REGIA MARINA

 


- LE CORAZZATE DAGLI ANNI VENTI ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE -

 


CONTE DI CAVOUR

GIULIO CESARE

CAIO DUILIO

ADREA DORIA

LITTORIO

ROMA

VITTORIO VENETO

IMPERO


Negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale in base al Trattato di Washington del 1922 vi fu un periodo di "vacanza navale" durante il quale non solo non furono costruite navi da guerra, ma addirittura. sempre in base a tale trattato. si demolirono alcune unità in servizio o in costruzione. Come fece l'Italia c on le quattro corazzate della classe Caracciolo. di cui una già varata e le altre Impostate. Dopo questo periodo di stasi, quando infine le costruzioni furono riprese si verificò un interessante fenomeno. in quanto anziché costruire nuove corazzate quasi tutte le Mari- ne procedettero a rimodernare più o meno estesamente quelle costruite negli anni dal 1908-1910 in poi. In generale su tutte queste navi fu cambiato l'apparato motore, modificando conseguentemente i fumaioli e talvolta il numero delle eliche. Su molte fu cambiato l'armamento principale e su quasi tutte quello secondario per renderlo più idoneo ai compiti antiaerei, con conseguente modifica delle sovrastrutture; su tutte le unità furono installate le moderne centrali per la direzione del tiro e le catapulte per il lancio di aerei da ricognizione.

Anche la Marina italiana si adeguò a quello che facevano le altre. nel 1931-32, studiò la radicale trasformazione delle 4 Corazzate tipo Conte di Cavour, trasformazione che fu realizzata in due periodi: dal 1933 al 1937 per Cavour e Cesare e dal 1937 al 1940 per Dullio e Doria. Più che di trasformazione si deve parlare di ricostruzione perché delle vecchie navi si riutilizzò soltanto lo scafo e la corazzatura di murata. Anche lo scafo però fu modificato in quanto 9bbe applicata una nuova prora su quella esistente che comportò un aumento di lunghezza di m 10,30 e nell'interno dello scafo fu sistemata la nuova struttura di difesa subacquea tipo Pugliese, che comportò il completo smantellamento di tutte le strutture interne.  

L'apparato motore originale fu cambiato riducendo il numero delle eliche da 4 a 2; l'armamento principale e secondario furono completa- mente sostituiti, eliminando la torre trinata di cannoni da 305 mm sistemata fra i due fumaioli e tutti i can- noni in casamatta da 152 mm, oltre a quelli da 76 mm in coperta e sulle torri.

Il nuovo armamento risultò costituito da 10 cannoni da 320 mm in due torri trinate e due binate; da 12 can- noni da 120 mm in 6 torrette binate; da 8 cannoni da 100 mm in 4 complessi binati e da armi minori. Furono infine eliminati i 3 tubi lanciasiluri fissi e subacquei. Potevano quindi essere considerate navi nuove.

Mentre si procedeva alla ricostruzione di queste quattro vecchie corazzate furono messe allo studio al- tre unità, le cui caratteristiche dove- vano essere le massime consentite dal Trattato di Washington, cioè dislocamento Standard di 35.000 tonnellate e armamento di cannoni da 381 mm, invece che 406 mm, come consentito.

Il progetto fu compilato dal Generale Ispettore del Genio Navale Umberto Pugliese e nell'ottobre 1934 furono ordinate le due prime unità Littorio e Vittorio Veneto che presero servizio nel 1940. 

Nel 1938 vennero ordinate le altre due Roma e Impero, ma solo la prima entrò in servizio nel giugno 1942, mentre la seconda fu abbandonata in costruzione alla data dell'8 settembre 1943 e mai ultimata.

Le corazzate della classe Littorio, nome che nel luglio 1943 fu cambiato in Italia, furono le uniche corazzate italiane armate con tre torri trinate sistemate due a prora e una a poppa come nella generalità delle corazzate contemporanee delle altre Marine. Ebbero un apparato motore della potenza di 140.000 cavalli su 4 eliche, mentre le Cavour con 93.000 cavalli, lo ebbero su due eliche.

Queste navi per le loro qualità belliche e nautiche stavano alla pari con quelle di analogo dislocamento e armamento delle altre Marine. Pur- troppo però non erano fornite di RADAR, apparato di cui erano munite le navi nemiche, Inoltre la mancanza di navi portaerei mise sempre la Squadra italiana In condizioni di mancanza di quella componente di esplorazione e di attacco  distanza che invece possedeva la flotta nemica, anche se numericamente inferiore di corazzate. Per queste ragioni le condizioni di lotta nei vari scontri navali furono sempre impari e a sfavore della flotta italiana.

Mentre la protezione delle quattro corazzate rimodernate tipo Cavour era rimasta quella originale del 1914-15, in particolare nella corazzatura delle murate e delle parti inclinate del ponte di protezione. viceversa sulle quattro nuove della classe Littorio fu, adottata una corazzatura più moderna. simile a quel- la adottata da altre Marine, come gli incrociatori da battaglia Hood  e le corazzate inglesi Nelson e Rodney, le navi da battaglia tedesche Graf Spee, quelle francesi tipo Richelieu e quelle giapponesi tipo Yamato.

La cintura. infatti. non era costituita da piastre verticali. ma da due strati di piastre inclinate, più sporgenti nella parte alta e più rientranti nella parte bassa. quella esterna di spessore di 350 mm, seguita alla distanza di 600 mm da una corazzetta parallela dello spessore di 36 mm. con funzione di paraschegge. La protezione orizzontale era stata studiata per contrapporsi alle nuove offese delle bombe di aereo ed era suddivisa su tre ponti: quello di castello di 36 mm; quello di coperta di 12 mm e quello di batteria di 90 mm nelle zone laterali e di 100 mm in quelle centrali. Protezione che però fu inadeguata per impedire alle bombe-razzo degli aerei tedeschi di penetrare nelle parti vitali della corazzata Roma e farla saltare in aria. Anche la protezione subacquea era stata particolarmente curata sia sui tipi Cavour che sui tipi Littorio. con la adozione della « struttura ad assorbimento » ideata dal Generale del Genio Navale Umberto Pugliese. Tale struttura era costituita da un grosso cilindro di scarsa resistenza.

contenuto in una struttura molto resistente e piena di un liquido che circondava completamente il cilindro più debole. Lo scoppio di un siluro provocava la rottura delle lamiere esterne e la sovra pressione della esplosione si sarebbe così diffusa nel liquido e sulle pareti del cilindro interno. che. schiacciando- si. doveva impedire la rottura delle paratie interne.

Negli anni dal 1925 al 1945 entrarono in servizio le seguenti corazzate: 


CLASSE CONTE DI CAVOUR (DOPO RICOSTRUZIONE)

La classe Conte di Cavour fu un tipo di navi da battaglia in servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale. La classe Conte di Cavour era formata da tre unità: Conte di Cavour, Giulio Cesare e Leonardo da Vinci. Lo strano destino di queste navi fu quello di essere state distrutte, non in battaglia, ma mentre erano ormeggiate all'interno delle loro basi. Il progetto di trasformazione fu affidato al generale del Genio Navale, Francesco Rotundi del comitato progetto navi della Marina. I lavori furono assegnati ai Cantieri del Tirreno di Genova per il Cesare e per il Cavour i Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste. La ricostruzione, che per entrambe le navi iniziò nel 1933, ed ebbe termine nel 1937, lasciò inalterato solo il 40% della struttura originale, riutilizzando in pratica solamente lo scafo e la corazzatura di murata, per il resto si trattò di una trasformazione radicale che cambiò il profilo delle due unità, con profonde modifiche allo scafo, la cui lunghezza venne aumentata di 10,3m con il castello di prua che risultò allungato, allargato nella parte poppiera e proseguito nella sovrastruttura centrale con i due fumaioli che risultarono più bassi e più ravvicinati. Venne eliminato uno dei due alberi, quello che si trovava immediatamente dietro al torrione e mantenuto solamente quello poppiero che risultò più arretrato. Per contribuire ad aumentare la velocità della nave e per ottenere un miglior rendimento del nuovo apparato motore, di cui le unità vennero dotate, si dovette aumentare il coefficiente di finezza dello scafo, ottenuta mediante la sovrapposizione di una nuova prora alla vecchia con l'opera viva dotata di un bulbo.

Vennero costruiti anche nuovi ponti corazzati ed alla fine le modifiche portarono il dislocamento delle due unità a 29000 tonnellate. La parte poppiera, tranne l'abolizione di due assi portaeliche più esterni, non venne modificata ed i due timoni rimasero gli stessi. Si è a lungo dibattuto sull'utilità della ricostruzione delle Cavour e successivamente delle Duilio ed i detrattori sostengono che con il costo sostenuto si sarebbero potute costruire una nave da battaglia nuova che in un futuro conflitto avrebbero potuto rivelarsi più utile. Le navi ricostruite in effetti operarono attivamente solo nel primo periodo della seconda guerra mondiale supplendo ad un vuoto nella linea italiana colmato poi con l'entrata in servizio delle Littorio, conseguentemente vennero impiegate in compiti secondari.
Le Cavour avevano un armamento antiaereo piuttosto scarso che venne migliorato sulle successive Duilio e furono le uniche navi da battaglia italiane a non avere i moderni cannoni antiaerei da 90 mm mentre un altro difetto fu la limitata corazzatura unita ad una non idonea compartimentazione e ad una non eccelsa robustezza strutturale, dimostrata dal fatto che nella notte di Taranto mentre la Littorio colpita da tre siluri dopo cinque mesi era già tornata in servizio il Conte di Cavour colpito da un solo siluro non rientrò più in servizio e durante i lavori di riparazione, mai ultimati, erano stati previsti sostanziali potenziamenti dell'armamento antiaereo.

Conte di Cavour

La Conte di Cavour fu una nave da battaglia italiana della classe omonima, in servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale. Venne così battezzata in onore dello statista Camillo Benso Conte di Cavour. Il motto della nave, scritto da D'Annunzio, era "A nessuno secondo".

La ricostruzione, avvenuta tra il 1933 e il 1937 nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste, modificò il profilo della nave lasciando inalterato solo il 40% della struttura originale, con profonde modifiche allo scafo la cui lunghezza aumentò di 10,3 m za causa della sovrapposizione di una nuova prora alla vecchia. La nave venne dotata di nuovi ponti corazzati; i due fumaioli risultarono più bassi e più ravvicinati. Il torrione, completamente ricostruito a forma di cono non molto elevato, aveva alla sommità della plancia i telemetri per il calcolo della distanza dei bersagli e le apparecchiature per la direzione del tiro dei calibri principali. Nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1940, mentre si trovava nel porto di Taranto, la nave venne gravemente danneggiata da un siluro lanciato da un aerosilurante inglese Swordfish, partito dalla portaerei inglese Illustrious, restando semiaffondata nei fondali. Rimesso a galla il 22 dicembre successivo, vennero smontati l'armamento e la centrale telemetrica del torrione, ed inviato in bacino. Alla fine del 1941 venne trasferito, navigando con i propri mezzi, al Cantiere navale San Marco di Trieste per completare le riparazioni ed eseguire lavori di ammodernamento con particolare riguardo alla difesa contraerea di cui venne previsto un ulteriormente potenziamento.

Il Conte di Cavour tuttavia non ritornò più in servizio attivo, poiché l'esigenza della Regia Marina era di costruire unità di scorta come cacciatorpediniere e torpediniere (in quel momento ritenute più utili allo sforzo bellico); i lavori di riparazione furono rallentati e alla proclamazione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 non erano stati ancora completati. Nei cinque mesi di guerra il Conte di Cavour aveva percorso 5583 miglia per oltre 297 ore di moto e consumato 4801 tonnellate di nafta. Il 20 febbraio 1945, durante un bombardamento alleato su Trieste, il Conte di Cavour venne fatto ripetutamente bersaglio di un lancio di bombe, due delle quali lo colpirono. Nonostante il danno provocato non fosse molto grave, a causa della sconnessione di alcune lamiere della carena si era aperta una via d'acqua che provocò l'abbassamento del bordo libero della fiancata fino agli oblò e ai boccaporti (che erano stati lasciati aperti), fatto che causò un maggiore afflusso di acqua all'interno della nave e provocandono lo sbandamento fino al ribaltamento: i cannoni, il torrione e l'albero andarono a piantarsi nel fango del fondale, lasciando la carena in vista.

Giulio Cesare (Novorossisk)

La corazzata Giulio Cesare fu un'unità della Regia Marina che servì in entrambe le guerre mondiali. La nave, insieme alle unità gemelle Cavour e Leonardo da Vinci, costituiva la Classe Conte di Cavour. L'unità era intitolata al condottiero e dittatore romano Gaio Giulio Cesare.  I lavori di ricostruzione vennero affidati ai Cantieri del Tirreno ed effettuati negli stabilimenti di Genova.

La ricostruzione lasciò inalterato solo il 40% della struttura originale, riutilizzando in pratica solamente lo scafo e la corazzatura di murata, per il resto si trattò di una trasformazione radicale, con potenziamento dell'armamento, aumento del dislocamento e della potenza dell'apparato motore. Le modifiche cambiarono il profilo della nave e ne aumentarono le capacità di combattimento. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, la nave era inquadrata nella V Divisione navi da battaglia di base a Taranto nell'ambito della I Squadra Navale ricoprendo il ruolo di ammiraglia della flotta con insegna dell'ammiraglio Inigo Campioni mentre alla corazzata gemella Cavour venne assegnato il ruolo di ammiraglia di Divisione con insegna dell'ammiraglio Brivonesi. Partecipò alla battaglia di Punta Stilo dove riuscì a colpire con una salva la corazzata inglese Warspite e da essa essere a sua volta colpita dalla distanza record di 24 Km.

Novorossisk

Dopo la fine della Seconda guerra Mondiale la nave fu ceduta all'U.R.S.S. dove prese il nome di Novorossisk

La sera del 28 ottobre 1955, dopo essere tornata da un viaggio di partecipazione alle celebrazioni del centenario della difesa di Sebastopoli, la nave venne ormeggiata ad una boa nella baia di Sebastopoli a 300 metri dalla riva, di fronte ad un ospedale. Alle ore 1:30 della notte del 29 ottobre, un'esplosione, della potenza stimata di 1 200 kg di TNT sotto lo scafo squarciò tutti i ponti dalla corazzatura, dal ponte inferiore fino al ponte del castello di prua, aprendo uno squarcio sulla carena di oltre 340 metri quadrati su entrambi i lati della chiglia, per 22 metri di lunghezza. La nave s’inclinò in 3 minuti, a 110 metri dalla riva, dove la profondità delle acque era di 17 metri, con ulteriori 30 metri di fango viscoso sul fondo della baia di Sebastopoli. A bordo della Novorossijsk vi era un migliaio di marinai: parte dell’equipaggio e 200 cadetti. Si calcola che al momento dell'esplosione persero la vita dai 150 ai 175 uomini dell'equipaggio che si trovavano nella zona della deflagrazione.

Una spiegazione dell'esplosione potrebbe essere l'ipotetica vendetta da parte di ex membri della Xª Flottiglia MAS di Borghese per il trasferimento di una corazzata italiana all'Unione Sovietica, mediante una loro missione segreta; ci sarebbero rapporti secondo i quali non molto tempo dopo un piccolo gruppo di sommozzatori italiani avrebbe ricevuto delle decorazioni militari. Il sabotaggio sarebbe stato effettuato o piazzando sotto la chiglia una carica di esplosivo o con un siluro lanciato da un minisommergibile penetrato nella rada. Il tipo di squarcio secondo gli esperti sembra escludere, anche se non del tutto, l'ipotesi siluro. Gli uomini ed i mezzi per il sabotaggio sarebbero stati condotti sul posto da alcune navi mercantili italiane che in quel periodo si erano recate nei porti della Crimea, ed inoltre gli uomini della Xª MAS avevano una perfetta conoscenza della zona per avervi operato durante il secondo conflitto mondiale


LASSE CAIO DUILIO (DOPO RICOSTRUZIONE)

La classe Caio Duilio fu un tipo di navi da battaglia in servizio nella Regia Marina durante la prima e la seconda guerra mondiale, al termine della quale entrarono a far parte della Marina Militare Italiana. I progetti seguirono la falsariga di quelli per la ricostruzione delle precedenti Cavour, ma risentirono grandemente anche della concomitante costruzione delle Littorio, con modifiche nella pianta dello scafo, nelle sovrastrutture concentrate a mezza nave, nell'apparato motore potenziato di più del 250% e nell'armamento. Le modifiche allo scafo, all'apparato motore e a buona parte delle sovrastrutture furono le stesse delle Cavour. La ricostruzione, che per entrambe le navi iniziò nel 1937, ed ebbe termine nel 1940, lasciò inalterato solo il 40% della struttura originale, riutilizzando in pratica solamente lo scafo e la corazzatura di murata, per il resto si trattò di una trasformazione radicale che cambiò il profilo delle due unità, con profonde modifiche allo scafo, la cui lunghezza venne aumentata di 10,3 m per contribuire ad aumentare la velocità della nave e per ottenere un miglior rendimento del nuovo apparato motore, di cui le unità vennero dotate, si dovette aumentare il coefficiente di finezza dello scafo, ottenuta mediante l'inserimento di una sezione aggiuntiva di 10 metri di lunghezza, a differenza delle Cavour, in cui venne sovrapposta di una nuova prora alla vecchia.

Caio Duilio

Il Caio Duilio è stata una nave da battaglia che ha prestato servizio per oltre 40 anni, prima nella Regia Marina e successivamente nella Marina Militare italiana. La nave con l'unità gemella Andrea Doria faceva parte della classe Caio Duilio, nata come derivazione del tipo Conte di Cavour. La nave, varata nel 1913 e diventata obsoleta, venne sottoposta a radicali lavori di riammodernamento tra il 1937 e il 1940 ed in questa nuova configurazione partecipò alla seconda guerra mondiale. Al termine del conflitto entrò a far parte della Marina Militare Italiana arrivando a ricoprire il ruolo ammiraglia della flotta, compito nel quale si è avvicendata con l'Andrea Doria, prestando servizio fino al 1956.

Al termine della guerra entrata a far parte della Marina Militare Italiana, insieme al gemello Andrea Doria, fu una delle due navi da battaglia concesse all'Italia dalle condizioni del trattato di pace. Le due unità hanno svolto attività addestrative e di rappresentanza fino al ritiro dal servizio. La corazzata Caio Duilio, dislocata a Taranto, dal 1946 al 1953, è stata, dal 1º maggio 1947 al 10 novembre 1949, sede del Comando della Squadra Navale. La nave effettuò numerose uscite per esercitazioni, anche in ambito NATO, e per le crociere estive e invernali con le altre unità di squadra. Nel 1947, nel corso di un normale ciclo di manutenzione, l'unità ricevette due apparecchiature radar di scoperta antiaerea. Le apparecchiature, che erano dei residuati di guerra di costruzione inglese di tipo “L.W.S.” erano costituite da una cabina di ascolto che inizialmente veniva usata su autocarri, sormontata da una voluminosa antenna a forma di doppia piramide unita per i vertici e trovarono sistemazione sulle plance vedette contraeree, a poppavia delle torrette telemetriche antiaeree ai lati del torrione.La nave che al rientro da Malta era stata ritinteggiata secondo le norme in uso tra gli alleati con lo scafo grigio scuro e le sovrastrutture grigio celestino nel 1950 venne interamente ridipinta, come tutte le unità della Marina Militare, con la colorazione grigio chiara Nel 1953 l'unità venne trasferita a La Spezia rimanendo inattiva fin quando il 15 settembre 1956 venne messa in disarmo e radiata per essere successivamente demolita tra il 1957 e il 1961.

Andrea Doria

L'Andrea Doria è stata una nave da battaglia della Regia Marina che con la gemella Caio Duilio faceva parte della classe Duilio, nata come derivazione del tipo Conte di Cavour. Varata nel 1913 la nave svolse una modesta attività nel corso della prima guerra mondiale operando poi intensamente nel primo dopoguerra. Tra il 1937 e il 1940 venne sottoposta a pesantissimi lavori di riammodernamento, eseguiti presso i cantieri di Trieste, e in questa nuova configurazione partecipò al secondo conflitto mondiale. Al termine del secondo conflitto mondiale, entrata a far parte della Marina Militare Italiana, svolse anche il ruolo di nave ammiraglia andando in disarmo nel 1956.  Rientrata in servizio il 15 luglio 1940, venne usata principalmente come scorta pesante dei convogli italiani verso la Libia. Nel dicembre 1941 partecipò alla prima battaglia della Sirte e dal marzo 1942 rimase a Taranto partecipando alla difesa antiaerea della base. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 raggiunse Malta con il resto della squadra navale, ritornando in Italia nel giugno del 1944. Al termine della guerra entrata a far parte della Marina Militare Italiana, insieme alla gemella Caio Duilio, fu una delle due navi da battaglia concesse all'Italia dalle condizioni del trattato di pace, svolgendo principalmente compiti di addestramento e di rappresentanza e venne sottoposta a lavori di ammodernamento fino al 1949. Dal 10 novembre 1949 al dicembre 1950 e dal marzo 1951 al maggio 1953 fu sede del Comando in Capo delle Forze Navali, alternandosi nel compito di ammiraglia della flotta proprio con la gemella Caio Duilio. Utilizzata come nave da addestramento fino al 16 settembre 1956, il 1º novembre 1956 venne messa in disarmo e successivamente, tra il 1957 e il 1958 demolita. Il materiale con cui è stato realizzato il fonte battesimale del Tempio della fraternità a Cella di Varzi presso Pavia è stato ricavato dai cannoni dell'Andrea Doria.


CLASSE LITTORIO

La classe Littorio, fu l'ultima e più perfezionata tra le classi di navi da battaglia della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale e furono, e lo sono tuttora, le navi più grandi che la marina italiana abbia mai avuto. Nel 1940 all'epoca della loro entrata in servizio erano tra le più potenti navi da battaglia del mondo come artiglieria, in quanto le classe South Dakota statunitensi pur avendo l'armamento principale di calibro maggiore rispetto alle Littorio avevano una minore gittata, sebbene durante la loro vita operativa vennero sempre caratterizzate da una forte dispersione delle salve in combattimento, non mettendo mai un colpo a segno; soltanto nel 1942 con l'entrata in servizio delle supercorazzate giapponesi classe Yamato e americane classe Iowa persero questo primato. La costruzione di queste tre navi (la quarta, Impero, non entrerà mai in servizio) fu un grande sforzo per l'Italia. Le navi rimasero comunque prive di apparati radar, e quindi di capacità di rilevamento a distanza, praticamente fino all'armistizio dell'8 settembre 1943 e in seguito non vennero più impiegate operativamente.

Littorio (Italia)

La nave da battaglia Littorio, ribattezzata Italia il 30 luglio 1943, fu una nave della Regia Marina appartenente alla classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale. Entrò in linea, il 6 maggio 1940 non ancora pienamente operativa allo scoppio delle ostilità. Dopo il Gran Consiglio del 25 luglio 1943, che vide l'approvazione dell'Ordine del giorno Grandi, il 30 luglio venne ribattezzata Italia. Rientrata alla base di Augusta dai Laghi Amari il 9 febbraio 1947, la Littorio secondo le condizioni del trattato di pace, avrebbe dovuto essere consegnata agli Stati Uniti, che però vi rinunciarono, così come fecero gli inglesi rinunciando alla Vittorio Veneto. Evitata la consegna delle unità, ancora moderne, le autorità italiane non riuscirono però ad evitare l'ingiunzione alleata di demolirle, cosa che si tentò di ritardare con ogni mezzo, ma senza successo. Inizialmente, su pressione dell'Unione Sovietica ci si limitò al taglio dei cannoni dell'armamento principale. Alla fine, dopo varie battaglie diplomatiche per poterla mantenere in linea (si era anche ipotizzato di barattare le due navi con le più vecchie Doria), la Littorio venne demolita tra il 1948 ed il 1955 insieme alla Vittorio Veneto. La caratteristica più significativa della corazzata Littorio fu data dalle pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Littorio non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Roma e Vittorio Veneto, non riuscì mai a centrare un bersaglio (Shinano).

Vittorio Veneto

La nave da battaglia Vittorio Veneto fu una nave della Regia Marina italiana appartenente alla classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale.  Pur essendo considerata la seconda unità della Classe Littorio fu la prima ad essere consegnata, tanto che la classe, a volte viene anche chiamata Classe Vittorio Veneto. La corazzata Vittorio Veneto venne progettata dal generale Umberto Pugliese e fu la prima nave da battaglia che superò i limiti delle 35.000 tonnellate di dislocamento del Trattato Navale di Washington. Lo scafo della Vittorio Veneto venne impostato il 28 ottobre 1934 nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico di Trieste, lo stesso in cui qualche anno dopo sarebbe stata costruita la gemella Roma, venne varata il 25 luglio 1937 e la sua costruzione venne completata il 28 aprile 1940, entrando in servizio solamente il successivo 2 agosto dopo l'ingresso in guerra dell'Italia contro la Francia ed il Regno Unito, inquadrata nella IXª Divisione Corazzate della Iª Squadra di base a Taranto. La caratteristica più significativa della corazzata Vittorio Veneto fu data dalle pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Vittorio Veneto non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Roma e Littorio, non riuscì mai a centrare un bersaglio (Shinano).

 

Roma

La corazzata Roma fu una nave da battaglia, la terza unità della classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale. Costruita dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico e consegnata alla Regia Marina il 14 giugno 1942, venne danneggiata nel corso di un bombardamento aereo statunitense quasi un anno dopo mentre era alla fonda a La Spezia, subendo in seguito altri danni che la costrinsero a tornare operativa, dopo le dovute riparazioni, solamente il 13 agosto 1943. A seguito dell'armistizio italiano, alla Roma fu ordinato, assieme ad altre navi militari, di raggiungere l'isola sarda della Maddalena, come concordato con gli Alleati. La squadra navale italiana, tuttavia, venne attaccata da alcuni bombardieri tedeschi che, servendosi delle bombe radioguidate plananti Ruhrstahl SD 1400, affondarono la Roma. Nei suoi quindici mesi di servizio la Roma percorse 2.492 miglia in venti uscite in mare, senza partecipare a scontri navali, consumando 3.320 t di combustibile, rimanendo fuori servizio per riparazioni per 63 giorni. Il 28 giugno 2012 il relitto della corazzata è stato rinvenuto a 1000 metri di profondità e a 16 miglia dalla costa nel golfo dell'Asinara dopo decenni di ricerche. La caratteristica più significativa della corazzata Roma fu data dalle pessime doti balistiche dei cannoni italiani. I tanto lodati cannoni da 381/50 della Roma non erano in grado di centrare un isolotto a dieci chilometri di distanza. Questo a causa della grande dispersione di tiro dei cannoni che faceva in modo che ogni colpo avesse caratteristiche diverse dagli altri non permettendo quindi di centrare il bersaglio. In tutta la Seconda Guerra Mondiale questo tipo di cannone, equipaggiato anche sulle corazzate Vittorio Veneto e Littorio, non riuscì mai a centrare un bersaglio (Shinano).

Impero

La corazzata Impero fu impostata il 14 maggio 1938, il suo varo avvenne il 15 novembre 1939 presso il Cantiere navale di Sestri Ponente (Genova), ma il suo allestimento venne rinviato dal momento che si preferì concentrare gli sforzi verso navi in quel momento ritenute più utili allo sforzo bellico come cacciatorpediniere, torpediniere e navi antisommergibili. Poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, la nave venne spostata, per allontanarla da possibili attacchi da parte francese, in un primo momento a Brindisi e in seguito, prima a Venezia e successivamente a Trieste, dove giunse il 22 gennaio 1942. Al momento dell'armistizio dell'8 settembre 1943, però le condizioni del suo completamento erano così arretrate da farla considerare un natante praticamente inutilizzabile, tanto che i tedeschi che avevano nel frattempo occupato Trieste se ne disinteressarono del tutto e successivamente il suo scafo venne affondato il 20 febbraio 1945 nel corso di un bombardamento aereo americano. Qualche giorno prima, il 15 febbraio, nel corso di un altro bombardamento aereo americano su Trieste, analoga sorte era toccata al Conte di Cavour. Al termine della guerra il suo scafo venne riportato a galla per essere demolito presso l'Arsenale di Venezia tra il 1947 e il 1950.


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