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Dirigente Scolastico: Prof. Antonio FIUMARA
Piazza Municipio - 89844 Nicotera (VV) - tel.: 096381430 - fax   0963887412
scuolamedianicotera@libero.it

 

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             Nicotera ... oggi ...                                             Nicotera ... ieri ...

 

Le foto sono state realizzate dagli alunni della classe II C della Scuola Secondaria di I grado "Dante Alighieri" di Nicotera - Anno Scolastico 2007/2008.

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Nicotera


Lungo il litorale tirrenico, dove i colori delle acque limpide si mescolano con il cielo azzurro popolato da  gabbiani che maestosi spiccano il volo vagando  sulle belle scogliere, su una collina, ecco apparire: Nicotera, paese semplice, ma bello.
Le affascinanti caratteristiche di questa località sono come un “bagliore fulmineo” per tutti i visitatori.
Esplorare questa cittadina, ricca di storia, di avvenenze naturali, suscita emozioni ed ispirazioni indescrivibili.
Importante centro agricolo e peschereccio della provincia 
di Vibo Valentia, Nicotera è situata in posizione panoramica, su un terrazzo  digradante  verso il golfo di Gioia Tauro. 
In cima ad un colle, dalla “Madonna della Scala”, domina uno degli scenari  più belli del mondo, offrendo un magico panorama, particolarmente   in  primavera o in estate. Non dimentichiamo, infatti, che il clima di questa zona è molto mite, quindi, le belle giornate non mancano, neanche nei  in  primavera o in estate. Non dimentichiamo, infatti, che il clima di questa zona è molto mite, quindi, le belle giornate non mancano, neanche nei  periodi invernali. E’ a questo punto che lo spettacolo inizia: l’immensa  distesa del mare, dai cangianti colori, a seconda del tempo, la lunghissima  spiaggia, la verde e rigogliosa piana circostante e poi, la meravigliosa  visione delle isole Eolie, che a volte sembrano, veramente, vicinissime, quasi a toccarle, poi lo stretto di Messina, l’Etna e l’Aspromonte.

Colonia di Locri, s’innalzava sul litorale del mar Mediterraneo, tra il fiume Metauro (oggi Petrace) ed il porto di Ercole (l’odierna Tropea). Storici ed archeologi, come, ad esempio, Fausto Vincenzo Sorace (1769-1831), sono ormai concordi nel ritenere che la città sia stata l’emporion (il porto) della colonia  Greca di Medma, ruolo che conservò anche in età romana.

Quindi, Nicotera, fu l’erede di quella “metropoli della  Magna Grecia che fu chiamata “MEDAMA” dallo scrittore Strabone e “MEDMA” dallo storico latino Plinio. Sempre secondo Sorace il cambiamento del nome avvenne per un fattore strettamente religioso, avente origine dalla conversione del popolo Medameo alla fede cattolica, conversione operata da S. Stefano Niceno, vescovo della vicina Reggio. Ma il vero nome si dice fosse stato imposto da una flotta romana, uscita vittoriosa da una battaglia avvenuta nelle acque antistanti, la quale sbarcò e lasciò qui i suoi soldati, trovatala vuota o quasi di popolazione, le cambiò il nome. Nicotera vorrebbe significare così, in un misto di greco e di latino “Astro della Vittoria”, e già in età bizantina si chiamava, appunto, Nikoteras.

Nell’XI sec., la città venne rasa al suolo dai saraceni e gli abitanti si dispersero nelle montagne circostanti. La ricostruzione della città odierna (la terza), fu voluta da Roberto il Guiscardo che ricostruì la città nel 1065 e la fortificò, spostandola più a nord e ripopolandola con gli abitanti di Policastro .

Il cambiamento di sito, dettato da motivi di sicurezza, non impedì ulteriori distruzioni: nel 1074 ad opera dei saraceni; nel 1085 dalle truppe di Benevento; saccheggiata e rasa al suolo nel 1122, ricostruita nel XIII secolo. Dovette in seguito subire varie scorrerie dei turchi (l’ultima delle quali nel 1625) e il disastroso terremoto del 1783. Le successive ricostruzioni avvennero sul luogo scelto da Roberto D’Altavilla. La nuova città nacque con castello e cattedrale da cui si diramavano le strade dei quartieri intorno ai quali sorsero le mura.

l tessuto urbano conserva intatte  le caratteristiche del vecchio centro, fatte di un intreccio di strade e stradette che, di tanto in tanto, sfociano in slarghi, piazzette su cui si affacciano case, casupole, palazzotti nobiliari o borghesi, grigi adorni di balconi in ferro battuto. Qua un sottopassaggio, là una scala porta dal Castello alla Cattedrale. Oggi Nicotera è un centro di cultura, di arte e di turismo grazie oltre alle sue bellezze panoramiche, al suo centro storico, ai suoi  uomini illustri ed ai suoi villaggi turistici.
 

 
 

Di Nicotera particolarmente suggestivo il centro storico risalente al XVII - XVIII secolo e che culmina con il castello dei Ruffo. Il Castello, 
ricostruito nel 1764 su una base normanna, fu rimaneggiato dagli Svevi e dagli Angioini.

Dopo il terremoto del 1783, la costruzione venne ristrutturata come residenza estiva, da Ermenegildo Sintes per Falcone Ruffo, conte di Sinopoli. La costruzione è oggi perfettamente integra e mostra tre torri quadrilatere angolari e porte e finestre in granito.

Al suo interno hanno sede il Museo civico archeologico e il Centro per lo studio della civiltà contadina del Poro.  

Nel   Museo Civico Archeologico sono conservati pezzi archeologici dell'età paleolitica, neolitica, dell'età del bronzo e del ferro e di epoca greca e romana. Di particolare rilievo i reperti del villaggio neolitico di Sovereto. Sono altresì conservate alcune maioliche locali databili intorno al XVI secolo. 

Attiguo al Museo civico si trova il Centro per lo studio e conservazione della civiltà contadina del Poro. Questo centro è un museo del folklore e 400 reperti relativi alla civiltà contadina di valenza etnografica: del lavoro contadino, della lavorazione del legno, del lino, dell’argilla. Vi sono, anche, alcuni costumi tipici della zona.

La Cattedrale, di origini medioevali, fu ricostruita, su progetto del Sintes, dopo il terremoto del 1783. Presenta una facciata a tre ordini baroccheggianti e una torre campanaria, a pianta quadrata di epoca settecentesca, sul cui portale si trova uno stemma marmoreo del vescovo Franco (sec. XVII).

L’interno, che ha un impianto a croce latina con due navate laterali, conserva importanti opere d’arte fra cui bassorilievi sepolcrali del ‘500 e un altare di marmo policromo settecentesco, un’opera di Antonello Gagini: la Vergine delle Grazie (1400) e un Crocifisso ligneo di Angelo Laudano del 1593.

A destra del Duomo ha sede il Museo diocesano di arte sacra che in sette sale accoglie varie collezioni provenienti dalla cattedrale e dalle altre chiese della zona. Esso conserva lapidi marmoree databili dal XVII al XX secolo, frammenti di stipiti, colonne e architravi, paramenti sacri dei secoli XVII e XVIII e una tela del XVI secolo raffigurante S. Pietro, dipinta dal Neuroni. Vi è inoltre una sezione etnografica con collezioni numismatiche e costumi tipici calabresi.

Patrimonio culturale pressoché unico sono i ventuno mulini ad acqua del XVII secolo che, posti su un unico asse che arriva fino alla marina, sfruttavano lo stesso filone d’acqua ad orario concordato.

L’attività creditizia di Nicotera fu affidata, da Federico II, agli Ebrei ospitati nella nostra cittadina nel quartiere della Giudecca dalle tipiche caratteristiche architettonico – ambientali.

Il quartiere mantiene inalterato il suo misterioso fascino ancora oggi che gli Ebrei a Nicotera non ci sono più. Continua a sfidare gli eventi e gli uomini imponendosi con la sua misteriosa presenza tra secoli di storia ancora tutta da scoprire e da analizzare Altro importante riferimento culturale sono le zone archeologiche in contrada La Timpa e Badia, gli scavi in località Comerconi, gli acquari dell'antico acquedotto e la Necropoli del Colle di San Faustino. Bellissimi i resti di alcune delle porte d’entrata della città, come Porta Palmentieri.

 

Nicotera Marina


Ultimo paese del versante tirrenico della provincia di Vibo Valentia, Nicotera Marina è divisa dalla provincia di Reggio Calabria dal confine
naturale rappresentato, in parte, dal fiume Mesima. Il terreno dove è collocato è essenzialmente sabbioso, in quanto, una volta, il luogo in cui sorge era interamente   coperto dal mare.
Nicotera Marina sorge alle pendici di una collina. Sotto di questa si distende la bellissima scogliera alla quale si può accedere attraversando un sentiero sconnesso. La scogliera si allunga fino alla Torre, cosiddetta di “Joppolo” ed oltre. Questo tratto viene denominato “Praicciola”, “una lingua di rocce” attraversata dal torrente Tuccina.

Nicotera Marina racchiude, al suo interno, strade molto larghe e alcune piazzette: la villa comunale, con il monumento ai caduti, la bellissima chiesa, con il monumento dell’Immacolata e tre rioni: rione Piazza, Marinella e Corea.   L’area pianeggiante, non abitata, che circonda Nicotera Marina è costituita, essenzialmente, da verdeggianti giardini, con colture tipiche della macchia mediterranea.

L’economia del paese si basa sull’agricoltura, sulla pesca e sulla pastorizia. L’agricoltura, una volta, praticata da molti contadini, è stata, oggi, abbandonata a causa della forte emigrazione. Si producono agrumi (arance, mandarini, limoni), fichi, mele, pere, susine. Rilevante è, anche, la presenza di vigneti e ulivi. Altre coltivazioni sono i legumi (fave, piselli, fagioli), gli ortaggi (cavoli, pomodori, verdure), viene anche praticata la coltivazione del grano, dell’orzo, della segale e del mais. Riguardo alla pesca, bisogna dire che questa dipende essenzialmente dalla stagione.
Particolarmente, durante il periodo estivo essa costituisce una grande fonte di guadagno, a vantaggio di tutta la popolazione che può acquistare pesce fresco a buon mercato.

Negli  anni  passati, a  Nicotera Marina, la vita paesana era caratterizzata  da  molteplici operazioni agresti e domestiche  che  si svolgevano all’aperto. Ad esempio l’essiccazione dei pomodori, dei fichi e dell’uva bianca quest’ultima per farne “passuli”, cioè  uva passa. Questi prodotti venivano sistemati sui “cannistri”, cioè dei graticci di canne, successivamente, esposti al sole estivo e dopo conservati per l’inverno. Le “passule” erano, quindi, utilizzate come ripieno per alcuni dolci di Natale, come “ i zippuli”, le zeppole. Nel periodo autunnale, invece, i “palamiti” e i “mutuli”, pesci dalla media grandezza, catturati in abbondanza dai nostri pescatori, venivano bolliti in grandi caldaie ed una volta asciugati dall’umidità, venivano tagliati a pezzi e conservati sott’olio in recipienti di terracotta o vetro, si produceva, così, “u pisci all’ogghiu”.
 

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