BATTAGLIA NAVALE DELLO JUTLAND

(SKAGERRAK)

NAVAL BATTLE OF JUTLAND

 

31 MAGGIO 1916  - 1° GIUGNO 1916


RIASSUNTO

La battaglia dello Jutland (Skagerrak per i tedeschi) fu uno scontro navale avvenuto fra il 31 maggio e il 2 giugno 1916 fra le principali flotte da guerra operative nel corso della prima guerra mondiale: la Royal Navy britannica e la Kaiserliche Marine tedesca. Lo scontro, che duro dalle 14.18 del 31.05.1916 alle 3.40 del 01.01.1916 (orario tedesco)  vide impegnata l'intera Home Fleet inglese contro l'intera Hocseeflotte tedesca. I tedeschi cantarono subito vittoria e stando alle cifre non si può dar loro torto. Avevano affondato 3 corazzate, 3 incrociatori da battaglia, 8 cacciatorpediniere per un totale di 115.025 tonnellate. Gli inglesi avevano affondato 1 vecchia nave di linea, 1 incrociatore da battaglia, 4 incrociatori leggeri e 5 torpediniere per un totale di 61.180 tonnellate. I morti inglesi erano stati 6945 contro i 2921 tedeschi. Ma la Grand Fleet era praticamente intatta ed il blocco britannico era rimasto saldo come prima. Rifiutando di impegnare seriamente le sue potenti supercorazzate l'ammiraglio Jellicoe aveva rinunciato di vincere una battaglia ma aveva lasciata intatta ogni prospettiva di vittoria finale. La proporzione fra le due flotte era rimasta inalterata e questo fu il significato della vittoria inglese. L'obiettivo tedesco era quello di riaprire finalmente la via dell'Atlantico; per raggiungerlo von Scheer avrebbe dovuto infliggere fortissime perdite alla flotta britannica. Non ci riuscì, il più lungo braccio delle artiglierie di Jellicoe lo tenne sempre a distanza dalle supercorazzate inglesi. Quando l'ammiraglio tedesco lancio all'attacco gli incrociatori e le torpediniere Jellicoe si ritrasse indietro. Non era certo la tattica che poteva entusiasmare in patria i discendenti di Nelson, ma quando la guerra finì si fece un bilancio della vittoria e si vide quanta parte rappresentasse in essa la flotta di Jellicoe. Dopo lo Jutland la flotta tedesca uscì dai suoi porti per una fugace apparizione in Atlantico il 19 agosto del 1916 e poi mai più. Jellicoe aveva vinto.  Dall'analisi della battaglia emerge chiaramente come gli incrociatori da battaglia tedeschi (sulla carta meno veloci e con calibri inferiori nei cannoni di quelli inglesi) si erano dimostrati nettamente superiori a quelli inglesi affondandoli con relativa facilità e reggendo con eccezionale forza anche i calibri da 381 delle supercorazzare inglesi (vedi il caso estremo del Seydlitz). Non per niente l'evoluzione diretta dell'Hindenburg (il gemello più moderno del Derfflinger e del Lutzow) fu niente meno che la Bismarck! Lo stesso dicasi per i proiettili tedeschi, meno pesanti ma più efficaci di quelli inglesi. Forse la Hochflotte avrebbe dovuto ritentare di uscire dai propri porti e forzare il blocco e non morire di inedia. (Shinano)


PREMESSA

La Hochseeflotte (flotta d'alto mare) tedesca, orgoglio della Germania imperiale, era troppo a lungo rimasta inattiva nelle sue basi nel triangolo di Heligoland e molti tedeschi si chiedevano per quale motivo si erano costruite, a costo di tanti sacrifici, le grandi corazzate, se poi queste rimanevano nei porti.

Nel 1916 aveva assunto il comando della Hochseeflotte l'ammiraglio von Scheer, una creatura del grande ammiraglio Von Tirpiz. Sembrava impossibile che il nuovo comandante , cresciuto all'ombra del "padre" della flotta tedesca, si rassegnasse anch'egli alla solita inattività. Ma l'ammiraglio von Scheer aveva già in mente il suo piano.

Egli intendeva riprendere le sue puntate contro le coste britanniche, ma queste operazioni non dovevano essere fini a sé stesse. Lo scopo era quello di attirare fuori dai "nidi d'aquila" delle Orcadi, di Cromarty Firth, di Rosyth il grosso della flotta inglese, portarla fra banchi di mine e gruppi di sommergibili in agguato ed infine attaccarla. Le mine ed i siluri dovevano ristabilire l'equilibrio (finora tutto a vantaggio dei britannici), prima del decisivo combattimento fra le due flotte di altura. Nel pomeriggio del 30 maggio del 1916 tutti i comandanti germanici vennero chiamati a rapporto sulle rispettive ammiraglie nelle basi attorno a Heligoland. Tornati a bordo i capitani non dissero una sola parola agli incuriositi equipaggi, ma dopo il tramonto, fu ordinato il "posto di combattimento". Alle prime luci dell'alba la flotta tedesca usciva verso il mare aperto: dapprima le squadriglie dei cacciatorpediniere, i cosiddetti "Ussari neri"; poi gli incrociatori leggeri; poi, circondati dalle veloci torpediniere i cinque moderni incrociatori da battaglia dell'ammiraglio Hipper: il Lutzov. Il Deerflinger, il Seydlitz, il Moltke ed il Von der Tan: saranno i primi ad entrare in combattimento, quelli che infliggeranno le maggiori perdite alla flotta britannica dell'ammiraglio Jellicoe.

Ed infine uscirono le sedici corazzate dell'ammiraglio von Scheer , seguite dalle sei vecchie navi della classe "Deutschland", unita molto lente e poco protette che si riveleranno una infida palla al piede nel corso dell'intera battaglia. Nella giornata nebbiosa la flotta germanica procedeva verso nord, lungo le coste dapprima tedesche poi danesi. Mai tante navi germanichesi erano spinte tanto lontano dalle loro basi del Mare del Nord.

Ma nonostante il segreto con cui i tedeschi avevano circondato i loro preparativi, qualcosa era trapelato, così che lo stesso 30 maggio l'Ammiragliato britannico aveva potuto prendere le sue prime contromisure.

Nel lontano 1914 i russi avevano affondato l'incrociatore leggero tedesco Magdeburg e stretto fra le mani di un cadavere avevano trovato un codice di segnali. Intuita l'importanza del ritrovamento, i russi avevano spedito a Londra la preziosa pubblicazione e gli inglesi ne avevano fatto buon uso, riuscendo a decifrare una parte dei messaggi radio nemici. L'Ammiragliato tedesco, nonostante il segreto osservato dai britannici sul ritrovamento, aveva sospettato qualcosa, perché gli incrociatori germanici, nelle loro puntate offensive verso le coste inglesi, trovavano quasi sempre, nei paraggi dell'obiettivo, una forza navale nemica.

Avevano, perciò raddoppiato le precauzioni, cambiando spesso i codici e riducendo al minimo le comunicazioni radio. Ma ormai il servizio informazioni dell'Ammiragliato britannico, era, per così dire, entrato nel sistema nemico e nonostante i cambiamenti riusciva sempre a capire qualcosa.

Così il 30 maggio del 1916 l'Ammiragliato potè informare la Grand Fleet dell'ammiraglio Jellicoe che la flotta nemica stava per prendere il mare. La sera dello stesso giorno la flotta britannica fu concentrata sessanta miglia ad est della costa scozzese, pronta per ogni evenienza.

Mai nella storia due forze navali così poderose si erano trovate l'una di fronte all'altra. Quella britannica però, superava per numero, per velocità e per potenza quella tedesca. Le navi da battaglia dell'ammiraglio Jellicoe erano 28 contro le 16 più le 6 vecchie Deutschland) di von Scheer. La velocità delle dreadnoughts inglesi era di 20 nodi per le più lente e di 25 per le più veloci (classe Queen Elizabeth).

Le più veloci corazzate tedesche arrivavano al massimo ai 21 nodi (le 6 Deutschland non arrivavano ai 16). Ai 144 cannoni da 305 ed ai 100 da 230 mm. della flotta tedesca, quella inglese opponeva 48 da 381 mm. (classe Queen Elizabeth), 10 da 355, 142 da 340 e 144 da 305. Una bordata inglese equivaleva a 180.000 chilogrammi di acciaio e di esplosivo lanciati sulle navi nemiche, quella tedesca a 86.500 chili. Gli inglesi erano superiori anche nel campo del naviglio leggero.


L'INIZIO DELLA BATTAGLIA

Verso le due di pomeriggio del 31 maggio 1916 il grosso della flotta d'alto mare tedesca avanzò da est, preceduta, di circa 50 miglia, dalla squadra dell'ammiraglio Hipper, approssimativamente sullo stesso parallelo della squadra di incrociatori da battaglia dell'ammiraglio Beatty, che salpando da Firth of Forth era giunto a destinazione prima delle altre squadre inglesi.

Le formazioni avversarie avanzarono l'una contro l'altra a gran velocità nel tentativo di portarsi nella posizione di tiro più favorevole: Beatty, contando sull'arrivo del resto della flotta, intendeva circondare a poppa le navi tedesche, ma Hipper, comprendendo l'intenzione del nemico, invertì la rotta in direzione sud-est/est muovendo parallelamente agli inglesi verso il grosso delle forze di Scheer.

Alle 14.30 del 31 maggio il grosso della flotta tedesca si trovava a circa 55 miglia al largo della costa dello Jutland, all'altezza del 56° parallelo ed era preceduta da di 57 miglia verso nord dal gruppo esplorante dell'ammiraglio Hipper, del quale facevano parte i 5 incrociatori da battaglia.

Il grosso della Grand Fleet alla stessa ora, era a circa 80 miglia a nord ovest della squadra di Hipper ed era a sua volta preceduto, 64 miglia a sud-est dalla sua avanguardia, comandata dall'ammiraglio beatty, forte, tra l'altro, di 4 navi da battaglia del tipo Queen Elizabeth (Barham, Valiant, Malaya, Warspite) e di 6 incrociatori da battaglia (Queen Mary, Lion, Tiger, Princess Royal, Indefatigable e New Zeland). Le due avanguardie si trovavano all'incirca sullo stesso parallelo, il 57° e distavano fra loro 40 miglia.

Alle 14.20 l'incrociatore leggero britannico Galatea avvistò e segnalò due torpediniere nemiche, attratte nella zona dal fumo di un mercantile danese.

Tutti gli altri incrociatori leggeri britannici, che formavano un sottile schermo di protezione attorno alla forza dell'ammiraglio Beatty diressero verso il Galatea che, 8 minuti dopo la segnalazione, apriva il fuoco contro le navi nemiche che apparivano una dopo l'altra all'orizzonte.

Prima di salpare l'ammiraglio Jellicoe aveva impartito a Beatty l'ordine di precederlo in direzione di Heligoland di 65 miglia; di mantenere questa rotta fino alle 14 e a meno di non aver incontrato unità nemiche, di tornare indietro fino a distanza visiva dal gruppo principale delle corazzate.

Questo si sarebbe poi spostato verso est e Beatty avrebbe effettuato un'altra puntata verso sud. Era, insomma, un rastrellamento in grande stile del Mare del Nord. Si era perso un po’ di tempo perché distratti dal fumo di mercantili e pescherecci; alle 14.15 l'ammiraglio Beatty aveva già impartito l'ordine di invertire la rotta e per prime l'avevano eseguito le navi da battaglia.

Quando giunse il messaggio del Galatea tutto il gruppo di Beatty, ad esclusione del naviglio di scorta, stava già navigando verso nord.


LO SCONTRO TRA GLI INCROCIATORI DA BATTAGLIA

Mentre gli incrociatori leggeri combattevano fra di loro, comparve, dietro quelli tedeschi, una lunga nuvola di fumo nero; era l'indizio sicuro dell'avvicinarsi di una imponente forza navale ed erano infatti gli incrociatori da battaglia di Hipper.

L'ammiraglio Beatty, per evitare che ancora una volta la flotta tedesca sfuggisse al combattimento, senza attendere il ritorno delle sue 4 supercorazzate della classe Queen Elizabeth, diresse verso sud-est, nell'intenzione di tagliar la strada al gruppo di Hiper. Questi, a sua volta, intuita la consistenza della squadra di Beatty, manovrò per attirarla sotto il fuoco delle navi da battaglia che lo seguivano. In questo modo le due squadre nemiche si trovaron a navigare su due file parallele a circa 14 chilometri l'una dall'altra.

Poco dopo le 15.45 da una distanza di circa 18 chilometri la linea tedesca aprì il fuoco: la prima salva colpì in pieno la Lion, la nave ammiraglia di Beatty, che a causa del terribile incendio divampato a bordo venne costretta a ritirarsi quasi subito, abbandonando la formazione. I britannici risposero al fuoco procurando considerevoli danni alla Seydlitz e alla Lützow, la nave ammiraglia di Hipper, ma pur avendo colpito anche la Derfflinger e la Von der Tann, Beatty era in posizione di svantaggio rispetto ai tedeschi che, trovandosi sotto vento e con una visibilità migliore, erano favoriti nel puntamento.

Dopo aver gravemente danneggiato anche la Tiger, i tedeschi iniziano a lanciare granate dalla Lützow e dalla Von der Tann contro l'Indefatigable, colpendone il deposito munizioni. Gli incrociatori da battaglia britannici non erano sufficientemente attrezzati contro gli incendi, che dalle torrette si diffusero facilmente al deposito munizioni, così, dopo una violenta esplosione, l'Indefatigable affondò, tanto rapidamente che una torpediniera tedesca riuscì a salvare solo 3 marinai dei 1017 imbarcati.

Nel frattempo sopraggiunsero anche le 4 super corazzate veloci al comando del contrammiraglio Evan Thomas; si trattava delle più potenti navi da guerra che avessero mai solcato i mari fino ad allora e il comando britannico era certo che la sua artiglieria da 38 cm avrebbe annientato una volta per tutta la flotta tedesca.

Ma queste speranze furono deluse e lo sbalordimento fu grande nel vedere la maggior parte dei proiettili rimbalzare sulla corazzatura tedesca, senza provocare significativi danni né alla Moltke né alla Von der Tann.

Nel frattempo una colonna di fumo alta 300 metri rivelò che anche l'incrociatore da battaglia inglese Queen Mary era stato colpito. Questi si inabissò con il capitano e tutti i 1266 uomini di equipaggio.

Un particolare patetico: un grande e pacifico "tre alberi" con tutte le vele spiegate ed immobilizzato dalla bonaccia, rimase durante questo scontro fra le due squadre nemiche.

Frattanto anche il Lion, sul quale si trovava l'ammiraglio Beatty, veniva seriamente danneggiato da una "salva" del Lutzow, che distruggeva una delle sue torrette. A questo punto la situazione si faceva critica per gli inglesi. Entrati in contatto col nemico in una situazione di netto vantaggio, dopo 45 minuti di combattimento avevano perduto 2 navi e ne avevano una terza colpita, mentre gli incrociatori tedeschi non avevano subito alcun serio danno.

A mezz'ora dall'inizio dello scontro, i tedeschi avevano già affondato due incrociatori danneggiandone gravemente altri; eppure Beatty contava ancora sulla propria superiorità, credendo di trovarsi davanti all'intera flotta tedesca: non sapeva dell'avanzata di Scheer, come questi ignorava della squadra di Jellicoe, in avvicinamento con 24 navi da battaglia.


L'INSEGUIMENTO DI HIPPER

Alle 16.10 giungevano sulla squadra di Hipper le prime granate delle 4 corazzate britanniche delle classe Queen Elizabeth, tornate indietro in soccorso degli incrociatori. Se il loro ritorno fosse stato più sollecito, difficilmente la squadra di Hipper sarebbe sfuggita al fuoco micidiale dei 381 britannici; invece, sparando da ben 16 chilometri di distanza il fuoco delle corazzate inglesi non fu molto preciso.

Alle 16.35 l'ammiraglio Beatty avvistava la lunga linea delle corazzate di von Scheer che giungevano sul luogo del combattimento. Immediatamente Beatty ordinava alle sue navi di invertire la rotta e di dirigersi verso il grosso della Grand Fleet.

 Hipper, sentendosi ormai sicuro, avendo di poppa le grosse navi di von Scheer, lo seguì puntando verso nord. Da ambedue le parti si continuava a sparare ed anche le corazzate tedesche della classe Koenig erano entrate in azione. Ma, avvicinandosi il momento del tramonto, gli inglesi erano favoriti nelle operazioni di puntamento, avendo il sole alle spalle mentre i tedeschi lo avevano contro. Il Kurfuerst, il Markgraf ed il Koenig vennero ripetutamente colpiti, ma l'eccellente corazzatura li protesse da ogni serio danno sia alle artiglierie che alle macchine.

Beatty con una mossa imprevista, proprio al momento dell'arrivo delle navi di Scheer, rovesciò la situazione virando velocemente verso nord, disponendo la Grand Fleet al completo a forma di enorme arco bloccando lo Skegerrak.

Il mare era agitato e benché il cielo fosse ancora chiaro un velo di foschia riduceva la visibilità; Scheer era convinto di poter finalmente realizzare il desiderio di affrontare una parte della Grand Fleet prima del calare dell'oscurità vincendola in un rapido scontro.

Questa convinzione era rafforzata dalla convinzione di essere in vantaggio numerico, e proprio per questo rimase ancora più sorpreso quando si rese conto di aver davanti tutta la flotta britannica; Scheer si trovò in trappola e iniziò la seconda fase della battaglia.


LA TRAPPOLA DI BEATTY (LA CALDAIA DELLE SALSICCE)

Alle 16.15 apparve di prua alle navi di von Scheer, in un gran semicerchio di fuoco, l'intera Grand Fleet.

Il comandante in capo tedesco pensò che far affrontare alle sue navi il fuoco concentrico della più grande flotta inglese sarebbe stato suicida e decise di sganciarsi dal nemico.

Verso le 18:30, i trecento pezzi d'artiglieria pesante delle grandi navi da guerra britanniche ricoprirono le unità avanzate della linea di battaglia tedesca con una fitta pioggia di proiettili. Ora erano gli inglesi a essere favoriti nelle operazioni di puntamento, giacché avendo il sole alle spalle, riuscivano a individuare distintamente le navi da guerra tedesche nel crepuscolo.

Jellicoe optò per una manovra classica, il taglio della T, che prevede un accerchiamento della testa di formazione tedesca e un successivo attraversamento della T, della testa, aprendo contro il nemico fuoco su tre lati.

A questo punto i tedeschi, nettamente inferiori per numero di navi, potenza di fuoco e velocità, capirono di non poter più fuggire, ma non si arresero.

"Tutto l'arco che si estende da nord a est era un mare di fuoco. Il flash dalle bocche dei cannoni è stato visto distintamente attraverso la nebbia e il fumo all'orizzonte, anche se le stesse navi non erano distinguibili.-Vice-ammiraglio Reinhard Scheer". 

Frattanto l'incrociatore tedesco Wiesbaden, con le macchine in avaria, era preso sotto il fuoco di molte navi nemiche, mentre alle 16.31 il germanico Deerflinger, uno degli incrociatori di Hipper, i veri eroi della battaglia, colpiva con una salva il grosso incrociatore inglese Invincible, che affondava in pochi secondi portando con sé negli abissi 1020 dei 1026 uomini dell'equipaggio.


LA  PRIMA Gefechtskehrtwendung (ACCOSTATA DI 180°) TEDESCA /

Alle 16.35 l'amiraglio von Scheer ordinava alle torpediniere di lanciarsi sul nemico; contemporaneamente faceva compiere ad ognuna delle sue navi, in quel momento in linea di fila, una conversione a dritta di 180°.

Si trovò quindi a navigare verso sud-ovest, verso le coste inglesi, dato che la rotta precedente era per nord-est. Jellicoe intanto si era allontanato dapprima verso ovest, per evitare l'attacco delle siluranti, poi si era diretto verso sud per tagliare a von Scheer la strada di casa. 

Colto dalla disperazione, l'ammiraglio Scheer ordinò una manovra completamente inaspettata: nel mezzo dello scontro, l'intera linea di navi tedesche compì un'improvvisa rotazione di 180°, applicando per la prima volta in battaglia una manovra più volte ripetuta nelle esercitazioni.

Con grande stupore degli inglesi, Scheer riuscì nell'intento e mentre le torpediniere tedesche partirono all'attacco, tra le violente esplosioni e gli incendi a bordo delle navi, l'intera flotta eseguì l'inversione di rotta, riuscendo ad allontanarsi davanti agli occhi del nemico e portandosi fuori gittata in meno di un quarto d'ora.

Gli inglesi rimasero increduli che i tedeschi avessero portato a compimento una manovra tanto azzardata e Jellicoe, convinto che il nemico stesse scappando verso la patria, ordinò di dirigersi in direzione sud-ovest nell'intento di tagliare la ritirata alla Hochseeflotte.


LA  SECONDA Gefechtskehrtwendung (ACCOSTATA DI 180°) TEDESCA

Alle 19.20 il comandante tedesco mutò di nuovo rotta, puntando verso est e quindi sul nemico.

Nel rapporto fatto dopo la battaglia von Scheer disse che avendo la flotta praticamente intatta ed essendo cessata la pressione del nemico, ebbe l'impressione che la battaglia non dovesse finire in quel modo e che fosse suo dovere cercare di nuovo il contatto.Era ormai evidente che siamo stati di fronte ad una gran parte della flotta inglese. 

Gli storici inglesi non la pensano così. Essi credono che von Scheer abbia mal giudicato la disposizione delle squadre componenti la formazione britannica e che credesse con quell'accostata di piombare sulle ultime navi della flotta nemica, di attraversarle e di riguadagnare una rotta verso le proprie basi, ad oriente di quella tenuta dagli inglesi.

Ed invece capitò proprio sul centro della formazione avversaria, che navigava verso sud a scaglioni di divisione. A causa della foschia l'avvistamento avvenne a distanza relativamente breve ed immediatamente le navi da battaglia aprirono un fuoco terribile, specialmente sui soliti incrociatori da battaglia di Hipper i quali, con la corazzata Koenig, erano all'avanguardia. Il Lutzow, ripetutamente colpito, sbandava e si appruava paurosamente, mentre un gruppo di caccia lo copriva con una cortina fumogena. Il Seydlitz aveva un incendio a prua. 


LA   "CORSA DELLA MORTE" DEGLI INCROCIATORI DA BATTAGLIA TEDESCHI

Ed ancora una volta Scheer spingeva avanti le siluranti e dava l'ordine "incrociatori da battaglia sul nemico". Gli incredibili incrociatori da battaglia di Hipper, benchè già duramente provati, si lanciarono sulle navi di Jellicoe come un reggimento di cavalleria alla carica. Fra di essi il Seydlitz che aveva già incassato un siluro e 4 colpi di grosso calibro. Ebbe così inizio la leggendaria "corsa della morte" degli incrociatori da battaglia tedeschi.Per dissuadere un inseguimento britannico, Scheer ha ordinato un attacco importante siluro dai suoi cacciatorpediniere e una carica potenzialmente sacrificale Scouting Gruppo di lavoro I restanti quattro incrociatori da battaglia. Hipper era ancora a bordo del cacciatorpediniere G39 ed è stato in grado di comandare la sua squadra per questo attacco. 

Pertanto, SMS  Derfflinger , al comando del capitano Hartog, ha portato i battlecruisers già pesantemente danneggiate tedeschi direttamente in "la più grande concentrazione di arma da fuoco ogni comandante della flotta navale ha avuto mai affrontato ", a distanze fino a 4 miglia (3,5 NMI; 6.4 km). 

In quella che divenne nota come il "la corsa della morte", tutti gli incrociatori da battaglia ad eccezione di SMS  Moltke sono stati colpiti e ulteriormente danneggiato, il 18 delle corazzate britanniche sparato contro di loro simultaneamente.  

Derfflinger aveva due torrette principali distrutte, con la maggior parte dei loro equipaggi uccisi, ma sopravvisse alla martellante e si allontanò con gli altri incrociatori da battaglia, una volta Scheer era fuori dai guai e dei cacciatorpediniere tedeschi si muovevano in per attaccare. In questa parte breve ma intenso l'impegno, da circa 19:05 a circa 19:30, i tedeschi subito un totale di 37 colpi pesanti, mentre infliggere solo due; Derfflinger . solo ricevuto 14 .

L'ammiraglio Hipper era intanto passato dal Lutzow a bordo del Deerflinger, con tutti i superstiti dell'incrociatore ormai fermo. Il relitto veniva poi definitivamente affondato con 2 siluri dagli stessi tedeschi.

A sinistra i tedeschi avvistavano un gruppo di vecchi incrociatori corazzati inglesi; presi sotto il fuoco delle poche artiglierie delle navi di Hipper ancora in grado di sparare, due unità britanniche venivano colpite e in 2 minuti saltavano in aria.

Il Seydlitz ed il Deerflinger, nuovamente centrati dai grossi calibri inglesi, a malapena riuscivano a sparare qualche colpo. Il Seydlitz, con molti locali allagati, non riusciva a mantenere la velocità. Nuovamente colpito sul ponte di comando e sulle torri, l'eroico Seydlitz doveva dapprima accodarsi alla flotta tedesca e poi abbandonarla. Riuscirà a raggiungere con i propri mezzi Wilhelmshaven con i propri mezzi alcuni giorni dopo il combattimento.

Aveva incassato un siluro e 24 colpi di grosso calibro. Era comandato dal capitano di vascello Egidy.


L'ATTACCO DELLE SILURANTI TEDESCHE

L'ammiraglio Jellicoe, anche questa volta non accettò la sfida tedesca, limitandosi dapprima a mantenere sotto il fuoco delle sue corazzate le unità tedesche, ma allontanandosi di fronte alla minaccia delle siluranti e degli incrociatori. Questa sua tattica gli valse in patria numerose critiche e fu oggetto di discussioni intense per i successivi vent'anni.

Fu detto che alla seconda accostata di von Scheer il comandante della Grand Fleet avrebbe potuto dividere la sua formazione, prendendo così la flotta tedesca fra due fuochi.

Egli, invece, dimostrando di temere non tanto i cannoni quanto i siluri tedeschi, preferì rompere il contatto per poi riprendere la rotta verso sud. Questo ordine pose fine di fatto allo scontro tra le grandi corazzate in quanto i gruppi principali delle due flotte non si sarebbero più incontrati.

Alle 21 le due formazioni navigavano su rotte parallele, distanti poche miglia l'una dall'altra, in direzione dei banchi di mine di Heligoland, la flotta tedesca a ovest e quella britannica a est. Per l'ammiraglio von Scheer la situazione si faceva sempre più pericolosa.

Verso le 3 del mattino il chiarore sarebbe stato sufficiente per aprire il fuoco ed egli non voleva trovarsi a tu per tu con una flotta tanto più potente per 18 ore consecutive.

Doveva perciò passare ad est della flotta britannica per riguadagnare le proprie basi.Così, l'ammiraglio Scheersi convinse che l'unico modo di sfuggire ai britannici fosse attraversare lo stretto

L'ammiraglio Jellicoe, anche questa volta non accettò la sfida tedesca, limitandosi dapprima a mantenere sotto il fuoco delle sue corazzate le unità tedesche, ma allontanandosi di fronte alla minaccia delle siluranti e degli incrociatori. Questa sua tattica gli valse in patria numerose critiche.

Fu detto che alla seconda accostata di von Scheer il comandante della Grand Fleet avrebbe potuto dividere la sua formazione, prendendo così la flotta tedesca fra due fuochi.

Egli, invece, dimostrando di temere non tanto i cannoni quanto i siluri tedeschi, preferì rompere il contatto per poi riprendere la rotta verso sud. Alle 21 le due formazioni navigavano su rotte parallele, distanti poche miglia l'una dall'altra, in direzione dei banchi di mine di Heligoland, la flotta tedesca a ovest e quella britannica a est. Per l'ammiraglio von Scheer la situazione si faceva sempre più pericolosa.

Verso le 3 del mattino il chiarore sarebbe stato sufficiente per aprire il fuoco ed egli non voleva trovarsi a tu per tu con una flotta tanto più potente per 18 ore consecutive.

Doveva perciò passare ad est della flotta britannica per riguadagnare le proprie basi.Così, l'ammiraglio Scheersi convinse che l'unico modo di sfuggire ai britannici fosse attraversare lo stretto passaggio a ovest di Horns Riff; quindi mentre stava calando l'oscurità, Scheer ordinò alla flotta di dirigere risolutamente, seguendo la rotta più diretta, verso le coste occidentali dello Jutland. Poiché nel fare questo c'era il pericolo, come in effetti avvenne, che la flotta tedesca passasse attraverso la linea della flotta inglese in pattugliamento notturno, le torpediniere avrebbero in tal caso dovuto attaccare la flotta inglese per permettere di rompere il blocco.

In effetti le torpediniere tedesche sferrarono valorosi attacchi contro il centro della Grand Fleet, cogliendo completamente spiazzato Jellicoe, il quale, avendo intercettato un messaggio ingannevole in cui si faceva riferimento a sottomarini tedeschi diretti verso di lui, e ritenendo sconveniente una battaglia notturna, ordinò un cambio di rotta e puntò verso sud nell'intenzione di riprendere la battaglia il giorno seguente.In effetti, verso la mezzanotte, le navi britanniche incrociarono la rotta tedesca e la loro retroguardia aprì il fuoco sulle unità avversarie: incrociatori e cacciatorpediniere si diedero battaglia nell'oscurità, illuminata soltanto dai fari delle navi e dal folgorio delle bordate.

Poco prima dell'alba l'incrociatore corazzato britannico Black Prince venne affondato insieme a 5 cacciatorpediniere, mentre i tedeschi persero la vecchia nave di linea Pommern con 884 uomini a bordo e tre piccole cacciatorpediniere. I bagliori della battaglia notturna erano visibili a grande distanza, ma Jellicoe, credendo si trattasse di irrilevanti cannoneggiamenti tra singole unità di coda, non invertì la rotta.

In effetti le torpediniere tedesche sferrarono valorosi attacchi contro il centro della Grand Fleet, cogliendo completamente spiazzato Jellicoe, il quale, avendo intercettato un messaggio ingannevole in cui si faceva riferimento a sottomarini tedeschi diretti verso di lui, e ritenendo sconveniente una battaglia notturna, ordinò un cambio di rotta e puntò verso sud nell'intenzione di riprendere la battaglia il giorno seguente.In effetti, verso la mezzanotte, le navi britanniche incrociarono la rotta tedesca e la loro retroguardia aprì il fuoco sulle unità avversarie: incrociatori e cacciatorpediniere si diedero battaglia nell'oscurità, illuminata soltanto dai fari delle navi e dal folgorio delle bordate.

Poco prima dell'alba l'incrociatore corazzato britannico Black Prince venne affondato insieme a 5 cacciatorpediniere, mentre i tedeschi persero la vecchia nave di linea Pommern con 884 uomini a bordo e tre piccole cacciatorpediniere. La Pommern fu la nave tedesca più grande affondata allo Jutland ed è sintomatico che venne colpita dai siluri delle torpediniere e non dalle cannonate delle poderose corazzate inglesi. I bagliori della battaglia notturna erano visibili a grande distanza, ma Jellicoe, credendo si trattasse di irrilevanti cannoneggiamenti tra singole unità di coda, non invertì la rotta.


LA FUGA RIUSCITA DI SCHEER

Alle 21.14 l'Ammiraglio Scheer ordinava per radio "rotta sud-sud-est una quarta est; velocità 16 nodi". Questo significava far traversare alla cieca la formazione nemica: era un rischio che doveva assolutamente esser corso.

Alle 22.30 un gruppo di esploratori tedesco entrava in contatto con una squadra di incrociatori leggeri britannici. Il vecchio incrociatore tedesco Frauenlob colpito da un siluro affondava, mentre due unità inglesi Dublin e Southampton venivano seriamente colpite. Un'ora dopo era il grosso della flotta germanica ad attraversare una formazione di cacciatorpediniere nemci, alcuni dei quali venivano messi fuori combattimento sia dal fuoco tedesco, sia dalle collisioni con le navi più grosse. Poco dopo la mezzanotte l'incrociatore corazzato inglese Black Prince, trovandosi improvvisamente a ridosso delle corazzate di von Scheer, veniva fulmineamente affondato da una bordata del Thuringen (i tedeschi credettero di aver distrutto l'Eurydalus).

L'ultimo scontro avvenne alle 2.10 quando il vecchio incrociatore tedesco Pommern fu affondato da un siluro. Soltanto verso le 2.30 la sua armata comprese la gravità della situazione ed effettuò una conversione in direzione nord-ovest, ma era troppo tardi, in quanto la flotta tedesca, già passata a babordo e col sopraggiungere del giorno, era sparita per fare rotta verso Jadebusen e Wilhemshaven.

La battaglia dello Jutland, chiamata dagli storici tedeschi dello "Skagerrak", era finita. Passando per i corridoi sgombri dalle mine a sud di Horn Riffs, la flotta germanica rientrava nelle sue basi; quella inglese, all'altezza del 55° parallelo, invertiva la rotta e una volta rastrellate le acque del combattimento in cerca di eventuali unità nemiche rimaste sparate dal grosso della formazione, faceva rotta verso i porti di casa.


BILANCIO DELLA BATTAGLIA

I tedeschi cantarono subito vittoria e stando alle cifre non si può dar loro torto.  Avevano affondato 3 corazzate, 3 incrociatori da battaglia, 8 cacciatorpediniere per un totale di 115.025 tonnellate. Gli inglesi avevano affondato 1 vecchia nave di linea, 1 incrociatore da battaglia, 4 incrociatori leggeri e 5 torpediniere per un totale di 61.180 tonnellate. I morti inglesi erano stati 6945 contro i 2921 tedeschi. Ma la Grand Fleet era praticamente intatta ed il blocco britannico era rimasto saldo come prima.

Rifiutando di impegnare seriamente le sue potenti supercorazzate l'ammiraglio Jellicoe aveva rinunciato di vincere una battaglia ma aveva lasciata intatta ogni prospettiva di vittoria finale. La proporzione fra le due flotte era rimasta inalterata e questo fu il significato della vittoria inglese. L'obiettivo tedesco era quello di riaprire finalmente la via dell'Atlantico; per raggiungerlo von Scheer avrebbe dovuto infliggere fortissime perdite alla flotta britannica.

Non ci riuscì, il più lungo braccio delle artiglierie di Jellicoe lo tenne sempre a distanza dalle supercorazzate inglesi. Quando l'ammiraglio tedesco lancio all'attacco gli incrociatori e le torpediniere Jellicoe si ritrasse indietro. Non era certo la tattica che poteva entusiasmare in patria i discendenti di Nelson, ma quando la guerra finì si fece un bilancio della vittoria e si vide quanta parte rappresentasse in essa la flotta di Jellicoe. Dopo lo Jutland la flotta tedesca uscì dai suoi porti per una fugace apparizione in Atlantico il 19 agosto del 1916 e poi mai più. Jellicoe aveva vinto.

Dall'analisi della battaglia emerge chiaramente come gli incrociatori da battaglia tedeschi (sulla carta meno veloci e con calibri inferiori nei cannoni di quelli inglesi) si erano dimostrati nettamente superiori a quelli inglesi affondandoli con relativa facilità e reggendo con eccezionale forza anche i calibri da 381 delle super corazzare inglesi (vedi il caso estremo del Seydlitz) Non per niente l'evoluzione diretta dell'Hindenburg (il gemello più moderno del Derfflinger e del Lutzow) fu niente meno che la Bismarck! Lo stesso dicasi per i proiettili tedeschi, meno pesanti ma più efficaci e perforanti di quelli inglesi. Forse la Hochflotte avrebbe dovuto ritentare di uscire dai propri porti e forzare il blocco e non morire di inedia sotto l'insidiosa minaccia dell'ideologia comunista che dalla Russia rivoluzionaria stava dilagando in tutta la marina tedesca.


BATTAGLIA NAVALE DELLO JUTLAND

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