BATTAGLIE NAVALI  DI CORONEL E FALKLAND

NAVAL BATTLES OF CORONEL AND FALKLAND'ISLANDS

(NOVEMBRE - DICEMBRE 1914)

L'ULTIMA CROCIERA DELL'AMMIRAGLIO SPEE

(TRATTO DA ARTICOLI DEL PROF. FRANCESCO LAMENDOLA - ARIANNA EDITRICE)

EMDEN
 
SIDNEY

STORIA

HISTORY


LA CROCIERA E LA FINE DELL'EMDEN

THE RAID AND THE END OF THE EMDEN

(Tratto da articoli gentilmente concessi dal Prof. FRANCESCO LAMENDOLA)

L'incrociatore leggero Emden del capitano von Müller si era separato dalla squadra di von Spee all'isola di Pagan e, accompagnato dalla nave ausiliaria Markomannia, si era diretto verso l'Oceano Indiano, sua futura riserva di caccia. Lungo la strada si era incontrato col piroscafo tedesco Prinzessin Alice che, non potendo seguirlo per un'avaria alle caldaie, fu spedito alle Filippine (statunitensi dal 1898, e perciò neutrali); indi con la cannoniera Geier, fuggita dall'Africa Orientale Tedesca, che venne inviata alle Hawaii per rimanervi internata. All'isola di Timor von Müller ebbe le prime serie difficoltà per il rifornimento del carbone, che le autorità olandesi vollero impedirgli e che poté effettuare, invece, nell'ancoraggio portoghese di Nusi Besi. Quindi, per passare attraverso gli stretti passaggi delle Isole della Sonda strettamente vigilati dalle navi britanniche, l'Emden ricorse a uno stratagemma: innalzato un quarto, posticcio fumaiolo, si camufò da incorciatore inglese e riuscì a superare quel difficile tratto di mare.

Nell'Oceano Indiano l'Emden fu per molte settimane una spina dolorosa nel fianco della marina britannica. La guerra di corsa da esso condotta con straordinaria fortuna e perizia - sempre caratterizzata da un comportamento cavalleresco degno d'altri tempi - causò ingenti danni al commercio inglese. Complessivamente l'Emden si impadronì di 22 navi mercantili, delle quali 16 vennero affondate, 2 utilizzate come carboniere e 4 vennero rimandate libere con gli equipaggi delle varie prede, illesi e reduci da un trattamento umanissimo, tale che gli stessi avversari non poterono esimersi dal mostrare rispetto e perfino ammirazione per quella moderna nave corsara. Von Müller era in grado di localizzare le navi alleate e di attenderle al varco mediante i giornali trovati a bordo delle sue prede.

Il 22 settembre l'Emden bombardò i depositi di petrolio di Madras, in India, incendiandoli per circa 2 milioni di litri, sfuggendo quindi all'inseguimento dell'incrociatore corazzato Hampshire. Il 28 ottobre il corsaro spinse la sua temerità fino al punto di presentarsi davanti al munito porto di Penang, sulla costa orientale della Malesia. Vi penetrò all'alba e con due siluri vi affondò l'incrociatore russo Yemtschug, che si trovava all'ancora; indi, nell'uscire dal porto, affondò a cannonate il cacciatorpediniere francese Mousquet e si allontanò, facendo perdere le proprie tracce al cacciatorpediniere Pistolet che aveva tentato d'inseguirlo. I prezzi delle assicurazioni sulle navi mercantili inglesi salirono alle stelle e i trasporti di truppe australiane e neozelandsi per i campi di battaglia in Europa ne risultarono pressoché paralizzati.

La fine dell'Emden giunse rapida e inattesa. Il capitano von Müller aveva deciso di distruggere la stazione radiotelegrafica inglese dell'isola Cocos e di tagliarvi il cavo sottomarino. Il 9 novembre, accompagnato dalla nave scorta Buresk, giunse davanti a quell'atollo corallino e sbarcò un distaccamento di 3 ufficiali e 45 marinai per mettere fuori uso la stazione radio. Questa, però, fece in tempo a lanciare un ultimo, disperato messaggio di soccorso, che fu raccolto - anche se non compreso - da un convoglio britannico scortato da numerose navi da guerra. Erano l'incrociatore corazzato Minotaur dell'ammiraglio Jerram, gli incrociatori leggeri Melbourne e Sydney della squadra australiana e il giapponese Ibuki. Il Sydney venne distaccato per vedere che cosa stesse accadedo al'isola Cocos; era comunque stabilito che, se non fosse tornato, prima il Melbourne e poi l'Ibuki sarebbero andati a prenderne il posto: da quel momento, pertanto, la sorte dell'Emden era segnata.

Alle 7,30 il distaccamento sbarcato dalla nave tedesca abbattè l'antenna e distrusse la stazione radiotelegrafica; indi tagliò i cavi sottomarini, li rimorchiò con le imbarcazioni e li lasciò cadere al largo. Alle 9 le vedette dell'Emden avvistarono una nube di fumo all'orizzonte e von Müller, ritenendo erroneamente di aver a che fare con l'incorciatore Newcastle, di armamento e velocità all'incica pari a quelli della sua nave, prese il largo per dare battaglia, senza avere il tempo di riprendere a bordo i marinai sbarcati, e quindi con l'equipaggio incompleto. In realtà il Sydney era più potente, più veloce e più protetto; la sua fiancata di 226,5 kg. surclassava di quasi tre volte quella dell'Emden, di soli 80 kg. Nonostante le sue evidenti condizioni di inferiorità, la nave tedesca accettò il combattimento e si batté valorosamente, colpendo almeno 16 volte l'avversario, ma il Sydney, grazie alla sua maggiore velocità, si portò fuori tiro dei pezzi da 105 mm. dell'avversario, continuando a martellarlo coi suoi calibri da 152 A lungo l'Emden sostenne l'impari battaglia; finché, in preda agli incendi, si gettò in costa sui banchi corallini. Erano le 11,20. L'incorciatore australiano continuò a colpirlo, sospendendo il tiro solo per inseguire il Buresk che, per non farsi catturare, preferì autoaffondarsi; quindi tornò all'isola Cocos per catturare i marinai tedeschi sbarcati nel primo mattino, ma non riuscì a trovarli. Infatti, avendo assistito impotenti alla distruzione della loro nave, essi si erano impadroniti di un brigantino ancorato nel porto, l'Ayesha, e con quello avevano veleggiato verso Sumatra.

All'alba del 10 novembre la situazione a bordo dell'Emden era tragica: i feriti erano numerosi e torturati dalla sete, ma il Sydney riprese il bombardamento fino a quando von Müller fece abbassare le insegne di guerra e alzare la bandiera bianca. I Tedeschi avevano avuto 133 morti su un totale di 361 (48 dei quali non erano a bordo durante il combattimento).

L'Ayesha raggiunse Sumatra alla fine di novembre e qui il suo equipaggio salì a bordo del piroscafo tedesco Choysing. Dopo una navigazione avventurosa, quei marinai dell'Emden raggiunsero il porto di Hodeida sul Mar Rosso donde, attraverso l'Arabia e la Turchia, raggiunsero Costantinopoli e, finalmente, rientrarono in patria.


THE RAID AND THE END OF THE EMDEN

The cruiser legero the captain's Emden von Müller was separated by the team of von Spee to the island of Pagan and, accompanied by the auxiliary ship Markomannia, you/he/she was directed toward the Indian ocean his/her future reserve of hunting. Along the road you/he/she was met with the German steamboat Prinzessin Alice that, not could follow him/it for a damage to the boilers, it was expeditious to Philippines (American from 1898, and therefore neutral); then with the gunboat Geier, run away from German Oriental Africa, that was sent to the Hawaii to remain you internee. To the island of Timor von Müller had the first serious difficulties for the restocking of the coal, that the Dutch authorities wanted to prevent him and that you/he/she could effect, instead, in the Portuguese anchorage of Nusi Besi. Then, to pass through the narrow passages of the Islands of the Probe tightly watched over by the British ships, the Emden resorted to a stratagem: raised a quarter, false chimney, him incorciatore camufò English and he/she succeeded in overcoming that difficulty line of sea.

In the Indian ocean the Emden was for a lot of weeks a painful thorn in the side of the British harbor. The war of raced by it conducted with extraordinary fortune and skill - always characterized by a chivalrous behavior worthy of other times - it caused huge damages to the commerce English. Altogether the Emden appropriated him of 22 merchant ships, of which 16 were sunk, 2 use as colliers and 4 were postponed free with the crews of the various preys, unharmed and legionaries from a human treatment, such that the same adversaries could not refuse to show respect and even admiration for that modern ship corsair. Von Müller was able to locate the allied ships and to attend her to the passage through the newspapers found on board of his/her preys.

On September 22 the Emden bombed the oil deposits of Madras, in India, setting on fire them for around 2 million liters, escaping therefore to the pursuit of the cruiser armored Hampshire. On October 28 the pirate pushed his/her temerity up to the point to present himself/herself/themselves in front of the provided one I bring of Penang on the oriental coast of the Malesia. It penetrated you to the dawn and with two torpedos it sank you the Russian cruiser Yemtschug, that was found to the incora; then, in to go out of the I bring, it sank to cannonades the French destroyer Mousquet and it got further, making to lose his/her own traces to the destroyer Pistolet that had tried to pursue him/it. The prices of the insurances on the ships merchant English climbed to the stars and the transports of Australian troops and neozelandsi for the battlegrounds in Europe they nearly resulted of it paralyzed.

The end of the Emden came rapids and unexpected. The captain von Müller had decided to destroy the station radiotelegrafica English of the island Cocos and to cut you the submarine cable. On November 9, accompanied by the escort ship Buresk, it came in front of that coral atoll and it disembarked a detachment of 3 officers and 45 sailors to put out use the station radio. This, however, did in time to launch a last, desperate message of help, that was picked - even if not inclusive - from a British convoy escorted by numerous war ships. They were the armored cruiser Minotaur of the admiral Jerram, the light cruisers Melbourne and Sydney of the Australian team and the Japanese Ibuki. The Sydney was detached for seeing how same accadedo al'isola Cocos; you/he/she was established however that, if you/he/she had not returned, first the Melbourne and then the Ibuki you/they would have gone to take its place: from that moment, therefore, the fate of the Emden was marked.

At 7,30 o'clock the detachment disembarked by the German ship demolished the spar and destroyed the station radiotelegrafica; then it cut the submarine cables, it towed them with the boats and it let them fall offshore. At 9 o'clock the look-outs of the Emden sighted a cloud of smoke to the horizon and von Müller, amiss holding to have to whether to do with the incorciatore Newcastle, of armament and speed to the incica equal to those of its ship, taken the breadth to give battle, without having the time to take back on board the disembarked sailors, and therefore with the incomplete crew. In reality the Sydney was more powerful person, faster and more favorite; its broadside of 226,5 kgs. it outclassed of almost three times that of the Emden, of solos 80 kgs. Despite his/her evident conditions of inferiority, the German ship accepted the fight and bravely fought, striking at least 16 times the adversary but the Sydney, thanks to its greater speed, draught of the pieces brought out him from 105 mms. of the adversary, keeping on hammering it with its calibers from 152.

 Á along the Emden sustained battle you learn him; until, prey to the fires, it threw him in coast on the coral benches. They were the 11,20. The Australian incorciatore kept on striking it, suspending the alone draught to pursue the Buresk that, not to make to be captured, preferred autoaffondarsi; therefore it returned to the island Cocos to capture the German sailors disembarked in the first morning, but it didn't succeed in finding them. In fact, having assisted impotent to the destruction of their ship, they had appropriated of a brig anchored in the I bring, the Ayesha, and with that it had sailed toward Sumatra.

To the dawn of November 10 the situation on board some Emden was tragic: the wounded were numerous and tortured from the thirst but the Sydney it took back the bombardment up to when von Müller made to lower the insignias of war and to lift the flag of truce. The Germans had had 133 corpses on a total of 361 (48 of which you/they were not on board during the fight).

The Ayesha reached Sumatra at the end of November and here its crew climbed on board of the German steamboat Choysing. After an adventurous navigation, that sailors of the Emden reached the I bring of Hodeida on the Red Sea from where, through Arabia and Turkey, they reached Constantinople and, they finally reentered in country.


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