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  • 19 Agosto 2003: I Documenti dell'Assemblea Congressuale della Sinistra Giovanile del 21 giugno 2003.

Nella sezione Archivio:

  • 10 Febbraio 2003: Ordine del giorno presentato alla Direzione Provinciale DS sul tema del conflitto preventivo contro l'Iraq.

  • Febbraio 2002: Michela Bacchiega è la nuova Coordinatrice Provinciale della Sinistra Giovanile di Rovigo: il suo intervento al Congresso di Federazione.


Assemblea Congressuale 21 giugno 2003

Pubblichiamo integralmente tutti i Documenti presentati nell'Assemblea Congressuale della Sinistra Giovanile di Rovigo del 21 giugno 2003.

Ambiente e territorio

La Sinistra Giovanile intende stilare una politica ambientale tangibile, intenta alla valorizzazione e alla salvaguardia del territorio, disseminandola secondo le realtà centrali del Veneto. Un'evoluzione che non contamini lo stato dei luoghi, a partire dalla pianura padana fino a giungere alla comunità montana, per una Regione che diventi sempre più a misura d'uomo e che favorisca una crescita del turismo. Il contesto ambientale sostenibile stride con la saturazione delle aree industriali, a causa di uno sviluppo esponenziale e concentrato, che sottraggono aree verdi a molte Province Venete, un fatto palesemente localizzato a Treviso.
Una valutazione mirata è volta al Parco del Delta, oasi naturale posta alle foci del Po, sito nel basso polesano, in quest'ultimo decennio sono stati annoverati percorsi programmatici finalizzati alla crescita di tale area. Un iter che registra ad oggi una lacunosa progettazione, ponendo freni allo sviluppo turistico e culturale, attività che dovrebbero rappresentare il piglio economico di detta zona, ma che cozzano contro una politica Regionale ambientale ottenebrata, resa lucente esclusivamente nella recente campagna elettorale amministrativa, con il Presidente Galan, ha dispensare promesse per una legge Regionale sul parco che possa aprire le porte a finanziamenti e sviluppo, ma che non giungerà a termine.
La Sinistra Giovanile ritiene mirare ad un progetto politico che sottenda un rafforzamento della viabilità, attualmente costituita da un tessuto, che non garantisce un funzionale collegamento tra le Province limitrofe, a questo si dovrà associare un'incentivazione dell'aspetto culturale, per permettere una catalizzazione a largo raggio, attraverso una radicata informazione territoriale atta a valorizzare i servizi e l'area naturale del Parco del Delta.
Nella medesima area è dislocata la centrale Enel di Polesine Camerini, una localizzazione che stride con il contesto ambientale circostante, divenuta negli anni centro catalizzatore di propositi politici, atti ad una sua riconversione che permetta una diminuzione delle emissioni di anidride solforosa, fonte d'inquinamento nell'aria. Un piano concreto è stato posto in calce a seguito di un accordo congiunto tra Regione, Comune di Porto Tolle, Provincia di Rovigo, Governo e Enel, che prescrive l'adozione di un combustile venezuelano, denominato orimulsion, con cessata attività della centrale entro il 2018. Una scelta che la Sinistra Giovanile accoglie con favore, perché garantisce il funzionamento a tempo determinato del polo industriale, senza scardinare il piano occupazionale, a questi si aggiunge anche un miglioramento della combustione con conseguente diminuzione della contaminazione dell'aria. Si pongono, come rafforzative, delle prescrizioni atte ad un controllo periodico ravvicinato, a cura dell'ARPAV, per una valutazione d'impatto ambientale sempre costante, con una predisposizione per raccolta dei residui provocati dalla combustione ad orimulsion, composto da quantità considerevoli di zolfo e metalli pesanti, in quanto per abbassare le emissioni di anidride solforosa sarà necessario l'utilizzo di elementi quali calcare e urea. Il controllo di questi processi dovrà quindi giungere a completamento della conversione ad orimulsion, che permetterà a regime un'emissione in atmosfera di 22.000 tonnellate annue di anidride solforosa, pari ad una diminuzione di circa l'80% al cospetto della media dell'ultimo triennio.
Una salvaguardia ambientale che si allarga alle coste bagnate dal mare adriatico, ascrivendo una rivalutazione che veda un accrescimento, in alcune zone del litorale Veneto, del settore turistico, scandito da una politica d'innovazione e promozione radicata. In virtù di quest'ultima tematica diviene centrale la valorizzazione del fiume Po, ricchezza naturale del Veneto, per la quale si dovrà avanzare una politica d'incentivazione per la denominata "sinistra Po", con perseguimento di progetti che valorizzino e qualificano la vivibilità tra le comunità rivierasche e il fiume, attingendo ai finanziamenti predisposti dall' U.E. . Un ambito ambientale che dovrà essere supportato da un percorso di salvaguardia e risanamento, con smantellamento di tutte le escavazioni abusive che creano indebolimento degli argini, le quali non riuscirebbero a sopperire allo stravolgimento climatico che provoca un innalzamento periodico del livello fluviale.
Una minaccia incombente per la costa adriatica è derivata dalla prospettata localizzazione di un terminal gasifero dell'ENI Gas, un punto di estrazione, che potrebbe comportare un abbassamento del livello costiero, provocando un conseguente fenomeno incontrollato d'innalzamento del livello del mare. La Sinistra Giovanile del Veneto deve perseguire una campagna che contrasti tale imposizione, indicando un punto d'estrazione, al largo dell'adriatico, che non comporti una alterazione dei luoghi.
Il territorio Veneto, a seguito della recente legge Gasparri, ha visto contaminarsi di ripetitori delle svariate compagnie di telefonia mobile, un'operazione che è divenuta naturale, ma che ha ancora connotazioni selvagge nel piano urbanistico regionale. Una posizione che determina un percorso politico che si basa sulla proposta di strumenti attuativi che tutelino i centri urbani, predisponendo una delimitazione e mirate condizioni che permettano una circoscritta installazione di antenne.
Un piano Regionale che in virtù della tutela della salute dell'uomo nelle città, dovrà annoverare disposizioni tangibili per l'abbattimento dello smog, con una viabilità circoscritta e predisporre finanziamenti per le aree pedonali nei centri storici. L'analisi politica s'indirizza sulla latenza mostrata dalla Amministrazione Regionale in materia di raccolta rifiuti solidi urbani, in quanto giace nel cassetto un programma globale che si articola secondo il Decreto Ronchi, che legifera la materia. Un documento che permetterebbe un raccordo coordinato tra tutte le Province con la conseguente localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, al fine di sopperire ad uno stato di esautorazione delle discariche site sul territorio Veneto.
La Sinistra Giovanile ha quindi il compito di porre programmatiche ambientali indirizzate alla tutela, a fronte di una evoluzione territoriale radicata coordinata da una politica regionale sostenibile.

Politica estera

Lo scenario internazionale è stato funestato in questi mesi del 2003 dall'escalation di eventi che hanno scardinato l'equilibrio geopolitico tra i continenti.
Un'analisi della politica estera che pone tra le riflessioni cardini, quella di una risoluzione della crisi mediorientale, che ha visto una crescente lacerazione con l'evolversi di una nuova intifada, il perdurare degli attacchi terroristici palestinesi e delle rappresaglie israeliane. La sottile linea di speranza che lega il futuro di Israele e Palestina, è stata posta in calce nella città araba di Aqaba, un accordo congiunto tra i due stati racchiuso nella Road Map, piano di pace internazionale che pone un percorso programmatico - operativo atto al riconoscimento di uno Stato Palestinese che si assolverà nell'anno 2005. Un processo che dovrà perseguire un impegno bilaterale , con uno smantellamento tangibile delle strutture terroristiche palestinesi, mentre il fronte israeliano dovrà predisporre il ritiro dei coloni nei territori occupati fin dal 1967. La prima fase della Road Map, ha cozzato contro i proclami di Hamas che ha minacciato una campagna del terrore per smantellare tale piano di pace, con condanna netta alla posizione, definita buonista, del nuovo primo ministro palestinese, Abu Mazen, sul quale sembra gravare ancora l'ombra del leader dell'Olp, Yasser Arafat. Nello Stato d'Israele il Likud, partito del primo ministro, Ariel Sharon, ha duramente contestato il ritiro dalle colonie. A tutto ciò, si aggiunge la guerra apertamente dichiarata e perpetrata dallo stesso Sharon contro il gruppo di Hamas. L'assottigliamento degli impegni intrapresi nella Road Map, rende poco credibile un raggiungimento del principio di "due popoli e due stati". Si crede, come Sinistra Giovanile, che l'intermediazione Internazionale debba compiere un ruolo centrale consolidando i principi espressi nel piano di Aqaba, il quale appare l'unico strumento in grado a garantire una pace in medio oriente, con la costituzione di uno Stato Palestinese.
A suggellare l'attenzione di questi ultimi mesi, il conflitto in Iraq, condotto da Stati Uniti e Regno Unito che ha reso più grave la situazione internazionale, la scelta dell'uso delle armi ha comportato pesanti e durature conseguenze. La guerra non ha provocato solo la cassazione del regime che vigeva in Iraq, di per sé auspicabile, ma ha anche definitivamente portato all'affermazione della nuova strategia internazionale propugnata dall'Amministrazione Americana Bush, con la prevaricazione della teoria di guerra preventiva. Come la gestione delle crisi internazionale del secondo Dopoguerra che ha avuto come principi la gestione collegiale e la salvaguardia della pace tra i popoli quale fine ultimo, così la guerra preventiva si fonda sulla semplice e non ben definita minaccia agli interessi americani. è quindi evidente perché l'ONU non poteva che entrare in una crisi che sembra irreversibile: la prima potenza economica e militare ha definitivamente scelto di assurgere al ruolo di gendarme del mondo, con buona pace di chi crede nella funzione fondamentale delle Nazioni Unite come congresso in cui le tensioni tra i popoli vengono risolte con la forza della politica e non delle armi. Ed ecco perché la politica deve avere la forza di riaffermare l'idea, irrinunciabile, di una organizzazione sovranazionale di livello mondiale, possibilmente rivalutando , rafforzando e aggiornando la stessa ONU, rivelatasi ancora una volta impotente, andando oltre se ciò è impossibile. è necessario superare il meccanismo del voto in Consiglio di sicurezza a maggioranza con diritto di veto per i cinque stati usciti vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale e dare voce almeno ai Paesi che si stanno profilando come potenze regionali. Un'organizzazione che intende essere garanzia della legittimità internazionale non può consentire che si compia una guerra contraria al diritto internazionale e giustificata solo da prove false e da un'imponente campagna mediatica. Fortunatamente non tutti i Paesi hanno ritenuto l'intervento giusto, con il continuo proliferarsi del grande movimento per la pace, definito così perché planetario, perché ha raccolto consensi bipartisan, dimostrando che la maggioranza dei cittadini dei Paesi di tutto il mondo non ha creduto alle fandonie di Bush e di Powell.
Una teoria supportata dai fatti, con prove divenute latenti che sconfessano gli stessi servizi segreti americani, che dovranno rispondere a domande quali: dove sono le armi chimiche e batteriologiche, a distruzione di massa? Ad oggi non se annoverano tracce o forse non possono esserci, perché le motivazioni propagandate dal Governo Americano, Inglese, Spagnolo e Italiano non sono le vere cause del conflitto. L'Iraq era da attaccare non perché pericoloso, ma perché strategicamente importante, sia dal punto di vista militare, visto che da un lato permette di controllare più direttamente Iran e Palestina, sia dal punto di vista economico, visto che nel suo sottosuolo si trova una delle maggiori risorse petrolifere mondiali.
Una crisi irachena che si è politicamente riversata con posizioni differenziate all'interno dell'Unione Europea, con Regno Unito, Spagna e nuovi Paesi entranti dell'Est favorevoli alla guerra, mentre Francia e Germania contrarie. La spaccatura è divenuta così profonda che solo oggi i rapporti anglo-francesi cominciano a ritornare sul binario della normalità. Una tale situazione avrebbe dovuto far riflettere chi sta lavorando alla nuova costituzione europea e soprattutto a chi continua ostacolare la formazione di una politica estera comune dei Paesi dell'Unione, che può essere raggiunta solo estendendo il voto a maggioranza anche a questa materia. L'unanimità non potrà che paralizzare il sistema decisionale, già in difficoltà ora, s'immagini quando l'Unione Europea tra breve si allargherà ad altri dieci Paesi, ai quali in futuro certo se ne aggiungeranno altri. Non c'è dubbio che la bozza presentata in questi giorni sia un passo avanti, ma è fondamentale superare le ultime resistenze ad una Europa unita anche politicamente. Per questo non il Consiglio intergovernativo europeo, ma il Parlamento dell'Unione deve diventare il centro del nuovo sistema istituzionale dell'Europa.
In quest'ottica la Sinistra Giovanile intende, quindi perseguire una posizione che politicamente indichi una redazione della Costituzione Europea che tangibilmente estenda il principio di maggioranza, per un Unione Europea che vesta un ruolo da protagonista nel panorama Mondiale.

La scuola

La riforma Berlinguer, approvata dal precedente Governo di centrosinistra aveva proprio l'intenzione di adeguare la scuola italiana alle nuove sfide che si presentano e si presenteranno, attraverso l'innalzamento dell'obbligo scolastico, l'istituzione dell'obbligo formativo, un riordino sensato dei cicli, l'autonomia scolastica, il nuovo esame di stato , nuove pratiche di orientamento, nuove politiche di diritto allo studio, lo statuto dei diritti degli studenti e delle studentesse.
Il Governo Berlusconi e il Ministro dell'istruzione, non più pubblica, Moratti, hanno lavorato fin da subito per bloccare ciò che era stato fatto, mettendo in campo una vera e propria controriforma, unico modo di definire un progetto che rischia di riportare la scuola in Italia indietro di più di trent'anni.
La Riforma Moratti diminuisce il livello di istruzione sia sotto il profilo quantitativo, sostituendo con il diritto-dovere formativo, l'obbligo scolastico, di fatto annullando il suo innalzamento sia sotto il profilo qualitativo, diminuendo l'orario scolastico fino ad eliminare il tempo pieno ed introducendo corsi opzionali a pagamento. Inoltre, pur promettendo nuove assunzioni, prevede tagli alle risorse e al personale, aumentando il numero di alunni per classe. La Riforma segue un progetto inaccettabile di accentuazione delle differenze sociali tra gli studenti, creando di fatto scuole di serie A, a cui accederanno i figli delle famiglie benestanti, e di serie B, riservate a chi può permettersi solo di cominciare a lavorare prima possibile. Solo in questa logica infatti può essere letto lo sdoppiamento del percorso formativo in licei e istruzione professionale, che oltretutto consentirà alle imprese l'utilizzo di manodopera a costo zero e senza tutele.

A questa grave situazione si aggiunge nella nostra Regione la Legge sui Buoni Scuola, che nella pratica elargisce contributi non in base alla reale necessità, ma solo a chi si iscrive ad istituti privati, togliendo importanti fondi alla scuola pubblica e alle strutture di sostegno per gli studenti universitari, quali l'ESU. La Sinistra Giovanile ha sostenuto il referendum regionale proposto per abrogare la Legge sui Buoni Scuola, ritenendo che questo strumento non garantisca la libera scelta tanto paventata dai suoi sostenitori, come attestato dai numeri che annovera uno sbilanciamento palesemente unilaterale: 17 miliardi di vetuste lire per gli istituiti privati, contro i 180 milioni messi a disposizione del settore pubblico, in sintesi una vergogna legalizzata.
La Sinistra Giovanile intende perseguire proposte concrete contro queste logiche classiste attraverso l'irrinunciabile strumento di Studenti.net, associazione che deve confrontarsi positivamente con le altre organizzazioni studentesche basandosi sulla collaborazione e sul dialogo, che deve essere rispettoso delle reciproche autonomie.

Università e ricerca

In ogni paese del mondo non c'è futuro se non si investe sull'istruzione, sulla ricerca ed innovazione. La formazione lungo tutto l'arco della vita è il diritto che va garantito alla persona per affrontare i cambiamenti del nostro tempo. Statisticamente, la situazione italiana registra un esiguo numero di laureati a fronte di un'alta percentuale di abbandoni durante gli studi.
La riforma Berlinguer sull'università, avviata dal governo di centrosinistra, era basata sull'autonomia didattica, sulla differenziazione dei corsi di studio e dell'offerta formativa, in pratica si prefiggeva l'obiettivo di un organismo in grado di adattarsi alle nuove situazioni e alle nuove domande della società, in sintonia con il territorio.
Il governo di centrodestra che è succeduto, ha per prima cosa bloccato una riforma appena avviata. Le conseguenze della politica della Ministra Moratti hanno portato ad aberranti conseguenze, la moltiplicazione di corsi inutili, che non possono rispondere ad esigenze diverse da quelle puramente economiche delle università stesse e la riduzione dei finanziamenti, che portano ad un aumento delle tasse universitarie, hanno creato un paradosso che come unico risultato ha avuto la limitazione della possibilità di accesso alle lauree non garantendo più il diritto allo studio.
I tagli della Ministra Moratti coinvolgono anche la ricerca sia di base che tecnologica, compromettendo così il miglioramento della qualità dell'offerta formativa e inficiando la capacità produttiva e competitiva del tessuto industriale e manifatturiero del nostro territorio, considerando che il futuro di questi comparti dipenderà dalla qualità e quantità di investimenti.
Il pericolo è dunque di arrivare ad università, non più intese come luoghi fondamentali per lo sviluppo culturale e tecnologico del paese, ma come strutture fini a se stesse.
La città di Rovigo, per contro, ha visto finalmente sorgere negli ultimi anni la prima università polesana, grazie agli accordi stretti con gli atenei di Ferrara e Padova, dando così l'importante opportunità a tanti studenti del luogo, di frequentare i corsi nella propria provincia. Ma dopo le grandiose promesse fatte, le lacune presenti vengono a galla con tutta la loro forza. La mancanza di collegamenti facili con i mezzi di trasporto, la sede universitaria spezzettata in varie zone della città, la difficoltà all'utilizzo delle reti informatiche sia per mancanza di materiale didattico, che per mancanza logistiche, come ad esempio quelle di connessioni, le scarne biblioteche dove gli studenti non possono ottenere il materiale adeguato per il loro corso di studi, nonché la mancanza di corsi compatibili con il territorio rendono poco appetibile l'iscrizione. Inoltre, le scelte fatte per proporre i corsi di studio hanno penalizzato realtà avviate e perfettamente integrate nel territorio, come 2 anni fa Ingegneria chimica per la tutela ambientale e le acque.
La Sinistra Giovanile si impegna attivamente a chiedere il potenziamento e lo sviluppo del centro universitario di Rovigo, partendo dal miglioramento delle strutture in cui esso ha sede, miglioramento che deve essere razionale e tendente ad evitare sprechi di risorse, oltre a proporre corsi di studio adeguati e compatibili culturalmente e produttivamente al nostro territorio.
La Sinistra Giovanile ritiene che la realtà economica e sociale della nostra provincia permetta di fare scelte concrete di indirizzo universitario, che devono essere affiancati ai corsi di studio umanistici:
- facoltà scientifico-naturalistiche che permettano di approfondire la conoscenza di un ecosistema particolare come il Delta del Po;
- facoltà economico- aziendali che rispondano alle esigenze del tessuto produttivo legato alla P.M.I. e all'artigianato;
- facoltà turistico-manageriali che preparino professionisti del settore in grado di aumentare lo sviluppo turistico della provincia, sfruttando le possibilità del territorio.
è anche per questo che gli studenti di Rovigo, hanno fatto sentire la loro voce nelle sedi loro preposte, dando fiducia a quelle liste universitarie, come Art. 34, in cui la Sinistra Giovanile non solo è rappresentata, ma ne è la principale artefice. Questo è l'inizio di un nuovo percorso in questa provincia e una nuova sfida a cui non possiamo rinunciare.

La nostra idea di Giustizia

Il nostro Paese presenta gravi lacune nell'ambito della giustizia.
A) i tempi di durata dei processi sono estremamente lunghi: per dare una semplice idea basti pensare che mentre un processo civile in Italia ha una durata media di 36-45 mesi, una stessa causa nell'ordinamento tedesco viene risolta in media in 3-6 mesi;
B) le condizioni umane dei carcerati sono attualmente penose. Il carcere ha una funzione esclusivamente punitiva ed al suo interno non vengono rispettate la dignità dei detenuti e sono calpestati anche i diritti. L'Italia viene indicata dai Bollettini di Amnesty International come uno dei paesi nelle cui carceri i detenuti subiscono violenze e maltrattamenti da parte delle forze di polizia: si intende forse questo per "funzione rieducativa della pena"? Per quanto negli ultimi anni la giustizia italiana sia stata caratterizzata da un certo "clemenzialismo", relativamente ai cosidetti reati minori, a ciò si è contrapposto una maggiore severità nel periodo di detenzione;
C) negli ultimi mesi lo scenario politico italiano ha visto partecipare al dibattito sulla riforma della giustizia, persone di dubbia affidabilità, e questo perché una cospicua parte di essa è già pregiudicata e/o indagata. Nei due anni di governo Berlusconi abbiamo assistito ad una continua strumentalizzazione del sistema giustizia, mai così palesemente volta a sbrogliare situazioni per così dire delicate createsi in capo ad alti dirigenti delle forze di governo. Legge sulle rogatorie, legge Cirami, legge sul falso in bilancio; questi sono i nomi di quello che si può chiamare un vero complotto alla luce del sole. Qual'è ormai l'imprenditore che non tenta di evadere sapendo che se questo suo artifizio verrà scoperto tutt'al più se la caverà con una pena pecuniaria?
D) Ad alcuni magistrati sono state ritirate le scorte ingiustificatamente, fatto che denota scarsa considerazione e poco rispetto nei confronti di un'importante istituzione come la Magistratura.

La Sinistra Giovanile propone:
A) una politica che incentivi in modo favorevole un corretto e veloce accertamento del reato commesso nel totale rispetto sia dell'imputato sia della parte offesa; è vero che l'esigenza primaria è quella di fare giustizia, ma questa non può andare a scapito di quello che è il rispetto della dignità e della personalità di ogni individuo.
Quanto alla durata dei processi, noi non riteniamo che la ricetta giusta non sia quella di ridurre i gradi di giudizio da 3 a 2; piuttosto quello d'intervenire sui tempi e sulle preclusioni da sancire all'interno di ogni singola fase del processo.
B) Chi viene detenuto non deve più essere considerato un reietto della società e un capro espiatorio. Detenzione non significa segregazione, significa prima di tutto rieducazione e reinserimento. Ogni volta che vengono intraprese importanti decisioni in fatto di detenzione, devono essere consultati quei gruppi di volontariato che vivono a contatto quotidiano con i detenuti. Essi hanno il compito di esprimersi e di avere un ruolo decisionale in questa materia. Per evitare che chi viene scarcerato, ricada poi nello stesso tunnel che ha già condotto in prigione, bisogna che il distacco dal carcere sia gradevole e che vengano avviati i programmi di reinserimento del detenuto nella società e nel mondo del lavoro attraverso accordi con aziende ed enti.
I magistrati svolgono un lavoro fondamentale. Sono esseri umani e ci sta anche la loro fallibilità. Non a caso il nostro ordinamento da alla parte soccombente la possibilità di controvertire la prima pronuncia dell'autorità giudiziaria, consentendole di dispiegare le proprie difese per ben tre gradi di giudizio. Noi, come cittadini, continueremo a fidarci dei giudici perché le loro sentenze dipendono dalle leggi e non dalla loro politicizzazione. Per questo i magistrati devono essere posti nella condizione di poter decidere nella totale libertà e discrezionalità che a essi va riconosciuta, garantendo altresì la loro incolumità.

Il lavoro e lo sviluppo

Siamo reduci da un referendum fallimentare, tralasciandone i motivi per cui si è giunti a questa situazione, su un argomento molto importante e sentito dai lavoratori italiani.
L'art. 18 della Legge 30 del 1970, lo Statuto dei Lavoratori, è stato al centro di una forte discussione ed accesa battaglia sociale, fin dallo scorso anno, quando il governo Berlusconi, spinto dai favori di Confindustria, voleva modificarne i contenuti, tanto che milioni di lavoratori si sono visti minacciare dalla sottrazione di un diritto fondamentale, il diritto del proprio posto di lavoro a scapito del licenziamento senza giusta causa.
La straordinaria mobilitazione dello scorso 23 marzo, quando a Roma la CGIL di Cofferati ha raccolto 3 milioni di persone provenienti da tutta Italia a manifestare. Sull'onda di quegli avvenimenti che forze politiche, sindacati, associazioni e cittadini si sono trovati nello stesso spirito e hanno cercato di trovare iniziative per fronteggiare il governo di centrodestra. Iniziative che hanno unito tutti per la stessa causa ma non nel modo di affrontare il problema. Così ci si è divisi in coloro che hanno proposto e raccolto firme per un referendum (quello a cui siamo stati chiamati alle urne una settimana fa), come ha fatto RC, Verdi, FIOM-CGIL, ecc, e coloro che invece hanno creduto che la strada migliore per ottenere un vero cambiamento sul tema del lavoro, le garanzie e la tutela dei lavoratori, occupandosi anche delle nuove forme contrattuali come gli interinali, i CO.CO.CO. ed altri, sia una seria e convincente proposta di legge. Quest'ultima strada è stata avviata tanto dalla CGIL, che ha raccolto 5 milioni di firme per presentare in Parlamento la propria proposta di legge popolare, quanto ai DS che insieme alle altre forze dell'Ulivo hanno presentato la "Carta delle lavoratrici e dei lavoratori", proposta di legge sugli ammortizzatori sociali e sul diritto di formazione per i propri dipendenti.
La Sinistra Giovanile ritiene che questo sia il percorso giusto da intraprendere e sostiene questa concreta azione politica, quella a cui tutti i cittadini e lavoratori si possono confrontare e discutere ed eventualmente appoggiare, sostenendo l'Ulivo alle prossime elezioni, affinché possano essere affrontate in Parlamento. L'attuale maggioranza parlamentare che governa il Paese ha lanciato, già da tempo, ai più grandi movimenti sindacali, segnali scoraggianti. Il dialogo, la concertazione tra le parti sociali, è ormai storia passata. La concertazione è sempre stata cercata e voluta dai Governi dell'Ulivo, è stata auspicata e richiamata anche dal Presidente della Repubblica Ciampi, ma invano. Infatti con il Ministro del Lavoro Maroni in testa, questo dialogo si è affievolito e scomparso in occasione del Patto per l'Italia, siglato senza l'accordo con il sindacato più rappresentativo dei lavoratori italiani, la CGIL. I lavoratori si trovano in un periodo di malumore collettivo, pensando soprattutto all'insicurezza per il futuro prospettata dalla Legge 30 del 2003, che darà forma ad un processo di lavoro sempre più precario con la definitiva approvazione del Disegno di legge 848bis.
Crediamo che un ruolo importante debba avere, senza alcun dubbio, la ripresa del dialogo tra Governo e parti sociali, e la Sinistra Giovanile, s'impegna a capire le problematiche che sono in gioco. Tra le problematiche spunta anche la sicurezza sul luogo di lavoro, una materia molto ampia, che deve essere accompagnata da una accurata prevenzione ed informazione. A volte si scorda di affrontare anche questi argomenti parlando di lavoro, soffermandosi sull'occupazione e sullo sviluppo. Obiettivo importante della politica, delle organizzazioni sindacali è anche la tutela dei lavoratori sul piano della sicurezza, a cui nemmeno la nostra organizzazione non può restare indifferente, così come l'emorragie dettate dal lavoro sommerso e dallo sfruttamento. Chi risponde e garantisce di tutto questo sono gli organi sindacali, molto utili in passato, hanno saputo mantenere un equilibrio di diritti e doveri negli ambienti di lavorativi. A seguito di un continuo rinnovamento ed adattamento ad una economia sempre più satura e globalizzata, che ha portato ad una mutazione del concetto del lavoro come occupazione, con l'aggiunta dei continui ammodernamenti e la nascita di nuove tipologie contrattuali, nonostante la continua presenza delle organizzazioni sindacali, molti lavoratori si sono sentiti in deficit dei loro diritti e della propria tutela. è per questo che l'organo sindacale dovrà crescere e la Sinistra Giovanile appoggerà quelle azioni consentite affinché maturi una apertura al dialogo in modo da poter accrescere il peso sindacale nei luoghi di lavoro. La presenza di una organizzazione strutturata a favore dei lavoratori è molto importante, in quanto generalmente, e soprattutto in questo periodo, gli stessi lavoratori sentono il bisogno di qualcuno che li rappresenti.
La Sinistra Giovanile ha promosso e continua a promuovere la Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la proposta di legge sui diritti della sicurezza sociale, la proposta di legge di riforma del processo del lavoro, la proposta di legge riguardante i lavoratori e le aziende sotto i 16 dipendenti, convinti che allo stesso passo si deve condurre anche una nuova riforma dello stato sociale, diversa da quella proposta dal Ministro Maroni.
La Sinistra Giovanile conta di attuare uno strumento per rafforzare le proposte di legge suddette, auspicando che le forze sociali riescano ad inserire all'interno delle piattaforme contrattuali alcune proposte migliorative alle condizioni dei cosiddetti atipici, che sono per la maggioranza giovani:
- equità di salario e costo del lavoro con i lavoratori a tempo indeterminato;
- inserimento dei fondi di previdenza integrativa per agire sul versante pubblico per impedire la nascita di una generazione di pensionati poveri;
- maggiori diritti sindacali;
- maggiore formazione permanente, accreditata ed esigibile. Crediamo si debba e si possa aprire un sereno confronto alla riforma previdenziale alternativa al Governo che vede solamente la decontribuzione.
La Sinistra Giovanile si pone un obiettivo vitale, autorevole, prestigioso; un rilancio della sinistra, affinché risponda alle domande della nostra generazione, tralasciando le sterili divisioni interne.
Per ultimo la Sinistra Giovanile rivolge un pensiero di riguardo ed esprime piena solidarietà ai lavoratori della INFUN FOR di Rovigo, a seguito dell'incendio divampato nello stabilimento qualche settimana fa e che ne ha causato gravi ed ingenti danni alle strutture. Siamo vicini ai lavoratori dell'azienda e dell'indotto a cui ora si prospetta il fantasma della Cassa Integrazione. La Sinistra Giovanile si unisce alla volontà riscontrata dagli enti locali competenti affinché la proprietà mantenga il controllo dell'azienda e riesca ad attivare al più presto lo stabilimento, apportando le opportune riparazioni ed aggiustamenti, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista della sicurezza ed incolumità delle persone e dell'ambiente, ed eviti maggior danno sociale ed economico alla nostra zona polesana, promuovendo il coinvolgimento anche del Governo Italiano e della Regione Veneto, evitando così una mobilità parziale o totale dell'intero gruppo lavorativo.

Ordine del giorno: Crisi INFUN FOR, che fare per i lavoratori?

A seguito dell'incendio divampato lo scorso 7 giugno allo stabilimento INFUN FOR di Rovigo, la Sinistra Giovanile rivolge un pensiero di piena solidarietà, sotteso alla ferma volontà di porre una proposta tangibile per i circa 400 dipendenti, che si sono visti sottrarre temporaneamente un posto di lavoro.
Lo spettro di una cassa integrazione straordinaria a tempo determinato, comporta dei tempi di legiferazione lunghi che si snodano nel corso dei mesi.
Al fine di assottigliare detta periodicità e per garantire un sostegno economico a quelle famiglie più bisognose, si ritiene di perseguire sinergicamente alla Provincia di Rovigo, Organizzazioni Sindacali e Comuni di Rovigo, il percorso del prestito d'onore.
La Sinistra Giovanile invita quindi le Amministrazioni Comunali Palesane, in cui risiedono i lavoratori della INFUN FOR, ad impegnarsi per costruire, attraverso gli istituti di credito, un prestito d'onore, dove gli interessi saranno versati dal Comune e non dal lavoratore.
Si auspica, quindi una soluzione breve e definita della crisi INFUN FOR, affinché vengano ripristinati quei posti di lavoro sottratti dalle fiamme.

Ordine del giorno conclusivo


L'Assemblea Congressuale della Sinistra Giovanile, riunitasi il 21 giugno 2003, in seguito agli interventi succedutisi nel corso dell'assise, ritiene di adottare i documenti congressuali presentati come programma e continuazione della propria attività politica e come contributo anche alla politica dei Democratici di Sinistra, in vista delle prossime scadenze elettorali amministrative, e di rilancio della sinistra nazionale e locale.
Propone inoltre che tali documenti siano di aperta discussione tra i compagni nelle opportune sedi di partito con l'obiettivo di renderli pubblici.


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Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2003

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