Gruppo Scout Monselice 1
Storia del Gruppo AGESCI - Monselice 1 -

La Storia del gruppo scout Monselice I° comincia nel 1946 quando viene fondato.
È continuata fino ad oggi, e speriamo continui per molto tempo ancora.

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PREISTORIA-STORIA-1947-1949-1961-1962-1963-1964-1965-1966-1967-1968-1969-1970-1971-1972-1975/76-1976/77.

LA PREISTORIA
Da alcuni documenti ritrovati più che parlare di cinquantesimo dello scoutismo si dovrebbe parlare di settantesimo, purtroppo le notizie sono scarse per potere risalire all’anno di fondazione ma è doveroso ricordarle.
Da alcune riviste dell’Associazione si deduce che alla metà degli anni ‘20 in Monselice esiste un Reparto Scout che partecipa, con buoni risultati, ai giochi provinciali organizzati dall’A.S.C.I.. In linea con la mentalità del tempo, il Riparto di Monselice prende il nome "Savoia".
Altra fonte di notizie sono alcune
foto custodite nella biblioteca comunale ritraenti alcune processioni in occasione delle festività religiose, sempre negli anni ‘20 nelle quali appaiono alcuni scout che scortano il Santissimo come servizio d’ordine.
Questa esperienza di scoutismo si conclude, come per il resto d’Italia, con la soppressione dell’associazione voluta dal regime Fascista.
Ci piace pensare che qualche ragazzo abbia conservato con la divisa anche qualche ricordo del tempo.

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LA STORIA
1946-1960

21 Agosto 1946, colore della fiamma
- Verde Bianco, colore del giglio - Bianco, colori del fazzolettone - Verde bordi bianchi, nome del Gruppo Monselice l~.
Queste brevi scarne ma gloriose note sono la testimonianza della ripresa dello scoutismo a Monselice in quella prima estate del dopoguerra.
Pagine ormai ingiallite e conservate gelosamente negli archivi che hanno riportato gli echi delle prime avventure degli Esploratori e dei Lupetti.
I primi anni sono stati di grande fervore per il Gruppo di Monselice che, inserito nel Commissariato di Este, inizia a partecipare ai campi organizzati insieme con gli altri Gruppi del circondano (Este,
Megliadino, Ospedaletto, Conselve).

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Nel 1947, dal 14 luglio al 2 agosto, èorganizzato assieme al Gruppo di Este un campeggio estivo a Canazei di Fassa. Molto avvincente è la relazione dell’ attività lascia-taci dal Direttore del Riparto del tempo che mirabilmente riporta la partenza, a notte fonda, su alcuni camion provenienti da Este che fragorosamente affrontano le vallate alpine senza per questo spegnere i canti scout che si levano dai ragazzi.
Si ritrova in queste righe, come fosse una relazione dei giorni nostri, l’entusiasmo dei ragazzi nel vivere la vita all’aperto, 1’ apprendimento delle tecniche scout e 1’ avventura delle uscite. Note che ci riportano ad altri ritmi di vita quando descrive le difficoltà per il ritorno a casa, dopo venti ore di treno, e la calorosa accoglienza all’arrivo in paese.
Sempre in quell’anno alcuni esploratori di Monselice prendono parte al Campeggio Invernale organizzato a Erbezzo dal 27 dicembre ‘47 al 4 gennaio ‘48.
Momento importante per il Gruppo, che il Capo Ala Nera ci riporta in una lettera al Commissario di Zona, è la Promessa degli Esploratori nel 1948, cerimonia che fa apparire le odierne scarne e frettolose. Il tutto inizia il 15 marzo con le riunioni preparatorie, la Corte d’ Onore, il 18 inizia il triduo di preparazione e il 19 marzo 1948 al mattino Comunione di tutti i Novizi e alla sera, nel Duomo Abbaziale, "Promessa, seguendo lo stretto cerimoniale di Mons. Nobbels". Il tutto sarà concluso il 28, giorno di Pasqua, dopo avere partecipato alle funzioni della Settimana Santa, con la presenza al solenne pontificale offieiato dal Mons. Abate.
Questi racconti ci offrono la possibilità di esplorare un mondo trascorso ricco di sentimenti, di giovanili entusiasmi, di tradizioni ormai sopiti che meriterebbero sicuramente di essere rivalutati.
Altre relazioni ci portano al Campo Estivo a Selva di Cadore nel 1948 con la descrizione degli Hike sul Civetta e sui passi alpini.
Sempre nel 1948 è organizzato un campeggio per i Lupetti sulle pendici del Monte Rua con visita al vicino Eremo. Alcune note del Commissario di Zona in calce alla relazione di campo ci informa che
il Branco è costituito da ragazzi troppo anziani per essere ancora lupetti e che troppi non hanno ancora fatto la promessa, denotando cosi’ le difficoltà nel strutturare il nuovo Gruppo.

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Nel 1949 il campo estivo per gli esploratori è organizzato nella zona di Cortina d’Ampezzo e ci arriva l’eco di qualche avventura, fortunatamente a lieto fine, quando un gruppo di esploratori, in escursione sul Sorapis, viene sfiorato da un masso staccatosi accidentalmente e il Capo, in testa alla fila, si salva rimanendo aggrappato alla piccozza che provvidenzialmente teneva in mano. Qualche ricordo va anche all’autocarro che riportava a casa gli esploratori e si rovescia in un fossato fortunatamente senza arrecare danno ai trasportati (solo qualche
ammaccatura rimasta nei ricordi).
Purtroppo da questa data le notizie sul Gruppo di Monselice si fanno molto scarne mancando completamente le iscrizioni ufficiali all’A.S.C.I. e si rifanno solo a relazioni del Commissario di Zona.
Da questi scritti si evidenziano le difficoltà dei Capi del Gruppo a proseguire le attività con i ragazzi ed iniziare la loro vita lavorativa, difficoltà che portano alla decisione di lasciare l’Associazione e ad un conseguente impoverimento del Gruppo. In successivi rapporti del Commissario si denota la costante attenzione per il piccolo Gruppo che cerca di tenere vivo lo scoutismo anche se non in modo molto ortodosso e offre in più occasioni la propria collaborazione ai ragazzi.
Per tutti gli anni ‘50 il Gruppo si riduce a qualche squadriglia sorretta da alcuni Capi che pure partecipano ad un Campo di Formazione presso la Base Scout Nazionale di Colico. Di questi anni non si hanno resoconti di partecipazione a veri campi scout ma si ricordano saltuarie uscite sui Colli Euganei o attività presso il patronato. Le difficoltà del Gruppo per tutti questi anni sono legate anche alla precarietà della sede connessa alla profonda trasformazione subita dal Patronato a seguito della costruzione del Duomo Nuovo.
Una cosa che può fare capire le difficoltà per la fondazione e la prosecuzione del Gruppo Scout è data dalla ricerca fatta sui "Cronicarium" della Parrocchia. Per tutti gli anni ‘40 e ‘50, pur essendo riportate anche succintamente le attività delle Associazioni parrocchiali, nemmeno un rigo è speso per gli scout. Fortunosamente è stato recuperato il quaderno di caccia di Picchio Parlante e scopriamo che nel 1958 esistono due squadriglie Picchi e Cervi e i Picchi partecipano al Campo Estivo a Domegge di Cadore assieme ai Gruppi di Conselve e Piove di Sacco.
Con alterne vicende queste due squadriglie proseguono le attività negli anni 1959 e 1960 e riescono, scucendo L.10.000 all’Assistente Ecclesiastico, a censirsi per il 1961 all’A.S.C.I..
Nel 1961 si ritrovano le squadriglie Cervi e Pellicani.
Un avvenimento al momento poco importante è riportato da Cavazzina Paolo verso la fine nel suo quaderno di caccia "Un Capo (messo in congedo da tre settimane dall’Este) è venuto, dietro richiesta del
nostro Capo Gruppo, a farci visita" in calce è riportato il nome: "Penna di Falco - Venco Alberto".
Da questo momento e per tutti gli anni sessanta la vita del Gruppo si lega indissolubilmente a Penna di Falco che magistralmente pone le basi del Gruppo odierno, ma lasciamo a lui la storia.

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1961
Siamo nel 1961, momento in cui e perché richiesto dall’ allora Assistente Don Lino Boldrin, attuale parroco della parrocchia Sacra Famiglia di Padova, e perché le notizie che giungono al Commissariato Provinciale non sono delle migliori che, al Monselice, si avvicina, a dare una mano, Alberto Venco del Gruppo scout di Este in quanto membro della pattuglia Esploratori di zona.
Troviamo alcuni capi quali Cavazzina Paolo che segue il Riparto, circa due squadriglie, e Zerbetto Renzo che segue cinque o sei lupetti, oltre a qualcun altro.
Manca una conoscenza tecnica e soprattutto un legame con la zona per cui il solo entusiasmo dei ragazzi non è sufficiente ad alimentare l’affermarsi dello scoutismo. Esistono anche alcune difficoltà con le altre associazioni e relativi Assistenti.
Però inizia una collaborazione e soprattutto un appoggio con l’Este.
Non si parla di Campo estivo, si effettuano solo sporadiche attività sui colli e talvolta incontri con altri gruppi scouts.
La frequenza è molto saltuaria, qualche Capo si eclissa per ragioni di lavoro, ne subentrano altri ma più di tanto non si riesce a fare.
C’è solo una cosa che spinge a proseguire, il sorriso dei ragazzi ed il loro desiderio di conoscere e vivere l’avventura scouts.
Esistevano le squadriglie dei PELLICANI e dei CERVI.

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1962
Verso la metà dell’anno le cose sono talmente cambiate che non si parla più di branco, ma solo di Riparto, i capi eclissati. Rimane solo da riorganizzare piano piano il riparto e soprattutto rinsaldarne le file con nuovi ragazzi.
Alberto Venco è il Capo Riparto che con l’aiuto di alcuni rovers dell’Este porta avanti la formazione tecnica dei ragazzi.
E’ l’anno del VI Campo Nazionale sul Monte Amiata al quale vi partecipano, dal 18 al 27
luglio, anche alcuni scouts del Monselice con il Riparto dell’Este.
E’ una esperienza meravigliosa che arricchisce i partecipanti sia per le attività vissute ma soprattutto per la fraternità e lo stile che si vive.
Hanno pronunciato la loro promessa
il 30.05.1962 quattro nuovi ragazzi.

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1963
Il cammino prosegue, si partecipano alle varie attività provinciali, festa San Giorgio, incontri con altri Riparti, con l’Este ormai si vive gomito a gomito.
A livello cittadino si cerca di partecipare alle varie manifestazioni giovanili, carnevale, attività fra associazioni.
Il campo estivo viene svolto a Lavarone frazione Virti nel periodo dal 4 al 21luglio .Vi partecipano con l’Este i Pellicani ed i Falchi.
Hanno pronunciato la loro promessa sette nuovi ragazzi.

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1964
In questo anno si pensa sia giunto il momento di smuovere qualcosa e così si organizza una mostra scouts in Patronato. Vengono realizzate alcune costruzioni, presentati gli angoli di squadriglia nella sede nuova, dato che al rientro dal campo estivo ci eravamo trovati sfrattati.
E’ il primo anno che si effettua il Campo estivo a Sella di Borgo Valsugana. E’ questo un posto meraviglioso ricco di legname.
Ricordiamo l’uscita a Cima Dodici ed il relativo pernottamento a Baita Lanzola.
Sarà un posto dove ritorneremo negli anni successivi sempre bene accolti.
Abbiamo per Assistente ancora Don Lino Boldrin e Don Antonio Benettin dell’Este.
Hanno pronunciato la loro promessa due nuovi ragazzi.

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1965
Si prosegue con fasi alterne ma sempre in crescita. E’ vero che se osserviamo i censimenti qualche nome di anno in anno sparisce, ma i motivi sono tanti, scuola, famiglia, sports.
Tuttavia lo spirito è buono, quest’anno il Campo estivo è un po’ particolare, oltre ai riparti di Este e Monselice abbiamo accolto ragazzi non scouts desiderosi di vivere con noi l’avventura estiva.
Siamo a Malga Ciapela, ai piedi della Marmolada, altezza 1.410 m, è freddo, tanto è vero che al mattino la colazione viene consumata camminando su per i prati alla ricerca di un po’ di sole.
E’ l’anno delle imprese, una squadriglia riesce a portarsi la luce in tenda sfruttando un loro marchingegno costruito a casa.
Purtroppo il campo si conclud~e con la perdita dolorosa di Don Giovanni Faggin scivolato sui nevai al rientro da una escursione sulla cima Ombretta, caduto sotto un ghiacciaio e raggiunto solo a tarda sera.
La sua gioia e la sua semplicità non si è mai spenta. Il suo sorriso è rimasto lassù, una targa posta nei pressi del Rifugio Falier ne ricorda la scomparsa.
Verso fine anno gli scouts vivono un’ altra esperienza: il campo di specialità alla Gardinella di Teolo. E per ultimo il convegno dei Capi squadriglia ad Este, in Villa Benvenuti. Tanto è il segno della nostra vitalità.
Ha pronunciato la sua promessa un altro ragazzo.

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1966
E’ estremamente difficile continuare a parlare del cammino fatto anno per anno perché si ricordano i fatti salienti ma non si riescono a collocarli nel tempo, per cui li elencherò e chi li ha vissuti si ritroverà, per gli altri sarà una testimonianza di un scautismo d’altri tempi.
A Don Lino è subentrato Don Angelo Roncolato. Agli scouts diventati rovers sono succedute le nuove squadriglie, le radici sono ben radicate, con i Pellicani ed i Falchi.
Ho trovato il programma del Clan e leggo:
Formazione Spirituale:
La storia della salvezza;
Vita con il Cristo.
Formazione Morale:
Spiritualità della strada;
L’amore nel focolare.
Formazione sociale:
L’Italia e la sua Costituzione;
L’organizzazione dei Comuni e Regioni;
La gioventù in Europa;
La scelta della professione;
Il mondo del Lavoro.
Formazione Tecnica:
Vita all’aperto;
Attività sportive.
Formazione Comunitaria:
Attività di espressione;
Carta di Clan.
Il campo estivo viene svolto a Sella di Borgo Valsugana dal 8 al 24 luglio.
Verso fine anno nascono i lupetti, con Akela Mario Lion. Dopo tre o quattro mesi l’esperienza termina e alcuni lupetti vengono recuperati dal Riparto.
Per ultimo, in settembre, si frequenta il campo di specialità Provinciale che si tiene alla "Gardinella" di Teolo. Le specialità sono: Pioniere, Meteorologo e Speleologo.
Hanno pronunciato la loro promessa altri quattro ragazzi.

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1967
E’ un anno di transizione, ricordiamo poche cose, si è partecipato al Carnevale Cittadino con l’Armata Brancaleon. Classificati come miglior gruppo..., e poi basta vedere le foto e le grinte per capire.
Il campo estivo viene svolto a Lavarone, sempre con l’Este, di particolare, oltre al Grande Gioco, c’è da ricordare l’uscita a Cima Dodici.
A settembre partecipiamo per la prima volta al Rally del Garda. Trattasi di un incontro a carattere nazionale organizzato
dal Gruppo Scouts di Arco (TN) che ci avrebbe portato tre giorni fuori casa con un percorso in bici da Peschiera ad Arco. Per il pranzo eravamo ospiti in famiglie. Ricordiamo che passando per Riva del Garda la gente ci ha accolto con petali di rose dai balconi e migliaia di manifestini con "Viva gli scouts". Alla sera un fuoco di bivacco al centro di Arco: Dopo due giorni il rientro, con tanti indirizzi di nuovi amici e fratelli scouts.
Hanno pronunciato la loro promessa altri due ragazzi.

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1968
Dai censimenti vedo che il Riparto èuscito dalla tutela dell’Este e difatti viene censito come "Gruppo Monselice ~
E’ un anno denso di attività. Il campo svolto a Sella di Borgo Valsugana si può dire salvato dalle capacità culinarie di Don Angelo, in quanto è piovuto per tutta la sua durata.
In mezzo ad un temporale le tende sono state allagate ed i ragazzi per non andare a bagno hanno posto le brandine una sopra l’altra, ed al mattino li abbiamo trovati rannicchiati sulla brandina più alta.
E’ stato un campo duro perché eravamo troppo pochi e le attività svolte erano abbastanza pesanti.
A settembre poi c’è stato il solito campo di specialità a Villa Benvenuti di Este.
E’ l’anno del Convegno Capi Riparto a Caserta dove abbiamo discusso di "Rangers e Pioniers" cioè di dividere il Riparto in due età. Le famose camicie rosse mai adottate dal Monselice, però tanto discusse.
A fine anno si cambia di nuovo assistente: a Don Angelo Roncolato subentra Don Leone Raffagnato.
Dai censimenti risulta un Clan di sei Rovers, tutto nuovo (Tiglieri Mauro, Bizzaro Ivano, Bulegato Cristiano, Bulegato Gianni, Zecchin Roberto e De Angelis Franco), ed un Riparto di 15 scouts. L’alternarsi di ragazzi è segno di vitalità.
L’anno prima il Clan aveva effettuato un Campo mobile sul Gruppo del Brenta, ma poiché durante la discesa dalla ferrata delle Bocchette qualcuno aveva fatto lo spaccone:
di ferrate non se ne è più parlato.
Hanno pronunciato la loro promessa altri sette ragazzi.

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1969
E’ l’anno dei cambiamenti, a Don Angelo Roncolato subentra don Leone Raffagnato.
Le attività proseguono con ritmo interessante anche perché sono entrati parecchi nuovi ragazzi, i grandi danno una mano nel Riparto pur facendo di volta in volta attività proprie del Clan.
Qualcosa è cambiato anche nella provenienza dei ragazzi, la maggioranza ora sono della Parrocchia di San Giacomo.
Il campo anche quest’anno viene svolto a Sella di Borgo Valsugana e vissuto con entusiasmo. Al rientro del Campo due grossi eventi caratterizzano la vita: il convegno Capi e Vice capi squadriglia della provincia che viene organizzato a Monselice presso la Parrocchia San Giacomo e la partecipazione in settembre al rally del Garda.
E’ l’anno in cui si esperimenta il tandem. Al prossimo rally avremo due tandem ma a casa ne arriverà uno solo. I tandem erano stati costruiti dai ragazzi, collaudati ed utilizzati per tutta l’avventura. Questo incontro ha sempre dato tanta gioia.

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1970
Vede un riparto ben affiatato, non farò alcun nome per non far torto, ma ne ero orgoglioso. A marzo si partecipa ad una giornata natura al Ponte di Veia (VR) a carattere provinciale.
Don Leone ha lasciato il posto a padre Zeno Marchezzolo della parrocchia di San Giacomo, inoltre nasce l’idea di una base nel boschetto dei Frati, c’è la piccionaia, per noi va bene, e per tutto l’anno l’impresa è assicurata. Alla fine abbiamo la sede a San Giacomo.
E’ memorabile il lavoro svolto dai ragazzi, in qualunque momento qualcuno stava lavorando in sede, veramente ne abbiamo combinato di tutti i colori.
Il campo anche quest’anno viene svolto a Sella di Borgo Valsugana, non era perché eravamo privi di fantasia ma solamente perché la vallata era meravigliosa.
Al campo ne abbiamo visto di tutti i
colori, dalla tonaca di Padre Zeno alzata sul pennone della bandiera alla "balla" di Giuliano nel tentativo di scambiare i distintivi con uno scout francese. Conclusione: il baratto di distintivi non si è effettuato, ma èrimasta la "balla". Per tutta la notte i capi gli hanno fatto ingoiare caffè e camminare. Alla mattina, dopo una breve Corte D’onore, èstato caricato del suo zaino e mandato a casa perché prima della visita dei francesi era stato vietato qualsiasi scambio e oltre la bravata dell’ubriacatura. lo spavento dei capi per rimetterlo in piedi. Giuliano, per l’esattezza, in quel campo era cambusiere. Con il Monselice al campo c’erano due squadriglie di Camposampiero e una di Ponte di Brenta. Qualcuno di Ponte di Brenta ricorda bene quel campo per essere diventato una macchietta del campo estivo. Purtroppo c’è sempre un pierino e quell’anno fu Italo, "l’esploratore scelto".

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1971
Abbiamo da ricordare in modo particolare due eventi.
L’incontro di San Giorgio svolto in aprile sul Monte Cecilia. Tema: la rievocazione della Battaglia di Waterloo. All’ appuntamento si trovarono circa 350 ragazzi e rispettivi Capi. Le squadriglie erano suddivise nelle varie forze partecipanti alla Battaglia. Ogni reparto doveva realizzare i costumi del Reggimento che impersonava. Era un brulicare variopinto di divise:
austriache, francesi, inglesi, scozzesi con relative cornamuse. Si effettuarono vari combattimenti nel corso della giornata, ad Alce Rossa, a palle di gesso, a scalpo, a cerbottana. Napoleone ed il Generale Wellington troneggiavano sulla cima delle relative basi mentre i combattimenti si susseguivano come da copione. Al termine della giornata Napoleone fu sconfitto. Ancora oggi qualche combattente ricorda quell’evento con entusiasmo.
L’altro evento è inerente al Campo Estivo di Falcade. Il luogo non era dei migliori anche perché i vincoli posti dalla Guardia Forestale erano rigidi e quasi giornalmente controllati. Con il Monselice l~ c’era anche Piove di Sacco. I due reparti erano divisi da un torrente abbastanza impetuoso e soprattutto gelido. In quel campo fu costruito un ponte sul torrente con dei tronchi e rimase in piede per parecchi anni finché una piena non lo distrusse. Qualcuno ricorda ancora un particolare vivace: in occasione della giornata dei genitori si doveva offrire il pollo arrosto. Purtroppo i polli erano vivi e quindi immaginate per dei ragazzi uccidere i polli, spennarli, svuotarli delle interiora e cucinarli.

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1972
Ritengo sia il mio ultimo anno di attività con il Monselice jO A padre Zeno era subentrato don Piero Cervaro della parrocchia del Duomo. a marzo si svolse il convegno Capi e Vice Capi Squadriglia sul tema: L’impresa.
Ormai tante cose stavano per cambiare. Era cambiato il colore della divisa scout,:
da kaki si era passati al grigio. Venti nuovi soffiavano a causa delle contestazioni giovanili dell’epoca. I Capi Reparto erano andati a Caserta per discutere di Pionier e Ranger. Già alcuni Reparti della regione avevano adottato la divisa con la camicia rossa iniziando l’esperimentazione della divisione dei ragazzi tra pioniers, 11-14 anni e rangers, 15-17 anni. Il Monselice mise in discussione l’evento e non ha voluto aderirvi anche se tutto era pronto. Infatti i ragazzi erano già divisi per età. Personalmente quello che non approvavo era di dover indossare la "camicia rossa" al posto di quella grigia.
Esiste un manuale redatto dal gruppo di Mestre di don Mario Porcù: Ragazzi oggi, Uomini domani. L’impresa viene lanciata in quattro fasi: ideazione, progettazione, esecuzione e ... festa. E’ vero, i ragazzi sognano grandi imprese, sanno anche progettarle, come sono disposti ad impegnarsi quando realmente vivono in questo spirito di realizzare nei migliori dei modi i loro progetti. Poi è compito dei Capi organizzare la festa e partecipare alla festa con i ragazzi ad impresa compiuta.
Al gruppo si avvicina Fabrizio Bortolami, poi don Fabrizio, e questo comporta una nuova spinta allo scoutismo di Monselice. Nel frattempo i ragazzi sono cresciuti e qualcuno rimane per dare una mano, qualcun altro ci lascia e viene travolto dall’evento giovanile, anche il sottoscritto conosce l’amarezza. E’ infatti a seguito di una particolare attività svolta in Clan, che viene strumentalizzata da parte di forze giovanili non disposte a dialogare. Anche questo fatto fa parte dello scoutismo perché i ragazzi che erano nel Clan l’hanno vissuto e sono stati solidali, sinceri e leali nel loro comportamento. Hanno proseguito loro, poi altri ancora hanno continuato ed altri ancora continueranno a percorrere la strada dell’avventura scout.

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1975-76
Correva l’anno scout 1975-76 e il Reparto maschile di Monselice 10 era composto da tre squadriglie: Falchi, Pellicani e Aquile. I Capi Reparto erano i giovanissimi Flavio Brunello e Moreno Manzato. All’orizzonte, nel frattempo, si profilava l’immagine di quello che poi sarebbe divenuto il Reparto femminile alla cui guida si era posto l’inesauribile Fabrizio (poi don) Bortolami. Il Branco dopo la breve esperienza vissuta l’anno precedente con Maurizio Ferraro, il quale dovette temporaneamente abbandonare il Gruppo per servire la Patria, dovette purtroppo chiudere i battenti.
Fu l’anno, quello del ‘76, dei ‘lavori di ristrutturazione’ della sede posta sotto il Duomo: intendiamoci, si trattò della costruzione di una colonna e di una panchina in pietra, ma per chi ci lavorò fu una notevole impresa.
Oltre alle tradizionali attività tecniche, resta il vivo ricordo delle frequenti uscite da un giorno presso l’ormai mitico MONTE CECILIA, dove gli esploratori si sfidavano in interminabili ed appassionanti battaglie a ‘pirole’ (leggasi cerbottane); con l’avvicinarsi dell’estate, poi, tutto il reparto si incontrava di sera presso il prato adiacente l’allora pizzeria ‘La Carbonara’ per giocare a pile.
Il campo estivo si svolse il quel di
SPECCHIERI (valli del Pasubio) a cavallo tra i mesi di luglio e agosto. Il reparto maschile fu preceduto dal reparto femminile del Padova ...; in questa occasione l’immagine vista all’orizzonte all’inizio dell’anno, si trasformò in una felice realtà: a quel campo si sanciva finalmente la nascita del guidismo a Monselice. Anche gli esploratori, durante il campo, vissero le loro novità: all’interno del reparto, vennero inseriti due ragazzi provenienti da Arteselle di Solesino, dove il dinamico Fabrizio stava cercando di aprire un Gruppo Scout. Inoltre il giorno stesso in cui cominciava il campo, uno dei due capi, Flavio Brunello, partiva con biglietto di sola andata color blu, pronto ad assolvere i suoi obblighi nei confronti dello Stato. L’esperienza estiva fu senz’altro entusiasmante e venne funestata solo da una leggera epidemia intestinale che obbligò alcuni esploratori a rimanere a riposo e a dieta per qualche giorno.

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1976-77
L’anno successivo, 1976-77, al ritorno dal campo di Specchieri, si presentavano due problemi: 1) il reparto maschile si trovava sprovvisto di Capi (anche Moreno) sarebbe dovuto partire per il militare); 2) era nato il reparto femminile che aveva bisogno oltre che di Capi anche di una sede adeguata.
Entrambi le questioni furono ben presto risolte; infatti alla guida degli esploratori giunsero Andrea Drago e Giuliano Polato, mentre le guide furono affidate alle benevole cure di Mara Cascadan, Maela Aldrigo e Suor Luisella Barberini. In pochissimo tempo il reparto femminile aumentò considerevolmente i propri ‘elementi’ e nel corso di tutto l’anno lavorò moltissimo sullo stile e sulle tecniche in preparazione di quella che sarebbe stata la ‘prova del nove’: il campo estivo di Lavarone. Dal canto loro gli esploratori guardavano con curiosità (e anche con un po’ di invidia) queste ragazze che alla SS. Messa si presentavano in ordine, che sapevano cantare molto bene e che portavano al collo un fazzolettone diverso (‘ma come non siamo forse dello stesso gruppo?’ si chiedevano i maschietti): blu con una striscia bianca (quello degli esploratori era verde con due strisce bianche). Ogni occasione era buona per recarsi presso la sede femminile, che si trovava in una delle stanze del seminterrato del Poloni, e cercare di ‘attaccare bottone’ senza, peraltro, apprezzabili risultati.
Ci fu poi un altro evento importante che scosse positivamente la vita del gruppo:
nel giugno del 1977 il nostro Fabrizio diventava Don Fabrizio Bortolami. Tutto il gruppo partecipò con gioia all’evento ed entrambi i Reparti furono orgogliosi di alzare le Fiamme e i guidoni al momento della sua investitura.
Il campo estivo, come già accennato
più sopra, si svolse a LAVARONE (TN). I primi a partire furono gli esploratori accompagnati da una squadriglia di Arteselle di Solesino.
Fu il campo durante il quale si poterono ammirare delle magnifiche costruzioni (leggendario il Consiglio della Legge tenutosi letteralmente sopra il tavolo dei Falchi) e per la prima volta fu vista la nuova uniforme, (quella con la camicia celeste, per intenderci), che sostituiva la vecchia divisa grigia, indossata dall’allora A.E. di zona Don Marcello Bettin.
Subito dopo gli esploratori, giunse il Reparto femminile che dimostrò fin dal primo minuto di essere si un’unità ‘giovane’, ma già esperta nella vita di campo grazie soprattutto al lavoro svolto nel corso di tutto l’anno. Per le guide, mitico fu l’hike di Reparto sul Becco di Filadonna (2150 m. s.l.m.): dormirono tutte (una trentina) dentro un bivacco talmente piccolo che alla mattina, al risveglio (cosi narra la leggenda), fu così difficile riconoscere i propri arti da quelli degli altri che furono necessarie quasi due ore prima di riuscire a rimettersi in piedi.
 

IL RESTO E’ STORIA D’OGGI…


(tratto da un volumetto distribuito durante la celebrazione del cinquantesimo anniversario del nostro gruppo)

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