BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN

(28 marzo 1941)

LA TRAGEDIA DELLA FLOTTA ITALIANA


  LA BATTAGLIA VISTA DAGLI ITALIANI  


LA BATTAGLIA DI GAUDO

(Tratto da "Gaudo e la sorpresa di Matapan" dell'Amiraglio Iachino, 1963)

La mattina del 28 marzo ci trovammo dun- que neile acque di Gaudo, divisi in due gruppi : uno formato dal V. Veneto e dalla III Divisione in posizione avanzata, e uno, piu arretrato, for- mato dalla I e VIII Divisione; il tempo era buono, il mare calmo, la visibilità normale.
Feci subito catapultare due aerei « Ro 43 », uno del V. Veneto e uno del Bolzano, per esplorare fino a 100 mg di prora a noi e nelle acque intorno a Creta, alla ricerca di eventuali convogli o reparti nemici isolati.
Poco avanti le 7, il primo di quegli aerei informò di aver avvistato, a circa 40 mg dal V. Veneto, 4 incrociatori e 4 C. T. inglesi, con rotta a sud-est. 

Era la divisione dell'ammiraglio Pridham- Wippell ( Orion, Ajax, Perth e Glou- cester) che aveva avuto l'ordine di trovarsi all'alba del 28 nei pressi di Gaudo, in previsione dell'arrivo di forze navali italiane in quelle acque. 

L'ammiraglio Cunningham era partito la sera prima da Alessandria, alle 19, con le tre navi da battaglia Warspite, Barham e Valiant, con la portaerei Formidable e con 9 C. T. 

All'alba del 28, vari ricognitori della Royal Air Force e della Formidable avevano esplorato fin verso Creta alla ricerca delle navi italiane; e fu proprio un aereo della portaerei che avvistò la III Divisione alle 7,39. 

In quel momento, il grosso inglese si trovava arretrato di 90 mg rispetto agli Orion e non poteva sperare di in- tervenire nel combattimento che appariva imminente tra i gruppi opposti di incrociatori. 

Per facilitare l'avvicinamento di Cunningham, Pridham- Wippell diresse con gli incrociatori verso di lui; e noi, non sapendo che Cunningham era già in mare, li inseguimmo, sperando di raggiungerli grazie alla maggior velocità che, almeno sulla carta, avevano i nostri Trieste.
Quella mattina, vari nostri ricognitori dell'Egeo avevano avuto l'incarico di esplorare le acque tra Gaudo e Alessandria, ma tutti erano stati distratti dall'avvistamento della Divisione Orion e l'avevano più volte segnalata, senza però spingersi più a sud-est a vedere se c'erano altre unità nemiche in mare. 

Avvenne cosi che ne Supermarina ne noi avemmo alcun sentore che il grosso del nemico fosse già uscito da Alessandria.
La III Divisione, seguita a distanza dal V. Veneto, aumentò al massimo la sua velocità per avvicinarsi a distanza di tiro dagli Orion; ma questi, vistisi in pericolo (per quanto non avessero ancora avvistato la nostra corazzata), aumentarono anch'essi la loro andatura e dimostrarono in pratica di poter sviluppare una velocità superiore a quella dei nostri vecchi Trieste.
Il fuoco fu iniziato dai nostri incrociatori alle 8,12, a 24.000 m di distanza; gli Inglesi risposero con alcune salve dei loro 152 mm, che però risultarono troppo corte. La ritirata inglese fu del resto talmente rapida, che la di. stanza di tiro non venne mai a diminuire durante i quaranta minuti di durata dell'azione di fuoco, nonostante che gli Orion zigzagassero spesso per evitare le nostre salve.
Dal punto di vista della potenza di fuoco, la battaglia si svolgeva in condizioni pari, poichè, di fronte ai 24 vecchi cannoni da 203 mm della nostra divisione, si trovavano 36 cannoni moderni da 152 mm inglesi. 

La maggiore celerità di tiro e il maggior numero dei pezzi compensava il loro minor calibro; e quel combattimento in caccia avrebbe potuto trasformarsi in una battaglia a distanza ravvicinata, se l'amm. Prid. ham-Wippell avesse voluto impegnarsi, anzichè battere in ritirata.
Il cap. di v. S. W. C. Pack (che era allora imbarcato sulla Formidable) riporta nel suo volume, The Battle of Matapan {1961), un'interessante impressione del comandante R. L. Fisher dello Stato Maggiore dell'ammiraglio Pridham-Wippell a proposito del rapido ripiegamento degli Orion sotto il tiro dei Trieste. 

Quella ritirata, sotto una cortina di fumo, provocò in lui un senso di umiliazione, tanto piu che essa continuò anche dopo che il tiro delle unità italiane era cessato.
Ben presto, infatti, vedendo che la III divisione non riusciva a raggiungere il nemico, e non volendo inoltrarmi troppo verso levante, nella zona di predominio aereo inglese, ordinai d'interrompere quell'inutile inseguimento. 

Alle 8,51, l'ammiraglio Sansonetti invertì la rotta e altrettanto feci io col V. Veneto. 

Alle 9, tutte le nostre unità avevano assunto rotta a nord-ovest (300°) ; la prima fase della battaglia di Gaudo era cosi terminata.
Dopo un poco, la divisione Orion inverti anch'essa la rotta e riprese il contatto visivo con i Trieste per seguirne i movimenti e segnalarli al suo comandante in capo, ammiraglio Cunningham. 

Quest'ultimo, col grosso delle forze, di cui non conoscevamo ancora la presenza in mare, era in quel momento a circa 65 mg di distanza dagli Orion e cercava invano di raccorciare le distanze.
La nostra missione nel Mediterraneo orientale poteva ormai considerarsi finita; ma io non ne ero rimasto soddisfatto, e volli fare il tentativo di agganciare nuovamente la divisione Orion o, almeno di allontanarla definitivamente da noi. 

Tentai quindi di manovrare in modo da prendere quella divisione tra due fuochi, aggirandola da levante col V. VenetG e da ponente con la III Divisione. 

Dato che il nemico non aveva ancora avvistato la nostra corazzata, speravo di poter realizzare un attacco bilaterale di sorpresa con probabilità di successo.
Alle 10,30, invertii dunque la rotta col V. Veneto e avvertii l'ammiraglio Sansonetti di tenersi pronto a tornare indietro e a riprendere il combattimento. 

La manovra però non riuscì come l'avevo ideata perchè, non essendo mai stato in vista degli incrociatori nemici, non ne conoscevo con esattezza la posizione. 

Prima che i Trieste potessero intervenire, i 4 Orion mi si presentarono inaspettatamente di prora a dritta. 

Si sviluppò cosi un rapido e violento scontro a controbordo tra il solo V. Veneto e gli incrociatori nemici, i quali però poterono subito accostare verso sud, ritirandosi ad alta velocità e coprendosi con cortine di fumo. 

Il nostro tiro fu spesso centrato, come riferirono gli stessi Inglesi, ma mancò il colpo fortunato che arrestasse una di quelle unità.
Tuttavia, il pericolo corso dalla divisione Orion fu grande e l'ammiraglio Cunningham, che lo venne a conoscere per radio, se ne preoccupò alquanto. 

Per aiutare gli incrociatori a uscire da quella difficile situazione, inviò subito sul posto un gruppo di aerosiluranti tipo « Albacore », che si erano già alzati dalla Formidable. 

Essi arrivarono sul V. Veneto durante l'azione di fuoco, scesero a bassa quota e ci attaccarono a ventaglio da prora. 

Accostammo subito con tutto il timone a dritta e riuscimmo cosi a evitare i sei siluri, che essi fortunatamente avevano lanciato a distanza eccessiva.
L'ampia accostata del V. Veneto permise agli incrociatori inglesi di allontanarsi da noi e fece cessare il nostro tiro; non potendo ormai più riprendere l'azione di fuoco, misi nuovamente in rotta a nord-ovest. 

Fini cosi la seconda fase della battaglia di Gaudo, senza altro concreto risultato che quello di aver allontanato definitivamente la divisione nemica, che era stata alle calcagna dei Trieste fino a quel momento.


BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN

BATTAGLIA DI CAPO MATAPAN VISTA DAGLI ITALIANI

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