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Nicotera |
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Lungo il litorale tirrenico, dove i colori delle acque limpide si
mescolano con il cielo azzurro popolato da gabbiani che maestosi
spiccano il volo vagando
sulle belle scogliere, su una collina, ecco apparire: Nicotera, paese
semplice, ma bello.
Le affascinanti
caratteristiche di questa località sono come un “bagliore fulmineo” per
tutti i visitatori.
Esplorare questa cittadina, ricca di storia, di avvenenze naturali, suscita
emozioni ed ispirazioni indescrivibili.
Importante
centro agricolo e peschereccio della provincia di Vibo Valentia,
Nicotera
è
situata in posizione panoramica, su un terrazzo digradante verso il golfo di Gioia Tauro.
In
cima ad un colle, dalla “Madonna della Scala”, domina uno degli
scenari più belli del mondo, offrendo un magico panorama,
particolarmente in
primavera o in estate. Non dimentichiamo, infatti, che il clima di questa zona è molto
mite, quindi, le belle giornate non
mancano, neanche nei in
primavera o in estate. Non dimentichiamo, infatti, che il clima di questa zona è molto
mite, quindi, le belle giornate non
mancano, neanche nei
periodi
invernali. E’ a questo punto che lo spettacolo inizia: l’immensa distesa del mare, dai cangianti colori, a seconda del tempo, la
lunghissima spiaggia, la verde e rigogliosa piana circostante e poi, la
meravigliosa visione
delle isole Eolie, che a volte sembrano, veramente, vicinissime, quasi a
toccarle, poi lo stretto di Messina, l’Etna e l’Aspromonte.
Colonia di Locri, s’innalzava sul
litorale del mar Mediterraneo, tra il fiume Metauro (oggi Petrace) ed il
porto di Ercole (l’odierna Tropea). Storici ed archeologi, come, ad
esempio, Fausto Vincenzo Sorace (1769-1831), sono ormai concordi nel
ritenere che la città sia stata l’emporion (il porto) della colonia
Greca di Medma, ruolo che conservò anche in età romana.
Quindi, Nicotera, fu
l’erede di quella “metropoli della
Magna Grecia che fu chiamata “MEDAMA” dallo scrittore Strabone e “MEDMA”
dallo storico latino Plinio. Sempre secondo Sorace il cambiamento del
nome avvenne per un fattore strettamente religioso, avente origine dalla
conversione del popolo Medameo alla fede cattolica, conversione operata
da S. Stefano Niceno, vescovo della vicina Reggio. Ma il vero nome si
dice fosse stato imposto da una flotta romana, uscita vittoriosa da una
battaglia avvenuta nelle acque antistanti, la quale sbarcò e lasciò qui
i suoi soldati, trovatala vuota o quasi di popolazione, le cambiò il
nome. Nicotera vorrebbe significare così, in un misto di greco e di
latino “Astro della Vittoria”, e già in età bizantina si chiamava,
appunto, Nikoteras.
Nell’XI sec., la città venne rasa al suolo
dai saraceni e gli abitanti si dispersero nelle montagne circostanti. La
ricostruzione della città odierna (la terza), fu voluta da Roberto il
Guiscardo che ricostruì la città nel 1065 e la fortificò, spostandola
più a nord e ripopolandola con gli abitanti di Policastro .
Il cambiamento di sito, dettato da motivi
di sicurezza, non impedì ulteriori distruzioni: nel 1074 ad opera dei
saraceni; nel 1085 dalle truppe di Benevento; saccheggiata e rasa al
suolo nel 1122, ricostruita nel XIII secolo. Dovette in
seguito subire varie scorrerie dei turchi (l’ultima delle quali nel 1625) e il
disastroso terremoto del 1783.
Le successive ricostruzioni
avvennero sul luogo scelto da Roberto D’Altavilla. La nuova città nacque con
castello e cattedrale da cui si diramavano le strade dei quartieri intorno ai
quali sorsero le mura.
l tessuto urbano conserva intatte
le caratteristiche del vecchio centro,
fatte di un intreccio di strade e stradette che, di tanto in tanto, sfociano in
slarghi, piazzette su cui si affacciano case, casupole, palazzotti nobiliari o
borghesi, grigi adorni di balconi in ferro battuto. Qua un sottopassaggio, là
una scala porta dal Castello alla Cattedrale.
Oggi
Nicotera è un centro di cultura, di arte e di turismo grazie oltre alle sue
bellezze panoramiche, al suo centro storico, ai suoi
uomini illustri ed ai suoi villaggi turistici.
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Di Nicotera particolarmente
suggestivo il centro storico risalente al XVII - XVIII secolo e
che culmina con il castello dei Ruffo.
Il
Castello,
ricostruito nel 1764 su una base normanna, fu rimaneggiato dagli
Svevi e dagli Angioini.
Dopo il
terremoto del 1783, la costruzione venne ristrutturata come residenza estiva,
da Ermenegildo Sintes per Falcone Ruffo, conte di Sinopoli. La costruzione è
oggi perfettamente integra e mostra tre torri quadrilatere angolari e porte e
finestre in granito.
Al suo interno
hanno sede il Museo civico archeologico e il Centro per lo studio della civiltà
contadina del Poro.
Nel
Museo Civico Archeologico sono
conservati pezzi archeologici dell'età paleolitica, neolitica, dell'età del
bronzo e del ferro e di epoca greca e romana. Di particolare rilievo i reperti
del villaggio neolitico di Sovereto. Sono altresì conservate alcune maioliche
locali databili intorno al XVI secolo.
Attiguo al Museo civico si trova il Centro per lo studio e conservazione della
civiltà contadina del Poro. Questo centro è un museo del folklore e 400
reperti relativi alla civiltà contadina di valenza etnografica: del lavoro
contadino, della lavorazione del legno, del lino, dell’argilla. Vi sono,
anche, alcuni costumi tipici della zona.
La Cattedrale,
di origini medioevali, fu ricostruita, su progetto del Sintes, dopo il
terremoto del 1783. Presenta una
facciata a tre ordini baroccheggianti e una
torre campanaria, a pianta quadrata di epoca settecentesca, sul cui
portale
si trova uno stemma marmoreo del vescovo Franco (sec. XVII).
L’interno,
che ha un impianto a croce latina con due navate laterali, conserva importanti
opere d’arte fra cui bassorilievi
sepolcrali del ‘500 e un altare di marmo policromo settecentesco, un’opera
di Antonello Gagini: la Vergine delle Grazie (1400) e un Crocifisso ligneo di
Angelo Laudano del 1593.
A
destra del Duomo ha sede il Museo diocesano di arte sacra che in sette
sale accoglie varie collezioni provenienti dalla cattedrale e dalle altre
chiese della zona. Esso conserva lapidi marmoree databili dal XVII al XX
secolo, frammenti di stipiti, colonne e architravi, paramenti sacri dei secoli
XVII e XVIII e una tela del XVI secolo raffigurante S. Pietro, dipinta dal
Neuroni. Vi è inoltre una sezione etnografica con collezioni numismatiche e
costumi tipici calabresi.
Patrimonio
culturale pressoché unico sono i ventuno mulini ad acqua del XVII
secolo che, posti su un unico asse che arriva fino alla marina, sfruttavano lo
stesso filone d’acqua ad orario concordato.
L’attività
creditizia di Nicotera fu affidata, da Federico II, agli Ebrei ospitati nella
nostra cittadina nel quartiere della Giudecca dalle tipiche
caratteristiche architettonico – ambientali.
Il
quartiere mantiene inalterato il suo misterioso fascino ancora oggi che gli
Ebrei a Nicotera non ci sono più.
Continua a sfidare gli eventi e gli uomini
imponendosi con la sua misteriosa presenza tra secoli di storia ancora tutta
da scoprire e da analizzare
Altro
importante riferimento culturale sono le zone archeologiche in contrada La
Timpa e Badia, gli scavi in località Comerconi, gli acquari dell'antico
acquedotto e la Necropoli del Colle di San Faustino.
Bellissimi i
resti di alcune delle porte d’entrata della città, come Porta Palmentieri.
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Nicotera Marina |
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Ultimo paese del versante tirrenico della provincia di Vibo
Valentia, Nicotera Marina è divisa dalla provincia di Reggio
Calabria dal confine
naturale rappresentato, in parte, dal fiume Mesima. Il terreno
dove è collocato è essenzialmente sabbioso, in quanto, una
volta, il luogo in cui sorge era interamente
coperto dal mare.
Nicotera Marina sorge alle pendici di una collina. Sotto di
questa si distende la bellissima scogliera alla quale si può
accedere attraversando un sentiero sconnesso. La scogliera si
allunga fino alla Torre, cosiddetta di “Joppolo” ed oltre.
Questo tratto viene denominato “Praicciola”, “una lingua di
rocce” attraversata dal torrente Tuccina.
Nicotera Marina racchiude, al suo interno, strade molto larghe e
alcune piazzette: la villa comunale, con il monumento ai caduti,
la bellissima chiesa, con il
monumento dell’Immacolata e tre rioni: rione Piazza, Marinella e Corea.
L’area pianeggiante, non abitata, che circonda Nicotera Marina è
costituita, essenzialmente, da verdeggianti giardini, con
colture tipiche della macchia mediterranea.
L’economia del paese si basa sull’agricoltura, sulla pesca e
sulla pastorizia. L’agricoltura, una volta, praticata da molti
contadini, è stata, oggi, abbandonata a causa della forte
emigrazione. Si producono agrumi (arance, mandarini, limoni),
fichi, mele, pere, susine. Rilevante è, anche, la presenza di
vigneti e ulivi. Altre coltivazioni sono i legumi (fave,
piselli, fagioli), gli ortaggi (cavoli, pomodori, verdure),
viene anche praticata la coltivazione del grano, dell’orzo,
della segale e del mais. Riguardo alla pesca, bisogna dire che
questa dipende essenzialmente dalla stagione.
Particolarmente, durante il periodo estivo essa costituisce una
grande fonte di guadagno, a vantaggio di tutta la popolazione
che può acquistare pesce fresco a buon mercato.
Negli
anni passati, a
Nicotera Marina, la vita paesana era caratterizzata
da molteplici operazioni
agresti e domestiche che
si svolgevano all’aperto. Ad esempio l’essiccazione dei pomodori, dei
fichi e dell’uva bianca quest’ultima per farne “passuli”, cioè
uva passa. Questi prodotti venivano sistemati sui “cannistri”, cioè dei
graticci di canne, successivamente, esposti al sole estivo e dopo
conservati per l’inverno. Le “passule” erano, quindi, utilizzate come
ripieno per alcuni dolci di Natale, come “ i zippuli”, le zeppole. Nel
periodo autunnale, invece, i “palamiti” e i “mutuli”, pesci dalla media
grandezza, catturati in abbondanza dai nostri pescatori, venivano
bolliti in grandi caldaie ed una volta asciugati dall’umidità, venivano
tagliati a pezzi e conservati sott’olio in recipienti di terracotta o
vetro, si produceva, così, “u pisci all’ogghiu”.
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