.
SARA' DEGLI GNOMI, SARA' DELLE FATE,
DEI PRINCIPI AZZURRI, DELLE ADDORMENTATE?
NON E' DI CHI USA LA SEGA E LA SCURE,
DI CHI METTE TRAPPOLE O SPARA NEPPURE,
NON DI CHI LASCIA RIFIUTI QUA E LA'
E NIDI E TANE DISTRUGGERA'
Acqua
acqua verde mare
o acqua fresca di sorgente.
Terra terra da scavare
o gran roccia resistente.
Fuoco fuoco che ci brucia
e si spegne e si riaccende.
Aria aria tutta luce,
non si vede e non si prende.





(QUELLA
GROSSA, SOPRA AL
MELO)
D’IMPROVVISO
CAMBIA UMORE:
CHE
ABBIA PRESO IL RAFFREDDORE?
NUVOLETTA
SFORTUNATA!
MA
GUARDATE COSA ACCADE:
UNA
GOCCIOLINA CADE...
LIEVE,
SOSPESA NELL’ARIA LUCENTE,
MOSTRA,
GRAZIOSA, COM’E’ TRASPARENTE
E...PLUFF!
PIU’ LEGGERA D’UN MUCCHIO DI PIUME,
SI
TUFFA NELL’ACQUA SCROSCIANTE DEL FIUME.
CORRE
VELOCE NEL FIUME IN DISCESA,
TRA
FIN QUANDO IL
FIUME
SI GETTA NEL MARE.
IL
SOLE AMICO
“FORZA,
GOCCINA, E’ TARDI, FAI PRESTO!
ESCI
DALL’ACQUA, IO SON QUI PER QUESTO!”
eVAPORA
LESTA COME LUI VUOLE.
E
TORNA, SALENDO IN UN CIELO DI PANNA,
A
RIABBRACCIARE

Diritto
all'educazione
(Bruno Tognolini)
Se
mi insegni, io lo imparo
Se mi parli, mi E’ piU’ chiaro
Se lo fai, mi entra in testa
Se con me tu impari, resta
(Roberto Piumini)
Vado
a scuola, vedo amici,
gioco, parlo, imparo, rido,
piU’ si E’, piU’ si E’ felici:
degli amici io mi fido.
E’ un'amica un po' piU’ grande:
lei ci insegna ritornelli,
lei risponde alle domande.
Vado a scuola, vedo cose,
le disegno con colori,
sento storie misteriose,
e alla fine torno fuori.
Nel
mondo ci sono le terre ed i cieli
Non sono divisi in scaffali
Nel mondo ci sono le fiabe e le arti
Non sono divise in reparti
Nel mondo c’E’ un nido, che E’ la tua
classe
Uscendo non trovi le casse
Nel mondo ci sono maestri un po’ maghi
Ci sono, non solo se paghi
Nel mondo il sapere che vuoi si conquista
Nel supermercato si acquista
E allora rispondi con una parola
Com’E’ che
Maestra, insegnami il fiore ed il frutto
- Col tempo, ti insegnerO’ tutto
Insegnami fino al profondo dei mari
- Ti insegno fin dove tu impari
Insegnami il cielo, piU’ su che si puO’
- Ti insegno fin dove io so
E dove non sai? - Da lI’ andiamo insieme
Maestra e scolaro, un albero e un seme
Insegno ed imparo, insieme perchE’
Io insegno se imparo con te
Appeso
a una parete
ho visto il tuo disegnino:
su un foglio grande grande
c’era un uomo in un angolino.
Un uomo piccolo, piccolo,
forse anche
un po’ spaventato
da quel deserto bianco
in cui era capitato,
e se ne stava in disparte
non osando farsi avanti
come un povero nano
nel paese dei giganti.
Tu l’avevi colorato
con vera passione:
ricordo il suo magnifico
cappello arancione.
Ma la prossima volta,
ti prego di cuore,
disegna un uomo piU’ grande,
amico pittore.
PerchE’ quell’uomo sei tu,
tu in persona, ed io voglio
che tu conquisti il mondo:
prendi, intanto
tutto il foglio!
Disegna figure
grandi grandi,
forti, senza paura,
sempre pronte a partire
per una bella avventura.

FILASTROCCHE DEL TEMPO E
DELLE STAGIONI
LE
STAGIONI
(Roberto
Piumini)
Prima
viene Primavera
con i fiori sulla pianta,
poi Estate calda e chiara
quando la cicala canta,
poi Autunno bruno e quieto
con castagne e foglie rosse,
poi Inverno infreddolito
con starnuti, gelo e tosse.
(Roberto
Piumini)
QUANDO
COMINCIA
A DORMIRE
SOTTO
UNA COPERTA
DI
FOGLIE LEGGERE,
QUANDO
GLI UCCELLI
NON
CANTANO NIENTE,
QUANDO
DI OMBRELLI
FIORISCE
QUANDO
SI SENTE
TOSSIRE
QUALCUNO,
QUANDO
UN BAMBINO
DIVENTA
UN ALUNNO:
ECCO
L’AUTUNNO.
aveva
una foglia.
albero
alberto
aveva
una voglia.
E’
arrivato ottobre ventoso,
albero
alberto ha perso
E’
arrivato ottobre noioso:
albero
alberto ha perduto
E'
caduta una foglia dall'albero lassU’,
quando l'albero si spoglia l'estate non c'E’ piU’.
le
foglie matte si lasciano andare,
dal
soffio del vento si fan trasportare:
sale
in alto l’arancione,
vola
come un aquilone,
scendon
giU’ due foglie rosse,
forse
hanno un po’ di tosse,
corron
dietro a quella gialla,
che
fischietta e gioca a
palla,
dorme
giA’ quella marrone
e
non sente
solo
perchE’
di cadere non ha proprio fretta!
fece
venir
-
fa’ tu dormir
con
il tuo tocco lieve.
cosI’
discese
a larghi fiocchi,
coprI’
tutta
che
giA’ chiudeva gli occhi.
le
disse il mago inverno:
-
sei stata proprio brava!
felice
riposava
Bianca
cosa luminosa
cala silenziosamente,
leggermente si riposa
sulle cose sulla gente.
Bianca meraviglia muta
che si guarda con stupore,
luce in terra ricaduta
che ti fa battere il cuore.
che ha vita allegra anche se breve
e in cortile fa il bravaccio
vestito solo d'un cappellaccio.
A lui non vengono i geloni,
i reumatismi, le costipazioni...
Conosco un paese, in veritA’,
dove lui solo fame non ha.
La neve E’ bianca,
e qui finisce
Nebbia
furfante che rubi i colori
Dove li hai messi, tirali fuori
Nebbia fumante che fiati sul vetro
Tanto lo so che c'E’ il mondo lA’ dietro
Fata d'inverno col velo da sposa
Dentro di te
Vola un uccello e buca quel velo
Dietro lo so che c'E’ il cielo
piU’
lungo E’ il giorno,
piU’
dolce
domani
forse tra l’erbetta
spunterA’
oh
prima viola fresca e nuova,
beato
il primo che ti trova,
il
tuo profumo gli dirA’:
gli
altri signori non lo sanno
e
ancora in inverno si crederanno,
magari
persone di riguardo,
ma
il loro calendario va in ritardo.
si
desta, si veste,
corre
leggera
per prati e foreste.
guarda
un giardino:
ci
nasce un fioretto.
guarda
un boschetto:
c’E’
giA’ l’uccellino.
guarda
giA’
corre il ruscello,
viene
l’agnello,
si
china e ne beve.
guarda
il campetto:
giA’
il grano germoglia.
tocca
un rametto:
ci
spunta una foglia.
canta
un uccello
nel
folto del rovo:
il
mondo E’ bello
vestito
di nuovo!
che
viaggia liberamente
di
frontiera in frontiera
senza
passaporto,
con
un seguito di primule,
mughetti
e ciclamini
che
attraversando i confini
cambiano
nome come
passeggeri
clandestini.
tutti
i fiori del mondo son fratelli.
Si
svegliO’ la prima margherita
tra l'erbe nuove sopra il breve stelo;
ancora tutta chiusa e infreddolita
levO’
Vide venir
gridO’: "Fiorite, o sorelline, E’ l'ora!"
una
goccia di pioggia,
un soffio di vento dal cielo,
un
fiocco di neve che scende
e
poi… facciamo
e
poi… l’inverno se ne andrA’!
abracadabra
primavera
magica
un
fiore del prato,
una
farfalla bianca che vola,
un
piccolo pulcino che E’ nato
e
poi… facciamo
e
poi… primavera arriverA’!
primavera
magica
un
raggio di sole,
una
nuvola bianca di panna,
una
foglia verde del prato
e
poi… facciamo
e
poi… primavera arriverA’!
abracadabra
primavera
magica
una
rosa profumata,
un
din don
della
campana che suona,
un
bacio per
e
poi… facciamo
e
poi… primavera E’ giA’ qua!
primavera
magica
QUANDO
E’
calda e matura,
quando
di sera
cerco
frescura,
quando
E’
piena d’oro
e
le cicale
gridano
in coro,
quando
le gole
sono
assetate,
ECCO
l’estate.
No,
non E’ una sola goccia,
sono tante, sono pioggia:
scende sciolta, lava, bagna,
dA’ da bere a ogni campagna,
riempie buchi nelle strade,
fruscia fresca mentre cade,
fa
dA’ una goccia ad ogni becco.
Sentila,
soffia,
sentila, sbuffa:
dolce ti graffia,
un'aria buffa.
Senti che voce,
senti che fiato,
vento veloce,
vento fatato.
Senti carezza,
senti spintone,
aria di brezza,
vento burlone.
Con
Gennaio e Febbraio
ne conto solo un paio.
Con Marzo e con Aprile
ne ho quattro nel barile.
Con Maggio insieme a Giugno
ne tengo sei in pugno.
Con Luglio e con Agosto
sono otto, e siamo a posto.
Con Settembre ed Ottobre,
che son dieci si scopre.
Con Novembre e Dicembre
son dodici per sempre.
GENNAIO
freddoloso
FEBBRAIO spiritoso
MARZO pazzerello
APRILE mite e bello
MAGGIO sognatore
GIUGNO cantatore
LUGLIO nuotatore
AGOSTO gran signore
SETTEMBRE grappolaio
OTTOBRE castagnaio
NOVEMBRE triste e stanco
DICEMBRE tutto bianco
FILASTROCCA DEI MESI
GENNAIO
SUL GHIACCIO E' GIA' SCIVOLATO
ADDOSSO A FEBBRAIO E L'HA QUASI SCHIACCIATO.
MARZO DAL DENTRO DELLA SUA STANZA
HA URLATO AD APRILE: "CI VUOL L'AMBULANZA"
A MAGGIO E' ARRIVATA LA TELEFONATA
PARTENDO CON GIUGNO DI GRANDE VOLATA
LUGLIO E' CORSO LI' PER GUARDARE
MA IL VIGILE AGOSTO NON LO FECE PASSARE.
SETTEMBRE ERA PREDA ALLA DISPERAZIONE
OTTOBRE CHIESE QUALCHE INFORMAZIONE.
DOTTORE NOVEMBRE FECE LA RADIOGRAFIA
"NIENTE DI ROTTO" ESCLAMO'
COSI' DICEMBRE LO PORTO' VIA.
(Marco
Meschini)
A
Gennaio E’ molto freddo
e i vestiti son di lana:
per fortuna che di notte
c'E’ sui tetti
A Febbraio il Carnevale
porta a tutti l'allegria:
una maschera per strada
fa gli scherzi e scappa via.
Ecco Marzo ed ecco Aprile
che ci portano le viole,
poi a Maggio in mezzo ai prati
faccio mille capriole.
Viene Giugno insieme a Luglio
e se aspetti viene Agosto:
senza i bagni in mezzo al mare
finiremo tutti arrosto!
C'E’ Settembre con l'autunno
e c'E’ Ottobre con la scuola:
questo mese E’ molto lento
e l'estate invece vola.
Con Novembre triste e stanco
quasi, quasi muore l'anno,
ma puO’ essere un bel mese
se c'E’ qualche compleanno!
Alla fine ecco Dicembre
tutto bianco e illuminato:
dice d'essere piU’ buoni
perchE’ in Terra un Bimbo E’ nato
LunedI’
era appena nato,
martedI’ era un bambino,
quando fu mercoledI’
tutto il giorno lui giocO’.
GiovedI’ era sposato,
venerdI’ era vecchino,
poi di sabato morI’
e domenica tornO’.
Tanto
sole lunedI’
bianca neve martedI’
mercoledI’ si scende in piazza
per sentir
Qu
Non si piange il venerdI’
e po il sabato vi avviso...
c'E’
La domenica E’ baldoria
PerchE’?
PerchE’ inizia un'altra storia!
LunedI’
andO’ da MartedI’
a vedere se MercoledI’
avesse saputo da GiovedI’
Se fosse vero che VenerdI’
avesse detto a Sabato
che Domenica era festa
LUNEDI'
chiusin chiusino
MARTEDI' bucO’ l'ovino
saltO’ fuori MERCOLEDI'
pio pio fece GIOVEDI'
VENERDI' fece un volino
SABATO beccO’ un granino
e DOMENICA mattina aveva giA’
LUNEDI
mamma a scuola mi mandO’
MARTEDI dissi: "ho sonno, non ci vo'!"
MERCOLEDI ebbi mal di testa,
GIOVEDI volli far festa
VENERDI
SABATO piovve e a scuola non andai
DOMENICA dissi: "Oggi a scuola voglio andare"
ma non mi vollero mandare!
Il
lunedI’, ch'E’ il dI’ dopo la festa,
o Dio, che mal di testa,
non posso lavorare!
Il martedI’ mi siedo sulla soglia
ad aspettare
che
Il mercoledI’ preparo i miei strumenti,
ma ahimE’; che mal di denti,
non posso lavorar.
Il giovedI’, che fa cosI’ bel tempo,
davvero non mi sento
di andare a lavorar.
Il venerdI’, ch'E’ il dI’ di passione,
mi sento in devozione,
non posso lavorar.
Sabato si ch'E’ proprio il giorno buono:
ma per un giorno solo,
che vale lavorar?
quando
si dice ”buongiorno”,
quando
il pranzo E’ in forno,
quando
E’ tempo di giocare,
quando
a scuola devi andare,
quando
E’ chiaro tutto intorno,
stai
sicuro, questo E’ il giorno.
quando
quando
il buio nero scende,
quando
ci infiliamo a letto,
quando
il gatto E’ sopra il tetto,
quando
tutto E’ scuro scuro,
E’
al
mattino sono un coniglietto
che
salta vispo giU’ dal letto
che
rosicchia un buon panino
di
sera sono un piccolo ghiro
e
m’addormentocon un sospiro

FILASTROCCHE PER TUTTI I GUSTI
AMBARABA’
CICCI’ COCCO’
AmbarabA’
CiccI’ CoccO’
tre civette
sul comO’
che facevano l'amore
con
Il dottore
si ammalO’
AmbarabA’
CiccI’ CoccO’
Per
una TV quadra tonda
(Bruno
Tognolini)
Mio
nonno ciccione
si chiama Felice:
E’ vero anche se
In piazza da ieri E’ arrivata la giostra:
E’ vero anche se
A me
E’ vero anche se
A quello che dico mio padre ci crede:
E’ vero anche se in TV non lo vede.
Le cose del mondo son molte di piU’
di quelle che entrano nella TV.
E se lo disegni, E’ presto spiegato:
il mondo E’ rotondo, il video E’ quadrato.
L'UOMO
GRASSO
(Roberto Piumini)
C'era
un uomo molto grasso,
faticava a fare un passo,
conteneva sei persone.
Poi quell'uomo E’ dimagrito,
ora E’ magro come un dito,
non ci sta neanche un gattino.
Fa le bestie sul muro con tutte le dita
Lei cammina vicina anche se sono stanco
Lei E’ nera di pelle anche se sono bianco
Mi sta sempre attaccata, perlomeno col piede
Se io corro lei corre, se mi siedo si siede
Solamente
Io
Se n'E’ andata volando in un posto lontano
Con le ombre sue amiche tenute per mano
Se ne vanno volando laggiU’ allo sprofondo
In un prato negretto nell'ombra del mondo
A ballare
Abbracciate agli omini di neve
Filastrocca
per piangere
(Bruno
Tognolini)
Gli
uccelli piangono persi nel volo
Lacrime piccole piovono al suolo
I pesci piangono lacrime amare
Acqua nell'acqua persa nel mare
I grandi piangono dietro le mani
I pianti grandi degli esseri umani
Io che son piccolo non mi nascondo
Piango benissimo davanti al mondo
Pianti di pioggia che asciugano i venti
E non m'importa se tu mi senti
E non m'importa se tu mi vedi
Io piango in piedi
Metti
te stesso davanti allo specchio,
come
Guardati bene, guardati attento,
l’autoritratto si fa in un momento.
E’ lungo il tuo viso? E’ largo? Rotondo?
Allora disegna il cerchio del mondo.
E gli occhi? Il naso? Hai capelli all’insU’?
DI’ alla matita di farne di piU’.
Guardati ancora, piU’ giU’, fino al mento:
E’ l’autoritratto di un viso contento.
Stella
stellina
La fiamma traballa,
ognuno ha il suo bambino.
Ognuno ha la sua mamma,
e tutti fan
Dito
dito
un po' ferito,
dito dito
un po' malato,
soffio soffio
per magI’a,
e il malanno
vola via,
soffio soffio
piano piano
e il dolore
va lontano.
(Bruno
Tognolini)
Giorgio
ama Maristella
perchE’ forse E’
Ma lei ama NicolO’,
anche se balbetta un po’.
Ma lui vuole bene a Sarah,
che ha
Ma lei ama Pierandrea,
che ogni giorno cambia idea.
Ma lui vuole Margherita,
che sa far schioccar le dita.
Ma
lei ama Piernicola,
che l’aspetta fuori scuola.
Lui
perO’ vorrebbe Alice,
ma lo pensa e non lo dice.
PerO’
lei e Massimiliano
si tenevano per mano.
Ma
lui niente, vuole Chiara,
che E’ piU’ piccola di Sarah.
Ma
lei ama Gian Mattia,
anche se va sempre via.
Lui
perO’ ama Simona,
che E’ biondina, ma piagnona.
Lei
perO’ ama Matteo,
che
Ma
lui ama Giulia C.,
perchE’ dice sempre sI’.
PerO’
lei ha un altro amico:
io so chi, ma non lo dico.
Gira
giostra, amori amici:
tu chi ami, me lo dici?
E
uno e due e tre,
il papa non E’ un re,
il re non E’ un papa,
e uno e due e tre.
Una
volta c'era un re,
latte zucchero e caffE’,
che aveva una figliola,
mozzarella e gorgonzola,
principessa molto bella,
spezzatino e mortadella,
e due duchi e sei baroni,
pasta inglese e zabaglioni,
ed una corona in testa,
birra, vino e acqua fresca.
volta
il
bambino che gioca per terra
volta
volta
i
malati con tanto dolore
volta
il
dottore che passa tra i letti
volta
i
confetti che son tanto buoni
volta
i
mattoni ammucchiati per via
volta
volta
Arlecchino
che fa lo sgambetto
Volta
il
galletto che canta piU’ forte
volta
dalle porte ci passa
volta
volta
il
villano
che zappa
volta
la
volta
i malati con tanto
dolore
volta la carta , si vede
il dottore
il dottore che fa
le
ricette
volta
le civette che van
per
volta
Lucia che fila il lino
volta
Arlecchino che
fa
lo sgambetto
volta la carta , si vede
il galletto
il galletto che
canta
forte
volta
dalle
porte ci passa
volta
(Nico
Orengo)
Capitan
del gran valore,
volta
un bel fiore,
un bel fiore che sta in giardino;
volta
un canarino
un canarino che porta un cartello,
volta
un uccello,
un uccello che becca il grano;
volta
un villano,
un villano che zappa
volta
una guerra,
una guerra con tanti soldati;
volta
i malati,
i malati che stanno nei letti;
volta al carta e trovi:
i confetti,
i confetti che son cosI’ buoni;
volta
i ladroni,
i ladroni che assaltan
volta la carta e
non
trovi piU’ niente.
Buia
volta
E’ giA’ mattina e mi viene la fame,
volta
Ecco un salame col pane e col burro,
volta
Cielo d’azzurro con luna di cera,
volta
Sera serena e poi notte lucente,
volta
GIGI
CERCA IL SUO BERRETTO
DOVE MAI L'AVRA' FICCATO?
NEI CANTUCCI, SOTTO IL LETTO
VA A FRUGAR TUTTO AFFANNATO.
CERCA, SBUFFA, SMANIA, PESTA:
POI S'ACCORGE CHE L'HA IN TESTA.
c’era
una volta un albero
ma
un albero strano,
era
piU’ grande di un gigante
e
piU’ piccolo di un nano.
e
non aveva radici,
ma
volava tra le nuvole
a
cavallo di una bici.
che
era strano l’ho giA’ detto
ma
questo non E’ tutto,
era
l’albero di Natale
ma
anche un albero da frutto.
dai
suoi rami regalava
mele,
arance ed albicocche
e
a ogni bimbo che passava
raccontava
filastrocche.
io
mi ricordo, ricordi anche tu…
…quando
nei boschi correva re artU’?
…e
quando quelle che ogni mattino
qui
nella scuola ti stanno vicino,
che
a volte dicono “Ma sei una peste!”,
quelle
che tutti chiaman maestre,
erano
bimbe piccine cosI’
e
nel vasino facevan pipI’?
…e
stavano i nonni, dico davvero
(me
li ricordo, a quei tempi io c’ero)
col
ciuccio in bocca e un bel grembiulino,
nel
vecchio asilo, con il cestino?
…Quando
…quando
i
bimbi sapevano giA’ cosa fare,
i
loro giochi vuoi imparare?
vedi
i colori di un giorno che E’ stato?
senti
i profumi del tempo passato?
se
un bel ricordo mi regali tu,
io
te ne dono cento e anche piU’!
Filastrocca
corta e matta,
il porto vuole sposare la porta,
il mulo dice: - Mio figlio E’ il mulino -;
il matto vuole essere un mattone,
e il piU’ matto della terra
sapete che vuole? Fare
Filastrocca
impertinente,
chi sta zitto non dice niente;
chi sta fermo non cammina;
chi va lontano non s’avvicina;
chi si siede non sta ritto;
chi va storto non va dritto;
e chi non parte, in veritA’,
in nessun posto arriverA’
Semaforo
col giallo fa attenzione
con il verde c'E’ via libera
per
Domani
E’ festa
Si mangia
La
Si mangia pane e brace
Si mangia pane e pera
Si mangia pane e panca
Si va a letto addirittura!
se i libri fossero
SE
I LIBRI FOSSERO di torrone
ne
leggerei uno a colazione.
se
un libro fosse fatto di prosciutto
a
mezzogiorno lo leggerei tutto.
se
i libri fossero di marmellata
a
merenda darei una ripassata.
se
i libri fossero di frutta candita
li
sfoglierei leccandomi le dita.
se
un libro fosse di burro e di panna
lo
leggerei prima di far
filastrocca
delle parole:
si
faccia avanti chi ne vuole.
di
parole ho
con
dentro “
c’E’
qualche parola un po’ bisbetica:
“peronospera”,
“aritmetica”…
ma
le piU’ belle le ho nel cuore,
le
sento battere: “mamma”, “amore”.
ci
sono parole per gli amici:
“buon
giorno, buon anno, siate felici”,
parole
belle e parole buone
per
ogni sorta di persone.
E’
una parola che odio: “
per
cancellarla senza pietA’
gomma
abbastanza si troverA’.
ho
contato dei porcelli,
delle
mucche coi vitelli;
delle
pecore ho contato,
coi
cavalli ci ho provato:
conto
anche gli sbadigli,
poi
dei gatti, anche conigli.
conto
cani, dei tacchini,
tartarughe,
dei pinguini!
e
marmotte, topolini,
passerotti,
pangolini!
finalmente
tiro il fiato,
chiudo
gli occhi, addormentato!
buona
notte, pantofoline,
vi
metto qui, vicine vicine.
un
avviso vi voglio dare:
non
mettetevi a ballare!
niente
valzer nE’ fandango,
cha cha cha, mazurka o tango,
niente
rock nE’ giavanese,
niente
balli di paese!
quando
E’ ora di dormire,
pantofoline
dovete ubbidire:
una
di qua, l’altra di lA’,
in
un baleno dormite giA’!
Filastrocca
girotondo
Dopo il giorno vien
dopo
dalle viti viene il vino
viene il fumo dal camino
va
van le ochette a due a due
e
E’ un allegro girotondo.
Filastrocca
per quando piove
chi sta in casa non si muove.
Io che in casa divento tetro
Esco e il tetto mi porto dietro.
Un piccolo tetto di stoffa nera
con tante stecche messe a raggiera.
Oh, che fenomeno simpatico
vedere un tetto con il manico
CosI’ me ne vado bello bello
passeggiando sotto l'ombrello.
Un
signore di Scandicci
buttava le castagne
e mangiava i ricci.
Un suo amico di Lastra a Signa
buttava i pinoli
e mangiava
Un suo
mangiava la carta stagnola
e buttava il cioccolato.
Tanta gente non lo sa
e dunque se ne cruccia:
e mangia solo
Il
malatino
(Gianni
Rodari)
Filastrocca
del bimbo malato,
con il decotto, con il citrato,
con l'arancia sul comodino,
tagliata a spicchi in un piattino.
Per tutti i mali di testa e di pancia
sul comodino c'E’ sempre un'arancia,
tra un confetto ed un mentino
per consolare il malatino.
Viene il dottore, «Vediamo
cos'E’»,
e ti fa dire trentatrE’.
Poi di sera viene la sera,
viene
e succhiando la sua menta
il malatino s'addormenta.
Ninna
come
che
nanna come balena
che dondolandolonda.
Ninna come
che
nanna come
che
Ninna come
che
nanna come bambina
che dondoladdormenta.
Brutti
orologi somari e bugiardi
Dite che E’ presto, non dite che E’ tardi
Tempo non correre, siediti un poco
Lascia finire il mio gioco
Filastrocca
del diario
(Bruno
Tognolini)
Caro
Diario che mi ascolti
I tuoi fogli sono molti
Ma i miei giorni sono tanti
E i ricordi sono canti
Li racconto, li rivivo
Li ricordo se li scrivo
E se non ricordo piU’
Li racconti tu
Canta
il cigno, canta il gallo,
canta il re sul suo cavallo.
Canto io che son stonato,
canta tu ciO’ che hai imparato.
Canta il canto e non pensare,
canta e non ti vergognare!
Linfa:
Se tutti i
boschi
son come cittA’,
tutte le fiabe son come realtA’,
tutta
cosa si salva?
Lampo
e Ronfo: Niente!
Linfa:
Se noi possiamo
fare qualcosa
perchE’
e nessun bosco venga distrutto,
cosa facciamo?
Lampo
e Ronfo: Tutto!
Linfa:
Se nessun altro
ci vuole pensare,
se tutti quanti stanno a guardare
e si dimenticano prima o poi,
chi si ricorda?
Lampo
e Ronfo: Noi!
Giovannino
Perdigiorno
ha perso il tram di mezzogiorno,
ha perso
ha perso
ha pero il turno, ha perso la quota,
ha perso
ha perso le staffe, ha perso l'ombrello,
ha perso
ha perso
tutto E’ perduto fuorchE’ l'allegria.
Ninnananna
delle stelle cadenti
(Bruno
Tognolini)
Lune
lucenti, code comete
Stelle cadenti, dove cadete
Cadono a stormi, cadono a frotte
Sono cadute ma non si son rotte
Sono cadute sopra le foglie
Mamma le vede ma non le raccoglie
Dormi bambino, dormi bambina
Le raccogliamo domani mattina
Palla
bianca molto in alto
non ti prendo anche se salto,
e se salto anche di piU’
non ti prendo: sei lassU’.
Palla bianca tanto lenta,
su nel cielo sei contenta?
Quando poi non ti si vede,
palla bianca, che succede?
Palla bianca solitaria,
perla chiara su nell'aria,
questa notte io ti attendo:
e vedrai, forse ti prendo.
sulla
luna c’E’ un solo fiore
che
non ha petali e non ha profumo
PerchE’ a
raccoglierlo non c’E’ nessuno,
che
non ha stelo e non ha radici
PerchE’ nessuno
lo dA’ agli amici,
che
non ha forma e non ha colore
PerchE’ nessuno
lo dA’ al suo amore:
lA’
sulla luna c’E’ un solo fiore.
Nei
mari della luna
tuffi non se ne fanno:
non c'E’ una goccia d'acqua,
pesci non ce ne stanno.
Che magnifico mare
per chi non sa nuotare
Io
vorrei che nella Luna
ci si andasse in bicicletta
per vedere se anche lassU’
chi va piano non va in fretta.
Io vorrei che nella Luna
ci si andasse in micromotore
per vedere se anche lassU’
chi sta zitto non fa rumore.
Io vorrei che nella Luna
ci si andasse in accelerato
per vedere se anche lI’
chi non mangia
ha
Quando
andremo sulla spiaggia,
con paletta e con secchiello,
con
un magnifico castello.
Di conchiglie e stelle rosse
sarA’ tutto incastonato
e da un granchio con due pinze,
bimbi miei, sarA’ abitato.
Qualcuno
che la sa lunga
mi spieghi questo mistero:
il cielo E’ di tutti gli occhi,
di ogni occhio E’ il cielo intero.
E' mio, quando lo guardo.
E' del vecchio e del bambino,
dei romantici e dei poeti,
del re e dello spazzino.
Il cielo E’ di tutti gli occhi,
e ogni occhio, se vuole,
si prende
le stelle comete, il sole.
Ogni occhio si prende ogni cosa
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.
Spiegatemi voi dunque,
in prosa o in versetti,
perchE’ il cielo E’ uno solo
e
E’ corta, corta e dura poco:
che piccola notte scura, scura:
non si fa in tempo ad aver paura!
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherA’?
Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma
Anche il chiodo ha una testa,
perO’ non ci ragiona:
a piU’ d'una persona.
Testa
di luna, testa di pera,
testa volante di palloncino,
testa non essere troppo leggera:
stai nelle nuvole, ma qui vicino.
Testa di sole, testa parlante,
testa foresta di troppi capelli,
testa non essere troppo pesante:
posati pure, ma come gli uccelli.
Io
so che un giorno l'ascensore
al quarto piano non si fermerA’,
continuando la sua corsa
il soffitto bucherA’,
salirA’ tra due comignoli
piU’ su delle nuvole e del vento
e prima di tornare a casa
farA’ il giro del firmamento.
Per
tener su le calze che scendono
(Bruno Tognolini)
Sole
che sali negli alti mattini
Fai stare in alto anche questi calzini
Io tiro su ma non vogliono stare
Stupide calze somare
Pizzette
e salatini,
ghiaccioli e pasticcini,
tartine con l'acciuga
guarnite di lattuga.
Biscotti al cioccolato
e coppe di gelato,
spiedini di salumi
oppure con gli agrumi.
Panini di prosciutto,
insomma un po' di tutto
e ognuno mangerA’
quel che gli piacerA’.
fai
mentre il bimbo fa
Fai la
o
Guarda, guarda il can che scappa,
che ha portato via la pappa,
via
per portarla al cagnolino.
Cagnolin tutto contento
se
se
e
Fece una palla di pelle di pollo
Tutti i pesci vennero a galla
Per vedere
Fatta da Apelle figlio di Apollo
Arancina
profumata
ben tornata, ben tornata!
Ora levo e poi ripongo
Arancina profumata,
sei contenta? T'ho sbucciata.
I tuoi spicchi saporiti
nella bocca mi nascondo.
Arancina profumata,
mi perdoni? T'ho mangiata.
Bastian
contrario
Bastian
contrario dorme di giorno
mangia l'acqua, beve il pane,
carezza il lupo, picchia il cane.
Il cane stupito gli fa: " miao miao"
e il gatto seccato gli fa: "bao bao".
Batti
batti le manine,
fai volar le farfalline,
gira gira il mulinello,
questo bimbo E’ molto bello!
Per
far star zitti gli allarmi delle auto
(Bruno
Tognolini)
Solo per fare arrabbiare
Nessuno
Piantala macchina sciocca
Chiudo
un occhio, mezzo mondo
Chiudo l'altro, nero tondo
Chiudo le orecchie, non sento piU’
Chiudo

