U.S. Navy         Royal Navy       Marina Francese        Marina Sovietica e Russa

Marina Imperiale Giapponese                 Kriegsmarine          Marina Italiana         

 NAVI DA GUERRA,

Lo stemma ufficiale dello ShinanoINCROCIATORI E CORAZZATE Lo stemma ufficiale dello Shinano

WARSHIPS, BATTLESHIPS, CRUISERS AND BATTLECRUISERS

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INCROCIATORI E CORAZZATE / WARSHIPS AND CRUISERS

   Von Der Tann     Arizona

Missouri   Rodney

NAVI  DA GUERRA DIVISE PER NAZIONI :
U.S. NAVY

 

ROYAL NAVY

 

FRANCIA / FRENCH NAVY

 

MARINA RUSSA / MARINA SOVIETICA

 

ITALIA / REGIA MARINA

 

GERMANIA / KRIEGSMARINE

 

GIAPPONE / MARINA IMPERIALE

 

AUSTRIA / K.U.K.

CORAZZATE/ BATTLESHIPS:
      Vittorio Veneto         Bismarck

Missouri      Arizona

La nave corazzata, spesso indicata col termine inglese ironclad, fu un tipo di nave da guerra a vapore impiegata nella seconda metà del XIX secolo, caratterizzata da una corazzatura in ferro o in acciaio. L'adozione di una corazzatura fu reso necessario dallo sviluppo di proiettili esplosivi e incendiari, che avevano reso le navi in legno molto vulnerabili. La prima nave corazzata, la Gloire, fu varata dalla Marine nationale francese nel novembre 1859. L'Ammiragliato britannico aveva già preso in considerazione l'idea di una nave corazzata nel 1856, preparando già nel 1857 una prima bozza per un progetto di una corvetta corazzata che non ebbe però seguito. Nel 1859 la Royal Navy costruì due fregate corazzate con lo scafo in ferro e, nel 1861, decise di passare ad una flotta completamente corazzata. Dopo i primi scontri che videro coinvolte navi corazzate (sia solo tra navi corazzate che con navi in legno), avvenuti nel 1862 durante la guerra di secessione americana, divenne chiaro che le navi corazzate avrebbero sostituito i vascelli come unità navali più potenti. Questo nuovo tipo di nave si rivelerà un modello vincente nel corso della guerra di secessione americana.

Furono progettate navi corazzate per diversi ruoli, dalle navi da battaglia alle nave da difesa costiera fino agli incrociatori a lungo raggio. Il design delle navi corazzate subì un rapido cambiamento alla fine del XIX secolo, le navi con scafo in legno e propulsione mista vele/vapore lasciarono il posto a navi di costruzione interamente metallica, prive di vele e dotate di torrette, il cui aspetto divenne familiare già all'inizio del XX secolo. Tali cambiamenti si susseguirono con tale rapidità che molte navi corazzate erano già obsolete al momento del varo, inoltre anche le tattiche di combattimento navale erano in uno stato di continuo cambiamento. Molte navi corazzate furono progettate appositamente per l'impiego del rostro o di siluri, armi ritenute fondamentali da un certo numero di ingegneri navali dell'epoca. Sebbene non ci sia una data precisa per la fine delle navi corazzate, tale termine iniziò a sparire alla fine degli anni novanta del XIX secolo. Le nuove navi, infatti, furono sempre più costruite secondo uno standard simili e chiamate navi da battaglia o incrociatori corazzati.

Con il termine nave da battaglia (chiamata anche corazzata) si indicano le più potenti navi da guerra delle marine militari per tutto il periodo che va circa dalla metà del XIX secolo fino a poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Le navi da battaglia erano protette da pesanti corazze in acciaio e avevano come ruolo principale l'ingaggio di navi da guerra nemiche con il fuoco diretto o indiretto di un arsenale di cannoni. Inoltre, come ruolo secondario, il bombardamento di bersagli costieri o in prossimità della costa come supporto agli assalti della fanteria. Dopo la seconda guerra mondiale vennero considerate obsolete a causa delle maggiori potenzialità belliche ed operative delle portaerei, sebbene alcune corazzate degli Stati Uniti d'America siano state mantenute in riserva ed utilizzate per il bombardamento costiero e come piattaforme lanciamissili fino all'inizio degli anni 1990.

 

NAVI  DA BATTAGLIA / CORAZZATE  FAMOSE :
MUSASHI

 

HMS BARHAM

 

HMS QUEEN ELIZABETH

 

CONTE DI CAVOUR

 

DANTE ALIGHIERI

 

VITTORIO VENETO

 

BISMARCK

 

YAMATO

Prima guerra mondiale

Una corsa navale agli armamenti era stata in corso tra la Germania e il Regno Unito fin dall'ultimo decennio del XIX secolo. La costruzione del Dreadnought aiutò in realtà la Germania, dato che ridusse di fatto il divario in navi da battaglia rispetto al Regno Unito da 15 navi dell'ultimo modello ad appena una. Inoltre la politica britannica di mantenere una marina più grande delle seconda e terza marina combinate stava diventando insostenibilmente costosa. Nel giro di pochi anni tutte le rimanenti marine passarono a costruire il nuovo tipo di navi.

Da diversi secoli la Royal Navy dominava i mari, ma il kaiser Guglielmo II ed il suo ministro della marina, Alfred von Tirpitz, si misero al lavoro per cambiare la situazione. La Hochseeflotte e la Grand Fleet valevano troppo per essere rischiate in battaglia e quindi trascorsero la maggior parte della guerra in porto aspettando che l'avversario prendesse il mare, ma rimanendo una minaccia potenziale per l'avversario secondo il concetto di Alfred Thayer Mahan della Fleet in being. Paradossalmente le navi erano troppo costose (perlomeno strategicamente) per essere lasciate in porto e troppo costose da usare in battaglia. Eccetto per alcune operazioni nel mar Baltico contro la Russia, la flotta principale tedesca si limitò a attacchi di incrociatori da battaglia contro la costa orientale britannica, nel tentativo di attirare la flotta di Sua Maestà in mare aperto, così che potesse essere distrutta dalla Flotta d'alto mare tedesca in attesa. A sua volta i britannici fecero puntate contro il Mare del Nord ed entrambe le fazioni stesero estesi campi minati. Sebbene ci furono diverse battaglie navali l'unico scontro tra le flotte principali inglesi e tedesche fu la battaglia dello Jutland, una vittoria tattica tedesca (furono affondate quattordici navi britanniche contro undici navi tedesche, sebbene la Hochseeflotte abbandonò il campo), ma una vittoria strategica britannica, dato che sebbene la flotta tedesca non venisse distrutta, perse tempo per riportarsi in stato di piena efficienza e rimase in gran parte in porto per il resto della guerra.

Dopo la prima guerra mondiale, l'armistizio con la Germania richiese che la maggior parte della flotta d'alto mare tedesca venisse internata a Scapa Flow in Scozia. La maggior parte di queste navi vennero successivamente affondate dai loro equipaggi tedeschi il 21 giugno 1919 appena prima della resa formale della Germania; i marinai tedeschi erano di fatto imbattuti e non desideravano che le loro navi cadessero nelle mani dei britannici.


Seconda Guerra Mondiale

Con il Trattato navale di Washington del 1922 le principali marine del mondo ridussero il loro programma di costruzione di corazzate e numerose navi furono smantellate (come per esempio l'italiana Francesco Caracciolo) o destinate ad altro scopo, come la USS Lexington, trasformata in portaerei. Il trattato durò, con varie estensioni, fino al 1936 quando le principali marine del mondo iniziarono una nuova corsa agli armamenti. Navi famose come la Bismarck, Prince of Wales e la Yamato furono tutte varate in questi pochi anni. Durante il conflitto la guerra navale evolse rapidamente e le navi da battaglia persero il loro ruolo di navi principali della flotta. La maggior parte delle navi da battaglia di nuova costruzione della seconda guerra mondiale erano dotate di torri trinate con cannoni di calibro tra i 14" ed i 16" (18.1" nel caso della Yamato) in una disposizione "2-A-1" (due torri a prua ed una a poppa) ed una sovrastruttura fiancheggiata da cannoni secondari di calibro 4"-6".


Dopoguerra

Nella marina militare statunitense le navi battaglia ottennero un'estensione di vita come navi di supporto fuoco. L'artiglieria imbarcata veniva giudicata dalla marina come un metodo più efficace, accurato ed economico di un attacco aereo. Il fuoco d'artiglieria controllato da radar e computer poteva essere indirizzato con estrema precisione sul bersaglio. Gli Stati Uniti rimisero in servizio tutte le quattro navi da battaglia classe Iowa per la guerra di Corea e la New Jersey per la Guerra del Vietnam. Furono usate principalmente per il bombardamento costiero. Come parte dello sforzo del Segretario della Marina John F. Lehman di ricostituire la forza della marina statunitense (il piano 600-ship Navy) ed in risposta alla messa in servizio della Kirov da parte dell'Unione Sovietica gli Stati Uniti modernizzarono tutte le navi da battaglia classe Iowa armandole di Tomahawk rimettendole in servizio insieme alla New Jersey (furono utilizzate in missioni di bombardamento in Libano) mentre la Missouri e la Wisconsin parteciparono alla Guerra del Golfo del 1991. La Wisconsin servì come TLAM strike commander (centrale di controllo dei missili Tomahawk) per la guerra del Golfo, dirigendo la sequenza di attacchi che segnarono l'apertura dell'Operazione Tempesta nel Deserto e lanciò un totale di 24 Tomahawk durante i primi due giorni della campagna. Questo è per il momento l'ultima azione di guerra in cui venne impegnata una nave da battaglia.

Tutte e quattro vennero messe fuori servizio all'inizio degli anni 1990. La Missouri e la New Jersey sono ora navi museo (rispettivamente a Pearl Harbor e a Camden, N.J.. La Wisconsin funziona ancora da nave museo (a Norfolk, Va.), ma è mantenuta tuttora nel Naval Vessel Register, ed il pubblico può visitare solo il ponte. La Iowa (a Suisun Bay) e la Wisconsin fanno ancora parte della United States Navy reserve fleets e potrebbero essere riattivate.

INCROCIATORI DA BATTAGLIA/ BATTLECRUISER
               

L'incrociatore da battaglia (traduzione letterale del termine inglese battlecruiser) fu un tipo di grande nave da guerra dell'inizio del XX secolo. Si evolse a partire dall'incrociatore corazzato man mano che la nuova tecnologia permise di costruire navi più grandi. La differenza principale era il suo armamento principale uniforme, a differenza dell'incrociatore corazzato che possedeva cannoni di calibro grande ed intermedio. Gli incrociatori da battaglia erano di dimensioni comparabili ad una corazzata ed avevano i cannoni di una corazzata, ma una corazzatura sostanzialmente più leggera (almeno inizialmente), utilizzando il risparmio di peso per installare motori potenti per ottenere una velocità maggiore. Un elemento alla base della loro costruzione fu la battaglia di Tsushima, dove gli incrociatori corazzati vennero utilizzati dalla Marina imperiale giapponese nella loro linea di battaglia e dove nessuna corazzatura più spessa di 6 pollici (150 mm) venne penetrata.

L'idea era che i grossi cannoni avrebbero permesso ad un incrociatore da battaglia di eliminare i cacciatorpediniere ed altri incrociatori minori prima che questi potessero portare a distanza di tiro i loro cannoni o torpedini, mentre la loro velocità avrebbe permesso di sfuggire alle corazzate nemiche o di affondare una corazzata nemica danneggiata durante un'azione di flotta. L'idea venne concepita principalmente dall'ammiraglio britannico Jackie Fisher e riassunta nel suo detto "la velocità è la miglior protezione".

Giusto prima della prima guerra mondiale venne tentata una deviazione significativa dalla regola, all'epoca in vigore per il progetto delle navi da guerra, che prevedeva che esse dovessero essere corazzate in modo da resistere ad attacchi di una nave con armamento uguale o analogo al proprio. L'intenzione era di creare in questo modo una nave che fosse più veloce di un incrociatore (grazie alla minore corazzatura e quindi al minor peso) ed armata con cannoni molto più potenti, così da poter cacciare e distruggere gli incrociatori avversari.

Il ruolo di incrociatore da battaglia venne soddisfatto costruendo un vascello che aveva le dimensioni e la potenza di fuoco di una corazzata, ma la corazzatura di un incrociatore; il risparmio di peso lo lasciava con una propulsione più potente. Il risultato fu una nave con una superiore iniziativa tattica: poteva ingaggiare e superare in potenza di fuoco ogni nave di superficie di classe pari o inferiore ad un incrociatore e poteva sfuggire ad ogni nemico che potenzialmente poteva superarlo in potenza di fuoco.

Il concetto ebbe successo quando gli incrociatori da battaglia vennero impiegati nel loro ruolo designato, come nella battaglia delle Isole Falkland nel 1914. Invece queste navi si dimostrarono disastrosamente vulnerabili quando ingaggiavano incrociatori da battaglia o corazzate in azioni di flotta, come nella battaglia dello Jutland nel 1916 quando tre incrociatori da battaglia britannici esplosero sotto il fuoco concentrato dei tedeschi. La Royal Navy britannica demolì la maggior parte dei suoi incrociatori da battaglia dopo la guerra e potenziò quel tanto possibile la corazzatura dei rimanenti.

La debolezza del concetto di incrociatore da battaglia fu ulteriormente dimostrata nella seconda guerra mondiale, durante la caccia alla nave da battaglia tedesca Bismarck da parte della flotta britannica nel 1940. L'incrociatore da battaglia HMS Hood era l'orgoglio della flotta britannica, tanto da essere conosciuto come The Mighty Hood ("Il Potente Hood"). Armato con 8 cannoni da 15 pollici, possedeva una potenza di fuoco pari a quella della Bismarck. Nello scontro con l'unità tedesca, tuttavia, il ponte debolmente corazzato dell'Hood venne penetrato dai colpi avversari e la nave esplose. Soli 3 uomini sopravvissero su un equipaggio di 1.419 unità.

INCROCIATORI DA BATTAGLIA FAMOSI:
HMS QUEEN MARY

 

SMS HINDENBURG

 

HMS LION

 

HMS HOOD

 

SAN GIORGIO

 

VON DER TANN

 

SMS DERFFLINGER

 

SMS LUTZOW

La battaglia di Dogger Bank

Il concetto originale di incrociatore da battaglia si dimostrò un successo alla Battaglia delle Isole Falkland durante la prima guerra mondiale quando gli incrociatori da battaglia britannici Inflexible e Invincible svolsero esattamente il compito per cui erano stati pensati, annichilendo una squadra di incrociatori tedeschi comandati dall'Ammiraglio Maximilian Graf Von Spee nell'oceano Atlantico del Sud.

La vulnerabilità degli incrociatori da battaglia britannici iniziò a manifestarsi alla Battaglia di Dogger Bank (1915), nella quale l'ammiraglia britannica Lion sfuggì alla distruzione solo allagando i propri magazzini; questo perché le vie di accesso dai depositi di munizioni alle torri dei cannoni non erano sufficientemente isolate da evitare la propagazione delle fiamme da una torretta perforata ai depositi munizioni. I britannici non presero tempestive contromisure, con gravi conseguenze alla Battaglia dello Jutland.


Battaglia dello Jutland

Alla Battaglia dello Jutland 18 mesi più tardi alcuni degli incrociatori da battaglia britannici vennero impiegati come unità di linea ed ingaggiarono gli incrociatori da battaglia tedeschi prima dell'arrivo delle corazzate della Grande Flotta britannica. Il risultato fu un disastro per la Royal Navy: Invincible, Queen Mary e Indefatigable esplosero, causando la morte di quasi tutti i loro equipaggi. Gli incrociatori da battaglia tedeschi erano invece meglio corazzati, tanto che riuscirono a resistere al fuoco degli incrociatori da battaglia inglesi nella prima fase della battaglia ed al tiro incrociato delle corazzate inglesi nella seconda parte, quando erano stati lasciati a proteggere da soli la ritirata della forza tedesca (il Lützow venne danneggiato e dovette essere autoaffondato e il Seydlitz fu pesantemente danneggiato; solo il primo venne però perso). Nessuna corazzata britannica o tedesca venne affondata nella battaglia, con l'eccezione della vecchia pre-Dreadnought tedesca Pommern, che peraltro affondò dopo essere stata silurata da un cacciatorpediniere durante la notte.


Dopo la prima guerra mondiale

Successivamente la Royal Navy britannica deenfatizzò gli incrociatori da battaglia nel senso originale della parola. Nella Royal Navy britannica il termine venne applicato a navi con corazzatura pesante ma comunque capaci di velocità oltre i 25 nodi (46 km/h). L'Hood, varato nel 1918, fu l'ultimo incrociatore da battaglia britannico ad esser completato - comunque era dotato di un'armatura ritenuta in grado di resistere alle proprie armi, la classica misura di una nave da battaglia "bilanciata". Molte nazioni decisero di ridurre la loro flotta di incrociatori da battaglia in seguito al Trattato di limitazione degli armamenti navali di Washington, piuttosto che disarmare corazzate di maggior valore. Due scafi di incrociatori da battaglia vennero convertiti nelle portaerei della Classe Glorious. Tra le due guerre mondiali l'Hood fu la più grande nave da guerra del mondo e si guadagnò il soprannome The Mighty Hood (Il Potente Hood) da un adorante pubblico britannico. Tutto ciò era un'illusione: anche se la sua corazzatura era più resistente di quella dei primi incrociatori da battaglia, esplose ed affondò senza lasciare tracce pochi minuti dopo aver ingaggiato la nuova potente corazzata tedesca Bismarck nella seconda guerra mondiale. Questa catastrofe, passata alla storia come la battaglia dello Stretto di Danimarca, fu attribuita alla corazzatura insufficiente del suo ponte. Indagini più recenti suggeriscono, comunque, che potrebbe essere stata responsabile una falla nel sistema di protezione: a causa della maniera affrettata con cui venne incrementato il suo livello di protezione vennero commessi errori.

La Marina giapponese convertì i suoi quattro incrociatori da battaglia della classe Kongo in "navi da battaglia veloci", demolendo tre dei quattro incrociatori classe Amagi che erano in corso di costruzione e convertendo il quarto nella portaerei Akagi. La Marina degli Stati Uniti convertì due scafi di incrociatori da battaglia in portaerei: l'USS Lexington e la Saratoga furono entrambe progettate come incrociatori da battaglia (le designazioni degli scafi erano originariamente CC-1 e CC-3) ma a metà della costruzione convertite, sebbene questo venne considerato solo marginalmente preferibile a demolire direttamente gli scafi (i rimanenti quattro: Constellation, Ranger, Constitution e United States furono effettivamente demoliti).

NAVE DI LINEA / VESSEL
                         

Il vascello fu un tipo di nave da guerra a vela sviluppato dal galeone a partire dal XVII secolo e che divenne la principale nave da battaglia delle marine militari.

Verso la fine del XVIII secolo se ne ridusse l'importanza a causa dei suoi costi di gestione e della maggiore flessibilità d'uso della più piccola ma agile fregata. Quest'ultima però non lo rimpiazzò nell'uso operativo, poiché il vascello aveva una potenza di fuoco enormemente superiore, oltre che notevoli capacità di incassare i colpi nemici e trasportare grossi contingenti di truppe su lunghe distanze. Il vascello rimase la principale nave da battaglia europea (e delle potenze mediterranee come l'impero ottomano, oltre che degli Stati Uniti d'America) fino alla comparsa delle navi corazzate a vapore. In particolar modo la pirofregata e la pirofregata corazzata risultarono superiori al pirovascello, tanto che le prime corazzate furono chiamate "fregate corazzate". Il dualismo vascello-fregata continuò però come corazzata-incrociatore.

NAVI DI LINEA, VASCELLI FAMOSI:
NEPTUNE

 

ROYAL SOVEREIGN (1692)

 

ROYAL SOVEREIGN (1805)

 

HMS VICTORY

 

SOLEIL ROYAL

 

BUCENTAURE

 

SANTISSIMA TRINIDAD

 

SANTA ANA

Evoluzione tecnica

Il XVII secolo è caratterizzato da alcune importanti innovazioni che porteranno, nelle marine militari di tutto il mondo, alla creazione del vascello. La prima di queste innovazioni, adottata per prima dalla marina britannica, fu la formazione della linea di fila per il combattimento navale. Infatti nel 1653, per la prima volta, le Fighting Instructions (ovvero il codice di condotta della battaglia navale) dell'Ammiragliato britannico indicavano la "linea di fila" come la più efficiente disposizione tattica delle unità per un combattimento navale. Questa formazione avrebbe avuto la massima efficacia se ogni unità impiegata avesse avuto analoghe prestazioni: cioè a condizione che «tutte le navi che la compongono possano avere la medesima velocità, siano in grado di manovrare nello stesso modo e dispongano di un armamento sufficiente per evitare che una unità si trovi contro una nave nemica con volume di fuoco superiore». Di conseguenza le navi militari vennero classificate secondo il loro potenziale bellico, ovvero in base al numero di cannoni imbarcati, ed alla loro velocità. Nella I, II e III classe vennero inquadrati i vascelli da battaglia, nella IV classe le navi destinate alla scorta di convogli ed alle spedizioni in acque straniere, nella V classe le unità destinate alla esplorazione ed alle trasmissioni, nella VI infine le unità guardacoste.

La seconda innovazione, di gran lunga la più importante, fu quella che condusse, attraverso migliorie tecniche e scientifiche, ad un perfezionamento della vela nonché dell'armamento. Uno dei più grandi innovatori del secolo fu sir Anthony Deane al quale si devono i primi studi sul rapporto tra i pesi imbarcati e la forma della carena. Verso la fine del secolo, però, i vascelli francesi, più stabili e veloci, erano considerati il prodotto di punta della cantieristica europea. La struttura del vascello di linea, la capital ship delle flotte europee, era particolarmente robusta grazie all'adozione della doppia ordinata. In questo modo l'elemento strutturale principale dello scafo veniva raddoppiato, conferendo all'ossatura una resistenza mai ottenuta prima. Anche il tipo di legname fu sostituito, passando gradatamente dal rovere (quercus robur) al teak, scoperto alla fine del XVIII secolo.

I pennoni, gli alberi e le verghe erano solitamente in abete. Il fasciame, in quercia, veniva fissato alle ordinate con dei cunei di legno, detti caviglie, e non più da chiodi metallici, facilmente deteriorabili. Il fasciame spesso veniva raddoppiato e poteva raggiungere facilmente lo spessore di 60 cm, una muraglia che poteva resistere all'impatto dei colpi d'artiglieria dell'epoca. Per la costruzione di questa struttura potevano essere impiegate 2.000 piante di quercia, i cui elementi curvi erano ricavati direttamente dalla forma naturale degli alberi, in tal modo se ne aumentava la robustezza. La parte immersa dello scafo veniva protetto dal mare e dai parassiti con uno strato di catrame e con uno spessore di tavole di olmo di un paio di centimetri. Attaccando questo strato, la teredine, il vorace verme marino, divoratore del legno, non danneggiava lo scafo sottostante.

Nel 1761, in Gran Bretagna, venne adottata per la prima volta la tecnica della protezione degli scafi attraverso delle lastre di rame lungo la carena. Sino alla fine del XVIII secolo la carena era bianca, colorazione dovuta al pattume con cui veniva dipinta, parte essenziale del sistema di protezione, una miscela di zolfo, sego, minio, olio di pesce e catrame. A questi ingredienti venne poi aggiunto catrame minerale, che conferì il classico colore nero che ebbero i vascelli fino alla metà circa dell'Ottocento. La colorazione delle fiancate era solitamente nera con linee gialle dove si aprivano i sabordi dei cannoni, internamente dipinti in rosso, mentre esternamente erano neri: ne risultava un motivo a scacchi detto "scacchiera di Nelson". Questa è la livrea ad esempio del HMS Victory. In seguito la decorazione in giallo divenne bianca, mentre tutto l'interno della nave era di color ocra.

Nel XVII secolo la decorazione a bordo raggiunse il suo apice, in concomitanza con il gusto architettonico dell'epoca, il barocco. Da prua a poppa le navi erano ornate da ricche decorazioni, sculture dorate, ghirlande di fiori in molti casi anche intorno ai portelli dei cannoni. Erano montati enormi e sfarzosi fanali e sugli specchi di prua (parete della nave a prua) erano dipinte complesse scene. Col passare degli anni dette decorazioni vennero ben presto abbandonate, sia per ragioni economiche che pratiche, tanto che verso il 1750 le decorazioni più pesanti erano scomparse quasi del tutto, mentre rimaneva comunque l'uso di porre sull'estrema prua una polena che ricordava il nome della nave.

Agli inizi del XVIII secolo venne adottato il timone a ruota al posto della barra di comando. La poppa rimase quadrata fino al 1804, quando l'architetto navale Robert Seppings costruì, per il vascello di II classe Namur, una poppa rotonda, molto più facile da costruire e robusta. Lo spazio sottocoperta era suddiviso in tre ponti, mentre gli alberi erano suddivisi in tre sezioni, albero maestro, albero di gabbia ed alberetto, tutte armate con vele quadre. L'albero di mezzana possedeva ancora una vela latina, col tempo poi divenuta aurica, detta randa, sormontata da una vela quadra, la controranda. Dalla seconda metà del XVIII secolo scomparve l'albero di controcivada, il piccolo albero verticale che sormontava l'albero di bompresso (albero in direzione obliqua alla linea di galleggiamento, a prua della nave), già raramente usato. Fu sostituito dall'asta di fiocco, un'asta che prolungava il bompresso cui si assicuravano la vela di fiocco, controfiocco ed eventuale trinchettina. Sono vele triangolari che si possono notare ancora oggi sui velieri più moderni. Vele simili vennero montate anche tra gli alberi, dette vele di straglio, per aumentare la manovrabilità della nave. Allo stesso modo, cadde in disuso la vela di civada e di controcivada, normalmente inferita sull'omonimo pennone, ortogonale al bompresso. Il pennone in questione acquisì la funzione di dare angolatura opportuna alle manovre fisse di ritenuta laterale dell'albero di bompresso.

I pennoni vennero dotati di marciapiedi, corde dove i marinai potevano mettere i piedi durante le manovre alle vele. Le colubrine installate a bordo raggiungevano le 42 libbre. Le marine, con alcune minime varianti, dividevano le unità in vascelli di prima classe, con più di cento cannoni a bordo, vascelli di seconda classe, con più di ottanta cannoni, vascelli di terza classe, con più di sessanta cannoni, vascelli di quarta classe, con più di quaranta cannoni, vascelli di quinta classe, con più di trenta cannoni e vascelli di sesta classe, con almeno venti cannoni. A quest'ultima categoria appartenevano le fregate, mentre le unità con meno di 20 cannoni non erano raggruppate in alcuna classe e comprendevano principalmente golette, cutter e brigantini. A seconda delle classi il tonnellaggio andava dalle 5.000 t alle 800 t.

Le navi dalla prima alla sesta classe erano solitamente comandate da un capitano di vascello, mentre i velieri minori erano sotto la responsabilità dei cosiddetti capitani di fregata, chiamati Master and Commander nella marina inglese.

La linea di fila, a cui si è accennato più sopra, aveva lo scopo di evitare l'attacco al solo punto debole del vascello: la poppa. Senza la protezione delle paratie trasversali un colpo di cannone che l'avesse centrata avrebbe potuto provocare danni molto gravi.

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