
A PROPOSITO DI BAMBINI
Troviamo il
tempo per fermarci a riflettere. Le parole degli altri ci possono aiutare…

I bambini sono la ricchezza del mondo.
(proverbio arabo)
Per far crescere un bambino ci vuole un
intero villaggio.
(proverbio africano)
I genitori
possono dare ai figli soltanto due cose: radici e ali.
(antico
proverbio del Québec)

Dal nostro
primo passo nel mondo dipende il resto dei nostri giorni.
Il bambino
che non gioca non e’ un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre
il bambino che ha dentro di sé."
(Pablo
Neruda)
I fanciulli
trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto.
Tre cose ci sono
rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
Gli adulti non
capiscono mai niente da soli ed e’ una noia che i bambini siano sempre
costretti a spiegar loro le cose.
Sentirsi bambini, comportarsi come bambini, e’ l’arte commovente degli uomini
maturi.
(Yves Montand)
Il momento adatto per influenzare il carattere di un
bambino e’ all'incirca cento anni prima della sua nascita.
(William
Ralph Inge)
L'eta’ non ci rende di nuovo bambini, come si dice.
Scopre soltanto che siamo ancora veri bambini.
(Wolfgang Goethe)
Il bambino non e’ un vaso da riempire, ma un fuoco
da accendere.
(Francois
Rabelais)
Non so come potro’ apparire al mondo, ma mi sembra
soltanto di essere stato simile a un bambino che gioca sulla spiaggia, e di
essermi divertito a trovare di quando in quando un sasso piu’ liscio o una
conchiglia piu’ bella del solito, mentre il grande oceano della verita’ giaceva
insondato davanti a me.
( Isaac
Newton)
Se c'e’ un qualche cosa che vogliamo cambiare nel
bambino, prima dovremmo esaminarlo bene e vedere se non e’ un qualche cosa che
faremmo meglio a cambiare in noi stessi.
(Carl Gustav Jung)
Quando un uomo ha grossi problemi dovrebbe
rivolgersi ad un bambino: sono loro, in un modo o nell'altro, a possedere il
sogno e la liberta’.
(Feodor Dostoevskij)
Fa
parte delle imperfezioni e delle rinunce della vita umana il fatto che la
nostra infanzia debba diventarci estranea e cadere nell'oblio, come un tesoro
sfuggito a mani che giocavano, e precipitato in un pozzo profondo.
(Hermann Hesse)
Tutti i bambini sono degli artisti nati; il
difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.
(Pablo
Picasso)

I BAMBINI SONO
POETI
(Maria Rita Parsi)
I passerotti
non fanno rumore.
Essi abitano l’aria
con un leggero battere d’ali.
Essi aspirano al nido
al conforto del cibo
e del calore.
Hanno morbide piume
come morbido e’ il cuore
che scandisce
nel loro petto
il tempo del vivere.
Hanno voci
cosi’ sottili ed incerte
che il silenzio
puo’ contenerle
e quando piangono
lasciano tracce di luce
negli arcobaleni
e nel vento.
Non fategli male.
La loro anima
e’ l’anima del
mondo.
I bambini sono
poeti: agiscono.
L'arte loro e’ agire la realta’. Interpretarla.
I bambini sono flessibili, creativi, adattabili.
Sono pratici ma non rinunciano alla fantasia.
Sanno mescolare l'acqua del desiderio
con la terra della possibilita’.
Grandi architetti dalle mani piccine,
mai dimenticano il cuore
e il futuro.
I bambini hanno fiducia nel cambiamento,
nello sviluppo
anche se aspirano alla stabilita’.
I bambini sono
capaci di dare stabilita’ all'instabile,
di accettare la morale di cio’ che e’ osceno
di utilizzare l'ambivalenza
come altalena della
conoscenza e dell'amore.
I bambini sotto roccaforti penetrabili, passerotti e sparvieri,
precari come le loro ire brevi,
come la disperazione dei loro pianti inconsolabili.
I bambini sono il dolore fatto allegria,
la disperazione che si risolve.
Hanno il cinismo della sincerita’,
la qualita’ dell'innocenza.
I bambini non
aspirano alla gloria
poiché sono la
gloria e vivono nel mito.
Non aspirano al sesso poiché essi sono il sesso.
Non temono la guerra perché dentro di loro si agita ogni guerra.
Potrebbero semmai patirla nel corpo
poiché nell'anima gia’
la conoscono
quale delitto degli
adulti
a cui assistere senza poter fare nulla.
I bambini non temono la fame:
essi sono la fame.
Hanno fame di presenze come il cibo,
hanno fame di cibo come d'affetto.
I bambini hanno la
prudente seduttivita’ dei deboli,
la loro apparente disperazione,
il senso di onnipotenza dei despoti,
la vocazione al martirio dei santi.
Non attendono il Messia
poiché ogni bambino e’ Messia e messaggero.
Se delusi o feriti fantasizzano delitti di gelosia e vendetta
ma sanno poi sorridere al perdono per dimenticare tutto
poiché l’amore e’ alfa e omega.
E’ alfabeto per sempre.
I bambini aspirano alla pace
e la realizzano
nell’atto di credere
e creare.
I bambini
considerano l'infanzia una grotta profonda,
un segreto armadio dove rifugiarsi
e attendere il
tempo della crescita,
la nascita al mondo
degli adulti.
I bambini conoscono l'infanzia come una violenza
necessaria da attraversare,
piena di arrivi e
distacchi di gioie e pianti.
Non esistono bambini bugiardi.
I bambini abitano le bugie
e non raccontano bugie ma fiabe
poiché sono fatti di fiabe, di storie, di poesia,
I bambini non
temono il pianto:
piangono con spontaneita’ e non sfuggono ai colpi della vita
poiché amano il colpire e affrontano il rischio di essere colpiti.
E vengono colpiti: dalle mani degli adulti,
dalla loro indifferenza,
dalla loro
disattenzione mascherata di pazienza,
dall’ottusita’ delle loro buone intenzioni.
E’ facile colpire i bambini.
Ogni colpo resta impresso,
ogni azione e’ traccia d’anima.
I bambini osservano e partecipano,
agiscono e stanno a guardare.
Sentono gelo e calore,
si difendono e sono disarmati.
I bambini giudicano
senza mai giudicare.
Quel che somiglia a un giudizio e’ per loro
soltanto un modo per abitare la paura.
I bambini considerano i genitori degli Dei:
li temono, ne invidiano l’apparente onnipotenza,
li giustificano sempre,
ne sopportano ogni debolezza.
Non fategli male,
la loro anima e’ l’anima del mondo.

DITE
(J. Korczack)
e’ faticoso
frequentare bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
bisogna mettersi al
loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non e’ questo che
piu’ stanca.
E' piuttosto il
fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all'altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
INVECE
IL CENTO C’E’
(Loris Malaguzzi)
Il bambino
e’ fatto di cento.
Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare
cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire
cento mondi
da scoprire
cento mondi
da inventare
cento mondi
da sognare.
Il bambino ha
cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.
La scuola e la
cultura
gli separano la testa dal corpo.
Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che gia’ c’e’
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realta’ e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c’e’.
Il bambino dice:
invece il cento c’e’.

I
FIGLI
(Kahlil Gibran)
E una donna che
reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con
voi non vi appartengono.
Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
essi hanno i loro
pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
esse abitano la
casa del domani,
che non vi sara’
concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
la vita procede e
non s'attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive,
sono scoccate in
avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,
e vi tende con
forza
affinché le sue
frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
poiché come ama il volo della freccia
cosi’ ama la
fermezza dell'arco.

LETTERA A UNA BAMBINA CHE STA PER NASCERE
Cosa hai sentito finora del mondo attraverso l'acqua e la pelle tesa della
pancia di mamma? Cosa ti hanno detto le tue orecchie imperfette delle nostre
paure? Riusciremo a volerti senza pretendere, a guardarti senza riempire il tuo
spazio di parole, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche dai tuoi
silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di sensi di colpa e di
affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro contatto sia richiesta
spasmodica o ricatto d'affetto?
Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi
di doni - segnali a volte sfacciati delle nostre assenze - ma di attenzioni.
Vorrei che gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e
coerenti: qualita’ dei piu’ saggi. La coerenza, mi piacerebbe per te. E la
consapevolezza che nel mondo in cui verrai esistono oltre alle regole le
relazioni e che le une non sono meno necessarie delle altre, ma facce di una
stessa luna presente.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a
inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze piu’ impreviste e
spudorate; tutte, anche quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti
dicessero che la vita comprende la morte. Perché il dolore non e’ solo vuota
perdita ma affettivita’, acquisizione oltre che sottrazione. La morte e’ un
testimone che i migliori di noi lasciano ad altri nella convinzione che se ne
possano giovare: cosi’ nasce il ricordo, la memoria piu’ bella che e’ storia
della nostra stessa identita’.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a
stare da sola, ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la mediocrita’ per
riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un'ora d'amore.
Impara a creare la vita dentro la tua vita
e a riempirla di fantasia.
Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per
contaminare gli altri, soprattutto i piu’ pavidi e vulnerabili. Dona loro il
tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosita’, rispetta anche la
loro paura eccessiva.
Mi piacerebbe che la persona che piu’ ti
amera’ possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia
barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell'orizzonte. E tu
allora porterai quell'amore sempre con te, nascosto nella tua tasca piu’ intima.

NON INSEGNATE AI BAMBINI
(Giorgio Gaber)
Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è cosi’ stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
e’ lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che e’ sempre piu’ raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura e’ tenerli lontano
dalla nostra cultura.
Non esaltate il talento
che e’ sempre piu’ spento
non li avviate al bel canto, al teatro, alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno
di un'antica speranza.
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore
il resto e’ niente.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

I BAMBINI
IMPARANO CIO’ CHE VIVONO....
(Doretj Law Nolte)
Se il bambino vive
nella critica,
impara a condannare.
Se vive nell'ostilita’,
impara ad aggredire.
Se vive nell'ironia,
impara la timidezza.
Se vive nella vergogna,
impara a sentirsi colpevole.
Se vive nella tolleranza,
impara ad essere paziente.
Se vive nell' incoraggiamento,
impara la fiducia.
Se vive nella lealta’,
impara la giustizia.
Se vive nella disponibilita’,
impara ad avere fede.
Se vive nell'approvazione,
impara ad accettarsi.
Se vive nell'accettazione e nell'amicizia

SEI
UNA MERAVIGLIA
(J.
Campfìeid M.V. Mausen)
E tu,
lo sai cosa sei?
Sei una
meraviglia.
Sei unico.
In tutti gli anni
che sono trascorsi
non c'e’ mai stato
un altro bambino come te.
Le tue gambe, le
tue braccia,
le tue dita
abili,
il modo in cui ti
muovi.
Potrai diventare
uno Shakespeare,
un Michelangelo,
un Beethoven.
Hai la capacita’ di
fare qualunque cosa:
ricavare cibo dalla
terra o fare,
di tanti piccoli
mattoni,
una grande casa;
guidare un
treno,
pilotare un
aereo
o insegnare
matematica.
Si, sei una
meraviglia.
E quando
crescerai,
potrai allora far
del male a un altro che sara’,
come te, una
meraviglia?
Bisogna lavorare -
tutti noi dobbiamo lavorare -
per rendere il
mondo degno dei suoi bambini.

TUTTO
QUELLO CHE MI SERVE SAPERE
L' HO
IMPARATO ALL'ASILO
(Robert Fulghum)
La massima parte di cio’ che veramente mi
serve sapere su come vivere, cosa fare e in che modo comportarmi l' ho
imparata all'asilo. La saggezza non si trova al vertice della montagna
degli studi superiori, bensi’ nei castelli di sabbia del giardino
dell'infanzia. Queste sono le cose che ho appreso:
Dividere tutto con gli altri.
Giocare correttamente.
Non fare male alla gente.
Rimettere le cose al posto.
Sistemare il disordine.
Non prendere cio’ che non e’ mio.
Dire che mi dispiace quando faccio del male
a qualcuno.
Lavarmi le mani prima di mangiare.
I biscotti caldi e il latte freddo fanno
bene.
Condurre una vita equilibrata: imparare
qualcosa, pensare un po' e disegnare, dipingere, cantare, ballare, suonare e
lavorare un tanto al giorno.
Fare un riposino ogni pomeriggio.
Nel mondo, badare al traffico, tenere per
mano e stare vicino agli altri.
Essere consapevole del meraviglioso.
Ricordare il seme nel vaso: le radici
scendono, la pianta sale e nessuno sa veramente come e perché, ma tutti noi
siamo cosi’.
I pesci rossi, i criceti, i topolini
bianchi e persino il seme nel suo recipiente: tutti muoiono e noi pure.
Non dimenticare, infine, la prima parola
che ho imparato, la piu’ importante di tutte: GUARDARE.
Tutto quello che mi serve sapere sta li’,
da qualche parte: le regole auree, l'amore, l'igiene alimentare, l'ecologia, la
politica e il vivere assennatamente.
Basta scegliere uno qualsiasi tra questi
precetti, elaborarlo in termini adulti e sofisticati e applicarlo alla
famiglia, al lavoro, al governo, o al mondo in generale, e si dimostrera’ vero,
chiaro e incrollabile.
Pensate a come il mondo sarebbe migliore se
noi tutti , l'intera umanita’, prendessimo latte e biscotti ogni pomeriggio alle
tre e ci mettessimo poi sotto le coperte per un pisolino, o se tutti i governi
si attenessero al principio basilare di rimettere ogni cosa dove l'hanno
trovata e di ripulire il proprio disordine.
Rimane sempre vero, a qualsiasi eta’, che
quando si esce nel mondo e’ meglio tenersi per mano e rimanere uniti.
QUELLO CHE . . .
(Bruno Ferrero)
Quello che ci siamo sentiti dire da
bambini:
stai fermo, muoviti, fai piano, sbrigati,
non toccare, stai attento, mangia tutto, lavati i denti, non ti sporcare, ti
sei sporcato, stai zitto, parla t'ho detto, chiedi scusa, saluta, vieni qui,
non starmi sempre intorno, vai a giocare, non disturbare, non correre, non
sudare, attento che cadi, te l'avevo detto che cadevi, peggio per te, non stai
mai attento, non sei capace, sei troppo piccolo, lo faccio io, ormai sei
grande, vai a letto, alzati, farai tardi, ho da fare, gioca per conto tuo,
copriti, non stare al sole, sta al sole, non si parla con la bocca piena.
Quello che avremmo voluto sentirci dire da
bambini:
ti amo, sei bello, sono felice di averti,
parliamo un po' di te, troviamo un po' di tempo per noi, come ti senti, sei
triste, hai paura, perché non hai voglia, sei dolce, sei morbido e soffice, sei
tenero, raccontami, che cosa hai provato, sei felice, mi piace quando ridi,
puoi piangere se vuoi, sei scontento, cosa ti fa soffrire, che cosa ti ha fatto
arrabbiare, puoi dire tutto quello che vuoi, ho fiducia in te, mi piaci, io ti
piaccio, quando non ti piaccio, ti ascolto, sei innamorato, cosa ne pensi, mi
piace stare con te, ho voglia di parlarti, ho voglia di ascoltarti, quando ti
senti piu’ infelice, mi piaci come sei, e’ bello stare insieme, dimmi se ho
sbagliato.
Ci sono accanto a te molte persone adulte
che ancora aspettano le parole che avrebbero voluto sentire da bambini…

15 MODI DIVERSI PER
ROVINARE UN FIGLIO
(Claudio
Foti)